Imprenditorialità italiana

Il coraggio della Cooperativa lavoratori Zanardi

L'intervista a Mario Grillo, ex amministratore unico della Zanardi e oggi socio della cooperativa.

Con un vero coraggio da leoni, la Cooperativa lavoratori Zanardi sfida le difficoltà e oggi è un caso esemplare di come ci possa rialzare nonostante la crisi. Dopo i tragici accadimenti del 2014, annus horribilis che ha visto prima il suicidio del titolare, Giorgio Zanardi, schiacciato dai debiti e dalla sospensione dei fidi bancari, e poi un maxi furto da centinaia di migliaia di euro, un gruppo di ex dipendenti ha deciso di rilevare l’attività dell’azienda padovana ormai in liquidazione costituendo un’impresa sociale e facendo ripartire di fatto la produzione. Un classico intervento di workers buy out grazie al quale l’azienda in crisi è stata salvata e commutata in coop dagli ex impiegati che, pur di non perdere il lavoro e di non sperperare un business con buone potenzialità, hanno messo in gioco la loro mobilità.

«In effetti il punto fondante di questa ripartenza» spiega Mario Grillo, ex amministratore unico della Zanardi e oggi socio della cooperativa «è rappresentato dal fatto che i lavoratori hanno messo a disposizione l’anticipo della propria mobilità come capitale sociale. Hanno cioè applicato quanto consente il D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, che dà la possibilità di una corresponsione anticipata dell’indennità a chi vuole rischiare e rilevare asset aziendali piuttosto che “vivacchiare” con la mobilità. Certo, si è trattato di un vero e proprio atto di intraprendenza. L’azienda era in crisi da tempo e agli inizi dello scorso anno aveva avanzato presso il Tribunale di Padova domanda di concordato. Dinanzi a una simile situazione e in assenza di proposte serie provenienti da altri imprenditori per rilevare l’attività, i lavoratori hanno incominciato rinterrogarsi sul futuro diffondendo l’idea di poter fare da soli. Abbiamo contattato la Lega Coop, con sede a Mestre, e con loro, dopo aver studiato il caso abbiamo deciso di partire. Paradossalmente questo tipo di iniziative non godono di una corsia preferenziale, né da parte del tribunale né da parte del sindacato. In particolare la Cisl di Padova ha rischiato di far saltare l’intero progetto creando dubbi e paure presso gli operai che, secondo quanto paventato dalla sigla sindacale, avrebbero dovuto assumersi i debiti (per esempio stipendi arretrati, tfr, tredicesime non godute) derivanti dalla vecchia società. Cosa assolutamente infondata perché nel nostro caso si è dato vita a una nuova figura giuridica applicando una vera e propria cesura che esclude ogni responsabilità e solidarietà della Cooperativa C.L.Z. sc per i crediti vantati nei confronti della Gruppo editoriale Zanardi srl in liquidazione».

La provenienza dei fondi

«Sciolti i nodi e le remore più importanti» racconta Grillo «ci siamo quindi mossi attraverso l’organizzazione della lega delle cooperative con l’azienda che gestisce la mutualità Coopfond che, sulla base del piano industriale da noi presentato, ha deliberato di entrare come socio finanziatore con 250mila euro. Nel contempo è intervenuta anche CFI, Cooperazione finanza e impresa, operante sulla base della legge Marcora e partecipata dal Ministero dello Sviluppo Economico, la quale ha contribuito con altre 250mila euro. Il totale dunque ammonta complessivamente a 500mila euro, cifra resa disponibile al termine del versamento delle mobilità provenienti dall’Inps che, in poco più di un mese, ha fatto tutto. È bene sottolineare infatti che formalmente la cooperativa ha iniziato a operare il 3 di novembre dell’anno scorso e già prima di Natale l’Inps ha predisposto tutte le indennità.

Infine abbiamo presentato il progetto a Veneto Sviluppo, società della Regione Veneto che si occupa di sostegno all’imprenditoria e che ha predisposto in qualità di socio finanziatore 200mila euro. In questo modo il capitale sociale risulta di circa un milione e 100mila euro, un somma che ci garantisce l’acquisto dei macchinari e degli impianti da impiegare nell’attività. Al momento la cooperativa ha preso in affitto parte delle macchine e dell’immobile della G.E.Z.,Gruppo Editoriale Zanardi, che ha in corso una domanda di concordato liquidatorio. E infine pensiamo di trasferirci verso il termine del 2015 in una location più consona alle nuove dimensioni e ai nuovi obiettivi della cooperativa. Stiamo infatti cercando 5mila metri quadrati distribuiti in un unico piano, un’area con gli uffici in testa che ci permetta un flusso di lavoro più efficiente. Per il funzionamento operativo, invece, ci siamo rivolti al circuito bancario: finora abbiamo ottenuto un primo finanziamento da parte di Banca Etica che ci ha concesso un fido commerciale per lo sconto in anticipo di fatture sia in Italia che all’estero di 400mila euro, una cifra che al momento riteniamo capiente. Naturalmente ci sono allo studio altri interventi, ma non sono da sottovalutare le difficoltà legate più che altro ai tempi di erogazione».

Gli obiettivi di fatturato

«La Zanardi – prosegue Grillo – ha sempre avuto come mercato di destinazione quello dei volumi di pregio e dei libri per bambini soprattutto all’estero. In sostanza un buon 80% delle vendite era realizzato con clienti internazionali e solo 20% in Italia. Oggi la cooperativa ha l’obiettivo di raggiungere circa la metà del fatturato che la Zanardi riusciva a esprimere: tenuto conto che le nostre forze sono ben più limitate, pensiamo di fatturare più o meno 6,5 milioni di euro, contro i 13 realizzati in passato dalla Zanardi. Devo ammettere che i primi due mesi, cioè novembre e dicembre, sono stati abbastanza positivi e siamo riusciti a chiudere in sostanziale equilibrio, mentre tra gennaio e febbraio il fatturato ha un po’ sofferto perché non la produzione si è fermato nel periodo compreso tra giugno a settembre e la pipeline si è svuotata. In questi mesi stiamo lavorando per ricostruirla. Certo, per il primo anno abbiamo in previsione di arrivare a un fatturato totale tra i tre e i quattro milioni. E sempre con una grossa fetta di clienti esteri.

Al momento la Cooperativa conta una squadra 24 lavoratori, ma l’obiettivo è di raggiungere 45-46 unità entro il 2017, forse anche un po’ prima. Poi il tutto dipende dalla velocità con cui riusciremo ad andare a regime con il rapporto con la clientela e a centrare gli obiettivi di fatturato. È stato inoltre deciso dai lavoratori di rinunciare a tutto quello che va al di sopra della paga base: quindi in busta paga è mantenuto i livello di categoria che i lavoratori avevano prima della crisi, ovvero dai 1.100 ai 1.300 euro. Certo, se le cose dovessero evolvere positivamente una parte dell’utile potrà essere distribuito a beneficio di queste persone, tutte intorno alla quarantina, che hanno saputo superare notevoli problemi e rilanciare un’attività che era data per spacciata».

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