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Unicar Ravenna: hub strategico per Romagna, San Marino e Marche

La filiale di Ravenna di Unicar, dealer ufficiale Yale e Hyster per l’Italia, rafforza il proprio ruolo come hub logistico strategico per la Romagna, San Marino e l’area nord delle Marche. Il presidio, attivo dal 1993, si consolida grazie all’ampliamento della sede con una nuova struttura di 5.000 m², competenze trasversali e continuità di servizio, confermando l’impegno di Unicar nella movimentazione industriale e portuale.

Una storia di crescita e presenza territoriale

Fondata pochi mesi dopo la nascita di Unicar, la filiale di Ravenna ha rappresentato l’avvio del modello di presenza diretta sul territorio, consolidando il ruolo di dealer esclusivo Yale in Italia. Le prime forniture a clienti storici come Orogel e il Gruppo Ciclat hanno segnato l’inizio di un percorso di fiducia duraturo, oggi esteso a una clientela diversificata tra GDO, logistica, industria manifatturiera e attività portuali.

Dal 2004, sotto la guida di Luca Baldini, la filiale ha ampliato il perimetro operativo, evolvendo da una sede iniziale di dimensioni ridotte fino all’attuale spazio di Villanova di Bagnacavallo, che ospita 22 collaboratori e un hub completo di vendita, noleggio e assistenza.

Hub operativo e flotta completa per ogni esigenza

Oggi la filiale di Ravenna gestisce oltre 650 macchine sotto contratto di manutenzione e una flotta a noleggio di circa 500 mezzi, confermandosi punto di riferimento per il porto di Ravenna e per importanti operatori industriali e logistici, tra cui Compo Italia, Rosetti Marino, Gruppo Setramar, Nadep e Italterminal.

La filiale continua a sviluppare progetti ad alto valore applicativo, rinnovando collaborazioni storiche e fornendo carrelli elevatori Yale, Hyster e Carer, inclusi i modelli heavy-duty fino a 25 tonnellate, per garantire soluzioni affidabili anche in contesti produttivi complessi.

Unicar: partner strategico per imprese e logistica industriale

Con sede centrale a Nibionno (Lecco), Unicar SpA opera in tutta Italia con 8 filiali, 40 concessionari e oltre 220 addetti, offrendo servizi integrati di vendita, noleggio, consulenza e assistenza post-vendita. Il gruppo, guidato dal Vicepresidente Luca Spreafico, si distingue per una gamma di prodotti unica in Europa, dai transpallet compatti Yale ai carrelli portuali diesel Hyster, fino ai carrelli elettrici Carer heavy-duty, fiore all’occhiello del gruppo dal 2013.

La filiale di Ravenna rappresenta oggi un modello di eccellenza operativa, capace di garantire continuità, competenza tecnica e supporto concreto alle imprese del territorio, rafforzando quotidianamente il valore della rete Unicar in Italia.

Heidelberg rafforza la presenza in India

L’India si conferma un mercato strategico per Heidelberg che rafforza la propria presenza nel Paese per cogliere le opportunità offerte dalla forte crescita del mercato del packaging.

Durante una recente visita, David Schmedding, Chief Technology & Sales Officer, ha incontrato clienti e partner locali, ribadendo il ruolo chiave dell’India nella strategia del Gruppo. Heidelberg punta a consolidare la propria posizione come system integrator, offrendo soluzioni end-to-end per stampa di packaging, etichette e stampa commerciale.

Il mercato indiano del packaging, sostenuto dalla crescita economica, dall’urbanizzazione e dall’aumento dei consumi, è destinato a passare da circa 12 a 20 miliardi di dollari entro il 2030, con forti tassi di sviluppo nei settori farmaceutico, alimentare, beverage ed e-commerce.

Tra le tecnologie più richieste spicca la Speedmaster CX 104, apprezzata per il rapporto qualità-prezzo e la flessibilità, scelta ad esempio da Noble Printing Press, azienda di stampa indiana in forte crescita, attiva nel settore della stampa di packaging e commerciale. Cresce inoltre anche l’interesse per il sistema flessografico Boardmaster e per le soluzioni ibride di stampa etichette Gallus.

Secondo Jürgen Otto, CEO di Heidelberg, l’India rappresenta un pilastro della strategia nell’area Asia-Pacifico e un contributo crescente a vendite e redditività, anche grazie al rafforzamento della rete di vendita e assistenza locale.

