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Cepi: UE – Mercosur, l’industria europea della carta chiede una rapida ratifica dell’accordo

L’industria europea della cellulosa e della carta accoglie con favore la firma dell’Accordo di partenariato UE-Mercosur e sollecita il Parlamento europeo a procedere rapidamente con la ratifica. È quanto emerge dalla posizione espressa da Cepi, la Confederazione delle Industrie Cartarie Europee, che evidenzia le opportunità industriali e commerciali legate all’intesa.

L’accordo prevede l’eliminazione dei dazi su oltre il 90% degli scambi tra Unione europea e Paesi Mercosur. In particolare, verrebbero azzerati i dazi sull’85% della cellulosa e sul 90% delle esportazioni europee di carta e cartone verso il Sud America. Per il settore europeo si tratta di un passaggio strategico, destinato a riequilibrare una relazione commerciale finora asimmetrica: dal 2004 l’UE applica infatti dazi zero alle importazioni di cellulosa e prodotti cartari, mentre i Paesi Mercosur hanno continuato a imporre tariffe elevate sui prodotti europei.

Secondo Cepi, proprio questo elemento riduce il rischio di un aumento significativo delle importazioni di carta e cellulosa dal Mercosur, dal momento che il mercato europeo è già completamente aperto da oltre vent’anni. Al contrario, l’accordo potrebbe rafforzare le esportazioni europee di prodotti a maggior valore aggiunto.

In un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni commerciali, in particolare tra UE e Stati Uniti, i rapporti tra Europa e Mercosur nel comparto cartario restano fortemente interdipendenti. L’Europa è un esportatore netto di carta e cartone di alta qualità, ma al tempo stesso importa dal Mercosur importanti volumi di cellulosa di mercato, materia prima essenziale per la produzione.

Un punto centrale dell’accordo riguarda la sostenibilità. Il capitolo su Commercio e Sviluppo Sostenibile è stato rafforzato da un allegato giuridicamente vincolante che introduce impegni specifici contro la deforestazione e prevede meccanismi di risoluzione delle controversie. Per Cepi, l’efficacia dell’accordo dipenderà dall’attuazione rigorosa di questi impegni, in linea con gli standard ambientali e sociali già adottati dall’industria europea e da parte del settore forestale brasiliano.

A sottolineare la posizione del settore è il direttore generale di Cepi, Jori Ringman: «L’industria europea della cellulosa e della carta crede nei principi del libero scambio e della concorrenza leale, senza però scendere a compromessi sulla sostenibilità. Preferiamo commerciare e competere con operatori che rispettino le stesse regole climatiche, ambientali e sociali che applichiamo in Europa».

Ringman evidenzia inoltre il ruolo internazionale del comparto: «Il settore europeo della cellulosa e della carta resta un forte esportatore. Per questo sosteniamo un commercio basato su regole chiare e partnership affidabili, che devono rimanere lo standard in un panorama commerciale globale sempre più dinamico».

L’accordo UE-Mercosur rappresenta il più ampio trattato commerciale mai concluso dall’Unione europea e arriva in una fase in cui entrambe le aree cercano di diversificare i propri partner commerciali. Per l’industria europea della carta, la ratifica rapida è considerata un passaggio chiave per rafforzare la competitività del settore e consolidare relazioni commerciali basate su regole condivise e sostenibilità.

Konica Minolta e AccurioLabel: dieci anni di crescita nella stampa digitale di etichette

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Dal debutto nel 2015 a oggi, la piattaforma narrow-web di Konica Minolta ha cambiato i paradigmi della stampa digitale per etichette, diventando uno standard di riferimento per i converter di tutto il mondo.

Nel settore del packaging dieci anni rappresentano un’epoca. È in questo arco di tempo che la stampa digitale per etichette ha compiuto una trasformazione profonda, progressiva e silenziosa, fatta di tecnologie sempre più affidabili e di stampatori capaci di adattare processi e mentalità alle nuove esigenze di brand owner e retailer.

In questo scenario, Konica Minolta non si è limitata a osservare il cambiamento, ma lo ha accompagnato e spesso anticipato. Dal lancio della bizhub PRESS C71cf nel 2015 allo sviluppo della piattaforma AccurioLabel, l’azienda giapponese ha costruito un percorso industriale che oggi conta 1.700 installazioni nel mondo, celebrate in occasione di Labelexpo Europe 2025.

L’ingresso nel mercato delle etichette digitali: una sfida vinta

Quando Konica Minolta debutta nel settore delle etichette, il mercato digitale è presidiato da pochi attori specializzati, mentre i grandi protagonisti della flexo e dell’offset cercano di riposizionarsi. Per un brand noto nel digitale ma poco conosciuto nel mondo narrow-web, il successo non era affatto scontato.

