Rotoprint Sovrastampa, azienda di Lainate (Milano), ha vinto il German Packaging Award 2026 con la tecnologia “Braille & Relief By Embossing On Flexible Packaging”, sviluppata per realizzare Braille, loghi e scritte in rilievo a registro direttamente sugli imballaggi flessibili.
Il riconoscimento, promosso dal Deutsches Verpackungsinstitut (DVI), è stato assegnato nella categoria Product Presentation, dedicata alle soluzioni in grado di valorizzare il prodotto attraverso differenziazione, riconoscibilità, funzionalità e impatto emotivo. All’edizione 2026 hanno partecipato oltre 200 candidature provenienti da 17 Paesi, valutate da una giuria indipendente di esperti.
Braille e rilievi a registro sul packaging flessibile
La tecnologia, sviluppata da Gian Carlo Arici, fondatore di Rotoprint, insieme al figlio Giovanni Luca Arici, integra l’embossing nel processo di sovrastampa, permettendo di realizzare elementi a rilievo mantenendoli a registro rispetto alla grafica già presente sull’imballaggio.
Nata inizialmente per rendere possibile la realizzazione del Braille sul packaging flessibile, la soluzione amplia le possibilità di utilizzo della confezione anche sul fronte del design e della valorizzazione dei marchi.
«Siamo partiti dal Braille perché volevamo riuscire a portare sul packaging flessibile qualcosa che fino a oggi era estremamente difficile realizzare – spiega Giovanni Luca Arici, CEO di Rotoprint –. Il fatto che questa tecnologia venga premiata anche per la sua capacità di rendere una confezione riconoscibile, distintiva e capace di comunicare attraverso il tatto dimostra quanto inclusione, innovazione e marketing possano incontrarsi».
Il German Packaging Award permette inoltre a Rotoprint di accedere al WorldStar Packaging Award, il premio internazionale promosso dalla World Packaging Organisation, al quale l’azienda aveva già partecipato con successo, vincendo nel 2015.
Sovrastampa contro lo spreco di packaging
Parallelamente allo sviluppo di nuove applicazioni per il packaging, Rotoprint sta lavorando al recupero di confezioni già prodotte che potrebbero non essere più utilizzabili a causa delle nuove disposizioni contro il greenwashing.
Dal 27 settembre 2026 diventeranno applicabili in Italia le disposizioni introdotte con il recepimento della Direttiva europea 2024/825 “Empowering Consumers for the Green Transition”, che interviene anche sull’utilizzo di dichiarazioni ambientali generiche o non adeguatamente supportate.
Le nuove disposizioni possono rendere necessario modificare claim, simboli e indicazioni ambientali presenti sulle confezioni. Il problema riguarda anche materiali già stampati e presenti nei magazzini, come bobine, film e confezioni.
Secondo quanto comunica Rotoprint, da giugno l’azienda sta lavorando a pieno ritmo su questo fronte e ha già ricevuto richieste per recuperare dalla distruzione oltre 300 tonnellate di materiale in bobina e più di 25 milioni di astucci.
Attraverso la sovrastampa è possibile intervenire sulle confezioni già realizzate, modificando o coprendo le informazioni non più conformi e permettendo, quando tecnicamente possibile, di utilizzare nuovamente il materiale anziché avviarlo allo smaltimento.
«Il rischio sarebbe quello di affrontare una normativa nata per rendere più trasparente la comunicazione ambientale generando contemporaneamente una quantità enorme di rifiuti – osserva Arici –. La sovrastampa permette invece di intervenire su ciò che è già stato prodotto».
Dal 1978 la specializzazione nella sovrastampa
È la stessa filosofia alla base dell’attività di Rotoprint Sovrastampa dal 1978, quando Gian Carlo Arici sviluppò un sistema per modificare con precisione imballaggi già stampati, correggendo errori, aggiornando informazioni e rendendo nuovamente utilizzabile materiale destinato a essere scartato.
Nel corso degli anni l’azienda ha sovrastampato complessivamente più di un milione di chilometri di imballaggi, specializzandosi nel modificare graficamente packaging già stampato, sia in formato sia in bobina, con supporti mono o pluristrato.
«Quasi cinquant’anni fa nostro padre ha inventato una tecnologia per non buttare un packaging che poteva essere recuperato. Oggi continuiamo a fare esattamente questo, ma nello stesso tempo cerchiamo di capire che cosa potrà fare il packaging di domani – conclude Giovanni Luca Arici –. Il German Packaging Award ci dice che inclusione, sostenibilità ambientale e capacità di innovare non sono strade diverse. Fanno parte dello stesso modo di pensare il nostro lavoro».




