Dalla rappresentanza delle imprese all’impatto delle normative, dalla formazione al ricambio generazionale, la sfida è costruire un’associazione sempre più capace di accompagnare le aziende e, soprattutto, di anticipare il futuro. L’ottantesimo anniversario di Assografici è l’occasione per fare il punto su un settore profondamente trasformato. A raccontarci questa evoluzione è l’attuale presidente dell’associazione, Carlo Montedoro.
Ottant’anni di storia raccontano anche ottant’anni di trasformazioni dell’industria grafica, cartotecnica e della stampa. Assografici nasce nel 1946, in un’Italia che deve ricostruire il proprio sistema produttivo, nel quale la carta stampata rappresenta il principale strumento di comunicazione. «Sin da allora, gli imprenditori delle aziende del settore hanno pensato che la forza della categoria potesse essere rappresentata da un’associazione». A raccontare questa evoluzione è Carlo Montedoro, oggi alla guida dell’organizzazione. Ingegnere civile ed edile, direttore tecnico e socio fondatore di TMB Stampa, ha maturato una lunga esperienza nel settore e nella rappresentanza, ricoprendo il ruolo di presidente della Sezione Carta, Stampa e Cartotecnica di Unindustria Lazio e di vicepresidente di Assografici, oltre a diversi incarichi nel sistema della formazione professionale grafica. Dal maggio 2025 è presidente di Assografici.
Una storia di trasformazioni
Se negli anni le imprese sono cambiate, necessariamente è cambiato anche il ruolo dell’associazione, formata oggi da diversi gruppi di specializzazione che rappresentano una filiera articolata e complessa. Questa evoluzione Montedoro l’ha sperimentata già nei suoi impegni precedenti e l’anniversario degli 80 anni diventa così, nella sua lettura, un momento di riflessione. «Abbiamo pensato di creare un evento che raccontasse dove siamo arrivati e qual è stata la strada percorsa, ma anche che cosa ci proponiamo di fare per il nostro futuro». Non a caso, il titolo scelto per l’evento celebrativo è “Punto,” con l’intento di «fare il punto della situazione, ma anche di guardare dove vogliamo arrivare».
La storia del settore, del resto, è stata caratterizzata da una successione di profonde innovazioni tecnologiche che, dai caratteri mobili e dalle prime macchine offset, ha portato alle tecnologie digitali e all’automazione attuali. Montedoro ha vissuto in prima persona parte di questa «meravigliosa strada» e sottolinea come l’attuale scenario economico obblighi le imprese a confrontarsi anche con nuove sfide, «margini più contenuti, costi e approvvigionamenti complessi, trasformazioni tecnologiche e una crescente pressione normativa, soprattutto a livello europeo».
In tale contesto, spiega, «anche l’associazione, di conseguenza, ha dovuto modificare i propri compiti». E se in passato la rappresentanza era fortemente legata alla contrattazione e alla tutela degli interessi della categoria, oggi deve misurarsi con una realtà molto più articolata. Sostenibilità, sicurezza, materiali, riciclabilità, packaging e nuove prescrizioni europee impongono alle imprese un continuo adeguamento. «Assografici è chiamata a fare da tampone, a difendere i nostri processi produttivi. Tra gli obiettivi dell’associazione c’è, quindi, quello di mantenere il confronto con istituzioni nazionali ed europee, affinché la transizione verso la nuova economia tenga conto anche dei tempi tecnici ed economici necessari alle aziende». Perché, spiega, «generare una normativa stringente è un processo velocissimo, ma adeguare una linea di produzione industriale lo è decisamente meno».
Il valore della rappresentanza
La rappresentanza, dunque, non si limita più all’attività istituzionale, ma persegue un lavoro quotidiano di interpretazione e accompagnamento delle imprese. «Il valore aggiunto di Assografici è difendere le nostre filiere produttive, quindi con attività di lobbying e advocacy» afferma il Presidente, «ma fare anche da traduttore di certe disposizioni». Per le PMI, spiega, la complessità normativa può diventare un serio ostacolo che deve essere tradotto in indicazioni operative. «Rendiamo tutto più semplice, ricordiamo le date di scadenza, quali sono obblighi e sanzioni, cosa fare e di quali documenti dotarsi». Temi come i PFAS e il PPWR, che possono incidere direttamente sui materiali e sui processi produttivi, mostrano quanto possa essere difficile, per una piccola e media impresa, orientarsi nell’attuale quadro regolatorio che è in continua evoluzione. «Un’azienda che utilizza determinati materiali improvvisamente rischia di trovarsi fuori mercato e noi dobbiamo essere in grado di spiegare i motivi e supportare l’adeguamento dei loro processi».
