Gipea pronta alla svolta dell’AI, allineati e compatti

Al convegno annuale Gipea l’AI è stata protagonista. Consapevole della portata del cambiamento, il Gruppo si è confrontato sulle strategie migliori per accompagnare una trasformazione destinata a incidere profondamente sul settore.

Oltre a confermarsi un gradito momento di incontro, l’appuntamento annuale di un gruppo industriale rappresenta l’occasione ideale per raccogliere il punto di vista dei diretti protagonisti e inquadrare opportunità e criticità del mercato. Nel caso di Gipea, dalla due giorni di Mogliano Veneto è emerso un settore attento all’attualità e consapevole delle sfide che lo attendono.

«Non siamo qui solo per un convegno, ma per aprire una nuova fase nel nostro settore – annuncia Stefano Salvemini, presidente di Gipea –. Una fase che richiede coraggio, visione e la consapevolezza che, anche nei momenti più difficili, siamo sempre stati capaci di rialzarci».

Quello attuale è certamente uno dei periodi più complessi degli ultimi anni, caratterizzato da incertezza e imprevedibilità, una combinazione potenzialmente deleteria per qualsiasi imprenditore. Già dal titolo dell’evento, “Dati, Creatività e AI”, emerge però la capacità di mettere a fuoco le priorità strategiche, anche quando non riguardano direttamente la tecnologia di riferimento.

«Il mercato globale delle etichette ha raggiunto quota 76 miliardi di metri quadrati – precisa Salvemini –. Una produzione guidata dalla Cina con il 49%, seguita dall’Europa con il 33% e dal Nord America con il 17%».

In Europa, quasi la metà della produzione riguarda le etichette adesive, mentre per le etichette primarie applicate direttamente sui prodotti la colla mantiene una quota del 40%, seguita dalle soluzioni autoadesive al 29% e dalle sleeve al 20%. Proprio quest’ultimo segmento viene individuato come una delle principali opportunità di crescita per ampliare le quote di mercato.

Sul fronte delle etichette adesive emerge inoltre una considerazione importante: il settore è tornato a crescere con regolarità. Una buona notizia solo in parte, perché gli effetti della pandemia continuano a farsi sentire e i livelli pre-Covid 19 non sono ancora stati completamente recuperati.

In Italia, la situazione resta positiva grazie a una produzione di 16,6 m² di etichette adesive pro capite, in crescita del 7% rispetto al 2025. Allo stesso tempo aumentano però le importazioni, in particolare dalla Cina.

«Ci troviamo di fronte a uno scenario che evolve a grande velocità. Negli ultimi anni abbiamo affrontato ogni genere di difficoltà, ma dobbiamo distinguere gli eventi contingenti, come la pandemia o i conflitti internazionali, dalle tendenze di lungo periodo che possono aiutarci a definire le strategie future».

Il riferimento è a una catena di fornitura sempre più utilizzata come leva geopolitica, attraverso dazi e restrizioni commerciali, e a una globalizzazione entrata in una nuova fase. Non più orientata esclusivamente alla ricerca del minor costo produttivo, ma sempre più attenta alla sicurezza e all’affidabilità. Da qui i concetti di reshoring, con il rientro delle produzioni, nearshoring verso Paesi economicamente competitivi e friendshoring in aree considerate affidabili nel lungo periodo.

«Secondo McKinsey, entro il 2030 il 25% dei flussi globali sarà riallocato – sottolinea Salvemini –. Si tratta di una grande opportunità e dobbiamo farci trovare pronti».

Resta però un ostacolo significativo: il costo dell’energia. La transizione energetica non può più essere considerata soltanto una questione di sostenibilità, ma deve diventare una componente centrale della strategia industriale. La forte dipendenza energetica nazionale continua infatti a rappresentare un freno alla competitività. Trasformare questa criticità in un’occasione di cambiamento potrebbe generare benefici per l’intero sistema Paese.

L’AI non può aspettare

Se su alcuni fattori il margine d’azione delle imprese è limitato, su altri è invece necessario intervenire subito. È il caso dell’AI, uno dei temi centrali del convegno.

«L’AI rivoluzionerà il nostro modo di vivere e lavorare – avverte Salvemini –. Non sostituirà le aziende, ma le aziende che la utilizzano sostituiranno quelle che non lo faranno».

La trasformazione coinvolgerà produzione, organizzazione del lavoro e gestione delle persone. Maggiore qualità, velocità e tracciabilità, meno errori e meno scarti, ma si tratta di una rivoluzione che richiede una guida consapevole. Tutto parte da una risorsa spesso sottovalutata: il patrimonio di dati custodito nelle aziende.

I primi investimenti dovrebbero quindi concentrarsi sulla raccolta, organizzazione e valorizzazione delle informazioni aziendali, a partire dall’aggiornamento dei sistemi gestionali, così da accelerare i processi e ridurre gli errori.

A questo percorso si affianca la crescita della robotica.