HP annuncia un cambio al vertice: Bruce Broussard CEO ad interim

HP Inc. annuncia un cambio ai vertici: Bruce Broussard è stato nominato amministratore delegato ad interim, con effetto immediato. Succede a Enrique Lores, che lascia il ruolo di presidente e CEO dopo oltre trent’anni in azienda.

Il Consiglio di Amministrazione ha avviato la ricerca del nuovo CEO permanente, mentre HP conferma la propria strategia sul Future of Work e le previsioni finanziarie per il 2026.

Contestualmente, PayPal Holdings ha nominato Enrique Lores alla guida della società di pagamenti digitali come presidente e amministratore delegato, incarico che assume lasciando HP. Lores subentra nel ruolo di capo-azienda ad Alex Chriss.

Konica Minolta AccurioJet 30000, l’inkjet B2 diventa una scelta strategica

La stampa inkjet UV in formato B2 ha raggiunto la piena maturità e chi decide di abbracciarla oggi può assicurarsi un vantaggio competitivo domani. La nuova AccurioJet 30000 di Konica Minolta, lanciata sul mercato italiano a fine 2025, rappresenta il culmine di anni di sviluppo tecnologico e già conta tre installazioni in Italia.

Una tecnologia che cresce in silenzio ma con risultati concreti

Alcune tecnologie arrivano con clamore, altre avanzano silenziose ma costanti. L’AccurioJet 30000 appartiene alla seconda categoria: evoluzione diretta del modello KM-1 presentato a drupa 2016, oggi si distingue per affidabilità, ripetibilità e qualità pari all’offset.

Il sistema, in grado di stampare formati fino a 585 × 750 mm, sfrutta inchiostri UV ad asciugatura LED e un motore di stampa industriale a 1.200 dpi, integrato con IJ Manager, un ecosistema di software e sensori per il controllo delle teste e della qualità di stampa. Non si tratta di una soluzione assemblata, ma di un progetto unico pensato per riprodurre la qualità dell’offset con la flessibilità del digitale.

Come spiega Alessandro Viganò, Product Manager Industrial Printing di Konica Minolta Italia: «Se dovessimo riassumere AccurioJet in una frase, diremmo che stampa come una offset ma si comporta come una digitale».

Stampa di qualità su qualsiasi supporto

Grazie agli inchiostri UV LED e alla Dot Freeze Technology, AccurioJet 30000 garantisce immagini pulite, microtesti leggibili e colori uniformi su una vasta gamma di supporti: carte naturali e patinate, cartoncini goffrati o martellati, plastici e metallizzati. Il risultato visivo è simile all’offset, senza l’effetto “plasticoso” tipico dell’inkjet UV tradizionale.

Una macchina, mille mercati

La vera forza dell’AccurioJet 30000 è la sua elasticità applicativa. Dalla stampa di bugiardini farmaceutici a cataloghi e espositori da banco, la macchina gestisce supporti da 0,06 a 0,6 mm nello stesso turno di lavoro. Per stampatori commerciali e cartotecniche, questo significa ridurre tempi di preparazione, test e approvazioni, ottenere prove colore fedeli e ristampe immediate, anche per diverse aree geografiche o stagionalità.

Tra i settori chiave: packaging personalizzato, materiali per il punto vendita, locandine, libri d’arte, astucci pieghevoli e contenitori e-commerce. Grazie al modello a consumo, AccurioJet 30000 è competitiva anche su tirature ridotte, dove l’offset risulta meno conveniente.

Produttività e ripetibilità senza compromessi

Nonostante si possa pensare che il digitale sia più lento dell’offset, AccurioJet 30000 dimostra il contrario nella produzione reale. Non richiede lastre né copie di avviamento, e la funzione “RIP while printing” permette di preparare il lavoro successivo mentre la macchina stampa. Il risultato? Minori tempi morti, massima ripetibilità e meno contestazioni, grazie al controllo di variabili come temperatura, umidità e usura dei materiali.

Konica Minolta, forte dell’esperienza della KM-1, garantisce inoltre una straordinaria durata nel tempo, proteggendo l’investimento dello stampatore.

Per chi è pensata AccurioJet 30000

La stampa digitale B2 è stata a lungo una nicchia, con installazioni limitate quasi esclusivamente a stampatori online e tipografie già orientate all’offset. Oggi la maturità raggiunta dall’inkjet UV e la versatilità di AccurioJet 30000 stanno cambiando gli equilibri.