La strategia si concentra fin dall’inizio sulle esigenze concrete dei converter: efficienza produttiva, qualità costante, riduzione degli scarti, semplicità operativa. Una value proposition chiara che si rivela vincente proprio mentre la stampa digitale inizia a ridefinire le regole del gioco.

«Fin dall’inizio abbiamo voluto offrire non una semplice macchina da stampa, ma una soluzione end-to-end», spiega Carsten Bamberg, Business Development Manager di Konica Minolta Europe. Una filosofia che ha guidato l’evoluzione dell’intera piattaforma.

AccurioLabel: da primo passo nel digitale a standard di mercato

In pochi anni AccurioLabel si afferma come una delle soluzioni più diffuse nella stampa digitale di etichette. Compatta, affidabile e pensata sia per chi si avvicina per la prima volta al digitale sia per chi integra la tecnologia in reparti di converting già strutturati.

«Raggiungere le 1.700 installazioni conferma che abbiamo intrapreso la strada giusta», sottolinea Bamberg. «AccurioLabel ha permesso a centinaia di aziende di affiancare o sostituire l’analogico e, in molti casi, di introdurre per la prima volta la stampa di etichette».

La tecnologia a toner, priva di odori e apprezzata per la resa comparabile all’offset, rende la piattaforma ideale per produzioni just-in-time di alta qualità, in particolare nei settori enologico, cosmetico e alimentare, anche su carte lavorate e non pretrattate.

Dalla macchina all’ecosistema: software, automazione e finishing

Con l’evoluzione delle versioni AccurioLabel 190 e 230, Konica Minolta amplia la propria proposta, puntando su un ecosistema integrato che unisce software, gestione del colore, workflow automatizzati e sistemi di finitura connessi.

Soluzioni come AccurioPro Label Impose e AccurioPro Flux semplificano la gestione dei flussi produttivi, mentre la collaborazione con MGI porta allo sviluppo di JETvarnish 3D Web per la nobilitazione digitale. Nel converting, prosegue la partnership con Grafisk Maskinfabrik (GM).

«La stampa non è più un atto isolato, ma un flusso completo», spiega Alessandro Viganò, Product Manager Industrial Printing di Konica Minolta Italia. «L’efficienza oggi si misura dalla prima bozza fino alla linea di etichettatura».

L’ultimo tassello è AccurioLabel 400, che introduce il quinto colore bianco, una produttività fino a 40 m/min e una risoluzione di 1.200 dpi.

Europa protagonista, Italia mercato chiave

Dal 2016 il marchio Accurio identifica tutte le piattaforme professionali Konica Minolta, richiamando valori di precisione, cura e qualità. In dieci anni, AccurioLabel si è diffusa in Europa, Americhe e Asia, trovando applicazione in settori altamente regolamentati e qualitativamente esigenti.

Su 1.700 installazioni globali, oltre 700 sono in Europa e circa 90 in Italia, un mercato particolarmente attento alla qualità di stampa e alla resa estetica delle etichette.

«Ogni applicazione ha esigenze specifiche», conclude Viganò. «Il nostro valore sta nell’ascolto e nella capacità di adattare la tecnologia industriale alle necessità del cliente».

Sostenibilità e futuro della stampa di etichette

La sostenibilità rappresenta una direttrice strategica per Konica Minolta. L’ecosistema AccurioLabel consente di ridurre scarti e consumi energetici, produrre solo le quantità necessarie e stampare su supporti cartacei certificati e non pretrattati.

Guardando al futuro, l’azienda si prepara ad affrontare nuove sfide legate a automazione avanzata, intelligenza artificiale, interconnessione delle macchine e analisi dei dati, in uno scenario in cui l’etichetta evolve da semplice prodotto a servizio integrato.

Dieci anni dopo il debutto, AccurioLabel rappresenta non solo un successo industriale, ma il segno concreto di una visione che ha accompagnato – e guidato – l’evoluzione della stampa digitale per etichette.

“Stardust”: il talento dei giovani grafici italiani brilla nel segno di David Bowie

Grande successo a Milano per la 25ª edizione del Premio Massimo Dradi organizzato da ACSG. Scuole da tutta Italia per celebrare l’eccellenza della comunicazione visiva.

Si è svolta il 18 gennaio a Milano la cerimonia di premiazione della 25ª edizione del Premio Massimo Dradi, il concorso grafico nazionale promosso dall’Associazione Culturale Studi Grafici (ACSG). L’evento ha registrato una partecipazione straordinaria, confermando il Premio come un punto di riferimento per gli istituti superiori a indirizzo grafico e di comunicazione in tutta Italia.

