L’Assemblea Pubblica di Assocarta: la competitività di un modello industriale di circolarità come quello del settore cartario è a rischio per effetto dei costi energetici e dell’ETS in un contesto di concorrenza europea e globale non equilibrata.
Si è svolta il 25 giugno, presso l’Associazione Civita a Roma, l’Assemblea Pubblica di Assocarta “Europa, Energia, Ecosistema Digitale”, un momento di confronto tra istituzioni, industria e mondo accademico – moderato da Valentina Iorio de Il Corriere della Sera – sulle sfide europee e globali che stanno influenzando la competitività del settore cartario italiano.
“In un mercato mondiale della carta in continua espansione, l’Italia si conferma tra i protagonisti più competitivi del settore grazie a un modello industriale fondato su innovazione, integrazione di filiera e produzioni ad alto valore aggiunto, che contribuisce per il 2,4% al valore aggiunto del manifatturiero nazionale, con un’incidenza superiore a quella registrata in Germania e Francia”, afferma il Presidente di Assocarta Lorenzo Poli.
Un comparto che rappresenta uno dei principali esempi di economia circolare del Paese: l’89% delle materie prime impiegate proviene da fonti rinnovabili o secondarie, il 99% dell’acqua viene riciclato, il 91% dell’energia elettrica è autoprodotto tramite cogenerazione e il 98% delle fibre vergini è certificato da catene di custodia sostenibili. Il comparto cartario rappresenta la colonna portante di una filiera integrata che genera un valore di oltre 26 miliardi di euro, pari all’1,2% del PIL nazionale, e coinvolge oltre 162.000 addetti distribuiti in circa 15.400 imprese. A livello europeo, l’Italia si conferma il secondo produttore di carte e cartoni, al pari della Svezia e dopo la Germania, il secondo utilizzatore di carta da riciclare e il primo produttore di carte per usi igienico-sanitari.
“Un patrimonio industriale che, con politiche favorevoli agli investimenti e alla competitività, potrebbe rafforzare ulteriormente il ruolo dell’Italia. Per questo chiediamo alla Commissione europea di rivedere i benchmark ETS, che rischiano di compromettere la competitività di un settore che ha investito concretamente in circolarità e decarbonizzazione. La riduzione del 50% dei benchmark farebbe aumentare il peso dei costi della CO₂ da circa 1 miliardo di euro nel quinquennio, pari al 10% del valore aggiunto, fino al 13%, mentre già oggi l’ETS incide per quasi il 4% del fatturato di un’industria che opera con impianti utilizzati solo al 75% della capacità produttiva. A questo si aggiunge un costo del gas che nel 2025 ha raggiunto l’11,6% del fatturato e che, con le recenti tensioni internazionali, potrebbe attestarsi tra il 15 e il 20% nel 2026”, evidenzia Poli.
Alla pressione dei costi si aggiunge il paradosso del riciclo di prossimità: pur utilizzando per il 70% carta proveniente dalla raccolta differenziata, l’Italia esporta circa un quarto di questa materia prima, che viene trasformata all’estero e reimportata come prodotto finito. Una dinamica che lascia inutilizzato il 25% della capacità nazionale di riciclo, con un costo stimato di 1,4 miliardi di euro e una perdita di circa 1.400 posti di lavoro.
“È urgente introdurre un meccanismo di titoli per gli utilizzatori di carta da riciclare, che valorizzi i benefici derivanti dall’impiego di materia prima riciclata in termini di minori consumi energetici e riduzione delle emissioni climalteranti. Tali titoli, assegnati agli impianti in proporzione alla quantità di carta riciclata immessa sul mercato, dovrebbero essere riconosciuti anche ai fini del raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. Occorre mettere circolarità e decarbonizzazione al centro della politica economica, in linea con quanto previsto dal Circular Economy Act”, prosegue Poli.
La crescente pressione competitiva internazionale è confermata anche dai dati del 2025. Nel 2025 i consumi nazionali sono aumentati del 3,3%, raggiungendo 10 milioni di tonnellate, mentre la produzione si è ridotta del 2,2% (7,8 milioni di tonnellate) e il fatturato è diminuito del 5,2% (7,9 miliardi di euro), lasciando sempre più spazio alle importazioni, cresciute del 7,5%. Le esportazioni, in calo del 3,5%, evidenziano le difficoltà delle produzioni più standardizzate sui mercati esteri, mentre si conferma la capacità delle imprese italiane di presidiare i segmenti a più alto valore aggiunto.
“Per questo riteniamo prioritario rafforzare gli strumenti europei per garantire condizioni di concorrenza eque, potenziando le risorse della DG Trade, rivedendo gli strumenti di salvaguardia e introducendo misure specifiche contro le sovracapacità globali”, conclude Poli.
Nel corso dell’Assemblea è intervenuto Enrico Letta, Presidente del Jacques Delors Institute, con un intervento dedicato alla necessità di costruire un vero Mercato Unico dell’Energia come leva strategica per la competitività europea.
Il dibattito è proseguito con il confronto tra Massimo Beccarello, Professore Associato CESISP dell’Università Milano Bicocca, e Aurelio Regina, Vicepresidente Confindustria per l’Energia, sul tema del Sistema ETS e sulla necessità di coniugare sostenibilità ambientale, realizzabilità industriale e strategicità per il sistema produttivo nazionale.
Le conclusioni sono state affidate a Federico Boschi, Capo Dipartimento Energia del MASE, che ha richiamato l’importanza di una strategia condivisa tra istituzioni e imprese per accompagnare la transizione energetica e digitale del Paese.



