Il torchio Amos Dell’Orto del 1871 torna a stampare: una storia di restauro e collaborazione

Non è solo un pezzo di metallo: è memoria, ingegno e passione. Così torna a vivere il torchio tipografico Albion del 1871, prodotto dalla storica ditta Amos Dell’Orto, grazie a un restauro che ha attraversato l’Italia da Nord a Sud.

Dal Museo di Lodi a Soveria Mannelli: un viaggio storico

L’esemplare, con un formato di stampa di 350×500 mm, era conservato come oggetto d’esposizione in un’azienda del Nord Italia. Quando è arrivato nelle mani di Luigi Lanfossi, vicepresidente del Museo della Stampa di Lodi, il torchio era quasi irriconoscibile: ghisa danneggiata, meccanismi mancanti, timpano in tela compromesso.

Il destino ha voluto che trovasse nuova casa al Museo d’Impresa “Carta” di Rubbettino Editore, a Soveria Mannelli, grazie all’intermediazione di Giovanni Daprà e della segreteria AIMSC, trasformando un vecchio relitto in simbolo di collaborazione tra musei e restauratori.

Restauro ad alta precisione

A guidare il restauro è stato Antonio Scaccabarozzi, che ha affrontato sfide complesse. Durante lo smontaggio sono emersi danni strutturali gravi: speroni di collegamento infranti, assenza delle cinghie in cuoio e parti critiche del meccanismo compromesse.

Poiché la ghisa d’epoca non poteva essere saldata, Scaccabarozzi ha scelto una soluzione ingegneristica: perni filettati ad alta resistenza a scomparsa hanno sostituito i collegamenti rotti, mantenendo l’estetica storica e la stabilità. Tutti i componenti sono stati puliti con prodotti delicati e i meccanismi lubrificati per garantire la perfetta funzionalità.

Il restauro si è concluso con la stampa di un’incisione della Chiesa di S. Abbondio di Como. Per il team, vedere il torchio produrre ancora segni nitidi sulla carta è stato un momento di intensa emozione: “Un tributo ai vecchi tipografi e alla storia della stampa,” racconta Scaccabarozzi.

Il torchio come ponte tra passato e presente

Oggi il torchio non è solo un reperto: è protagonista dei workshop del Museo d’Impresa “Carta”, dove i visitatori possono toccare con mano la storia della stampa.

“Vederlo in funzione permette di collegare la tradizione meccanica del XIX secolo alle attività quotidiane del museo,” spiega Tania Cerquiglini, responsabile didattica del museo calabrese.

AIMSC: la forza della rete

Il restauro conferma il ruolo fondamentale di AIMSC nella conservazione della memoria tipografica italiana. Grazie alla collaborazione tra soci, competenze e risorse condivise, un oggetto destinato all’oblio è tornato a essere uno strumento vivo, simbolo di cultura, tecnica e passione collettiva.

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