«Entro il 2035 i robot umanoidi saranno in grado di svolgere il 30% delle attività oggi affidate agli operatori. Con maggiore sicurezza, più produttività e meno errori. Non parliamo di fantascienza, ma di una realtà che sta già prendendo forma».

La conseguenza è un ripensamento delle strategie aziendali. Limitarsi alla riduzione dei costi può diventare rischioso. Occorre invece investire in tecnologia, efficienza energetica e formazione del personale. In un contesto caratterizzato da produzioni sempre più frammentate e tempi di consegna ridotti, i modelli organizzativi tradizionali rischiano di non essere più sufficienti.

«Gipea dovrà diventare un facilitatore degli investimenti, un ponte con le istituzioni, un acceleratore di competenze e un moltiplicatore di resilienza – conclude Salvemini –. Dobbiamo aiutare le imprese a guidare la trasformazione, non a subirla. Il modo migliore per prevedere il futuro è costruirlo».

Un lavoro di gruppo organizzato in gruppi

In uno scenario di questo tipo, un Gruppo Industriale non è chiamato soltanto ad analizzare il contesto e fornire indicazioni. È altrettanto importante offrire un esempio concreto e mettere gli associati nelle condizioni di affrontare al meglio le nuove sfide. Erano circa un centinaio i partecipanti presenti a Mogliano Veneto.

«Abbiamo il compito difficile di spiegare come la tecnologia non sia soltanto uno strumento per raggiungere un risultato – osserva Alberto Quaglia, coordinatore del Comitato Tecnico di Gipea –. Le macchine possono stampare meglio e ridurre gli scarti, ma per ottenere questi risultati servono comunque competenze e persone preparate».

Un tema particolarmente attuale in un contesto segnato dalla crescente difficoltà nel reperire professionalità qualificate.

«Possiamo creare nuovi gruppi di lavoro, riallacciandoci a un vecchio quaderno Gipea attraverso il quale venivano condivise le informazioni di base con gli associati – spiega Quaglia –. Si tratta di un patrimonio poco sfruttato, sul quale è arrivato il momento di tornare a investire».

Il rinnovato Comitato Tecnico si occuperà quindi di raccogliere e organizzare le conoscenze necessarie a rafforzare il know-how del settore, concentrandosi su aree specifiche: processi di stampa, inchiostri, prestampa, gestione del colore, supporti adesivi, fustellatura, nobilitazioni, oltre naturalmente ad AI e automazione, senza trascurare il crescente impatto delle normative.

Un’AI a misura di azienda

Non sono mancati infine alcuni suggerimenti pratici su come affrontare la sfida più discussa del momento.

«Sarete voi a portare l’AI nelle vostre aziende, non gli informatici – puntualizza Emanuele Frontoni, co-director del VRAI Vision, Robotics and Artificial Intelligence Lab dell’Università Politecnica delle Marche –. In realtà, probabilmente ne avete già molta all’interno delle vostre organizzazioni: è la cosiddetta Shadow AI, utilizzata autonomamente dai dipendenti, spesso attraverso strumenti gratuiti».

Una pratica apparentemente efficace ma non priva di rischi. Per risparmiare poche decine di euro in abbonamenti, si rischia infatti di condividere dati aziendali e conoscenze proprietarie con piattaforme esterne, compromettendo sicurezza, riservatezza e conformità normativa.

Meglio quindi adottare una strategia strutturata, costruita sulle reali esigenze dell’impresa.

«Dobbiamo occuparcene senza timori – prosegue Frontoni –. Un progetto di AI dedicato a un settore deve nascere all’interno di quel settore e delle aziende che lo compongono. Non bisogna limitarsi ad adottare soluzioni sviluppate da altri: è importante essere protagonisti».

Investire in soluzioni personalizzate consente infatti di ottenere benefici più rilevanti e di ampliare le prospettive di sviluppo. L’AI può diventare anche uno strumento prezioso per attrarre giovani talenti e favorirne la permanenza in azienda.

Con una precisazione importante:«Possiamo utilizzare l’AI nelle nostre aziende, a patto di non umanizzarla. Non è una persona con cui dialogare, ma uno strumento al nostro servizio. Sta a noi decidere quali attività affidarle e quali continuare a gestire direttamente. Il termine “intelligenza” è una metafora e non ha nulla a che vedere con il cervello umano».

In sostanza, adottare l’AI è ormai una priorità per tutte le imprese. La scelta di come applicarla ai processi aziendali e al rapporto con clienti e partner resta però una decisione strategica interna. L’obiettivo non è affidarsi passivamente a strumenti generalisti, ma sviluppare o adottare soluzioni realmente adatte alle esigenze del settore.

«Abbiamo due possibilità – conclude Frontoni –. Restare fermi a osservare, oppure dimostrare di avere la capacità di comprendere il cambiamento e utilizzarlo per migliorare concretamente la vita nelle nostre aziende».

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