Packaging

Come creare packaging sostenibili

Il packaging in carta è sempre più importante per il trasporto e la corretta conservazione degli alimenti, ma anche come mezzo per comunicare i valori e l’impegno in termini di sostenibilità delle aziende. Elemento essenziale è il suo design o, meglio, l’ecodesing. Su tutto incombe però il pericolo degli effetti del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi. Se n’è discusso a Verona, in occasione della presentazione del nuovo metodo Aticelca 502.

Durante la presentazione ufficiale del nuovo metodo Aticelca 502 sulla separabilità degli imballaggi, che si è tenuta lo scorso 16 febbraio presso l’Istituto Tecnico di San Zeno a Verona, è stato dato spazio anche all’esperienza di un’azienda del settore alimentare: Bauli, gruppo veronese tra i più conosciuti e importanti protagonisti del comparto dolciario, dove è presente dal 1922.

Un dolce esempio

Il packaging è, nel comparto del food, un tema particolarmente importante: mezzo per il trasporto di ciò che si produce, ma soprattutto strumento di tutela e conservazione dello stesso. Stretti tra normative stingenti – soprattutto per il contatto con alimenti – ed esigenze sempre più elevate dei consumatori, le aziende del settore alimentare prestano una grande attenzione alla scelta dell’imballaggio. Una consapevolezza che Bauli ha sviluppato da tempo, come racconta Luca Dal Dosso, R&D packaging development dell’azienda. «Per il nostro gruppo l’impegno per la sostenibilità è cruciale, con l’obiettivo di preservare l’ambiente e garantire il futuro del pianeta». Un impegno che negli anni si è concretizzato in diverse azioni, tra le quali l’innovazione del packaging detiene un posto di primo piano. Lo scopo è sia favorire l’utilizzo di materiale ecocompatibile – la carta in primis, che costituisce l’87% del materiale di imballaggio utilizzato – sia adottare strategie per ridurre il consumo di materiali, confezioni e imballaggi. Per i nuovi prodotti dolciari sono stati scelti imballaggi in carta, ma si è proceduto anche all’adeguamento dei packaging che ancora erano non riciclabili e la scelta, anche in questo caso, è stata la carta. Un esempio è la decisione di sostituire le maniglie in tessuto delle confezioni di colombe con maniglie in carta o ancora l’ammodernamento delle confezioni dei biscotti Krumiri. In questo caso sono state condotte ricerche per soluzioni alternative, per creare un incarto che avesse lo stesso impatto estetico delle precedenti confezioni, ma la cui destinazione a fine vita fosse la raccolta carta. Si è proceduto inoltre a una serie di attività per testare la tenuta dei nuovi imballi sia a lavorazione e trasporto – le confezioni sono state sottoposte a test di macchinabilità – sia alla permanenza sugli scaffali – attraverso le analisi di shelf life ovvero la durata di conservazione del cibo.

I prossimi impegni

Prosegue intanto la ricerca e sviluppo del gruppo e Dal Dosso ricorda alcune attività in corso: gli studi di LCA (life cycle assessment) per due prodotti Bauli e la Certificazione EPD (environmental product declaration) ovvero la dichiarazione ambientale di prodotto su base volontaria che certifica e mette in evidenza le prestazioni ambientali di prodotto, processo e servizio.

L’impegno in termini di sostenibilità di Bauli si esplica infine anche nella riduzione dei consumi. «Abbiamo lavorato sull’efficientamento energetico e sul risparmio dell’acqua: l’energia e l’impiego di acqua negli stabilimenti sono, a questo scopo, attentamente monitorati»; nel 2019, spiega Dal Dosso, il gruppo ha risparmiato 80mila metri cubi di acqua.

Vi sono poi altre attività che rispondono a questa strategia, tra cui «promuove la corretta gestione dei rifiuti, anche grazie a politiche di riciclo e di smaltimento efficiente; e perseguire una logistica sostenibile, attraverso un efficientamento del trasporto delle merci, l’uso di carburanti a basso impatto ambientale e soluzioni intermodali».

Il valore di un design “eco”

Sull’ecodesign è intervenuto durante l’evento Lorenzo Bono, responsabile area ricerca e sviluppo di Comieco, spiegando come il tema riguardi l’intero processo di ideazione e progettazione degli imballaggi, con lo scopo di ridurre al minimo l’impatto ambientale durante il loro ciclo di vita. L’ecodesign quindi riguarda l’intero processo di realizzazione, dallo studio del packaging, alla produzione, per poi passare alla vendita sul mercato sino al suo fine vita; tanto che il concetto di ecodesign è spesso esteso a quello di “life cycle design” (LCD).

