Dalla formazione del personale all’innovazione, passando per la semplificazione normativa, il futuro del settore richiede collaborazione e capacità di cambiamento. Questa la visione di Lara Botta, alla guida di Unione Grafici Cartotecnici e Trasformatori (GCT) di Milano e vicepresidente di Assografici, per la quale la rappresentanza associativa deve concretizzare le esigenze delle imprese
«L’associazione deve essere sempre più un luogo degli associati, dove confrontarsi sulle tematiche che interessano il nostro settore e trovare modalità comuni per affrontarle». È questa la visione di Lara Botta, presidente di Unione GCT Milano dal luglio 2025 e, contemporaneamente, vicepresidente di Assografici. Una visione che parte dalla necessità di rafforzare la collaborazione tra imprese, trasformando la rappresentanza in uno strumento di supporto.
Un’associazione per gli associati
Mai come oggi le aziende si trovano a operare in uno scenario globale tanto complesso. Le regolamentazioni, soprattutto quelle europee, sono sempre più articolate e rendono indispensabile condividere competenze ed esperienze. Per questo Botta è convinta del ruolo che l’Unione GCT Milano deve avere. «L’associazione deve essere un posto sicuro, dove le persone si sentano a proprio agio nel confrontarsi e nel creare sinergie. Siamo parte della stessa filiera, pur non facendo tutti esattamente la stessa cosa. Dobbiamo quindi trovare il modo di lavorare insieme e creare progetti utili al settore, non soltanto alle singole aziende». Il riferimento è anche a iniziative pratiche, dall’accesso a convenzioni alla condivisione di servizi e macchinari, per ottenere condizioni più vantaggiose. «Dobbiamo creare un terreno fertile per poterci aiutare vicendevolmente. Questo è quello che auspico per il futuro: incentivare gli associati a essere partecipi e a utilizzare tutto il valore che deriva dall’essere parte di un’associazione».
Le sfide del settore
Alla complessità normativa si aggiungono i cambiamenti del mercato, la digitalizzazione e la necessità di ripensare modelli di business che in alcuni comparti non garantiscono più gli stessi risultati. «Le regolamentazioni ci stanno riempiendo di burocrazia e rendono faticoso anche decifrare quello che dobbiamo fare» sottolinea la presidente. «Il fatto che poi le normative non siano armonizzate nei vari Paesi europei, o che vengano interpretate in modi diversi, rende tutto molto complicato».
Per la grafica, in particolare, la trasformazione digitale ha inciso sui volumi di stampa. «Se guardiamo il settore nel suo complesso, dalla grafica alla trasformazione, risulta chiaro come non sia particolarmente in crescita. La digitalizzazione ha abbassato i volumi di stampa e ci sono comparti che stanno scemando. Aggiungere lavoro e burocrazia in aziende che stanno già faticando è un problema che si somma a un altro problema».
In questo scenario, l’associazione deve diventare una guida operativa. «Un punto d’aiuto, un riferimento da poter contattare, dove trovare risposta, senza doversi perdere nei meandri di leggi e regolamentazioni». Ma il compito non è soltanto semplificare: è accompagnare le imprese nel cambiamento. «Il mercato va avanti e così devono andare avanti le nostre aziende, cambiando e adattandosi».
Innovare, anche con poco
La capacità di innovare è, secondo Botta, una condizione necessaria per restare competitivi. E non riguarda soltanto le grandi imprese. «Fare quello che si è sempre fatto non porta a risultati diversi. Se il mercato cambia, non possiamo continuare a focalizzarci su quello che abbiamo sempre fatto e su come lo abbiamo sempre fatto. Dobbiamo avere continuamente un occhio di riguardo al miglioramento, all’innovazione, al cambiamento del business model, all’ampliamento e all’internazionalizzazione».
Una prospettiva che richiama il concetto di innovazione frugale, caro alla presidente, ovvero la capacità di trovare soluzioni anche con risorse limitate. «Uno dei preconcetti che spesso hanno le piccole aziende è di non potersi permettere chissà quale innovazione a causa delle proprie dimensioni o delle ridotte possibilità. E questo porta a restare ancorati a come si è sempre lavorato. Secondo me è un concetto che ci limita ingiustificatamente».