Un omaggio a David Bowie: il tema “Stardust”

Il tema di quest’anno, “Stardust” , ha sfidato gli studenti a interpretare l’eredità rivoluzionaria di David Bowie a dieci anni dalla sua scomparsa. I partecipanti hanno realizzato calendari composti da 14 tavole, traducendo in linguaggio visivo dodici tra i brani più iconici dell’artista. La giuria ha premiato l’originalità e la capacità di utilizzare diverse tecniche — dal collage digitale alla grafica vettoriale — per restituire la natura camaleontica di Bowie.
L’affluenza di quest’anno ha evidenziato una forte apertura oltre i confini regionali, con alcuni

  • 1° Premio: Nikith Mihindukulasuriya dell’IIS Caterina da Siena di Milano, con il progetto dal motto “Ritratto cosmico”
  • 2° Premio: Dalila Panassidi dell’IIS Bodoni Paravia di Torino, con il motto “Circle of time”.3° Premio: Beatrice Converso e Francesca Brambilla dell’Istituto Pavoniano Artigianelli di Milano, con il motto “Il tempo gira, e in ogni solco c’è una storia pronta a suonare”.

Sono stati inoltre conferiti numerosi premi di segnalazione a studenti provenienti da Città di Castello (IT Franchetti – Salviani), Palermo (IIS Ragusa Kiyohara Parlatore), Besana Brianza, Lissone e Rho, sottolineando l’alto livello qualitativo della formazione grafica italiana.

Una missione che continua da 81 anni

Durante la cerimonia, arricchita dai ricordi della famiglia Dradi, è emerso con forza l’impegno di ACSG — che nel 2026 celebra 81 anni di storia — nel creare un ponte tra scuola e mondo del lavoro.

“Il nostro obiettivo è promuovere la crescita culturale e tecnica,” ha ricordato l’Associazione. “Vedere l’entusiasmo di scuole arrivate da così lontano ci sprona a investire sempre di più sui giovani talenti come futuri professionisti della comunicazione”.

Il successo dell’iniziativa è stato reso possibile anche grazie al supporto di partner e sponsor protagonisti del settore come Heidelberg, Printgraph, I&C / Gama group e il Comitato Provinciale per l’Istruzione Professionale Grafica di Milano.

Servizi postali: via l’obbligo di contribuzione per i Print Service Provider

La Legge di Bilancio 2026 elimina l’obbligo per i Print Service Provider (PSP) di contribuire al Fondo di compensazione del Servizio Universale, modificando la legge 261/1999. La norma, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre, interviene anche sui procedimenti in corso, annullando i contributi richiesti per gli anni 2020-2023.

La decisione segue il chiarimento di AGCOM del 2024, secondo cui le attività di stampa e imbustamento non richiedono autorizzazione postale. Per DMX Italia, associazione che rappresenta i principali PSP italiani, si tratta di “un risultato storico che riduce il rischio economico e aumenta la certezza normativa”.

L’abrogazione dell’articolo 10 della legge 261/1999 segna una svolta regolatoria per il settore postale, con benefici immediati per le imprese e condizioni più eque per il mercato.

DMX Italia promuove il marketing guidato dai dati, integrando tecnologia, creatività ed etica, e rappresenta l’Italia nei principali tavoli europei del settore.

“Questo risultato è frutto di un lavoro costante di rappresentanza e dialogo istituzionale portato avanti da DMX Italia”, sottolinea Federico Tornielli, Presidente dell’associazione. “Attraverso analisi giuridiche, position paper e audizioni pubbliche, abbiamo evidenziato le criticità dell’articolo 10. Va riconosciuto anche l’impegno di AGCOM nel segnalare al Governo l’inadeguatezza della norma, oggi finalmente superata”.

Canon nella Climate A List 2025 di CDP per la quarta volta

Canon è stata inclusa, per la quarta volta, nella Climate A List 2025 di CDP, prestigioso riconoscimento assegnato dall’organizzazione internazionale no-profit con sede a Londra per la leadership e la trasparenza nell’azione climatica.

CDP valuta le aziende e le municipalità a livello globale attraverso questionari che analizzano le azioni intraprese a favore del clima, la gestione delle risorse idriche e altre iniziative ambientali. Nel 2025 sono state analizzate quasi 20.000 aziende su oltre 22.000 che hanno effettuato la rendicontazione tramite la piattaforma CDP.

Seguendo la filosofia del Kyosei, Canon promuove il miglioramento degli stili di vita e la tutela dell’ambiente. L’azienda ha identificato quattro aree prioritarie: cambiamento climatico, efficientamento delle risorse, controllo delle sostanze chimiche e biodiversità, integrando le attività di tutela ambientale con il proprio business.