Il design degli imballaggi influenza, inoltre, diversi elementi del ciclo produttivo. «Si stima» dichiara Bono «che le fasi di progettazione possano incidere fino all’80% sugli sprechi di energia, materiali ecc. connessi al packaging, per cui è proprio in questa fase che le aziende possono intervenire efficacemente». Stando a quanto emerge dall’elaborazione dei dati del Bando Conai per l’ecodesign degli imballaggi nell’economia circolare si evidenzia, per esempio, come vi sia «una riduzione dell’uso di materia prima che coinvolge oltre il 50% degli imballaggi premiati» e che «raramente la riduzione dell’uso di fibra è un intervento isolato, ma è accompagnato da altri interventi che evidenziano come l’approccio alla sostenibilità del packaging sia maturato all’interno delle aziende e sia affrontato a 360 gradi». Nell’ultima edizione del bando, datata 2022, il Consorzio nazionale imballaggi ha premiato 250 casi su 390 candidati, dei quali 68 riguardavano materiali cellulosici.

Creare un packaging che sia rispondente a tutte queste caratteristiche però non è di per sé sufficiente a definirne la sostenibilità. «L’imballaggio» prosegue Bono «è sostenibile quando il consumatore è messo in grado di effettuare una corretta raccolta differenziata senza difficoltà e incertezze» e questo può avvenire proprio «grazie a una progettazione attenta al fine vita del packaging che, però, deve essere adeguatamente comunicata».

Realizzare un buon packaging significa, quindi, rispettare un insieme di fattori di carattere funzionale, ma anche rispondere a istanze che sono connesse alla sostenibilità tanto ambientale quanto economica. In questa prospettiva la progettazione del packaging in carta e cartone troverà a suo supporto proprio le indicazioni e i metodi inerenti agli aspetti di riciclabilità e di separabilità, che Aticelca ha sviluppato rispettivamente con i metodi 501 e 502.

Impatto Europa

Altro elemento incidente sul settore della carta è di tipo normativo. Mentre la filiera ha raggiunto da tempo gli obiettivi dell’85% di riciclo negli imballaggi che l’Europa aveva posto al 2030, il nuovo “Regolamento su imballaggi e rifiuti da imballaggio” rischia di rendere vani i risultati ambientali sinora raggiunti. «Se la propensione del consumatore alla carta e gli investimenti delle aziende vanno nella direzione giusta, al contrario gli indirizzi della direttiva imballaggi UE vanno verso il riutilizzo senza fare distinzioni fra i materiali» commenta in merito Italo Vailati, vice direttore generale di Assografici.

La filiera negli anni ha investito fortemente sia, a livello industriale, negli impianti di riciclo sia nella strutturazione di un sistema di raccolta differenziata che si è dimostrato funzionale e vincente. Ora il nuovo regolamento rischia di rendere vano quanto fatto sino ad oggi, puntando al riuso dei materiali a scapito del loro riciclo – con obiettivi di riduzione di rifiuti di imballaggio del 5% nel 2030 e del 15% nel 2040 (su 2018), il divieto immediato di alcuni imballi monouso utilizzati nel settore Horeca e obiettivi di riutilizzo e ricarica in settori come beverage ed e-commerce.

La rinnovabilità dei materiali cellulosici, in sostanza, non è stata sufficientemente presa in considerazione. Una situazione che preoccupa le aziende della filiera e Federazione Carta e Grafica sta lavorando per ottenere la revisione dei target di riuso ed esenzioni su imballaggi a prevalenza carta. «Il percorso di discussione e approvazione del regolamento è ancora lungo e complesso» dice in ultimo Vailati. «C’è però la volontà di approvare la legge prima delle prossime elezioni del parlamento europeo che si terranno nel 2024. Preoccupa l’alto numero di atti delegati che dovranno stabilire le regole per essere conformi ai requisiti del regolamento. Inoltre tali atti dovrebbero essere pubblicati nei prossimi anni – forse nel 2028 – con i primi requisiti di legge che entreranno in vigore dal 2030», ci si chiede quindi come dovranno operare nel frattempo le aziende per progettare, sviluppare e produrre imballaggi conformi al nuovo regolamento.

I principi dell’ecodesign del packaging

Sono sette i principi sui quali si deve basare l’ecodesign applicato alla realizzazione di packaging:

1 – la riciclabilità

2 – il risparmio di materia prima

3 – l’uso di materiali rinnovabili

4 – la compostabilità nel caso di food packaging

5 – la semplificazione del sistema di imballo

6 – la facilitazione della separazione dei materiali di imballaggio

7 – il riutilizzo

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