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In ottobre il primo European Paper Bag Day

Il primo European Paper Bag Day si svolgerà il 18 ottobre 2018 con varie attività di comunicazione globali e locali. La giornata promozionale annuale punta ad aumentare il livello di notorietà dei sacchetti di carta tra i consumatori e a presentarli come packaging sostenibile, efficiente e in grado di contribuire a combattere l’inquinamento ambientale per il futuro. La giornata è stata lanciata dalla piattaforma “The Paper Bag”, che include i principali produttori europei di carta kraft e di sacchetti di carta.

I sacchetti di carta sono compagni robusti e affidabili per acquisti di ogni genere. Sono in grado di trasportare cibo, abbigliamento, prodotti di lusso o decorativi, ed elettronica, ossia praticamente qualsiasi cosa fino a un peso di 12 kg. I sacchetti di carta risultano vincenti anche sul fronte dei vantaggi ambientali. Vengono prodotti con materie prime naturali rinnovabili. In Europa la fibra di cellulosa utilizzata come materia prima per produrre sacchetti di carta ha una base biologica e viene ricavata da aree forestali europee soggette a gestione sostenibile. Le fibre lunghe dei sacchetti di carta le rendono anche una buona fonte per il riciclo. Tuttavia, se un sacchetto di carta per sbaglio viene disperso in natura o nel mare, si degrada in tempi brevi e non danneggia le vita marina.

Adottare uno stile di vita sostenibile è un elemento fondamentale per preservare il nostro pianeta per le future generazioni. Utilizzare i sacchetti di carta costituisce l’espressione di uno stile di vita moderno e responsabile – aiuta a combattere il cambiamento climatico e a ridurre i rifiuti di plastica nell’ambiente. «L’European Paper Bag Day è l’occasione perfetta per diffondere la consapevolezza che i sacchetti di carta sono il packaging sostenibile del futuro», spiega Jonathan Lloyd, presidente del Gruppo Shopping Bags. «Con le nostre attività desideriamo convincere più consumatori che le loro scelte in fatto di packaging hanno un impatto sull’ambiente. In qualità di produttori di sacchetti di carta possiamo sostenerli con informazioni e dati convincenti e motivarli ad utilizzare, riutilizzare e riciclare i sacchetti di carta».

Tutte le attività di comunicazione che si svolgono in correlazione alla giornata di attività verranno comunicate tramite i canali social di “The Paper Bag” con l’hashtag #EuropeanPaperBagDay: sulla fanpage di Facebook “Performance powered by nature” ed i profili LinkedIn di EUROSAC e CEPI Eurokraft.

La piattaforma “The Paper Bag” è stata costituita nel 2017 dai principali produttori europei di carta kraft e di sacchetti di carta, tra cui il Gruppo Italiano Shopping Bags, che si dedicano a promuovere i vantaggi del packaging a base cellulosica. “The Paper Bag” è guidata dalle organizzazioni CEPI Eurokraft ed EUROSAC.

Per ulteriori informazioni visitare il sito www.thepaperbag.org

 

La nuova normativa in materia di privacy

Le misure di sicurezza di cui un’azienda grafica deve dotarsi per essere in regola.

Il GDPR, General Data Protection Regulation, è stato creato al fine di evitare che i dati utilizzati possano essere commercializzati per scopi estranei a quelli per cui sono stati rilasciati, determinando influenze anche scorrette sul mercato

La protezione dei dati personali relativi alla vita privata e familiare, espressamente prevista dall’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, è un diritto fondamentale della persona che deve essere bilanciato con la necessità delle aziende di trattare i dati che acquisiscono nello svolgimento dell’attività lavorativa.

La rapida evoluzione tecnologica e la globalizzazione hanno portato il legislatore a tutelare la privacydi ogni individuo attraverso un’efficacie protezione dei dati personali, che dovrà risultare consimile in ogni Stato appartenente all’Unione Europea.

La tutela dei dati personali era precedentemente regolamentata dal Codice della Privacy(Legge n. 196/2003) che raccoglieva in un unico testo tutte le norme poste a protezione dei dati. Il 25 maggio 2018 è entrato in vigore il Regolamento Europeo n. 679/2016 (più noto come GDPRossia General Data Protection Regulation) direttamente applicabile in tutti gli stati membri dell’Unione Europea, i quali entro il 22 agosto 2018 dovranno adeguare la normativa nazionale ai principi dettati dal GDPR.

Il Regolamento è stato creato al fine di evitare che i dati utilizzati in particolare dalle grandi aziende possano essere commercializzati per scopi estranei a quelli per cui sono stati rilasciati, determinando influenze anche scorrette sul mercato (come è avvenuto per il caso di Facebook Cambridge Analitica). Altra finalità del Regolarmento è quello di impedire che la diffusione di informazioni e immagini portino alla commissione di reati (cyberbullismo).