«La domanda non è più se funzionerà, ma quanto può farmi guadagnare», conclude Viganò. «Sempre più aziende digitali guardano all’inkjet B2 per aumentare formati, marginalità e qualità percepita».

Liyu KC 3020 Pro XL Plus entra in produzione da Berchet Ingegneria di Stampa

Berchet Ingegneria di Stampa accelera sull’innovazione tecnologica con l’introduzione della stampante industriale inkjet UV LED Liyu KC 3020 Pro XL Plus, top di gamma della linea flatbed Liyu. L’investimento consente all’azienda di ampliare la capacità produttiva, accedere a nuove applicazioni ad alto valore aggiunto e migliorare l’efficienza dei flussi di lavoro.

Fondata oltre 40 anni fa dai fratelli Bruno e Claudio Saccuman, Berchet ha saputo evolvere da laboratorio artigianale a partner tecnico-produttivo per progetti complessi e ad alto contenuto tecnologico. Oggi l’azienda opera su una superficie di circa 3.000 m², offrendo servizi che spaziano dalla consulenza alla progettazione, dalla stampa alla modellazione 3D, fino alla prototipazione rapida e alla logistica.

Una strategia basata sull’innovazione tecnologica

“Il nostro valore competitivo è sempre stato legato agli investimenti in tecnologie emergenti”, spiega Bruno Saccuman, socio di Berchet. “Nel tempo abbiamo anche collaborato con diversi costruttori come beta tester, con l’obiettivo di proporre ai clienti soluzioni fuori standard e tempi di risposta rapidi”.

La scelta di rinnovare il reparto stampa flatbed industriale nasce dall’esigenza di incrementare produttività e qualità, mantenendo elevati standard di affidabilità. L’incontro con la tecnologia Liyu è avvenuto durante Fespa 2024, dove Berchet ha potuto valutare da vicino le prestazioni dei sistemi flatbed del costruttore.

“Dopo due giornate di test presso il centro demo e R&D di Liyu Italia a Milano, abbiamo riscontrato una piena corrispondenza con le nostre esigenze produttive”, continua Saccuman.

Liyu KC 3020 Pro XL Plus: prestazioni industriali e massima versatilità

Il modello scelto, Liyu KC 3020 Pro XL Plus, è dotato di un piano aspirante da 3.050 × 2.050 mm e di un carrello di stampa XL movimentato da motori magnetici su entrambi gli assi. La configurazione può ospitare fino a 40 teste di stampa Ricoh Gen6 da 5 pl, raggiungendo una produttività massima di 480 m²/h.

“Qualità, velocità e semplicità d’uso sono stati fattori decisivi”, sottolinea Saccuman. “La solidità costruttiva e le scelte progettuali ci garantiscono precisione e affidabilità nel lungo periodo”.

Nuove applicazioni e benefici misurabili

Grazie alla nuova tecnologia flatbed UV LED, Berchet è ora in grado di affrontare lavorazioni prima non gestibili, come:

  • stampa lenticolare

  • effetti tattili e materici

  • stampa su materiali riflettenti ed effetto specchio

  • nobilitazione di superfici industriali

Dal punto di vista operativo, l’azienda ha registrato una riduzione dei tempi di produzione, un incremento della qualità media e una maggiore flessibilità nella gestione di medi e grandi volumi di pannelli, anche grazie alla modalità Tandem e ai pin di registro automatici e manuali.

Fondamentale anche il rapporto con Liyu Italia, che si conferma non solo fornitore tecnologico ma partner consulenziale, grazie alla presenza diretta sul territorio con showroom, assistenza tecnica, magazzino inchiostri e parti di ricambio.

“Il riscontro è pienamente coerente con le aspettative, sia sul piano tecnologico che su quello dei servizi post-vendita”, conclude Saccuman. “Un aspetto determinante quando si investe in un macchinario di fascia industriale”.

Tecnologia come leva competitiva

In un mercato sempre più competitivo, Berchet considera l’aggiornamento tecnologico un elemento imprescindibile. L’accesso a soluzioni industriali affidabili, differenzianti e rapidamente ammortizzabili, come quelle di Liyu, rappresenta una leva strategica per sostenere la crescita e sviluppare nuove opportunità di business.

