Dal 1969 realizza accoppiamenti e laminazioni di film plastici per il packaging flessibile destinato a settori che vanno dall’alimentare al farmaceutico, fino all’industriale. Laminati Cavanna ha costruito nel tempo un posizionamento preciso: lavorare in conto terzi per i principali converter italiani, affiancando ricerca e sviluppo con un approccio altamente specializzato e orientato alla sperimentazione.
In un mercato in continua evoluzione, segnato da nuove esigenze normative, tecnologiche e di consumo, il packaging diventa sempre più un punto di equilibrio tra prestazioni tecniche, sostenibilità e comunicazione. A raccontarlo è Carlo Fornaroli, direttore generale dell’azienda, che osserva da vicino le trasformazioni in atto lungo tutta la filiera.
«Laminati Cavanna SpA è un punto di riferimento per i converter per la fase di accoppiamento e laccatura – racconta Fornaroli -. Nelle vesti di terzisti non abbiamo rapporti diretti con grandi brand e Gdo, ma certamente siamo testimoni di come si stanno modificando le richieste del mercato e di come il mondo dei converter sta rispondendo».
Lo stato dell’arte del packaging flessibile
Sotto questo profilo, gli spunti di riflessione oggi provenienti dal mercato sono molteplici. «Massimizzazione della Shelf life e sicurezza alimentare restano i pilastri su cui si fonda il packaging flessibile destinato al food, insieme alle tematiche sulla gestione degli allergeni, dei PFAS; ma vengono coniugati e declinati sulla base delle esigenze non solo del consumatore finale, ma anche di chi prende in carico il fine-vita dell’imballo».
Il packaging, dunque, non è più solo protezione. Diventa sistema complesso, chiamato a rispondere a logiche di economia circolare e a nuove sensibilità ambientali. «La sfida che oggi affronta il settore è proprio quella di coniugare performance e sostenibilità, andando a riprogettare strutture e materiali con ausilio di coating e vernici per limitare, se non quando strettamente necessario, di unire materiali di diversa natura».
Nel settore, un ulteriore aspetto fondamentale riguarda, indubbiamente, l’impatto visivo. «L’estetica è un tema centrale perché il packaging resta un potente veicolo di marketing per il cliente finale. La plastica si veste, si copre di carta o di finta carta, diventa meno lucida e si diffondono vernici opache e tattili per trasmettere una sensazione di materiale ricercato, morbido e più naturale».
Qualità di stampa ed effetti visivi: il packaging come leva di valore
Grazie alle prestazioni tecniche e al crescente peso della componente visiva, oggi il packaging diventa esperienza, capace di trasmettere qualità e posizionamento del prodotto.
«Sono sempre più richiesti toni chiarissimi e bianchi assoluti che trasmettono sensazioni di igiene e pulizia. Attraverso nuove grafiche, l’utilizzo sempre più intenso di colori metallizzati, stampe opache esterne a registro che conferiscono effetti quasi tridimensionali all’incarto, si riesce a far percepire all’utilizzatore un’attenzione e una cura dei dettagli di altissimo livello».
È un cambio di paradigma che coinvolge tutta la filiera, dalla progettazione grafica alle tecnologie di stampa.
Tirature più brevi, processi più flessibili
Parallelamente, cambiano le logiche produttive. La riduzione delle tirature impone una revisione dei processi e delle tecnologie impiegate. «La riduzione delle tirature – osserva Fornaroli – è una tendenza che osserviamo ormai da decenni. Nel mondo della stampa questa tendenza ha favorito la sempre maggior diffusione del sistema flexo, ma anche una forte competitività di tecnologie alternative come offset e digitale».
Questa evoluzione si riflette anche nella laminazione, dove emergono nuovi modelli produttivi. «Nel settore della laminazione prendono sempre più piede impianti compatti con tecnologia di spalmatura solventless e si è da tempo fermata la spinta per avere impianti di fascia superiore a 1500 mm. Negli ultimi anni, per rispondere alle esigenze di tirature sempre più brevi e di tempi ristretti, si procede alla produzione di strutture anonime con predisposizione del film per stampa esterna da effettuare dopo la fase di accoppiamento. Questa pratica è molto diffusa nel mondo della cosmetica».
Innovazione nei materiali: tra performance e vincoli normativi
L’innovazione resta un driver fondamentale, ma deve confrontarsi con vincoli sempre più stringenti, sia tecnici sia normativi. «Il momento è complesso e occorre interpretarlo nel modo corretto. Le innovazioni che il mondo del converting può fornire a chi confeziona materiale o a chi fa buste sono notevoli. Nuove strutture, nuovi materiali e combinazioni per rispondere alle richieste del mercato, ma anche alle richieste del legislatore e a quelle di chi è chiamato a gestire il fine vita».
Il ruolo di coating e vernici diventa sempre più strategico. «Si può attraverso coating e vernici rendere la carta saldante, il poliestere barriera all’umidità, il polipropilene barriera alla luce e all’ossigeno. Occorre sempre però mantenere il focus sui costi e sulla effettiva facilità d’uso del packaging flessibile in fase di confezionamento».
Sostenibilità e PPWR: il nodo dei costi
Se le soluzioni tecnologiche esistono, la vera sfida si gioca sul piano economico, soprattutto alla luce delle normative europee. «La sfida è ormai incentrata sui costi. Le soluzioni ci sono e sono tecnicamente percorribili, ma hanno un impatto economico importante in termini di maggiori costi dei materiali utilizzati e di maggiori costi di produzione e trasformazioni legati ad un elevato numero di passaggi, a velocità di lavorazione ridotte e a linee di produzione non ancora ottimizzate per nuovi materiali che sono sempre in divenire».
In questo contesto, la flessibilità diventa una leva strategica per i converter. «È proprio questa continua ricerca di soluzioni sempre nuove e sempre diverse che spinge i converter a restare il più possibile flessibili senza specializzarsi in un’unica soluzione».
Digitalizzazione e competitività: la sfida industriale
Accanto ai materiali, anche i processi evolvono grazie alla digitalizzazione, che attraversa tutta la catena produttiva. «Il ruolo della digitalizzazione è centrale in tutti i processi industriali e l’attenzione non solo a stampa digitale (ormai una realtà) e smart packaging, ma anche nei reparti dove l’intelligenza artificiale e la robotica sia applicata alla movimentazione dei materiali che alla esecuzione di operazioni faticose e ripetitive è sempre più presente».
Infine, lo sguardo si allarga al contesto competitivo, dove le aziende italiane devono confrontarsi con sfide globali. «Le risorse umane, la formazione interna e l’organizzazione dei processi sono sempre gli elementi che determinano il successo dell’azienda e rappresentano uno sforzo quotidiano per il mantenimento ed il miglioramento degli standard produttivi. Siamo in competizioni con soggetti extra UE che operano con regole e criteri diversi dai nostri, questo ci mette oggettivamente in difficoltà: dalla nostra parte possiamo rispondere solamente con il nostro know out e con standard di efficienza e qualità elevati».
Tra sostenibilità, innovazione e pressione competitiva, il packaging flessibile si conferma così un settore in profonda trasformazione, dove tecnologia e competenze restano gli elementi decisivi per affrontare il futuro.



