Neni Rossini, presidente di SIT Group storica realtà industriale sammarinese attiva dal 1967 con un fatturato di circa 290 milioni di euro, è la nuova presidente di Giflex. Laureata in Economia alla Bocconi e con un lungo percorso manageriale, Rossini è parte attiva dell’associazione dal 2010. Dal 2020 ha ricoperto il ruolo di vicepresidente di Giflex, coordinando i comitati dedicati a sostenibilità e comunicazione. Con il nuovo incarico, guida l’associazione che raggruppa i produttori di imballaggi flessibili e rappresenta l’80% di un settore che in Italia conta oltre 12.000 addetti e supera i 4,4 miliardi di euro di fatturato. In questa intervista, la neopresidente illustra visione e obiettivi del mandato, affrontando temi come l’evoluzione del quadro normativo europeo e la transizione verso la sostenibilità.
Quali sono gli obiettivi principali della sua presidenza?
«Tra gli obiettivi principali c’è certamente quello di proseguire l’ottimo lavoro svolto negli anni passati, affrontando le sfide che un mercato in profondo cambiamento ci propone: dall’evoluzione della normativa europea, in particolare il PPWR, al grande tema della sostenibilità. Come filiera e come aziende vogliamo continuare a reagire alle nuove sfide con la capacità che abbiamo già dimostrato nel tempo: proporre soluzioni concrete e sempre più sostenibili».
Quali sono oggi le principali criticità per il settore dell’imballaggio flessibile?
«Le criticità derivano soprattutto dalla mancanza di chiarezza e dalla definizione ancora non puntuale delle linee guida delle normative in via di sviluppo a livello europeo, a partire dal PPWR. Una volta chiuso il testo generale, serviranno modalità chiare per definire i provvedimenti attuativi e le parti più operative. In questo contesto, Giflex e le associazioni di categoria possono offrire un contributo essenziale, aiutando a individuare parametri, criteri e modalità che consentano di raggiungere gli obiettivi prefissati».
Per molti anni avete investito in sostenibilità. Ora sembra emergere un rallentamento. Come si posiziona la vostra industria in questo scenario?
«È vero che a volte si percepisce un rallentamento, ma la nostra industria è naturalmente orientata al miglioramento. Questo processo va nella direzione dell’ottimizzazione delle risorse e, di conseguenza, di un minore impatto ambientale. L’industria è pronta e agisce in tal senso non solo per obbligo normativo, ma per la propria necessità di crescere e diventare sempre più efficiente. L’efficienza procede di pari passo con la sostenibilità e con la garanzia di sicurezza e protezione per il cibo e per i prodotti che confezioniamo. Sostenibilità, efficienza e ottimizzazione non sono percorsi disgiunti».
Guardando al passato recente, emerge che le vostre aziende hanno fatto molto. Cosa faranno nell’immediato futuro?
«Le nostre aziende hanno lavorato molto in passato e continueranno a farlo. Ho sempre pensato che il nostro settore sia tra i più vicini alla vita delle persone. Osservare l’evoluzione del packaging significa, di fatto, osservare l’evoluzione della società, delle sue abitudini e delle sue sensibilità. Nel tempo, il packaging ha assecondato la trasformazione delle priorità sociali, ottimizzando materiali e tipologie di confezionamento per rispondere a una sensibilità crescente verso la sostenibilità. Continueremo a lavorare insieme per proporre soluzioni concrete e sostenibili, capaci di contribuire all’evoluzione dell’intero mercato».
Ha citato nel suo discorso l’evoluzione della società. Come vi muoverete nello specifico?
«Come ho detto, l’imballaggio flessibile deve osservare i cambiamenti sociali, adeguarsi ed essere parte attiva di questa trasformazione. Ciò avviene attraverso un dialogo aperto e continuo con i nostri stakeholder: partner, fornitori e clienti. In particolare, i nostri clienti principali, come i produttori alimentari, veicolano verso di noi le esigenze dei consumatori e ci guidano nello sviluppo di soluzioni di packaging sempre più mirate e adeguate. L’obiettivo è rispondere pienamente alle richieste del mercato, mantenendo ferme le garanzie in termini di sicurezza e tutela della salute».
Qual è la situazione attuale sul fronte del regolamento europeo PPWR?
«Siamo arrivati a un primo punto di approdo nella definizione del testo generale del PPWR, ma si tratta di un documento che deve ancora essere specificato e chiarito nei suoi elementi fondamentali. È un percorso dinamico, non ancora concluso, che richiede di chiarire sia gli obiettivi sia le modalità per raggiungerli. Una volta definiti questi aspetti, l’industria si attiverà immediatamente con le soluzioni già in fase di sviluppo, mettendo in campo le competenze tecniche di cui dispone per centrare i risultati richiesti, sulla base dei parametri che verranno indicati».
Lei è la prima donna alla guida di Giflex. Che significato ha questo passaggio per il settore?
«Viviamo in un contesto globale in profondo cambiamento. Il nostro settore si è sviluppato, molti anni fa, con una presenza a forte maggioranza maschile. Oggi, tuttavia, la compagine è molto più ampia e premia le competenze, non il genere. Abbiamo la fortuna di operare in un ambito in cui le capacità di ciascuno possono emergere liberamente. Siamo tutti uniti e, in questo senso, non è il genere a fare la differenza».
Come immagina Giflex tra tre anni, alla fine della sua presidenza?
«Mi piace immaginare Giflex ancora più forte e solida, con un peso maggiore in ambito europeo. Siamo italiani e profondamente orgogliosi di esserlo, ma operiamo in un mondo sempre più integrato, in cui non esistono più confini. Il mio auspicio, per il quale lavoreremo tutti in sinergia, è che il nostro settore, una vera eccellenza italiana già affermata in Europa, possa rafforzare ulteriormente la propria presenza nel Vecchio Continente, esprimendo tutte le sue capacità e la forza dell’insieme delle aziende che ne fanno parte».