I principi cardine

Il Regolamento, a differenza della Legge n. 196/2003 che stabiliva le misure minime da attuare per la tutela della riservatezza dei dati personali impone ai Titolari del trattamento (aziende, pubbliche amministrazioni e liberi professionisti) di prevedere una tutela dei dati adeguata all’attività che svolgono. Gli stessi dovranno dotarsi di misure di sicurezza da variare in considerazione della natura delle informazioni trattate, aumentando le soglie di sicurezza in tutti i casi in cui i dati rivelino l’origine etnica, le opinioni politiche o religiose ovvero le caratteristiche genetiche o lo stato di salute dei soggetti interessati. In sostanza il Regolamento impone ai Titolari di prevedere un trattamento personalizzato a seconda dell’attività che ciascuna azienda svolge e dei dati che acquisisce.

Il GDPR sancisce i principi cardine a cui i titolari devono uniformarsi

–   Liceità e correttezza: il trattamento dei dati richiede il rilascio di un consenso da parte dell’interessato;

–   Trasparenza: i dati personali devono essere trattati con modalità predefinite e rese note all’interessato;

–   Finalità: i dati personali raccolti dal titolare del trattamento devono indicare le ragioni per le quali vengono richiesti (es. scopi pubblicitari, commerciali etc.);

–   Necessità e minimizzazione: il titolare del trattamento deve raccogliere solo i dati strettamente necessari allo svolgimento della sua attività;

–   Limitazione nell’archiviazione: i dati devono essere conservati esclusivamente per il periodo necessario allo svolgimento dell’attività richiesta dall’Interessato.

Vediamo nella pratica i soggetti che all’interno delle aziende dovranno assicurare il corretto trattamento dei dati per evitare di incorrere in pesanti sanzioni amministrative.

Si raccomanda alle aziende grafiche dotate di un sito web che raccolga dati personali tramite cookies e questionari online (anche semplicemente al fine di rilasciare preventivi per l’attività da svolgere), di creare una pagina sulla privacy ove vengano fornite informazioni in merito ai diritti degli utenti, tra cui anche il diritto all’oblio.

Il Titolare del trattamento

Il Titolare del trattamento è quel soggetto (azienda) che riceve i dati utilizzati nello svolgimento della sua attività e precisa all’Interessato (cliente) le finalità e le modalità del trattamento dei dati personali.

Il Titolare del trattamento, prima di ottenere il consenso dell’Interessato, deve informarlo sulle modalità e finalità del trattamento e sui dirittiche potrà esercitare, tra cui il diritto all’oblio, che consente all’interessato di ottenere la cancellazione dei dati personali che lo riguardano, a condizione che gli stessi non debbano essere conservati dal Titolare del trattamento per adempiere a obblighi fiscali o comunque legali. L’informativa sottoscritta dall’Interessato deve, inoltre, indicare il nominativo del Titolare del trattamento e, se previsto, del Responsabile del trattamento.

Acquisito il consenso, il Titolare del trattamento è tenuto a mettere in atto le misure tecniche e organizzative idonee a garantire e a dimostrare che il trattamento dei dati personali avvenga in modo conforme al Regolamento, predisponendo un registro delle attività di trattamento e una preliminare valutazione d’impatto sui dati trattati.

Il registro delle attività di trattamento(Art 30 GDPR) è obbligatorio per le sole aziende con più di duecentocinquanta dipendenti e deve contenere tutti i dettagli inerenti le finalità del trattamento, le categorie di soggetti interessati, le tipologie di dati e l’eventuale trasferimento degli stessi in paesi terzi. Tale registro, che può essere in formato telematico, deve essere messo a disposizione dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali qualora lo richieda.

La valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (Art 35 del GDPR) deve essere effettuata dal Titolare quando sia probabile che la tipologia di dati trattati possa creare un elevato rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Tali valutazioni rivestono un ruolo fondamentale consentendo al Titolare del trattamento di identificare e valutare i rischi che altrimenti non sarebbero stati rilevati.

Responsabile del trattamento

Il Responsabile è un soggetto (persona fisica o giuridica) che concretamente tratta i dati per conto del Titolare e a cui viene demandato il compito di garantire che, le misure tecniche ed organizzative predisposte per la tutela dei dati, soddisfino i requisiti del GDPR.

Responsabile della protezione dati o DPO 

Il DPO è il professionista che svolge il ruolo di supervisore, incaricato dal Titolare del trattamento di verificare la corretta gestione dei dati personali negli enti pubblici e nelle aziende private che svolgono attività di monitoraggio sistematico su larga scala ovvero trattino informazioni sensibili o di dati relativi a condanne penali e a reati.

Sanzioni

Il GDPR ha apportato modifiche anche alla disciplina sanzionatoria inasprendo le sanzioni amministrative pecuniarie. Se infatti la Legge n. 196/2003 prevedeva l’applicazione di sanzioni che variavano da un minimo di tremila euro fino a un massimo di diciottomila, oggi le stesse possono raggiungere i 20 milioni di euro ovvero essere calcolate sul 4% del fatturato aziendale e possono essere applicate solamente al Titolare ed al Responsabile del trattamento, non anche al DPO.

Vediamo quindi in concreto alcune misure di sicurezza di cui un’azienda grafica dovrà dotarsi al fine di essere in regola con il GDPR, in base alle proprie dimensioni e ai dati trattati. Si suggerisce alle aziende di eseguire prima di tutto una valutazione del rischio, fornendo alcuni spunti per mantenere lo stesso più basso possibile.

