Se per le aziende del settore la sicurezza è un requisito non negoziabile, la sostenibilità rappresenta la grande sfida del presente. E i due aspetti non possono essere affrontati separatamente.
Questo approccio implica una progettazione integrata, in cui ogni scelta deve tenere conto contemporaneamente delle prestazioni tecniche e dell’impatto ambientale.
Non si tratta di sostituire un materiale con un altro, ma di ripensare l’intero sistema, prendendo in considerazione anche il concetto di circolarità, di riduzione degli scarti, di gestione ambientale ed economica dell’imballaggio.
Il dialogo tra il Comitato tecnico e il Comitato sostenibilità diventa quindi essenziale per trovare soluzioni che non compromettano i risultati già raggiunti in termini di protezione e sicurezza.
«Servono metodologie e strumenti condivisi per dare risposte coerenti alle sfide attuali» Rosi Barrale, coordinatrice del Comitato tecnico.
Un anno decisivo per la normativa
A questa complessità si aggiungono ora le importanti scadenze normative e, a tal proposito, il 2026 è un anno determinante per il settore.
Rosi Barrale, coordinatrice del Comitato tecnico Giflex, descrive questa situazione come «una sorta di ingolfamento normativo», in cui diversi regolamenti entrano in vigore nello stesso arco temporale.
«Tra luglio e settembre vi sarà il termine dei periodi transitori per tre regolamenti particolarmente impattanti per le aziende del settore, che segnano anche un cambio di approccio del legislatore».
Tre ambiti tradizionalmente separati — sicurezza alimentare, sostanze chimiche e sostenibilità — saranno ora trattati in modo sinergico.
La legislazione sul contatto con alimenti che, con il Regolamento (UE) 2025/351, entrerà in vigore a tutti gli effetti a settembre, «avrà un focus sulla sicurezza chimica e sulla purezza delle sostanze».
Ad agosto entreranno invece in vigore alcuni articoli del Regolamento UE 2025/40 (PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation), in particolare quelli relativi alle sostanze chimiche che non devono contaminare i flussi di riciclo e riutilizzo.
Per la prima volta, una parte di questo regolamento si sovrappone direttamente alla legislazione per il contatto con alimenti, introducendo parametri di controllo sui PFAS nei materiali destinati al food contact.
Il Regolamento (UE) 2024/3190, che vieta l’uso del Bisfenolo A (BPA), vedrà invece il termine del periodo transitorio il 20 luglio 2026.
Conformità senza strumenti
Il cambiamento descritto richiede alle aziende un salto di qualità sia organizzativo sia tecnico.
«La vera sfida per le aziende è dimostrare la conformità senza però avere elementi di chiarezza» sottolinea Barrale.
Mancano infatti metodi ufficiali normativi e criteri condivisi per dimostrare la conformità. «Non ci sono metodi ufficiali per valutare il contenuto dei bisfenoli, né per i PFAS».
Le aziende si trovano quindi nella posizione di dover rispettare requisiti stringenti senza avere a disposizione strumenti normativi adeguati.
Ed è qui che emerge il valore dei Comitati Giflex: «lavorare insieme, tra aziende concorrenti, con l’obiettivo comune di sviluppare metodologie e strumenti condivisi».
Crisi geopolitica e incertezza
A complicare ulteriormente la situazione concorre il contesto internazionale.
Le tensioni geopolitiche e le difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime incidono direttamente su un settore fortemente legato al petrolio e contribuiscono a determinare un clima di forte incertezza.
Una vera e propria “tempesta perfetta”, in cui le aziende devono gestire contemporaneamente crisi di mercato e nuove normative.
«Come Comitato tecnico, continuiamo a lavorare molto su questi temi proprio per essere pronti e dare alle aziende strumenti sufficientemente adeguati».
Nonostante le difficoltà, emerge però con forza anche il valore dell’armonizzazione europea.
«Non avere un ginepraio con 27 Stati membri in cui ognuno ha il proprio linguaggio e armonizzare normative e regolamenti europei sono obiettivi fondamentali».