A questa attività si affiancano la contrattazione collettiva, il welfare e la formazione. Nel rinnovo dei contratti, ricorda Montedoro, trovano spazio anche strumenti come l’assistenza sanitaria integrativa, mentre attraverso ENIP-GCT si organizzano percorsi ad hoc su sicurezza, competenze professionali e nuove tecnologie. «Manteniamo stretti rapporti con scuole, ITS e università e promuoviamo percorsi di formazione e aggiornamento professionale e tecnologico dedicati». È una rete essenziale, ma che deve essere ulteriormente valorizzata, «l’obiettivo è fare dell’associazione un punto di riferimento non soltanto per la tutela degli interessi, ma anche e soprattutto per lo sviluppo delle imprese».
Imparare ad anticipare il mercato
La difficoltà del momento, tuttavia, rende necessario andare oltre la mera difesa dei propri interessi. La vera sfida è riuscire a seguire il cambiamento senza compromettere la competitività delle imprese. È qui che la prospettiva deve ampliarsi e per farlo Montedoro introduce un concetto nel quale crede profondamente: sapere sognare. «Un’industria che non sogna è destinata a un decadimento inevitabile» afferma. Il Presidente è convinto che l’associazione debba avere una visione di lungo periodo, interrogandosi sull’evoluzione dei processi e dei mercati. «Dobbiamo capire dove sta andando la tecnologia e, più in generale, dove sta andando il mercato». È questa la sfida che Montedoro indica per il futuro dell’associazione: essere sempre più al fianco degli imprenditori, offrendo loro strumenti, competenze e visione. «Vorrei che diventassimo sempre più un interlocutore strategico per le imprese» spiega il Presidente, «quindi non solo rappresentare e tutelare le imprese, ma diventare un punto di riferimento qualificato, capace di offrire agli imprenditori informazioni, analisi e strumenti utili a interpretare l’evoluzione del mercato e a orientare con maggiore consapevolezza le proprie scelte imprenditoriali».
La sfida dei giovani
Tra le priorità di Assografici, il Presidente ne sottolinea una che gli sta particolarmente a cuore e che attraversa l’intera filiera: il rapporto con le nuove generazioni. «Il fulcro della questione risiede nella capacità del settore di sapersi presentare per quello che è oggi e per il valore che lo caratterizza». L’immagine della tipografia tradizionale non restituisce più la realtà delle aziende contemporanee, caratterizzate da workflow digitali, automazione, robotizzazione e sistemi produttivi sempre più integrati. «Oggi il nostro processo produttivo è digitale, abbiamo le centrali operative all’interno delle aziende, è tutto automatizzato e con flussi di lavoro complessi». Una realtà che può rappresentare un elemento di forte attrazione per i giovani, ma che deve essere adeguatamente raccontata. «Il problema è che, nell’immaginario collettivo, la parola “grafica” continua a evocare un mondo ormai superato: macchine rumorose, inchiostro, polvere, fatica. Dobbiamo fare in modo che la nostra industria si liberi dell’immagine di una realtà obsoleta». Anche il packaging può diventare una porta d’ingresso a questo mondo. «Studiare un imballaggio sostenibile, ragionare su un packaging identitario e progettarlo, individuare il packaging ottimale per un determinato prodotto può essere estremamente affascinante per i giovani che possono apportare la visione della generazione a cui appartengono, attenta alla sostenibilità e alla tecnologia».
Il problema, quindi, è innanzitutto comunicativo. «Non riusciamo ad attrarre i ragazzi nel nostro settore perché non lo raccontiamo bene. E il racconto dovrebbe coinvolgere anche le famiglie, già durante le attività di orientamento nelle scuole medie».
