Formazione tra competenze e attrattività

L’industria grafico-cartotecnica italiana da sempre investe nella formazione e nella comunicazione per colmare il divario tra scuola e lavoro, e rispondere così alle numerose esigenze di un mercato in evoluzione. La sfida – affrontata al fianco delle istituzioni – non è solo aggiornare le competenze, ma anche rendere visibile un’industria che, pur essendo tecnologicamente avanzata, resta ancora poco conosciuta da chi dovrebbe rappresentarne il futuro.

Il rapporto tra sistema formativo e mondo produttivo sta cambiando, soprattutto per quanto riguarda i settori a forte contenuto tecnico e tecnologico. Tra questi, l’industria grafica, cartotecnica e della stampa si confronta con l’obiettivo di aggiornare i percorsi educativi alle reali esigenze delle imprese e, nel contempo, di rendere il comparto più comprensibile e attrattivo per le nuove generazioni. Ne abbiamo parlato con Elisabetta Brambilla, vicepresidente di Assografici con delega alla formazione, che ha delineato le iniziative e le prospettive del settore in questo campo, ma anche le numerose sfide ancora da affrontare.

Come è evoluto nel tempo il rapporto tra imprese e mondo della scuola, e cosa rappresenta oggi?

«Il rapporto tra le imprese e le scuole di settore, soprattutto in ambito manifatturiero, è inevitabilmente stretto e necessario. In quelle scuole si dovrebbero formare i lavoratori di domani e, più c’è collaborazione e vicinanza, più i percorsi formativi possono essere mirati e il collocamento post studi favorito. È soprattutto a livello territoriale, penso quindi alle Sezioni grafiche e cartotecniche diffuse in quasi tutte le Confindustrie locali o all’Unione GCT a Milano, che vengono tenuti i rapporti con le scuole del territorio. In particolare, a livello nazionale, Assografici e il settore si avvalgono da sempre dell’opera dell’ENIP-GCT, l’Ente nazionale per l’istruzione professionale grafica, cartotecnica e trasformatrice. Ente bilaterale, di origine contrattuale, che da sempre promuove l’istruzione grafica e che, da alcuni anni, ha esteso la sua attività anche al settore cartotecnico e trasformatore.

L’indirizzo grafico esiste da sempre, ma la cartotecnica rappresenta una specializzazione più specifica, settoriale. Un ottimo risultato, recentemente raggiunto, è stato proprio l’inserimento della cartotecnica all’interno dell’indirizzo grafica e comunicazione negli istituti tecnici, dopo che nel 2019 era già stato aggiunto nei programmi degli istituti professionali. È un traguardo importante, perché va nella direzione di avvicinare la scuola alla realtà produttiva.

Il nostro settore infatti è articolato, siamo stampatori ma anche tecnici e grafici, dobbiamo quindi far sì che tutte queste competenze trovino spazio nei percorsi formativi. La mission istituzionale dell’ENIP-GCT è proprio quella di sviluppare il rapporto con le scuole, anche grazie ai Comitati locali, ne riconosce in particolare 34 dotate di laboratori, sviluppa attività formative su docenti e studenti, finanzia progetti e investimenti tecnologici».

Il settore industriale conosce l’importanza delle competenze ma anche la difficoltà di reperirle: c’è un disallineamento tra necessità delle imprese e competenze dei giovani in ingresso nel lavoro?

«Sì, esiste un disallineamento legato anche a un cambiamento generazionale. Le competenze si sono trasformate: da attività manuali e tecniche si è passati a ruoli più legati alla grafica, alla prestampa e alla preparazione dei processi. Le macchine restano centrali, anche se sono cambiate e la loro tecnologia evolve rapidamente. Oggi sono digitali, più automatizzate ma richiedono comunque competenze per essere gestite, controllate e verificate. Proprio questa capacità però si sta perdendo, perché è sempre più difficile trovare giovani motivati a lavorare dietro le macchine da stampa.

