Record di riconferme a due anni dall’evento e una crescente attenzione al flexible packaging grazie anche alla partnership con Giflex – Gruppo Imballaggio Flessibile. Simone Castelli, CEO di Ipack-Ima, racconta le sfide del settore tra nuovi materiali, sostenibilità, innovazione tecnologica e adeguamento al PPWR.
A due anni dalla prossima edizione, in programma dal 29 maggio al 1° giugno 2028, Ipack-Ima conferma il proprio ruolo di riferimento internazionale per le tecnologie di processing, packaging e nuovi materiali. I dati sulle riconferme degli spazi espositivi registrano già risultati record, a testimonianza della fiducia che il mercato continua a riporre nella manifestazione e nella sua capacità di anticipare le evoluzioni del settore. Tra i temi centrali dell’edizione 2028 emerge il packaging flessibile, segmento sempre più strategico grazie alla sua versatilità, alle potenzialità in termini di sostenibilità e alle opportunità offerte dall’innovazione nei materiali e nelle tecnologie di confezionamento. In questo percorso assume un ruolo di primo piano anche la collaborazione con Giflex – Gruppo Imballaggio Flessibile, partner strategico della manifestazione, una sinergia che punta a valorizzare l’intera filiera del flexible packaging.
In questa intervista, Simone Castelli, CEO di Ipack-Ima, approfondisce le prospettive della manifestazione, le sfide imposte dal nuovo quadro normativo europeo, l’evoluzione delle esigenze dei consumatori e il contributo che il packaging flessibile può offrire alla transizione verso modelli produttivi più efficienti, sostenibili e orientati all’innovazione.
«A quasi un anno dalla chiusura dell’ultima edizione – ci spiega Castelli – le aziende che hanno riconfermato la propria presenza sono già il 22% in più rispetto al rebooking dell’edizione 2025. Interpretiamo questo come un segnale di fiducia verso una manifestazione in costante evoluzione. Da notare che lo stesso trend riguarda Pharmintech powered by Ipack Ima, contemporanea dedicata al mondo pharma e life science che mostra un +34% rispetto allo stesso periodo di re-booking riferito all’edizione precedente. Risultati che confermano la validità di un progetto fieristico a cui gli espositori danno fiducia non solo partecipando, ma anche rinnovando con largo anticipo la propria presenza, a dimostrazione di quanto Ipack-Ima e Pharmintech rappresentino un appuntamento strategico di business e networking rivolto ai mercati del processing, packaging e delle tecnologie per il settore chimico-farmaceutico».
Come vi state preparando all’edizione 2028?
«Ipack-Ima è da sempre caratterizzata da una logica di rete che vede la fiera come snodo di relazioni con soggetti leader nei rispettivi mercati nazionali e internazionali. Questa visione sfocia nella costruzione di percorsi di collaborazione come quello intrapreso con Giflex, che sono la chiave per la valorizzazione delle proposte di espositori e visitatori provenienti da tutto il mondo. L’avvicinamento alla fiera vede quindi una importante tappa già nel 2026 con Bevertech, in programma dal 17 al 20 novembre 2026 a Fiera Milano, organizzata in collaborazione con UIV – Unione Italiana Vini – e Simei con cui è concomitante. A questo si aggiunge il presidio del mercato chimico-farmaceutico con Pharmintech proposta in collaborazione con BolognaFiere e in concomitanza con Ipack-Ima 2028. Forte il presidio dei mercati esteri grazie alla partnership con Informa Markets per il circuito delle fiere ProPak».
Quali sono le principali tendenze del packaging flessibile?
«La sostenibilità è un focus centrale per il settore, che ha caratteristiche intrinseche capaci di favorire la dimensione green di questa tipologia di confezionamento. Monomateriale, riciclabilità e percentuali di riciclato, si integrano a leggerezza, facilità di stoccaggio e trasporto tipiche del packaging flessibile, facendone lo strumento ideale per la riduzione della carbon footprint. Centrale anche la ricerca di nuovi materiali innovativi e sostenibili, tema su cui Ipack-Ima è un punto di riferimento da tempo e che nella prossima edizione saranno ulteriormente valorizzati.
Non ultimo, la dimensione smart del packaging flessibile, che grazie a inchiostri sostenibili e soluzioni di packaging design ne fanno un veicolo di comunicazione del prodotto ideale per il marketing, ma anche per la fondamentale funzione di comunicazione al consumatore di proprietà del prodotto e sostenibilità del packaging stesso, con indicazioni sulle sue caratteristiche e i percorsi di gestione del fine vita. Il pack flessibile, in sintesi, protegge il prodotto, garantisce la shelf-life e permette un dialogo costante con il consumatore in direzioni che spaziano dalla comunicazione all’informazione».
Quali settori (alimentare, farmaceutico, cosmetico, ecc.) stanno trainando la domanda di packaging flessibile?