 

Canon Platinum EcoVadis: secondo anno consecutivo nel top 1% mondiale

Canon continua a distinguersi per il suo impegno nella sostenibilità, ottenendo per il secondo anno consecutivo la medaglia Platinum di EcoVadis, riconoscimento che colloca l’azienda nell’1% delle imprese top a livello mondiale valutate per le performance ambientali, sociali ed etiche.

EcoVadis analizza oltre 150.000 aziende in 185 Paesi e 250 settori, concentrandosi su quattro aree chiave: ambiente, lavoro e diritti umani, etica e approvvigionamento sostenibile. Canon ha raggiunto un punteggio complessivo di 89/100, in aumento rispetto agli 85/100 del 2025, confermando il rating Platinum e migliorando ulteriormente la propria posizione.

Il Gruppo Canon ha ottenuto risultati particolarmente elevati nelle aree ambiente e lavoro e diritti umani, a testimonianza del suo impegno costante e globale nella sostenibilità. L’azienda ha implementato la Canon Group Human Rights Policy e ha sviluppato processi di due diligence a livello internazionale per garantire il rispetto dei diritti umani.

Obiettivi concreti per un futuro sostenibile

Canon punta a raggiungere zero emissioni nette di gas serra (Scope 1, 2 e 3) entro il 2050 e ha definito obiettivi di riduzione delle emissioni basati sulla scienza (SBTi): entro il 2030, -42% Scope 1 e 2 e -25% Scope 3 (categorie 1 e 11) rispetto ai livelli del 2022.

Peter Bragg, EMEA Sustainability & Government Affairs Director di Canon EMEA, ha dichiarato: “Siamo molto orgogliosi di aver ottenuto la valutazione EcoVadis Platinum per il secondo anno consecutivo. Questo riconoscimento, insieme al miglioramento del nostro punteggio, conferma il nostro impegno verso pratiche aziendali sostenibili e ci motiva a continuare ad alzare l’asticella della sostenibilità nel nostro settore.”

Canon conferma così la propria filosofia Kyosei – vivere e lavorare insieme per il bene comune – e il ruolo attivo nel supportare le aziende clienti nella realizzazione di soluzioni sostenibili.

Federazione Carta e Grafica: il “solo digitale” non garantisce un’informazione inclusiva e sostenibile

Nel dibattito europeo su digitale e consumatori, la Federazione Carta e Grafica difende il ruolo della carta per farmaci e scontrini: il rischio è un’informazione meno accessibile, meno equa e non davvero sostenibile.

Nel confronto in corso in Italia e in Europa sull’uso responsabile del digitale nella legislazione sui prodotti di consumo, la Federazione Carta e Grafica ribadisce una posizione netta: un approccio “solo digitale” non garantisce un’informazione pluralista, trasparente e realmente accessibile per tutti i consumatori.

Il tema riguarda ambiti particolarmente sensibili, come i foglietti illustrativi dei farmaci e la progressiva digitalizzazione degli scontrini di acquisto, oggi al centro di proposte normative europee come l’Omnibus IV e il Farma Package.

Digital divide e accesso all’informazione

Secondo i dati Eurostat, solo il 56% dei cittadini dell’Unione Europea tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, mentre restano completamente esclusi gli over 74. Limitare istruzioni, documentazione e informazioni di sicurezza esclusivamente al formato online presuppone quindi accesso a internet, dispositivi adeguati e competenze digitali non uniformemente distribuite.

In questo scenario, la carta continua a rappresentare uno strumento essenziale di inclusione, in grado di garantire immediatezza, comprensibilità e continuità dell’informazione, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.

Scontrini cartacei: tutela del consumatore e sostenibilità

Anche la progressiva eliminazione degli scontrini cartacei solleva criticità rilevanti. Oltre al tema del digital divide, emergono questioni legate a privacy, operatività e diritti del consumatore, senza che vi siano evidenze di reali benefici ambientali.

La Federazione ricorda infatti che le nuove carte termiche sono riciclabili e che la carta vanta in Europa tassi di riciclo tra i più alti in assoluto, inserendosi pienamente in un modello di economia circolare.