Il ricambio generazionale
Il tema dell’attrattività si intreccia inevitabilmente con quello del ricambio generazionale. Le imprese hanno bisogno di nuove competenze e, in molti casi, faticano già oggi a reperire personale. Assografici può contare su una rete formativa consolidata ma, sottolinea Montedoro, il passaggio generazionale all’interno delle aziende – in particolare quelle familiari – ha a che fare soprattutto con un cambio di mentalità, che deve essere compiuto. «Non si tratta semplicemente di trasferire quote e responsabilità, ma di accettare nuovi modelli di gestione e nuove idee. I nostri figli sono molto preparati, propongono innovazioni che spesso a noi senior mettono paura, perché non abbiamo la loro stessa ampiezza di visione e il loro modo di ragionare». La risposta, secondo Montedoro, deve essere la fiducia. «Bisogna avere coraggio, credere nelle idee e nelle capacità delle nuove leve». E aggiunge, «dobbiamo capire che i nostri giovani non sono affatto impreparati e c’è un momento in cui dovremo passare loro il testimone, inevitabilmente».
In questo processo l’associazione può e deve affiancare le aziende. «Dobbiamo fare i terapeuti di impresa» dice il Presidente, usando una definizione volutamente provocatoria per sottolineare quanto il passaggio generazionale richieda un cambiamento culturale che anche Assografici deve accompagnare.
Una presidenza vicina alle imprese
Tutto questo si concretizza attraverso il rapporto diretto con le imprese e Montedoro ne fa un tratto distintivo del proprio mandato. La presidenza, iniziata nel maggio 2025, arriva dopo una lunga esperienza associativa e dopo una vita professionale trascorsa nel mondo della produzione grafica. Un passaggio che lui stesso definisce una «scossa emotiva bellissima». Montedoro continua a svolgere il proprio ruolo professionale in azienda, ma dedica una parte significativa del proprio tempo all’attività associativa e alle visite alle imprese. «Quando ho accettato questo incarico non volevo far sì che fosse una semplice coccarda sulla mia giacca» afferma. «La presidenza è responsabilità, è assumersi l’impegno di seguire gli associati, di raccontare che cosa si fa e dove si sta andando». Vuole quindi conoscere direttamente le realtà rappresentate, ascoltarne le esigenze e, allo stesso tempo, continuare a imparare. «Giro l’Italia in continuazione per essere vicino agli associati, non solo per portare il nostro contributo, la nostra presenza e per raccontare il nostro valore aggiunto, ma anche per imparare, per acquisire, per sentire, per capire».
Questa attenzione si traduce anche nell’apertura verso realtà che oggi non sono ancora pienamente rappresentate da Assografici, come rotolifici, legatorie, aziende della pannellistica e del grande formato. «L’obiettivo non è avere semplicemente altri associati» sottolinea il presidente, «ma potere adeguatamente rappresentare e raccontare le loro aziende».
Una casa comune che guarda avanti
Quale Assografici immagina, dunque, Montedoro per il futuro? Innanzitutto un’associazione realmente presente. «Non bisogna perdere mai il contatto con la realtà del nostro mondo produttivo; mai. Ed essere sempre attenti a tutto, a dove va il mercato, a quali sono le esigenze delle imprese» afferma. «L’associazione deve diventare una “casa comune” per le imprese, capace di offrire rappresentanza, competenze, formazione e supporto, ma anche di contribuire alla semplificazione dei processi burocratici che gravano, in modo particolare, sulle PMI». E poi essere un’associazione in grado di lavorare ancora più strettamente con scuole, ITS, università e istituzioni «per fare innamorare i giovani del nostro mondo. Non soltanto rendendolo economicamente attrattivo, ma mostrando la complessità, la tecnologia e la creatività che lo caratterizzano».
Alla fine, però, la sfida più importante è forse proprio quella culturale. «Occorre ridefinire la parola grafica, facendola diventare un modello per i nuovi tempi», capace di innovare, evolvere e dialogare con le grandi trasformazioni industriali.
Ed è forse questo il modo più efficace per guardare ai prossimi ottant’anni: «non limitarsi a difendere ciò che esiste, ma sapere proporre e costruire un’immagine nuova del settore e delle sue possibilità. Mi auguro che Assografici possa nel suo futuro lavorare su questi temi» conclude il Presidente «e lanciare nuovi messaggi che includano e affascinino i giovani al nostro mondo».
“Un’industria che non sogna è destinata a un decadimento inevitabile. Il mio sogno è un’associazione capace non solo di difendere, ma anche di proporre e di guidare le imprese”