Canon punta a raggiungere zero emissioni nette di gas serra (Scope 1, 2 e 3) entro il 2050. Inoltre, ha fissato obiettivi di riduzione basati sulla scienza climatica, in linea con gli standard SBTi: entro il 2030, l’azienda mira a ridurre del 42% le emissioni Scope 1 e 2 e del 25% le emissioni Scope 3 (categorie 1 e 11) rispetto ai livelli del 2022.

Per conseguire questi obiettivi, Canon implementa iniziative per ridurre l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita dei prodotti, tra cui risparmio energetico nei siti produttivi, maggiore efficienza delle risorse tramite riutilizzo e riciclo e verifiche di terze parti per garantire l’accuratezza dei dati sulle emissioni di gas serra.

L’inserimento nella Climate A List rappresenta per Canon un riconoscimento dei continui sforzi dell’azienda nelle strategie di sostenibilità ambientale.

Inkjet, guida tecnica alle teste di stampa

Nel contesto della stampa digitale inkjet da produzione industriale, conoscere le specifiche tecniche è cruciale. Anche se spesso l’acquisto di una macchina non permette la scelta discrezionale della testa, saper interpretare le caratteristiche del componente montato aiuta a prevedere le performance e i limiti del sistema.

Le teste di stampa inkjet sono di fatto il cuore “sgocciolante” dei sistemi di stampa inkjet e su di loro grava tutto ciò che guida la produzione, la qualità, l’affidabilità. Esistono da diverso tempo diversi produttori di teste di stampa che con le loro scelte costruttive sono in grado di soddisfare in modo ottimo alcune formulazioni d’inchiostro e altre in modo buono. Quando si sta scegliendo una macchina completa le teste sono integrate e ottimizzate per quel processo di stampa, quando l’interesse è per inserimenti ibridi conoscere alcuni dati tecnici è fondamentale per comprendere quali inchiostri e quale produttività si potrà raggiungere.

L’esempio più evidente sono le teste Kodak le uniche in grado di raggiungere la frequenza di 400KHz garantendo così una velocità di produzione e costanza di emissione unica, dato che è un sistema Continuos Inkjet, ideale per l’integrazione sulle macchine da stampa offset e per applicazioni industriali produttive. Questo tipo di testa, unica nel suo genere, ha la possibilità di essere manutenuta con interventi periodici ed ha una vita produttiva molto lunga. Tuttavia, proprio la sua caratteristica di emissione delle gocce la rende molto limitata nel tipo d’inchiostro che può essere utilizzato e di conseguenza i campi di applicazione.

La tecnologia dominante del Drop on Demand (DoD)

Come noto ai nostri lettori, la tecnologia DoD (Drop on Demand) è la più diffusa, spaziando dal plotter grande formato alla stampa su foglio e a bobina. La goccia viene espulsa solo quando richiesto dalla rasterizzazione del file di stampa e i metodi di espulsione sono due: Tecnologia Termica (Thermal Inkjet – TIJ) utilizzata ampiamente per la sua precisione e costo contenuto (es. Canon, HP) e la Tecnologia Piezoelettrica (Piezo Inkjet – PIJ) leader nelle applicazioni industriali grazie alla compatibilità con una vasta gamma di chimiche d’inchiostro (UV, Solvente, Base Acqua). Ogni testa di stampa ha delle caratteristiche costruttive dei layer che compongo la piastra dove ci sono gli ugelli, i materiali che compongono la camera di espulsione, gli attuatori, le modalità di ingresso e di espulsione dell’inchiostro che determinano la compatibilità con le chimiche degli inchiostri e le attese di produttività e qualità che determinano quale teste lavoreranno meglio di altre.

Il risultato visivo di queste combinazioni sono delle micro gocce espulse che cadono su un supporto e fino alla loro completa asciugatura devono mantenere una forma definita.

Dimensioni e gestione della goccia

Gli ugelli (nozzles) operano su scala microscopica, emettendo gocce con volumi che variano da 1 picolitro (pl) a 30 pl. La dimensione della goccia definisce la risoluzione e la distanza di visione ottimale, la frequenza e la configurazione meccanica definisce la velocità di stampa.

In merito alla risoluzione ottenibile mentre con il sistema single pass questa è predefinita e fissa (solo in alcuni casi può aumentare abbassando la velocità e solo in una direzione) mentre con il sistema Scanning (Multi-pass) è possibile modulare diversi passi per realizzare una linea di stampa ed avere così maggiore dettaglio e una migliore riproduzione delle sfumature, riducendo però la produttività.