Per quanto riguarda la gestione dei dati del personale dipendente, dei clienti, dei terzi e dei fornitori il Titolare deve assicurarsi che il trattamento dei dati avvenga esclusivamente all’interno dell’azienda, a cui il personale possa accedervi in maniera controllata. Inoltre al fine di scongiurare il rischio di intrusioni esterne i locali devono essere dotati di un sistema di allarme.

La conservazione dei dati su supporti elettronici deve avvenire su hardware o software, dotati di misure di sicurezza che limitino il rischio di perdita e di accesso non autorizzato ai dati, con sistema di autenticazione degli utenti, alta frequenza di back up e presenza di antivirus, protezione delle reti (firewall) e cifratura dei dati.

Ovviamente il livello di rischio aumenta nei casi in cui l’utilizzazione dei dati avvenga su piattaforme estranee al sistema informatico aziendale, sempre che non si accerti che la tenuta dei dati da parte dei terzi sia conforme a quanto stabilito dal Regolamento.

Infine, per la conservazione dei dati cartacei si suggerisce l’utilizzo di archivi che vengano chiusi a chiavi e posizionati in armadi dotati di serrature. In aggiunta si raccomanda alle aziende grafiche dotate di un sito web che raccolga dati personali tramite cookies e questionari online (anche semplicemente al fine di rilasciare preventivi per l’attività da svolgere), di creare una pagina sulla privacyove vengano fornite informazioni in merito ai diritti degli utenti (tra cui anche il diritto all’oblio), nonché dove venga precisata l’utilizzazione dei dati volti a profilare gli utenti durante la navigazione sul sito web e dove altresì i navigatori dovranno rilasciare il consenso al trattamento dei propri dati.

A Barcellona il XXIII Congresso d’autunno di Giflex

Si terrà a Barcellona nei giorni 11 e 12 ottobre il prossimo Congresso d’autunno Giflex.

Anche quest’anno il programma dell’incontro prevede nelle due giornate diversi temi di discussione che non mancheranno d’interessare tutti i partecipanti.

Si comincerà il primo giorno puntando i riflettori sul packaging analizzando i nuovi trend di consumo e le nuove strategie di CSR che le aziende devono applicare per essere sempre più competitive sul mercato.

La seconda giornata vedrà un’attenta riflessione sulle recenti decisioni dell’autorità europea in tema di Plastic Strategy.

Inoltre, si confronteranno in una tavola rotonda i rappresentanti dell’industria europea e italiana delle materie plastiche con le associazioni ambientaliste chiarendo le proprie posizioni cercando di trovare soluzioni condivise che rispettino l’ambiente mantenendo il livello di qualità e sicurezza oggi offerto ai consumatori.

Ecco il link al programma: https://www.giflex.it/web/img/Programma-Convegno-Giflex-2018.pdf.

Digitale e offset: un matrimonio che s’ha da fare

The equipment for a press in a modern printing house

Sempre più verso un’integrazione tra digitale e offset: a che punto siamo, settore per settore.

Continuità e complementaritàdei sistemi di stampa è la strada che si sta percorrendo oggi. L’integrazione tra offset e digitale si compie armonizzando e combinando le tecnologie, superando i limiti di ognuna al fine di ottenere il risultato migliore. Ma attenzione, l’integrazione non è uguale con ogni processo di stampa.

Print4All è stata sicuramente un successo e una ventata di ottimismo nel settore della stampa. I commenti positivi, l’interesse dei partecipanti, la qualità delle proposte presentate fanno capire che un evento di settore era ed è necessario. È apparsa subito evidente l’assenza di macchine da stampa tradizionali a discapito di una discreta presenza di macchine da stampa digitali di grande e piccolo formato. Potrà sembrare una forzatura, ma già questa semplice constatazione ci porta a capire come il tema dell’integrazione tra offset e digitale sia già una realtà nella più ampia accezione di prodotto stampato e nobilitato. Quest’ultimo, tema principe della scorsa drupa e argomento forte dell’ultimo LabelExpo, è la dimostrazione stessa che il prodotto stampato in digitale è una realtà e ha bisogno della stessa evoluzione nel post stampa. I settori dove questa integrazione è già presente sono disomogenei, ma la tendenza è quella di avere sempre più una continuità e una complementarità dei processi di stampa.

L’integrazione nei vari mercati

Assente in fiera, il settore che da tempo ha portato avanti una progressiva integrazione è l’editoria sia narrativa sia scolastica. Con una forte presenza sia di macchine a bobina sia a foglio, in questo settore sono i fattori di mercato che trainano la richiesta: gestione delle ristampe, produzione su richiesta e ordini di bassa tiratura. L’evoluzione della domanda nell’editoria scolastica ha portato molti stampatori a integrare linee digitali per la gestione di codici e contenuti in dato variabile in continuità con la produzione massiva in offset. Questo è stato favorito anche dalla richiesta tecnica del settore, in termini di formati e qualità visiva, che ha reso le diverse tecnologie di stampa digitale apprezzabili e valide sia in stampa sia in finitura.