Critiche all’Omnibus IV

Particolare preoccupazione suscita l’impostazione dell’Omnibus IV, che consentirebbe ai consumatori di richiedere le istruzioni cartacee solo dopo l’acquisto, con tempi di attesa che possono arrivare fino a un mese. Una soluzione che, secondo la Federazione Carta e Grafica, compromette l’uso sicuro e immediato dei prodotti, soprattutto in settori come quello farmaceutico.

La disponibilità continua delle istruzioni su carta favorisce invece:

  • l’uso corretto dei prodotti

  • la riparabilità

  • il riutilizzo e la circolazione nel mercato dell’usato

  • una reale applicazione dei principi di sostenibilità e circolarità

Carta e digitale: una falsa contrapposizione

Nel documento di lavoro della Commissione Europea si afferma che “i progressi tecnologici nei dispositivi digitali riducono continuamente il consumo energetico, a differenza dei costi legati al ciclo di vita della carta”. Una posizione che la Federazione definisce fuorviante, perché ignora:

  • l’impatto ambientale dei rifiuti elettronici

  • il consumo energetico dei data center

  • l’elevata riciclabilità della carta in Europa

Un’informazione davvero inclusiva

Per la Federazione Carta e Grafica, garantire la presenza delle istruzioni cartacee all’interno dell’Omnibus IV e del Farma Package resta una condizione imprescindibile per assicurare un’informazione:

  • inclusiva

  • sostenibile

  • accessibile

  • coerente con i principi dell’economia circolare

Una transizione digitale responsabile, sottolinea la Federazione, non può prescindere da un approccio multicanale, in cui carta e digitale convivono a tutela dei cittadini e dell’ambiente.

Giflex, filiera a confronto: l’Italia dell’imballaggio verso la nuova normativa europea

Vale 51,3 miliardi di euro la filiera italiana dell’imballaggio, uno dei pilastri del Made in Italy industriale. Un comparto che unisce produttori di imballaggi e costruttori di tecnologie per il confezionamento, la stampa e il converting e che continua a mostrare solidità e capacità di innovazione, pur trovandosi oggi ad affrontare una delle fasi più delicate della sua storia: l’impatto del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR).

Nel 2024 la produzione nazionale ha raggiunto 17,26 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente, con un fatturato complessivo di 37,96 miliardi di euro. Il settore rappresenta il 3,3% del fatturato manifatturiero e l’1,7% del PIL. Le previsioni indicano una crescita stabile anche nei prossimi anni, con un +1% atteso nel 2025 e un tasso medio annuo dell’1,2% fino al 2028 (Fonte: Istituto Italiano Imballaggio).

Numeri che raccontano un settore in buona salute, ma che non cancellano le criticità legate alla transizione sostenibile. Il PPWR fissa obiettivi ambiziosi, a partire dalla riduzione del 15% dei rifiuti di imballaggio entro il 2040, mentre la domanda di mercato continua a crescere e i consumatori chiedono soluzioni sempre più sicure, pratiche e sostenibili. Una sfida complessa: continuare a crescere riducendo l’immesso al consumo.

Di questo si è discusso il 29 gennaio al Senato della Repubblica nel corso dell’incontro “Filiera a confronto: l’Italia dell’imballaggio verso la nuova normativa europea”, promosso dal Senatore Gianluca Cantalamessa, Membro della Commissione Industria, e organizzato da Giflex – Gruppo Imballaggi Flessibili. Un confronto tra istituzioni e industria per fare il punto sui dati economici del 2024 e sulle prospettive del settore alla luce della nuova regolamentazione europea.

«Oggi servono strumenti stabili e applicabili per chi produce, per chi utilizza, per chi recupera e per chi ricicla gli imballaggi. Le imprese non possono lavorare nell’incertezza: devono programmare, investire, innovare», ha dichiarato Alberto Palaveri, presidente di Giflex e vicepresidente Assografici con delega al packaging. «Possiamo diventare un esempio virtuoso di efficienza e sostenibilità, ma a condizione che nessun attore della filiera venga lasciato indietro».

Giflex chiede un approccio pragmatico alla normativa europea, orientato alla fattibilità industriale e ai risultati concreti. Tra le priorità, l’attivazione di strumenti che favoriscano la riduzione dell’immesso al consumo attraverso investimenti mirati e il rafforzamento del sistema di raccolta e riciclo, che deve evolvere insieme ai nuovi materiali e alle nuove soluzioni di packaging, senza preclusioni verso tecnologie come il riciclo chimico.