Manutenzione, affidabilità e troubleshooting

Gli ultimi sviluppi delle teste di stampa stanno lavorando molto sulla affidabilità perché è da questa che abbiamo un effettivo uptime di macchina e un costante e ripetibile qualità. Gli sforzi si concentrano sulla eliminazione delle bolle d’aria che impediscono la trasmissione della pressione, bloccando l’ugello (nozzle out), la generazione di satelliti e microspray dovute a danneggiamento delle membrane e usura degli ugelli, che generano imprecisioni e polverizzazione sulla stampa ed il deposito di ink sulla piastra ugelli, che determina errori nella uscita delle gocce stesse. Per questo motivo nelle macchine da stampa inkjet industriali si tende ad adottare teste con ricircolo automatico e costante dell’inchiostro e degli efficaci sistemi di raffreddamento a liquidi per mantenere costante la viscosità degli inchiostri.

Nella tabella 2 potete leggere una mappa delle filosofie costruttive. Le MEMS sono costruite come chip di silicio e hanno una precisione micrometrica e altissima risoluzione, ma sono più delicate meccanicamente. Le Bulk Piezo usano ceramiche e metalli lavorati per essere estremamente durevoli e resistenti agli urti accidentali col supporto.

La “Waveform” questa sconosciuta

Le teste di stampa inkjet devono buona parte della propria prestazione dall’elettronica che la pilota e genera una “Waveform” che è il segnale elettrico che dice al cristallo piezo come muoversi. L’intervento sua questo elemento è un’operazione specialistica e viene fatto su specifiche richieste di velocità in base al tipo di inchiostro che si utilizza. Ad esempio, se vogliamo stampare a 600 dpi e 150 m/min (~98,4 pollici/sec) = 59 kHz (pixel/sec), il che significa che un pixel si verifica ogni (1000/59) = 17 micro/secondi. Questo significa che qualsiasi forma d’onda necessaria per stampare a quella velocità deve terminare rapidamente ed essere pronta per ricevere l’istruzione successiva e se devo creare più di una dimensione di goccia (multi-drop) significa che questa frequenza è limitata a testine di stampa molto veloci e gocce piccole. In campo tessile si interviene spesso sulla waveform per ottimizzare la qualità in produzione e lo stesso viene fatto sulle teste montate su macchine ibride.

Chimica dell’inchiostro e tecnologia della testa

La regola d’oro nell’inkjet è che non tutte le teste possono emettere tutti gli inchiostri. La compatibilità è determinata da due fattori critici:

1.              Viscosità e Reologia: L’inchiostro deve fluire correttamente attraverso micro-canali senza intasarsi (vedasi articolo su inchiostri)

2.              Resistenza Chimica: I solventi o i monomeri dell’inchiostro non devono corrodere le colle, le guarnizioni (manifold) o la piastra degli ugelli della testa.

Inchiostri a base acqua (aqueous)

Questi inchiostri usano l’acqua come veicolo principale.

La sfida tecnica: l’acqua evapora lentamente e ha una tensione superficiale alta.

Compatibilità teste:

•               Thermal (TIJ): è il regno di HP e Canon. L’acqua bolle facilmente, rendendo il principio termico (creazione della bolla di vapore) estremamente efficiente.

•               Piezo (Epson, Kyocera): Funzionano benissimo. Le teste Kyocera KJ4B sono lo standard industriale per la stampa single-pass su carta e tessuto con inchiostri base acqua.

•               Ricoh/Konica: Hanno versioni specifiche (spesso con canali in acciaio inossidabile) per evitare la corrosione dovuta all’acqua nel lungo periodo.

Inchiostri solvente ed eco-solvente

Dominano il mercato della visual communication (cartellonistica, car wrapping). Il solvente “aggredisce” la plastica (PVC), penetrandola e fissando il pigmento.

La sfida tecnica: I solventi sono aggressivi chimicamente (possono sciogliere le colle delle teste non preparate) e asciugano per evaporazione (rischio di intasamento ugelli se la testa è ferma).

Compatibilità teste:

•               Piezo (Epson): Le teste serie DX e le nuove i3200-E1 sono le regine dell’Eco-Solvente.

•               Piezo Industriali (Ricoh, Konica, Seiko): Molto usate nelle macchine grandissimo formato (3.2 o 5 metri) che usano solventi più aggressivi (“mild-solvent”).

•               Thermal: Non compatibile. Il riscaldamento della resistenza potrebbe infiammare i solventi volatili o farli evaporare troppo presto (clogging istantaneo).

Inchiostri UV Curable (e UV-LED)

L’inchiostro rimane liquido finché non viene colpito da una forte luce UV, che innesca la polimerizzazione immediata. Si trasforma in uno strato plastico sopra il supporto.

La sfida tecnica: Questi inchiostri sono molto viscosi (più densi dell’acqua o del solvente). Per essere “sparati”, la testa di stampa deve essere riscaldata internamente per fluidificare l’inchiostro appena prima del getto.