Il settore etichetta è l’altra area dove il confine tra stampa digitale e stampa convenzionale si è ridotto, riferito al campo di applicazione e ai lotti di produzione. Quasi totalmente a bobina, la richiesta del mercato è il fattore che ha spinto molti produttori a guardare con interesse e a compiere investimenti nella direzione digitale. Pur essendoci ancora molti limiti tecnici riferiti alle specificità di ambito (il vino ha ancora le sue ferree esigenze ad esempio), la domanda di personalizzazione dei contenuti nell’etichetta è in continua crescita e ha portato ad avere linee digitali in linea con sistemi di stampa convenzionali.

Il fatto che questi due settori abbiano per primi intuito i benefici della integrazione tra digitale e convenzionale ha come denominatore comune la specificità dello stampatore in un settore, con riferimenti tecnici e numeri di produzione che possono supportare l’investimento. Per lo stesso motivo il prossimo settore dove questa integrazione diventerà operativa è quello del packaging, un vasto mondo dove ci sono filoni di sviluppo di prodotto già in essere e manca solo il salto produttivo.

Nel settore del packaging stiamo assistendo a una progressiva crescita delle installazioni di macchine flatbed e macchine da taglio connesse per la realizzazione di espositori punto vendita, allestimenti vetrina, prototipi e micro tirature di scatole ad alta personalizzazione. In altri ambiti del settore le richieste di pezzi per commessa sono ancora molto elevate per poter considerare una continuità tra produzione offset e produzione digitale. Tuttavia, alcune produzioni di astucci, scatole e pack di secondo livello, ad esempio nel settore parafarmaceutico e nel mondo bio, sono già in essere sia per supportare il lancio commerciale di nuove linee sia personalizzazione per i punti vendita.

La difficoltà di avere un’integrazione produttiva in questo settore è data da fattori tecnici sia in stampa, ad esempio la riproduzione di tinte di marchio o l’ottenimento delle idoneità per alcuni settori, sia in allestimento data l’esiguità dei numeri prodotti verso le macchine che fanno queste operazioni, richiedendo spesso operazioni manuali per finire il prodotto. Di fatto gli sviluppi delle macchine a foglio digitali “offset style” guardano al settore del packaging come primo ambito con l’obiettivo di avere continuità in qualità e una capacità produttiva integrabile con le produzioni tipiche del settore, rendendo possibile sviluppare, all’interno della medesima commessa, sia produzioni di massa sia produzioni personalizzate.

Il settore della stampa commerciale si avvale già parecchio della stampa digitale, ma, a parte alcuni produttori nell’online print, è da poco che è iniziato un vero percorso di integrazione. Spesso le macchine da stampa digitale assolvono compiti produttivi accessori alla produzione centrale in offset e lo spostamento da una tecnologia all’altra è dettato unicamente da i costi e dalle tempistiche di consegna. Il carattere generalista di questo tipo di stampatori rende molto alta la variabilità dei lavori da mettere in macchina e pur essendo questo uno dei capisaldi della stampa digitale, alcuni limiti derivanti per lo più da formati e costi di produzione, e una notevole automazione ed efficientamento negli avviamenti offset, hanno portato molti stampatori a essere ancora poco inclini a fare scambi di produzione. Tuttavia, questa tendenza ha iniziato a modificarsi da qualche anno e con l’arrivo di macchine da stampa digitali a foglio 50×70 tutto il comparto è in rapida crescita.

Bisogna mettere al centro il prodotto stampato: lo stampatore deve scegliere la tecnologia più adatta per ottenere il meglio

Lo stampato al centro

Proprio quest’ultimo salto tecnologico di formato porta alla domanda che molti visitatori del Print4All hanno posto e alla quale hanno cercato risposta: quale integrazione tra offset e digitale? Come dicono molto bene le aziende intervistate nelle prossime pagine, un ruolo predominante è dato dai workflowche sono in grado di gestire in modo integrato le commesse per entrambe le soluzioni di stampa e da un cambio di paradigma nella logica di gestione delle macchine da stampa offset e digitali che siano: ma questo non è ancora sufficiente.

Il prodotto stampato è il risultato di ragionamenti di aziende terze al mondo della stampa che hanno esigenza di comunicare qualcosa del proprio prodotto e sul proprio prodotto. Per farlo applica economie di scala dove necessario e criteri di massima visibilità ed efficacia dove richiesto, mettendo budget di spesa più o meno consistenti in una o in un’altra direzione. Ecco la sfida che ogni stampatore si troverà sempre di più a far fronte: promuovere la domanda, rispondere alle richieste.

L’integrazione tra offset e digitale si compie adottando e mixando i processi di stampa su un unico prodotto superando i limiti tecnologici per ottenere i migliori risultati. Alla capacità di saper gestire i dati che arrivano dai clienti, e in questa direzione sono già molteplici le possibilità, c’è l’esigenza di stampare questi dati in modo omogeneo, mantenendo sotto controllo i dati tecnici, organizzando i tempi e le sequenze delle operazioni di stampa e allestimento, con uno stretto controllo e ripartizione dei costi per assolvere la produzione di commessa. Questa evoluzione molto serrata è quanto emerge dalle richieste del mercato che usufruisce del prodotto stampato e da quanto i produttori di macchine da stampa digitale e offset stanno facendo.