Per questo come Assografici, insieme alle altre associazioni di filiera e all’ENIP-GCT capofila, abbiamo realizzato il video “Mattia fa le scatole. Storie di giovani in fabbrica”, un docufilm che racconta il settore attraverso gli occhi dei giovani e con la loro stessa voce. Viene presentato nelle scuole per mostrare cosa significa lavorare oggi nella produzione grafica e cartotecnica, superando l’immagine tradizionale di un lavoro “sporco” e poco qualificato.

È uno strumento di orientamento pensato soprattutto per i ragazzi che devono scegliere il percorso dopo la scuola media, ma anche per far conoscere un mondo produttivo spesso poco noto».

Il disallineamento, quindi, è anche una questione di comunicazione?

«Sì, in parte lo è. Il settore deve farsi conoscere meglio e spiegare quanto sia cambiato rispetto al passato. Oggi è un ambiente tecnologico avanzato e sicuro, in cui il contributo non è più solo fisico ma anche tecnico e digitale. Le tecnologie utilizzate sono di alto livello, spesso all’avanguardia rispetto ad altri comparti, ma questo i giovani molte volte non lo sanno. Non solo, mentre le aziende utilizzano sistemi molto evoluti, nelle scuole si lavora spesso con macchinari obsoleti, questo crea un divario tra formazione e realtà produttiva. Del resto, le scuole non possono sostenere investimenti elevati per aggiornare continuamente i macchinari, sarebbe difficile quindi per una scuola stare al passo con una tecnologia continuamente implementata e molto costosa, ed è comprensibile. Proprio per questo è fondamentale creare occasioni di contatto diretto con le imprese».

In tal senso quindi, quanto sono importanti esperienze come stage e visite aziendali?

«Sono fondamentali. Portare i ragazzi in azienda consente loro di vedere concretamente come si lavora oggi. Personalmente sto cercando di promuovere l’idea di un “open day al contrario”: non solo aziende che si presentano nelle scuole, ma studenti che, grazie all’associazione, entrano nelle aziende per conoscere da vicino il mondo della stampa. È un modo per superare una percezione distorta, spesso legata a ciò che vedono nei laboratori scolastici.

Questa esperienza diretta può aiutare i giovani a orientarsi meglio e, soprattutto, a comprendere le reali opportunità del settore, che sono molto di più nella manifattura rispetto a un generico mondo di servizi di comunicazione».

Parlando di tecnologie innovative, che possono essere un elemento di attrazione per i giovani, quanto spazio trovano nel settore?

«Le tecnologie rappresentano senza dubbio anche un elemento di attrazione ma, ancora una volta, devono essere conosciute. Per questo il video “Mattia fa le scatole” è rivolto non solo ai ragazzi, ma anche alle loro famiglie. Spesso sono proprio i genitori a non conoscere il settore, ad avere una visione antiquata della fabbrica e a orientare i figli verso percorsi diversi. È importante invece far capire che esistono molte strade e che non tutti devono necessariamente diventare ingegneri. C’è chi ha una predisposizione per attività manuali e tecniche, e il nostro settore può offrire opportunità interessanti. È necessario, quindi, lavorare anche sulla consapevolezza delle famiglie, oltre che dei giovani».

Dal punto di vista, invece, di chi entra poi nel mondo del lavoro, cosa offre oggi il settore in termini di opportunità e crescita professionale?

«Molte aziende del comparto sono piccole e medie imprese, quindi i percorsi di crescita possono variare. Nelle aziende più grandi esistono strutture più articolate, ma anche nelle realtà con dimensioni più contenute si possono acquisire competenze importanti.

Chi entra può lavorare su diverse tecnologie – flessografia, serigrafia, digitale – e costruire nel tempo una professionalità solida, ben remunerata e stabile nel tempo. Inoltre, come si è già sottolineato, le macchine sono sempre più automatizzate, ma il ruolo della persona nel controllo e nella qualità del lavoro resta fondamentale. Di conseguenza, anche il profilo dell’operaio è cambiato: oggi è un macchinista con competenze elevate.