Compatibilità teste:

•               Piezo Riscaldate (Ricoh Gen5/6, Konica 1024i, Toshiba Tec, Kyocera KJ4A): Queste teste hanno circuiti di riscaldamento integrati per portare l’inchiostro a circa 40-45°C. Sono costruite in materiali robusti (acciaio/ceramica) per resistere ai monomeri aggressivi.

•               Thermal: Assolutamente vietato. Il calore generato per creare la bolla farebbe polimerizzare (indurire) l’inchiostro dentro la testa, distruggendola all’istante.

Inchiostri Latex (o Resin)

Resi popolari da HP sono inchiostri a base acqua che contengono particelle di lattice/resina che fondono col calore esterno.

penetrandola e fissando il pigmento.

La sfida tecnica: Richiedono molta energia (calore) sul supporto per asciugare l’acqua e polimerizzare la resina.

Compatibilità teste:

•               Thermal (HP): Le teste HP per Latex sono dei consumabili (si cambiano spesso) proprio perché lo stress termico è alto e la chimica complessa.

•               Piezo (Ricoh/Epson): Recentemente sono nati inchiostri “Resin” compatibili con teste Piezo (es. le macchine Epson serie R o le nuove Ricoh Pro L). Le teste Piezo per Latex devono essere molto robuste per gestire i coagulanti presenti nell’inchiostro.

Dove si concentra la ricerca

Il “Santo Graal” attuale è l’uso dell’inchiostro base acqua nel packaging flessibile (plastica alimentare), per motivi ecologici. Questo sta spingendo i produttori di teste Piezo (come Kyocera e Fujifilm) a creare nuove versioni ultraresistenti e con ricircolo, capaci di emettere inchiostri base acqua con resine speciali su plastica, sfidando il dominio del solvente e dell’UV.

Konica Minolta Italia certificata Top Employer 2026

Konica Minolta Business Solutions Italia ottiene per il sesto anno consecutivo la certificazione Top Employer Italia 2026, riconoscimento rilasciato dal Top Employers Institute alle aziende che si distinguono per l’eccellenza nelle strategie di gestione delle risorse umane.

La certificazione conferma la capacità dell’azienda di creare un ambiente di lavoro altamente performante, fondato su strategie HR data-driven, validazione indipendente e un’attenzione costante allo sviluppo delle persone, elementi sempre più centrali anche per la competitività nel settore della stampa professionale e industriale.

Un riconoscimento internazionale basato sulle best practice HR

Il Top Employers Institute, attivo in 131 Paesi, è l’autorità globale di riferimento per la certificazione e il benchmarking in ambito HR. La valutazione avviene attraverso l’HR Best Practices Survey, che analizza sei aree chiave: People Strategy, Work Environment, Talent Acquisition, Learning, Diversity, Equity & Inclusion e Wellbeing.

Secondo Adrian Seligman, CEO di Top Employers Institute, il riconoscimento ottenuto da Konica Minolta Italia dimostra “l’integrazione efficace tra strategia HR e obiettivi organizzativi, unita a un impegno concreto nel miglioramento continuo”, evidenziando il valore trasformativo delle pratiche adottate dall’azienda.

Persone e performance: un asset strategico per la trasformazione digitale

Per Alberto Steffenini, amministratore delegato di Konica Minolta Italia, la certificazione rappresenta una conferma di un percorso costruito nel tempo:

“È il risultato di un lavoro condiviso, progetto dopo progetto, con l’obiettivo di creare un contesto stimolante, inclusivo e orientato alla crescita”.

Un impegno rafforzato anche dai risultati dell’engagement survey annuale, che ha registrato livelli di partecipazione e soddisfazione particolarmente elevati, a dimostrazione di un forte allineamento tra persone, cultura aziendale e strategia di business.

HR, innovazione e stampa: un binomio vincente

Nel settore della grafica, della stampa digitale e industriale, l’evoluzione tecnologica richiede competenze sempre più avanzate e un approccio organizzativo capace di sostenere il cambiamento. La certificazione Top Employer Italia 2026 rafforza il posizionamento di Konica Minolta come partner tecnologico e industriale capace di coniugare innovazione, sostenibilità e valorizzazione del capitale umano.

Un percorso coerente con il riconoscimento ottenuto da IDC, che identifica Konica Minolta come protagonista globale nella trasformazione della stampa, e con l’inclusione tra i Top 100 Global Innovators 2024 di Clarivate e tra le 100 aziende più sostenibili al mondo secondo EcoVadis.

Employer branding e competitività nel mercato della stampa

Oltre al valore interno, la certificazione Top Employer rappresenta uno strumento strategico per il rafforzamento dell’employer branding, la chiarezza del posizionamento aziendale e la capacità di attrarre talenti in un mercato sempre più competitivo, anche per il comparto grafico e industriale.