Non bisogna fare l’errore, come in molti processi di integrazione è avvenuto, che l’integrazione sia uguale con ogni sistema e processo. La specificità di alcune macchine da stampa digitali è tale per cui ci può essere solo un’integrazione di processo nella gestione della commessa (è l’esempio delle tecnologie flatbed); con altre macchine digitali si può generare segnature da integrare nelle raccolta e quindi avere un totale allineamento con le macchine offset. Promuovere la domanda e rispondere alle richieste vuol dire mettere al centro il prodotto stampato, vuol dire, per uno stampatore, ragionare e sviluppare produzioni assieme ai propri clienti accettando che anche una macchina da stampa offset può generare un semilavorato da finire in macchina da stampa digitale. E questo è l’opportunità che le nuove tecnologie integrate possono dare.

Taga Tour 2018: prima tappa Imola con Ricoh

Il Taga Tour è l’evento che porta in giro per l’Italia i tecnici e i professionisti Taga Italia. Dopo il successo dell’edizione 2017 (che ha visto l’impegno di Taga su 8 tappe totali e altrettanti istituti di formazione che hanno ospitato decine di professionisti e rappresentanti delle aziende) Taga Italia ripropone l’evento anche per il 2018, coinvolgendo i partner e i fornitori di macchine digitali.

L’attività prenderà il via il 18 settembre 2018 a Imola, presso la sede della Ricoh, primo partner a sponsorizzare il tour.

Al centro della serata il Fogra PSD, documento tradotto in italiano proprio da Taga Italia e distribuito sia in occasione del Taga Day 2017 sia durante la partecipazione al Print4All: con il supporto di tecnici specializzati, sarà possibile approfondire il tema e osservare le sue applicazioni pratiche sulle tecnologie messe a disposizione proprio da Ricoh.

Per tutte le informazioni e domande, vi invitiamo a scrivere a info@taga.it o a visitare la pagina Ricoh dedicata all’evento a questo link: https://events.ricoh.it/imola-pp.

OKI Europe a Viscom 2018 punta i riflettori sulle soluzioni per il retail

Anche quest’anno OKI Europe parteciperà a Viscom Italia, con un’offerta completa e un ampio spazio dedicato, in particolare, alla declinazione delle proprie tecnologie per il mercato del retail.

Le stampanti della serie C800 e le MFP della serie MC800 saranno tra le protagoniste dello stand OKI. Entrambe le serie sono basate sulla tecnologia di stampa toner LED proprietaria e stampano in quadricromia, con una risoluzione massima di 1.200 dpi. Ambedue sono in grado di gestire supporti fino al formato A3, con la possibilità di realizzare anche banner con dimensioni fino a 297×1.300 mm, particolarmente interessanti per la comunicazione in-store. Le serie C800 e MC800 sono adatte a soddisfare in maniera completa le necessità di comunicazione visiva all’interno di negozi, boutique, piccole catene e franchising, con la possibilità di coniugare qualità, versatilità e un TCO tra i più bassi sul mercato.

Presso lo stand OKI, gli operatori della comunicazione visiva potranno, inoltre, scoprire le soluzioni per i professionisti delle graphic arts, destinate a Light Production, Wide Format e Labelling. Ci sarà la Serie Pro con: Pro9541 e Pro9542, stampanti Digital LED SRA3 a cinque colori, Pro6410 NeonColor, stampante A4 con toner neon e la recente Pro8432WT, dispositivo per stampa A3 con toner bianco. I visitatori potranno apprezzare la pionieristica tecnologia CMYK+1 di OKI, dotata di toner bianco con una coprenza assoluta e neon che consentono la stampa di colori vividi e vibranti. Le tecnologie Pro realizzano una vastità di applicazioni originali, su un’ampia gamma di supporti: dagli accessori moda e abbigliamento (grazie alla stampa transfer) alla segnaletica interna ed esterna, passando per la prototipazione. Per il segmento Wide Format saranno presenti la best seller ColorPainter M-64s e l’ultima nata, la versatile ColorPainter E-64s, entrambe con luce di stampa di 160 cm. ColorPainter E-64s è dotata di 6 canali colore (CMYK, Lc, Lm) e abbina alta risoluzione (leggibilità dei caratteri fino a 2 punti) a un range impressionante di applicazioni, su materiali come backlit, tessuto tecnico, carta da parati, mesh, PVC, banner, vinile e altri tipi di supporto. ColorPainter M-64s offre una combinazione vincente tra costi e prestazioni. Robusta, produttiva ed estremamente affidabile, è ideale per la comunicazione visiva indoor e outdoor su supporti in PVC, pellicole adesive e carta. Grazie al modulo LCIS (Large Capacity Ink System), ColorPainter M-64s permette lavorazioni non presidiate, ottimizzando il lavoro degli operatori. Entrambe le stampanti utilizzano inchiostri OKI eco-solvent SX ad alta pigmentazione che consentono un ampio gamut, con colori vividi, intensi e duraturi anche nelle applicazioni per esterni.

A Viscom il pubblico avrà, inoltre, la possibilità di vedere all’opera la stampante per etichette di OKI. La soluzione a colori per il labelling, basata su tecnologia OKI toner LED, si rivolge a stampatori, tipografie e centri copia ma anche al crescente numero di aziende che hanno bisogno di realizzare in-house piccole e micro tirature di etichette di elevata qualità.