La dimensione aziendale non dovrebbe diventare un alibi. «Dobbiamo riuscire a trovare modi per rinnovarci anche se non abbiamo grandi risorse. È una vera e propria forma mentis, che porta a cercare un modo di agire che sia sempre nuovo, diverso e più efficiente, un nuovo business model».
Nuove generazioni, nuove competenze
In questo processo, i giovani possono rappresentare per le imprese uno stimolo importante, soprattutto per la familiarità con le nuove tecnologie. «Ci sono molte attività che oggi, grazie alla tecnologia e all’intelligenza artificiale, possiamo svolgere riducendo sensibilmente i tempi. Questo ci lascia più tempo per concentrarci su ciò che dà il vero valore aggiunto alle nostre aziende» prosegue Botta. L’inserimento delle nuove generazioni può senza dubbio essere utile, però richiede anche un cambiamento nell’organizzazione del lavoro. «I giovani hanno un modo di vivere il mondo del lavoro diverso; amano cambiare spesso e si aspettano di lavorare nello stesso posto per meno tempo rispetto alle generazioni precedenti. Sono aspetti di cui bisogna tenere conto quando li si assume e quando si cerca di trattenerli in azienda, e bisogna capire come investire sulla loro formazione».
La sfida è anche trovare un equilibrio tra aspettative diverse. «Come imprenditori dobbiamo essere pronti a far convivere più generazioni. I ragazzi di oggi si aspettano altro, quindi occorre riuscire a bilanciare i due modi di lavorare e le diverse aspettative in uno stesso ambiente».
Formazione e occupazione
Proprio la carenza di personale specializzato è tra le priorità di Unione GCT Milano. Si tratta, spiega Botta, di un problema che interessa molte imprese del comparto. Per affrontarlo, l’associazione ha avviato progetti con il Comune di Milano, le scuole del territorio e l’ITS Angelo Rizzoli, con l’obiettivo di creare un collegamento tra formazione e mondo del lavoro.
«Cerchiamo di formare nuovo personale, che siano giovani provenienti dalle scuole professionali o comunque persone che desiderano specializzarsi. L’obiettivo è creare un bacino di competenze da cui le nostre aziende possano attingere». Il progetto è ancora in evoluzione, ma ha già prodotto risultati interessanti, con l’inserimento di giovani formati presso aziende associate. «È un work in progress» sottolinea la presidente. «Ci stiamo lavorando da anni e cerchiamo sempre di migliorarci». La necessità, tuttavia, resta superiore alle possibilità di formazione e inserimento.
L’esperienza ha evidenziato, inoltre, un problema inizialmente sottovalutato: non è sufficiente formare il personale, occorre anche verificare la reale possibilità di inserire i lavoratori nelle aziende. Un esempio, racconta Botta, sono i collegamenti con le sedi delle imprese. «Tante delle nostre aziende non sono necessariamente raggiungibili con facilità, spesso sono situate nell’hinterland milanese. Non basta quindi formare e mettere a disposizione nuovi lavoratori, dobbiamo trovare anche una soluzione a questi aspetti che inizialmente non avevamo considerato».
La formazione, dunque, per quanto importante, è soltanto una parte del percorso. «Per riuscire a chiudere il cerchio ci vuole anche un progetto che contempli la geolocalizzazione delle nostre imprese e la risoluzione delle problematiche di trasporto». Un approccio che richiede di verificare i risultati e correggere progressivamente le criticità. Del resto, sottolinea la presidente, «creare progetti richiede molto tempo, quindi dobbiamo riuscire a focalizzare le nostre energie su quelli che poi abbiano un esito positivo. Dobbiamo misurarci ogni volta per cercare di migliorare il risultato».
Un ponte tra territorio e nazionale
A livello di gestione degli associati, un altro aspetto importante è il ruolo delle imprese di Unione GCT Milano all’interno dell’associazione nazionale. In questo il doppio incarico di Botta consente di mantenere un collegamento diretto tra le esigenze delle imprese milanesi e le attività di Assografici. «Ritengo di essere in una posizione di privilegio, perché ho una base associativa milanese che rappresenta il centro nevralgico delle nostre imprese grafiche e cartotecniche. Ho quindi il polso di quello che sentono le aziende locali e, al contempo, riesco a intermediare con il presidente di Assografici Carlo Montedoro, riportando le comunicazioni in modo veloce e più efficiente».