Le aziende certificate accedono inoltre a un network globale di Top Employers, favorendo la condivisione di best practice e modelli organizzativi evoluti, con impatti concreti su produttività, innovazione e qualità del lavoro.

Recycle-ready packaging: l’offerta di soluzioni monomateriale di Bobst

Con l’avvicinarsi delle scadenze del Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), il tema del recycle-ready packaging diventa sempre più centrale per converter e brand owner. Tra le proposte che stanno emergendo nel settore del packaging flessibile c’è oneBARRIER, la famiglia di soluzioni sviluppata da Bobst per rispondere alle nuove esigenze di riciclabilità senza compromettere le prestazioni di barriera.

Presentato inizialmente come concept alla fiera K 2019 e portato su scala industriale a K 2022, oneBARRIER nasce con l’obiettivo di offrire alternative monomateriale ai tradizionali accoppiati multimateriale, notoriamente difficili da riciclare. La proposta si articola oggi in due principali soluzioni: PrimeCycle, basata su polietilene monomateriale, e FibreCycle, soluzione 100% carta, entrambe progettate per essere compatibili con i requisiti normativi europei.

Secondo quanto riportato da Bobst, il focus attuale non è solo sull’ultra-high barrier, ma su una gamma più ampia di livelli di barriera, in grado di adattarsi alle reali esigenze applicative dei diversi prodotti. Non tutti gli alimenti, infatti, richiedono una protezione massima, e in alcuni casi una barriera medio-alta consente anche una semplificazione dei processi produttivi.

La strategia dell’azienda punta quindi ad ampliare la famiglia oneBARRIER, lavorando su nuovi substrati, chimiche e applicazioni, con possibili sviluppi futuri anche in altri segmenti del packaging. In parallelo, il dibattito nel settore si sta estendendo anche a temi come la compostabilità, soprattutto nei Paesi in cui le infrastrutture di riciclo sono ancora limitate.

Per il mercato europeo, il recycle-ready si conferma così non solo come una direzione tecnologica, ma come un passaggio obbligato in vista delle nuove regole comunitarie.

Un anno da ricordare, perfetta rampa di lancio per il 2026 di Heidelberg

Dopo aver raccolto i frutti di un grande impegno nel 2025 e aver consolidato una perfetta sintonia con i principi di Industria 5.0, Heidelberg Italia si prepara a un nuovo anno all’insegna dell’eccellenza e della determinazione.

Dopo qualche tempo di attesa più del previsto, nel corso del 2025 alla fine anche Industria 5.0 è diventata operativa, intesa come opportunità concreta per le aziende di accedere a contributi pubblici rivolti all’innovazione. Una situazione favorevole per chi ha saputo farsi trovare pronto, con un’offerta allineata a specifiche molto esigenti. Ancora di più, per chi ha trovato nei provvedimenti un allineamento con le proprie strategie da tempo, portando così a un anno da archiviare con soddisfazione.

«Per quanto ci riguarda, parliamo di un 2025 sicuramente da ricordare – commenta Mauro Antonini, sales & marketing director, vice president of the board di Heidelberg Italia –. Abbiamo intercettato da subito la possibilità di sfruttare gli incentivi al servizio dei nostri clienti e siamo potuti partire senza perdere tempo. Ci ha dato sicuramente qualche vantaggio, soprattutto nei primi mesi».

In attesa dei risultati definitivi in previsione della chiusura dell’anno fiscale a fine marzo, per l’azienda tedesca Industria 5.0 si è sicuramente trasformata in un ottimo volano per le vendite, per un fatturato riferito ai macchinari al momento stimato di tre volte superiore all’anno precedente.

Altrettanto importante però, non è l’unica ragione dell’importante traguardo. Alla base c’è un lungo lavoro di rapporti con i clienti per seguirli e tenerli  aggiornati sulle nuove tecnologie e i relativi vantaggi, oltre ad assisterli per inquadrare con precisione la soluzione adatta alle singole esigenze.

«Aspetti come la riduzione del 40% nel consumo di energia nei forni presentata a drupa 2024, ci hanno sicuramente fatto gioco – prosegue Antonini –. Ha ridotto la necessità di preparare certificazioni e documenti in linea con il provvedimento, perché di fatto li avevamo già pronti. Se pensiamo come l’80% dei consumi di una macchina in media siano proprio riconducibili al forno, è facile caprine i vantaggi».

Più in generale, al bilancio positivo hanno contribuito tutti i settori. Dalle grandi macchine destinate al publishing fino ai vari ambiti della cartotecnica, per arrivare alle etichette, in Heidelberg Italia si parla sicuramente di un anno da ricordare.