«OKI ha colto con tempismo la rapida evoluzione delle piccole e medie aziende nel settore del retail. – spiega Romano Zanon, general manager south Europe Regional Marketing OKI Europe (Italia) – La nostra flessibilità e la rapidità nel rispondere alle richieste del mercato hanno portato OKI ad affiancare alle soluzioni di stampa tradizionali anche dispositivi pensati per applicazioni più verticali, intercettando le necessità di settori specifici, come quello del retail, in cui aziende come OKI Europe trovano grandi opportunità».

Nuova ricerca Ricoh: la stampa 3D cambia il volto del retail

Le nuove esigenze dei consumatori di oggi e le innovazioni tecnologiche portano i retailer di tutta Europa a utilizzare la stampa 3D per aumentare il proprio vantaggio competitivo. è quanto emerso da una nuova ricerca firmata Ricoh. Secondo questo nuovo studio “The Future of Print”, il 73% delle aziende del settore retail considera l’additive manufacturing una grande opportunità per aumentare la soddisfazione dei clienti.

L’84% dei 791 retailer coinvolti nella ricerca segnala come i clienti richiedano tempi di consegna sempre più ridotti, mentre il 74% mette in evidenza una crescita della domanda di prodotti personalizzati. La stampa 3D gioca un ruolo importante per soddisfare queste esigenze e, secondo il 68% degli intervistati, essa può rappresentare la vera fonte di differenziazione sul mercato.

David Mills, CEO di Ricoh Europe, commenta: «Per il settore retail diventa sempre più importante riuscire a realizzare per ogni singolo cliente il prodotto giusto, al momento giusto. I retailer che operano con punti vendita fisici concorrono con il business digitale per offrire prodotti on demand e personalizzati in base alle preferenze del consumatore. Un numero sempre maggiore di negozi rischia di chiudere e, per evitarlo, i rivenditori principali stanno ricorrendo al 3D printing per migliorare l’esperienza clienti e fidelizzarli, anche ottimizzando i tempi delle consegne».

Per stare al passo con questa evoluzione, il 68% dei retailer prevede di investire nell’additive manufacturing entro i prossimi due anni. In particolare, il 60% ritiene che il 3D contribuirà a velocizzare i processi produttivi e il 73% è convinto che questi sistemi di stampa li aiuteranno a cogliere nuove opportunità.

David Mills aggiunge:«Colmando il divario tra oggetti fisici e digitali, le tecnologie per l’Additive Manufacturing semplificano il modo in cui i prodotti vengono sviluppati e distribuiti. La produzione on demand diventa sempre più localizzata e i cambiamenti saranno ancora più significativi quando le aziende inizieranno a dare maggiore enfasi alla vendita di prodotti 3D riproducibili in modo illimitato».

Icma e Dimontonate siglano un accordo sui floccati

La specialità produttiva di Icma nel campo dei materiali floccati per termoformatura prende un nuovo slancio con l’accordo siglato con Dimontonate Floccati SpA, azienda protagonista in questo mercato da oltre 40 anni.

Con questa partnership Dimontonate Floccati diventa rivenditore esclusivo del materiale floccato per termoformatura di Icma che continuerà a gestire direttamente solo lo stock service per piccoli quantitativi. I prodotti diversi dai materiali floccati per termoformatura continueranno a essere distribuiti da Icma.

Le due aziende metteranno a fattore comune la loro pluridecennale esperienza per offrire ai propri clienti un prodotto e un servizio sempre migliori. Questa collaborazione si tradurrà anche in un beneficio tangibile per i clienti che utilizzano materiali per termoformatura in abbinamento alla carta e al cartoncino floccato per lavorazioni cartotecniche, in termini di uniformità, costanza di colore e qualità del servizio.

 

Durst e Omet rafforzano la partnership

I team di Omet Americas e Durst all’ingresso della sede di Omet Americas

Durst e Omet hanno stretto una partnership strategica che prevede per Omet l’esclusiva sulle vendite della linea Durst Tau in Nord America. L’accordo è entrato in vigore il primo agosto e vedrà la piena attuazione entro la fiera Label Expo Americas 2018, dove il nuovo Tau 330 RSC sarà presentato al mercato sia come sistema di stampa etichette stand-alone sia in linea sulla nuova macchina ibrida digitale-flexo Omet XJet.

La nuova partnership permetterà agli stampatori di avere un unico punto di riferimento per una superiore capacità di engineering, maggiori servizi ed elevate competenze per la stampa combinata digitale/flexo. Unire le forze è stata un’evoluzione naturale per due marchi leader come Omet e Durst, che in questo modo estendono il loro raggio d’azione in Nord America. Utilizzando la sede Omet di Chicago, avranno una base strategica sia per le demo con i clienti sia per garantire tempi di consegna più rapidi. Durst ha nominato Richard Thomas, ex-business development manager per la North American Label Segment, nuovo direttore della North American digital business initiative for Labels and Package Printing.