Il ruolo però, precisa, è bidirezionale: «essere presenti significa riportare le informazioni dal nazionale al locale, ma anche al contrario, potendo così incidere sui tavoli di lavoro che contano per portare avanti le nostre istanze ed esigenze».
Una sinergia particolarmente utile in un settore nel quale molte regole sono definite a livello nazionale ed europeo. «Essere sempre aggiornata su quanto avviene a livello nazionale mi permette di riportare ai nostri associati quello che succede in termini di politiche e di regolamentazione». Un’opportunità di grande valore.
L’esperienza che torna in azienda
Il modo di vivere il settore e di affrontarne le sfide di Botta deriva anche dal suo percorso professionale. Attualmente è vicepresidente di Botta Ecopackaging www.botta.it, azienda familiare specializzata in imballaggi sostenibili e cartone ondulato. Dal 2006 segue, tra le altre, le aree dello sviluppo commerciale, dell’innovazione, delle risorse umane e delle relazioni istituzionali. Il suo percorso comprende anche esperienze internazionali e un progetto di innovazione digitale nel packaging, Instapack.me, una piattaforma web-to-pack da lei fondata e guidata tra il 2018 e il 2024.
L’esperienza maturata in azienda e in contesti internazionali ha contribuito a definire anche il suo approccio alla gestione associativa. In questo ambito ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui la Vicepresidenza nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria e quella dei Giovani Imprenditori di Assolombarda. Oggi, inoltre, è membro del Consiglio generale di Assolombarda, con delega all’internazionalizzazione delle PMI. «Sono impegnata in numerose e diverse attività e, per me, il tempo deve essere il più efficiente possibile» racconta. «Cerco di analizzare con i dati ciò che è stato fatto e che si sta facendo, così da capire su cosa investire il tempo e ottimizzare le attività scartando quelle che non portano sufficienti risultati». Un metodo che punta a selezionare le priorità e a misurare l’efficacia dei progetti. «Cerco di arrivare al punto subito, senza perdere tempo».
Una visione d’insieme
Per la presidente Botta, il valore della partecipazione non è però soltanto istituzionale. «Una delle cose che si sa di noi imprenditori è che siamo molto soli. Essere parte di un’associazione e ricoprire degli incarichi significa assumersi delle responsabilità, attraverso le quali si devono portare avanti progetti, e collaborare con persone che condividono gli stessi obiettivi. È in questi confronti che si cresce». Si tratta di un investimento personale e professionale che non si misura soltanto in termini economici. «Non avrei avuto la stessa crescita né avrei riportato in azienda le idee innovative che ho maturato se fossi rimasta alla mia scrivania».
Il ritorno è spesso indiretto, ma può tradursi in nuove opportunità, conoscenze e strumenti. «Stando solo nella propria realtà industriale e limitandosi al lavoro quotidiano, per quanto importante e impegnativo, si rischia di non avere mai una visuale dall’alto per comprendere come migliorare la governance della propria azienda, quale direzione darle e capire dove sta andando il mercato». Una prospettiva che vale sia nella propria attività sia in associazione.
Guardare avanti
La direzione indicata da Botta, in definitiva, è quella di un’associazione capace di ascoltare le imprese, trasformare i bisogni comuni in progetti e accompagnare il settore nell’evoluzione del mercato.
«Per crescere bisogna essere disposti a cambiare. Dobbiamo continuare a migliorare, innovare e trovare nuovi modi per essere competitivi». Una sfida che riguarda tanto le singole aziende quanto la filiera nel suo insieme. «Dobbiamo riuscire, a livello associativo, a sciogliere la matassa della parte regolatoria e burocratica per agevolare le nostre imprese». Condivisione, innovazione e capacità di adattamento diventano così gli strumenti per affrontare un futuro nel quale, conclude la presidente, «man mano che il mercato va avanti, devono andare avanti anche le nostre imprese».
“Per crescere bisogna essere disposti a cambiare; non possiamo pensare di fare le stesse cose e aver risultati diversi o migliori”