Efficienza e organizzazione superano la prova

Al tempo stesso però, capace di mettere  a dura prova l’attività della sede locale, comunque sempre in grado di contare anche su un’ottima organizzazione internazionale. «Non è stato facile, con così tante macchine da installare tutte insieme. Nell’ultimo trimestre abbiamo potuto affidarci al supporto di colleghi stranieri, e una parte di queste sono tuttora in corso».

Proprio allargando lo sguardo, appare meglio la dimensione del risultato. Nel 2025 Heidelberg Italia è stato il quarto Paese al mondo per fatturato, e il secondo in Europa, dietro solo l’irraggiungibile Germania.

«Sicuramente, è stato un periodo molto impegnativo, ma anche altrettanto bello, perché abbiamo introdotto tante nuove tecnologie. Si tratta spesso di interventi di sostituzione, dove è possibile cambiare con un solo macchinario diversi altri ormai obsoleti, spesso anche di terzi».

Se Industria 5.0 ha fornito l’impulso decisivo, altrettanto importante è il lungo lavoro regolarmente garantito dalle attività di marketing. La strategia di non risparmiarsi nell’organizzare eventi e nell’incontrare i clienti, sicuramente paga. Nella circostanza, sfruttando anche i 170 anni di vita dell’azienda, celebrati a giugno, a cui si affianca il decennale della sede italiana.

Occasioni sempre utili per analizzare da vicino argomenti complementari alle macchine vere e proprie, sempre più strategici. Dall’utilizzo concreto dell’Intelligenza Artificiale nell’analisi avanzata dei dati, a seminari sulle caratteristiche di inchiostri e supporti adatti a supportare produzioni alle massime velocità senza brutte soprese.

Realisticamente parlando, non è detto che il 2026 si sviluppi lungo la stessa linea, ma Heidelberg è intenzionata a proseguire nel proprio percorso. «Credo sia impossibile mantenere le vendite sugli stessi ritmi – conclude Mauro Antonini – . Abbiamo comunque un fitto calendario di iniziative, perché quando non si è al lavoro su una vendita, bisogna lavorare per cercarne di nuove. Inoltre, sarà un anno importante per l’annuncio della nuova macchina di grandi dimensioni».

Ricambio generazionale, un’emergenza per il 30% delle imprese italiane

Secondo i dati ISTAT 2025, circa il 30% delle imprese italiane presenta oggi uno squilibrio critico tra dipendenti senior (oltre 55 anni) e giovani under 35, con un rapporto superiore a 1,5:1. La percentuale sale oltre il 35% nelle micro-imprese. Nei prossimi vent’anni, il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati in Italia passerà da 3:2 a 1:1, segnando una transizione demografica senza precedenti che mette a rischio la continuità operativa di migliaia di aziende.

Le imprese familiari, che rappresentano l’85% del tessuto produttivo italiano e generano l’80% del PIL, dovranno affrontare il passaggio generazionale: solo una su cinque ha pianificato formalmente questa transizione, mentre tre aziende su dieci sopravvivono al terzo passaggio generazionale. La mancanza di una strategia strutturata porta alla perdita di competenze professionali strategiche, cultura aziendale consolidata e know-how operativo.

In questo scenario, la gestione intergenerazionale diventa una leva competitiva fondamentale. Peoplelink, società del Gruppo Sistemi, propone VISTA, una soluzione HCM integrata al Portale HR per la gestione delle persone nelle organizzazioni, progettata per supportare anche i processi di ricambio generazionale.

Il percorso di gestione parte dall’analisi predittiva delle competenze critiche e dall’organizzazione di percorsi di mentoring operativi, in cui i senior trasferiscono esperienza sul campo e i giovani introducono competenze digitali. La selezione dei successori avviene sulla base delle competenze reali e del potenziale dimostrato, con percorsi di formazione differenziati per reskilling e upskilling. L’obiettivo è creare team multigenerazionali equilibrati, in cui le differenze di età ed esperienza siano complementari e fonte di crescita reciproca.

Secondo Tiziano Bertolotti, CEO di Peoplelink, “le aziende che oggi investono in soluzioni di gestione intergenerazionale non stanno solo proteggendo il proprio patrimonio di conoscenze: stanno costruendo organizzazioni più resilienti, innovative e pronte ad affrontare le sfide del futuro”.

Le imprese che adottano strategie strutturate di diversity generazionale registrano benefici concreti: maggiore capacità di innovazione, migliore clima organizzativo, riduzione del turnover tra i giovani talenti e continuità operativa anche nelle fasi di transizione. La convivenza di più generazioni in azienda si conferma quindi non solo un’esigenza demografica, ma un’opportunità strategica per il rilancio competitivo delle imprese italiane.