«Siamo lieti di ampliare la nostra collaborazione con Omet», ha affermato Helmuth Munter, global segment manager per la divisione Labels & Package Printing del gruppo Durst. «Unire il nostro know-how e le nostre competenze di mercato rappresenta un valore aggiunto per i nostri clienti e contribuisce ad accelerare la digitalizzazione del mercato label&packaging».

Claudio Semenza, sales director di Omet Americas, ha dichiarato:«Omet è entusiasta della collaborazione con Durst. Questa partnership ci consente di offrire un sistema completo di soluzioni di stampa in Nord America. L’interesse per la stampa digitale sta crescendo rapidamente e Omet Americas ha le risposte giuste per il mercato».

Marco Calcagni, Omet sales & marketing director, ha aggiunto:«Questa è una linea di stampa completamente Made in Italy, che soddisfa le attuali tendenze di mercato verso la personalizzazione, la consegna just-in-time e la nobilitazione del prodotto finale, mantenendo allo stesso tempo le capacità di stampa tradizionali. Durst è il partner giusto perché ha una profonda conoscenza del mercato e la migliore tecnologia inkjet digitale a livello internazionale».

Packaging: uno sguardo al mercato

Economic Packaging Conference è un appuntamento importante per il mercato del packaging. Durante l’evento si sono susseguiti vari interventi che hanno delineato i trend evolutivi del mercato, regalando un’anticipazione circa i prossimi aggiornamenti legislativi dell’Unione Europea, sono stati anche mostrati i dati economici del settore e le previsioni di mercato per il 2019.

L’importanza del tema del riciclo, che ha fatto da filo conduttore per la parte iniziale della conferenza, è stata analizzata da Giorgio Quagliuolo presidente Conai sotto più punti di vista. Partendo dal concetto di economia circolare che ha cambiato il paradigma di riferimento per quanto riguarda l’utilizzo e il recupero delle risorse impiegate nei processi produttivi, Quagliolo ha illustrato le principali novità introdotte dall’UE, con il pacchetto sull’economia circolare che stabiliscono, con scadenze prestabilite, nuovi obiettivi giuridicamente vincolanti per il riciclaggio dei rifiuti e la riduzione dello smaltimento in discarica . Il pacchetto, tra le altre cose, fissa il riciclo dei rifiuti di imballaggi entro il 2025 al 65% (70% entro il 2030) con obiettivi diversificati per materiale, come illustrato nella tabella di fig.1. Con soddisfazione è stato notato che l’Italia ha già raggiunto con anticipo la quota prestabilita dall’UE per il 2025 grazie a politiche corrette e allo sforzo che aziende e Conai hanno profuso in campagne di sensibilizzazione. Da notare poi che le nuove regole riguardano anche le discariche e prevedono un obiettivo vincolante di riduzione dello smaltimento in discarica. Infatti, entro il 2035 solo il 10% del totale dei rifiuti urbani potrà essere smaltito in discarica. Per continuare sulla strada già intrapresa e raggiungere gli obiettivi del 2030 Conai ha intenzione di rafforzare gli interventi lungo tutta la filiera con particolare attenzione a temi nuovi e attuali come l’eco-design del packaging e la R&D nel campo delle tecnologie innovative per il recupero e riciclo degli imballi.

Il mercato italiano: analisi e considerazioni

La consueta fotografia del settore del packaging in Italia, analizzato in tutte le sue componenti, è stata fatta da Barbara Iascone dell’Istituto Italiano Imballaggio.Ne è uscito un quadro che, come sempre accade, evidenzia per il 2017 una stretta correlazione tra l’andamento del settore manifatturiero (+ 2,8% di fatturato) e quello dell’imballaggio (+2,7% di fatturato); questa correlazione deriva principalmente dal fatto che i prodotti che “escono” dalle aziende manifatturiere richiedono di essere confezionati e quindi generano un indotto considerevole. I numeri di produzione ed esportazione rispetto al 2016 sono tutti positivi (+2,7 produzione, +4,0 esportazione), cresce leggermente anche la quota di importazione (+1,5%). Interessante il raffronto tra il 2007, anno di pre-crisi, e il 2017. Qui la crescita in termini di fatturato è stata del 28%,3 mentre la produzione, misurata in tonnellate di prodotto, segna -3,8%, ma, ha fatto notare la relatrice, hanno giocato un ruolo importante le politiche volte a ridurre del peso dell’imballaggio che ha caratterizzato gli ultimi anni.

L’analisi del settore in termini economici fissa in 32.567 miliardi il fatturato, con una quota di esportazione pari a 3966 miliardi (+211 miliardi su 2016) e di importazione pari a 1807 miliardi (+119 miliardi su 2016).

Dopo tanti anni i trend di produzione per i materiali che compongono il settore del packaging sono positivi e in crescita a eccezione dei contenitori rigidi poliaccoppiati che restano stabili sia in termini di produzione sia di fatturato.

