Inchiostri

Nuova vita agli inchiostri di recupero

Grazie al software InkFormulation6 di X-Rite e i dati di una singola misura spettrale degli inchiostri di scarto, è possibile avere la «ricetta» giusta che sfrutta un mix di inchiostri di recupero e freschi consentendo di ottenere un colore finale della tonalità desiderata.

Gli inchiostri di scarto sono una realtà importante nell’industria grafica, in particolare per le società che utilizzano macchine da stampa flessografica o rotocalco di grandi dimensioni per le quali è necessario riempire tubature, camere di inchiostro, prima di ogni nuovo lavoro, come spiega Andrej Repar, direttore tecnico in Sun Chemical CEE, uno dei maggiori produttori a livello mondiale di inchiostri e pigmenti per la stampa: «In genere, tutti questi componenti restano pieni d’inchiostro fino all’ultimo foglio. Per gran parte dei lavori possono essere necessari 10-15 chilogrammi di inchiostro per ciascun colore per riempire le apparecchiature, ma nel caso di una macchina da stampa flessografica a otto colori, dopo ogni produzione ne possono rimanere anche dagli 80 ai 120 chilogrammi in totale».

Se il settore della stampa flessografica ha adottato soluzioni di riutilizzo degli inchiostri di scarto principalmente per ragioni economiche, l’interesse degli stampatori offset è determinato dal fatto che usano con maggiore frequenza colori supplementari alla quadricromia, dato che solitamente le loro apparecchiature non richiedono le grandi quantità di inchiostro necessarie per le macchine da stampa flessografiche o a rotocalco. Molte aziende di stampa offset presenti in tutta Europa hanno ingenti quantità di inchiostro di recupero, troppo «prezioso» da buttare ma altrettanto difficile da riutilizzare, a meno che non venga ordinato esattamente lo stesso lavoro per il quale era stato formulato. Spesso, visto che per riusarlo in miscela in nuove formulazioni occorrono molto tempo e notevoli competenze, rimangono in magazzino per mesi e vengono poi eliminati: un notevole spreco perché per una tipografia di medie dimensioni, il valore degli inchiostri smaltiti può arrivare a centinaia di migliaia di euro.

Combinare i colori per risparmiare

In taluni casi le aziende riescono a recuperare una parte degli inchiostri di scarto miscelandoli per dare vita a un colore «bistro» (grigio-brunastro scuro), che può talvolta sostituire il componente nero delle tonalità scure, specialmente nello spettro giallo-rossastro. Sebbene la miscela così ottenuta non abbia le caratteristiche degli inchiostri freschi, consente almeno di recuperare parte dei costi.

Alcune tipografie etichettano ogni inchiostro di scarto con un campione di prova dell’ultima produzione e mettono da parte il relativo contenitore nella speranza di ricevere presto una commessa che preveda l’utilizzo di un colore simile. In alternativa può capitare che venga richiesta una tonalità che si avvicini a quella dell’inchiostro di recupero presente in magazzino: in questo caso ci si limita ad aggiungere degli inchiostri freschi per riprodurre un colore il più simile possibile a quello necessario per il nuovo lavoro. «Per eseguire però manualmente un’operazione del genere sono necessari molto tempo e notevoli competenze, con un risultato imprevedibile in termini di volume», afferma Andrej Repar. «Per esempio, è possibile che la quantità di inchiostro rigenerato superi il volume necessario per il lavoro, con il rischio di andare ad alimentare le giacenze. Oppure, se la miscela ottenuta è insufficiente per l’intera operazione, riprodurre l’esatto colore diventa una vera sfida».

InkFormulation6: la ricetta per un remix redditizio

Grazie ai progressi nel campo della tecnologia per la gestione del colore, le tipografie hanno ora a disposizione un’altra opzione per recuperare i costi legati agli inchiostri e rendere la propria azienda più ecocompatibile: con il software InkFormulation6 di X-Rite e i dati di una singola misura spettrale degli inchiostri di recupero, è possibile elaborare una ricetta per il colore finale che sfrutti un mix di inchiostri di scarto e freschi per arrivare alla tonalità desiderata. «L’impatto economico di InkFormulation6 è considerevole», afferma Repar. «Fare una stima generale di quanto si può risparmiare è difficile. Dipende soprattutto dalla tecnologia di stampa, dal consumo e da altri fattori. Dal feedback che riceviamo dai nostri clienti, risulta tuttavia evidente che InkFormulation6 consente di ridurre le giacenze di inchiostro di recupero, con una significativa accelerazione dei tempi di preparazione delle tinte per le macchine da stampa». Uno dei principali ostacoli al riutilizzo degli inchiostri di scarto è l’approccio dell’azienda alla miscelazione e alla combinazione dei colori, come spiega il manager di Sun Chemical, che prosegue: «Alcuni dirigenti sottovalutano le difficoltà di questa operazione, convinti che basti utilizzare i dati dello spettro per elaborare una formula basandosi sulle istruzioni visualizzate sullo schermo di un computer. Al contrario, nonostante sia estremamente intuitivo e preciso, il software InkFormulation6 richiede comunque un certo grado di competenza per combinare correttamente i diversi inchiostri».

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