Il 2026 segna un passaggio fondamentale per l’imballaggio flessibile, con l’entrata in vigore di nuove normative europee su sicurezza alimentare e sostenibilità. Giflex, attraverso i suoi Comitati scientifici, supporta le aziende nello sviluppo di metodi condivisi e nell’adattamento alle regole. Intanto, tra sfide tecniche, incertezze normative e investimenti in innovazione, si rafforza l’importanza della collaborazione lungo tutta la filiera.
«L’approccio scientifico dei Comitati si fonda su metodi di misura, protocolli e strumenti condivisi» Andrea Cassinari, coordinatore dei Comitati scientifici di Giflex
Un comparto complesso ed evoluto
Il 2026 è un anno di scadenze importanti per l’industria e punto di snodo per il settore dell’imballaggio, in particolare per quello flessibile. Le sfide che lo coinvolgono non riguardano più soltanto l’innovazione tecnologica o l’efficienza produttiva, ma si estendono all’adempimento di norme che, nell’arco di pochi mesi, entreranno pienamente in vigore. Normative importanti, decisive a livello europeo e che toccano temi delicati e fondamentali per il settore, ovvero la sicurezza alimentare e la sostenibilità in ogni sua forma, soprattutto ambientale.
Un cammino avvenuto per gradi, segnato dal dialogo con le istituzioni e soprattutto dalla collaborazione interna alla filiera di appartenenza. Ed è proprio questo il percorso che i Comitati scientifici di Giflex – Gruppo Imballaggio Flessibile di Assografici – portano avanti, confermandosi un punto di riferimento per l’intera filiera e contribuendo attivamente alla costruzione di una cultura condivisa.
Abbiamo intervistato i loro massimi rappresentanti, Andrea Cassinari, Rosi Barrale e Laura Maurizio. I tre coordinatori ci hanno aiutato a delineare il quadro articolato e complesso del lungo lavoro che il gruppo di produttori di packaging flessibile sta compiendo da anni e che ora è in una fase delicata.
L’imballaggio flessibile risponde a una logica di prestazione e a esigenze di mercato molto precise: protezione, conservazione, sicurezza e comunicazione. Tutte queste funzioni devono convivere in un unico oggetto, che le deve garantire anche a dispetto di condizioni estreme a cui viene sottoposto lungo la filiera.
La struttura del packaging flessibile risponde proprio alla complessità di queste esigenze che diventano particolarmente delicate quando interessano il settore alimentare. Esiste infatti uno stretto legame tra imballaggio e sicurezza alimentare, e non è un caso che oltre l’80% del packaging flessibile sia destinato proprio al comparto food. Questo determina anche una grande responsabilità che il settore si assume nel garantire la qualità e la sicurezza degli alimenti lungo la catena di distribuzione.
Proprio per governare questa complessità, fin dalla nascita del gruppo specialistico di Assografici, è emersa la necessità di dotarsi di un Comitato tecnico, spiega Andrea Cassinari, coordinatore dei Comitati scientifici di Giflex.
La trasformazione dei materiali destinati al contatto alimentare richiede infatti competenze avanzate e un continuo aggiornamento tecnologico. «La caratteristica di multistrato e multimaterialità dell’imballaggio flessibile è nata per proteggere in maniera molto robusta le diverse tipologie di alimenti» afferma Cassinari, arrivando a «concretizzare una protezione e un allungamento della shelf-life dell’alimento».
Questo consente, dal punto di vista tecnico-scientifico, di affrontare le sfide anche più ambiziose, di proteggere e conservare l’alimento nel tempo, persino in condizioni di trattamenti termici, di sterilizzazione, con soluzioni logistiche molto articolate che, poco alla volta, permettono di addentrarsi anche in uno scenario globale.
In dialogo continuo
Di fronte alla complessità del sistema imballaggio–alimento, l’approccio del settore è una risposta collettiva. Il lavoro dei Comitati di Giflex si sviluppa proprio nella direzione di costruire un dialogo strutturato tra tutti gli attori della filiera, dai produttori di materie prime ai trasformatori, fino ai brand owner e agli operatori del fine vita.
«L’imballaggio flessibile riesce così a espletare, attraverso le varie strutture di packaging, la sua funzione di contenere, preservare, comunicare».
La caratterizzazione delle varie strutture necessita però anche di quello che Cassinari definisce un “approccio di misura”, con la realizzazione da parte di Giflex di «metodi di misura e capitolati di vendita delle varie strutture di packaging, studiate per ogni diverso settore merceologico», così come «la messa a punto di protocolli analitici che sono stati sviluppati dal gruppo per la gestione delle varie sostanze chimiche e sulla spinta di una forte richiesta regolatoria».
Tutto questo, spiega, attraverso i vari gruppi di lavoro che si riconoscono nel Comitato tecnico.
L’attenzione si sposta poi verso la parte di sostenibilità che, cresciuta con il tempo, ha portato alla nascita anche di altri comitati specifici, in particolare il Comitato marketing e il Comitato sostenibilità. Anche queste realtà interne «iniziano sempre di più a interfacciarsi in maniera sinergica con obiettivi diversi».
La forza delle collaborazioni
In questo contesto si inserisce il lavoro di collaborazione con associazioni nazionali ed europee, che consente di condividere esperienze e sviluppare approcci comuni in risposta a norme sempre più complesse.
Il dialogo con i produttori di inchiostri, adesivi e materiali diventa quindi parte integrante di un sistema che punta a uniformare linguaggi e pratiche.
Giflex collabora con diverse associazioni tra cui, a livello nazionale, Avisa e, a livello europeo, EuPIA e Feica. Inoltre, Giflex fa parte anche dell’associazione europea Flexible Packaging Europe (FPE).
«Tutto quello che sviluppiamo e realizziamo a livello nazionale ha quindi un’integrazione e una condivisione anche in chiave europea».
Il riscontro di questa continua crescita porta con sé anche «un innalzamento culturale della filiera intera, del dialogo con i clienti e con i fornitori, soprattutto in un approccio di tipo scientifico che si basa su metodi concordati e sviluppati insieme».
Approccio di sistema
Il dialogo sia con le istituzioni sia con il mercato diventa quindi una necessità, così come comunicare e trasmettere il reale valore dell’imballaggio flessibile.
Spesso oggetto di semplificazioni o giudizi superficiali, il packaging flessibile oggi deve mostrare un’immagine delle proprie funzioni e prestazioni, soprattutto in termini di sicurezza, che sia più aderente alla realtà.
«Dobbiamo arrivare a costruire l’immagine di un settore fattivo e aperto al dialogo» sottolinea Cassinari.
Dietro al complesso lavoro di definizione di metodi, protocolli e capitolati si cela quindi uno degli elementi distintivi dell’approccio Giflex: la capacità di mettere le conoscenze a sistema.
Questi strumenti diventano fondamentali non solo per le aziende più strutturate, ma anche per le piccole e medie imprese, che possono così accedere a un patrimonio di conoscenze difficilmente raggiungibile altrimenti.