La crescita è trainata dal comparto legno, dove la produzione di pallettes segna un +5%, dagli imballaggi industriali con +2 mentre è in riduzione la quota attribuibile alle cassette per l’ortofrutta sempre più spesso sostituite dalle cassette in cartone ondulato. Anche il vetro segna un +3 grazie alle bottiglie, l’imballo più rappresentativo della categoria, che da solo copre l’88% di tutta la produzione. Nel settore della plastica negli ultimi tempi hanno assunto una quota rilevante le vaschette termoformate (+12) usate molto per la gastronomia. Va rilevato che in Italia il consumo è ancora ridotto, essenzialmente avviene per i cibi consumati durante la pausa pranzo, mentre all’estero è ampiamente utilizzato per la vendita di cibi pronti da scaldare nel forno a microonde. Il settore delle bottiglie in plastica segna un +6. La categoria dei cellulosici, trascinata dalla crescita dell’e-commerce che ha generato la domanda di imballaggio secondario, mette a segno un +2. La crescita positiva in termini di produzione si replica anche in termini di fatturato.

Analizzando la correlazione che esiste tra l’andamento dell’industria manifatturiera e il settore del packagingè stata presentata l’ipotesi evolutiva della produzione di imballaggi. A partire quindi dalle ipotesi di crescita del comparto manifatturiero è stato ipotizzato per il settore dell’imballaggio un tasso di crescita medio annuo del 2,5%che potrebbe portare nel 2021 a produrre 17.775 migliaia di tonnellate di imballaggi per un corrispettivo in termini di fatturato pari a 35 miliardi. Prospettive buone anche se l’Italia sta impiegando tanto tempo a recuperare le quote produttive pre-crisi ma, a detta di Iascone, siamo sulla buona strada per riprendere a crescere con tassi costanti.

Lo scenario internazionale e le previsioni

Ad Alessandra Benedini di Prometeia, è toccato l’onere di presentare le previsioni per l’industria italiana formulate all’interno dello scenario internazionale caratterizzato da una marcata incertezza imputabile a diversi fattori.

A livello mondiale il 2018 si è aperto positivamente; la produzione industriale ha confermato buoni ritmi di crescita grazie alle performance dei Paesi emergenti che hanno compensato il rallentamento delle economie avanzate, che pur beneficiano ancora degli incrementi del 2017. Sono confermate le attese di crescita dell’economia mondiale nel 2019, ma per le principali economie avanzate (Stati Uniti in primis) si attende una decelerazione generalizza  a causa di minore sostegno delle politiche economiche (Fig.6). È stato più volte evidenziato che in questo scenario sono cresciuti i rischi che potrebbero comportare un ribasso alle previsioni. Tra questi sono state citate le tensioni geopolitiche nell’area Medio Orientale che potrebbero portare a un aumento del costo del petrolio, le evoluzioni del commercio mondiale dovute alle politiche protezionistiche statunitensi che sono ancora un’incognita, le possibile turbolenze nei mercati finanziari dovute a una politica monetaria americana più restrittiva che potrebbe portare a un rialzo dei tassi di interesse.

Le previsioni per l’Italia si basano sulle buone performance del settore manifatturiero che ha ritrovato competitività sui mercati internazionali grazie anche agli investimenti che le aziende hanno fatto. Per Prometia l’attività industriale crescerà del +2.4 nel 2018 e segnerà un +2.1 nel 2019 portando il fatturato ai livelli del 2007. Il traino della crescita è la meccanica, ma buone performance sono attese anche dai settori dell’elettrotecnica e autoveicoli.

Sul fronte delle materie prime Prometia prevede, nel 2018, aumenti per i comparti principali con in testa il legno (+16) e la cellulosa (+11) mentre nel 2019 questa tendenza si attenuerà con una diminuzione del 5% per legname, cellulosa e acciai.

E proprio sul tema del costo delle materie primee sulle tecniche oggi a disposizione per eseguire delle previsioni sulla variazione dei prezzisi è concentrato l’intervento di Emanuale Della Valle di fluxedo. Per spiegare il metodo alla base dello studio, è stato scelto l’alluminio come materia prima su cui eseguire l’analisi predittiva. Mediante l‘impiego dell’analisi statistica, del data mining e del machine learning i dati storici e le variabili inerenti le quotazioni dell’alluminio sono state elaborate con la tecnica del deep learningche, a detta del relatore, garantisce previsioni più veritiere rispetto alla media mobile (altra tecnica usata in statistica). Questa metodologia offre risultati più veritieri soprattutto in presenza di eventi anomali nello scenario mondiale. Sicuramente è una tecnica da osservare con interesse poiché la disciplina della statistica grazie all’affermazione dei Big Data potrà dare un aiuto anche al settore del packaging.

I lavori si sono conclusi con relazioni sul tema della blockchaine delle agevolazioni fiscali legate all’Industria 4.0, già ampiamente trattata su Italia Grafica. Per quanto riguarda la blockchain, è nostra intenzione dedicare uno spazio adeguato nei prossimi numeri. In effetti l’interesse su questa tematica è notevole, si basa sugli smart contract e si pone come metodologia di gestione di dati condivisi, in primis i contratti, fornendo garanzie di immutabilità e disponibilità per tutti gli attori coinvolti nella filiera produttiva. Nel settore del packaging, a detta di Edoardo Tedeschi della Osborne Clarke, la blockchain si pone come tecnologia in grado di monitorare e gestire i contratti e il controllo della provenienza dei materiali impiegati per la produzione di imballi.