La scommessa Omet: dal gioco di squadra di oggi nasce la fabbrica del futuro

Motivazione e passione al centro di un incontro organizzato da Omet in collaborazione con Cama Group sul tema della crescita professionale degli studenti verso il mondo del lavoro.

Il mondo della stampa digitale non può chiamarsi fuori dalla sempre più diffusa carenza di competenze. Una situazione di fronte alla quale una possibile soluzione passa anche per la capacità di attrarre i potenziali candidati, non solo attraverso la formazione. Altrettanto importante è infatti la giusta motivazione, la capacità di formare un gruppo di lavoro in grado di offrire il meglio di sé.

La via scelta da Omet, in collaborazione con Cama Group, passa per una stretta collaborazione con il territorio e la volontà di spingersi oltre le regole di base della comunicazione, attraverso la proposta Tech4Student. Iniziativa rivolta in prima battuta agli studenti, utile anche alle aziende del settore, non a caso con una grande risposta di pubblico, con oltre cento intervenuti all’Omet Innovation Park di Molteno. Soprattutto però, attratti da uno speaker di eccezione, l’ingegnere Luigi Mazzola, ex manager Ferrari e ora performer coach.

«Nel vortice dell’innovazione di un settore che cambia a grande velocità, una cosa resta uguale: la risorsa umana – sottolinea Annalisa Bellante, HR e vicepresidente di Cama Group -. La responsabilità verso il territorio è la spinta per creare un ponte tra scuole e aziende, per formare la consapevolezza delle professioni per il futuro».

Un impegno non scontato, in rappresentanza di un’azienda capace di allargare lo sguardo al di fuori del proprio perimetro aziendale, considerando il territorio una risorsa. Il tema della giornata però, è la motivazione, quel valore non sempre tangibile, che se ben sfruttato, è capace di segnare i destini di un’impresa.

L’energia delle emozioni

«Nei ventidue anni passati in Ferrari, al fianco di campioni come Alain Prost e Michael Schumacher – ricorda Luigi Mazzola -, ho imparato quanto sia importante per una persona la consapevolezza di elementi come le competenze relazionali, fondamentali nella crescita professionale».

Ambiente estremamente esigente sotto questo punto di vista, la Formula 1 può apparire lontana dalla realtà di una manifattura o un’azienda di servizi. In realtà, i punti in comune, e soprattutto gli insegnamenti utili, non mancano.

«In una scuderia si sa di dover sempre migliorare, vale a dire abbassare il tempo sul giro – prosegue Mazzola -. Spesso l’obiettivo si raggiunge, ma quando poi si va in pista ci si confronta con gli altri, e solo lì si scopre se si è migliorati abbastanza».

Alla base di questi risultati c’è un lungo lavoro di osservazione, analisi, progettazione e test di componenti. Spesso un ciclo dalla durata non più lunga di un paio di settimane, giusto il tempo tra un Gran Premio e l’altro. Anche l’ingegnere più bravo però, non può fare a meno di confrontarsi e relazionarsi con tutti i protagonisti di questo processo. Per ottenere il meglio, i vari elementi devono combinarsi tra loro e operare in armonia.

Dietro a tutto questo, alla fine ci sono comunque persone, con le rispettive competenze e la propria capacità di ascoltare, confrontarsi e imparare. «Dobbiamo sapere, studiare, conoscere. Non è l’unico compito, ma è una condizione dalla quale scaturisce la libertà di lavorare e divertirci. Così si riesce a diventare proattivi, perché il vero cambiamento non è determinato dalla velocità, ma dall’accelerazione».

Dal punto di vista della persona, studente o lavoratore già con esperienza, questo significa capire quale sia il proprio obiettivo professionale. In quale situazione si possa provare una passione. Sicuramente, gli inizi sono e saranno sempre difficili, perchè entrare in un’azienda è un cambiamento e porta difficoltà. Qualcosa però, da mettere in conto, da superare grazie ai propri valori e le proprie condizioni, sviluppate e adattate nel tempo.

Probabilmente, una situazione non alla portata di tutti. A volte, esigenze familiari o contesto sociale guidano tante decisioni in direzioni obbligate. Niente però impedisce almeno di crederci. «Non bisogna avere paura di provare e di cambiare. Prima di tutto però, bisogna capire i propri valori, acquisire consapevolezza per avere un’ambizione, e per questo serve trovare la motivazione».

Se un’azienda contribuisce a questo percorso, il guadagno sarà evidente. Spingendo i dipendenti a prendersi cura non solo di loro ma anche degli altri intorno, si può contare su una squadra in grado di affrontare e superare i problemi, di avere la giusta motivazione per raggiungere insieme gli obiettivi.

«La mancanza di una squadra dipende solo dall’azienda. Deve esserci contaminazione tra tutte le persone con diverse competenze e capacità. Più sono diversi tra loro, più metterli insieme significa creare un team con capacità collettive maggiori di quelle dei singoli».

La prima mossa però, alla fine spetta al singolo. Nella circostanza, rivolta agli studenti, prossimi all’ingresso nel mondo del lavoro. La leva in questo caso è l’intelligenza emotiva, la capacità di sfruttare i cinque sensi per generare emozioni. «Ogni volta che ci svegliamo, in ogni momento della giornata agiamo guidati da pensieri ed emozioni conclude il proprio intervento Luigi Mazzola -. I pensieri sono unioni di informazioni accumulate sin dalla nascita. Quindi, più informazioni abbiamo, più pensieri possiamo sviluppare, più sarà alto il nostro QI e permetteremo al cervello di produrre emozioni da trasformare in energia».

«Per noi aziende, innovare è esattamente questo, capire come fare la differenza – conferma Antonio Bartesaghi, CEO di Omet -. Non è più fare un prodotto diverso, perché sarà presto copiato, ma capire come tirare fuori dalle persone quelle capacità che a volte non immaginiamo neppure di avere. Sempre più, l’innovazione passa dalle risorse umane e il nostro compito, di imprenditori, scuole e istituzioni, è capire questo messaggio e trasmetterlo».

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