Le opportunità, quindi, sono numerose ma la crescita personale dipende poi molto anche dall’impegno individuale. Ci sono persone che restano nello stesso ruolo per anni e altre che, in poco tempo, imparano più tecnologie e sviluppano percorsi di carriera rapidi. Negli uffici tecnici e nella prestampa, inoltre, l’evoluzione è continua e richiede un aggiornamento costante. Certo non sempre è possibile raggiungere ruoli apicali, ma esistono molte opportunità intermedie: responsabile di reparto, capo commessa, responsabile tecnico. Abbiamo molti esempi nelle nostre aziende di crescita interna, anche partendo da ruoli semplici. A fare la differenza sono la motivazione e la capacità di mettersi in gioco».

Far conoscere ai giovani le reali opportunità di crescita nelle aziende del comparto potrebbe essere determinante anche nella scelta dell’indirizzo di formazione?

«Certo. Questi sono gli aspetti che cerchiamo di trasmettere. Oltre ai computer e agli strumenti di comunicazione social, che attirano molto i giovani, ci sono altre professionalità molto ricercate. Sicuramente da qualche parte si deve iniziare, ci si deve anche mettere in gioco, ma sapere che, se ci si impegna, ci sono tante opportunità di crescita è importante. Senza dubbio poi, ci vuole passione. E proprio questo aspetto è emerso durante i nostri incontri con i ragazzi: serve appassionarsi al proprio lavoro, altrimenti non si arriva da nessuna parte.

Spesso ho la sensazione che i nostri giovani siano sovraccaricati all’eccesso di input, anche nella scelta della scuola; le possibilità sono ormai talmente tante che diventa difficile scegliere quale percorso di studio intraprendere».

È forse questa una delle sfide maggiori che anche il settore deve intraprendere?

«Certamente. Una delle sfide principali è proprio intercettare i ragazzi già nella fase di scelta della scuola superiore. Per questo puntiamo molto sulle scuole secondarie di primo grado e sugli open day, utilizzando strumenti come il video che abbiamo realizzato. Ovviamente non è possibile portare tutti a visitare le aziende, ma possiamo raccontare il settore in modo efficace, mostrando esperienze reali. Ed è importante anche il linguaggio: abbiamo scelto di far parlare direttamente i giovani, rendendo la comunicazione immediata e più credibile.

Oggi i ragazzi spesso decidono quale scuola frequentare senza una piena consapevolezza. Far conoscere le reali opportunità offerte da settori come il nostro può aiutare a fare scelte più mirate».

In tema di formazione è importante anche quella continua, ovvero per il personale che già opera nel settore. Qual è il ruolo di questo aspetto nel comparto?

«La formazione continua è essenziale, perché le tecnologie che utilizziamo nella nostra industria evolvono rapidamente. A questo scopo, l’ENIP-GCT da alcuni anni sta finanziando con un apposito bando le attività di formazione delle aziende associate.

L’Ente ha creato anche una piattaforma con contenuti formativi, strumenti per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, e materiali tecnici e trasversali rivolti non solo a studenti e docenti, ma anche al personale che già opera nel settore.

Inoltre, c’è una grande novità! È in fase di sviluppo anche un sistema di Intelligenza Artificiale, alimentata direttamente da aziende e associazioni. Questo garantirà contenuti specifici certificati, pensati per diversi livelli: studenti, docenti, operatori e imprenditori. L’obiettivo è creare una libreria multimediale con video, lezioni e materiali tecnici, accessibile in qualsiasi momento. In questo modo si potrà disporre di uno strumento di aggiornamento continuo, con informazioni specifiche e in linea con le esigenze del comparto.

Il progetto è in fase di collaudo e, una volta operativo, potrà rappresentare un supporto concreto per l’intera filiera e per chi vi si approccia».

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