«La versatilità alla base del flessibile lo rende una soluzione ideale per tutti i mercati, dal food and beverage al pet food, dal farmaceutico al cosmetico, che è uno dei settori trainanti per la continua ricerca di nuove proposte creative e sostenibili. Forte anche l’impatto della sempre più diffusa tendenza al refill, particolarmente significativa nel beauty, molto sensibile alla sostenibilità, ma in forte crescita in tutti i settori che cercano sicurezza, praticità, ridotti ingombri e potenziale di comunicazione. Anche l’e-commerce, in costante crescita dopo gli exploit del periodo pandemico, richiede sempre più spesso soluzioni flessibili che permettono affidabilità, protezione del prodotto, riduzione dei materiali e degli ingombri nelle fasi di trasporto, efficientamento del magazzino per le fasi di stoccaggio».
Quali tecnologie stanno trasformando il packaging flessibile?
«Al centro della scena spicca la ricerca sui nuovi materiali innovativi, provenienti da materia prima seconda riciclata, riciclabili, biocompostabili ecc., che impongono un dialogo costante con i produttori di macchine, chiamati a sfide sempre più complesse per le fasi di confezionamento e processo. L’approccio di filiera di IPACK-IMA va esattamente in questa direzione, perché crea un ecosistema che favorisce il dialogo tra settori produttivi, dando vita a un ambiente che rappresenta un autentico acceleratore di innovazione, dove produttori di materiali innovativi, mondo del flexible packaging, produttori di macchine per il packaging e processing possono trovare chiavi di integrazione e ottimizzazione dei rispettivi business».
Sostenibilità e materiali innovativi: come cambiano il settore?
«La ricerca di materiali riciclati, riciclabili, da materia prima seconda riciclata, bio-compostabili, monomateriale e comunque sostenibili in tutte le componenti, quindi anche stampa ed etichettatura, ha un significativo impatto sulla macchinabilità e impone importanti sfide tecniche ai produttori di macchine per il packaging e processing. Ma c’è di più: le nuove soluzioni di packaging design devono garantire elevate proprietà di barriera, rispondere alla stringente normativa legata al PPWR, al food contact e agli ancora più rigorosi regolamenti imposti al packaging farmaceutico. Al centro della scena c’è sempre il consumatore, che deve fruire di un prodotto perfettamente conservato e, nel caso del farmaceutico, di molecole stabili per la qualità delle terapie, senza dimenticare la grande sfida al confine tra etica e sostenibilità: lo spreco alimentare. I nuovi materiali proteggono il prodotto e il consumatore ma, allungando la shelf-life e la qualità della conservazione, contribuiscono a ridurre il food waste che è un fondamentale tassello per la sostenibilità sociale oltre che ambientale ed economica».
Come si stanno evolvendo le esigenze dei consumatori in termini di design, praticità e sostenibilità?
«I consumatori sono sempre più attenti al packaging, che usano come strumento di informazione sul prodotto, come veicolo di tracciabilità, come leva per contenuti extra grazie alla diffusione di QR code sulle confezioni. Strumenti smart che svolgono, tra l’altro, una importante funzione di accessibilità per le persone con bisogni speciali, rendendo i pack “parlanti” attraverso modalità diverse dalla sola lettura. Pensiamo a un non udente che possa ascoltare l’etichetta puntando il suo smartphone su un codice QR, ma anche ad anziani o bambini, per cui vengono disegnate imboccature sicure, facili e antisoffocamento. Sono temi sempre più rilevanti anche nell’ottica di invecchiamento della popolazione che sta investendo le nostre società. A questo si aggiunge la sensibilità ambientale dei consumatori, che il flessibile soddisfa grazie alle caratteristiche di cui abbiamo accennato. Si tratta di una soluzione di confezionamento che fa della versatilità uno dei suoi punti di forza, adattandosi per forme, dimensioni, caratteristiche e applicazioni alle più diverse esigenze di end user e industria».
Le aziende sono pronte al PPWR?
«Con la pubblicazione delle linee guida il 30 marzo 2026, il tema PPWR sta assumendo un profilo più definito ma ancora in evoluzione, in vista delle scadenze di agosto che vedono al centro la definizione di riciclabilità, i termini del bando sul monouso nell’Horeca, la minimizzazione dello spazio vuoto, la compostabilità e l’etichettatura. Sfide importanti per tutte le aziende del comparto che pur attive già da tempo su questi temi, cercano risposte chiare in un quadro normativo in via di definizione poiché espressione di un mercato molto veloce e in continuo cambiamento. Ecco perché Ipack-Ima ha istituito il Comitato Tecnico Scientifico, una delle tante novità in vista dell’edizione 2028 che rappresenta uno strumento a disposizione delle imprese per rafforzare la comprensione del mercato anche attraverso la lettura del quadro normativo; una cabina di regia sui temi chiave del settore, autentico ponte tra il mondo della ricerca, con il suo sguardo rivolto al futuro e l’industria, di cui Ipack-Ima è da 27 edizioni interlocutore privilegiato».