Secondo Palaveri, la stessa logica adottata per il revamping industriale e l’efficienza energetica dovrebbe guidare anche questa fase della transizione: criteri di sostenibilità chiari e strumenti in grado di compensare i costi del cambiamento, per proteggere la competitività della filiera e rafforzarne la leadership.

Un ruolo chiave può essere giocato dall’imballaggio flessibile, considerato una delle soluzioni più efficienti in termini di rapporto peso/prodotto: in media pesa solo il 2-3% del contenuto. Nel 2024 il mercato europeo del flessibile ha raggiunto un fatturato di 18,8 miliardi di euro (Fonte: FPE – Flexible Packaging Europe – Wood Mackenzie), con prospettive di crescita significative a livello globale ed europeo entro il 2029 (Fonte: FPE – Euromonitor International). In Italia il settore conta circa 12.000 addetti, una produzione intorno alle 400.000 tonnellate e un fatturato superiore ai 4,3 miliardi di euro (Fonte: Giflex – Mecs).

Il flessibile garantisce sicurezza alimentare, igiene e riduzione degli sprechi grazie all’allungamento della shelf-life, ma resta centrale il tema del riciclo. Per questo Giflex annuncia l’intenzione di promuovere nei prossimi mesi un tavolo di lavoro di filiera sulla riduzione dell’immesso al consumo, in dialogo con Governo e Parlamento.

«Il Made in Italy dell’imballaggio è un modello industriale di eccellenza, competitivo e sostenibile», ha affermato il Senatore Gianluca Cantalamessa. «La riduzione dei rifiuti si vince con un approccio di filiera, dialogo con le istituzioni e flessibilità normativa, non con norme ideologiche che rischiano di penalizzare chi è già avanti».

TAGA Italia: nuova presidenza e linee strategiche per il biennio 2026–2027

Il Consiglio Direttivo di TAGA Italia ha completato l’insediamento dei nuovi organi sociali e definito le cariche associative per il biennio 2026–2027. Alla guida dell’Associazione è stato eletto all’unanimità Raffaele Angelillo, che assume la presidenza succedendo ad Alessandro Mambretti.

Il nuovo presidente porta in TAGA Italia un profilo professionale che integra competenze nell’editoria tecnica, nella comunicazione digitale e nel management. La sua esperienza nella trasformazione digitale e nella comunicazione integrata si colloca in continuità con l’impostazione tecnico-scientifica dell’Associazione, con particolare attenzione al raccordo tra innovazione tecnologica e processi industriali consolidati.

Nel corso del mandato, il Consiglio Direttivo intende concentrare l’attività su tre direttrici principali: il rafforzamento del brand TAGA Italia, una revisione strategica delle attività di gestione e divulgazione tecnica e un rinnovato impegno verso le nuove generazioni di professionisti del settore grafico.

A supporto della Presidenza sono stati nominati vice presidenti Adalberto Monti e Piero Pozzi. Alessandro Mambretti assume l’incarico di segretario, mentre Denis Salicetti è stato nominato tesoriere. Per quanto riguarda gli organi di controllo, Luigi Lanfossi è stato confermato nel ruolo di revisore dei conti; il Collegio dei Probiviri sarà composto da Carlo Carnelli, Elia Nardini e Angelo Meroni.

Tra le prime attività operative del nuovo Consiglio figurano l’organizzazione della prossima edizione del TAGA Day e la finalizzazione del documento tecnico dedicato agli Spot Color, attualmente in fase di completamento.

La scommessa Omet: dal gioco di squadra di oggi nasce la fabbrica del futuro

Motivazione e passione al centro di un incontro organizzato da Omet in collaborazione con Cama Group sul tema della crescita professionale degli studenti verso il mondo del lavoro.

Il mondo della stampa digitale non può chiamarsi fuori dalla sempre più diffusa carenza di competenze. Una situazione di fronte alla quale una possibile soluzione passa anche per la capacità di attrarre i potenziali candidati, non solo attraverso la formazione. Altrettanto importante è infatti la giusta motivazione, la capacità di formare un gruppo di lavoro in grado di offrire il meglio di sé.

La via scelta da Omet, in collaborazione con Cama Group, passa per una stretta collaborazione con il territorio e la volontà di spingersi oltre le regole di base della comunicazione, attraverso la proposta Tech4Student. Iniziativa rivolta in prima battuta agli studenti, utile anche alle aziende del settore, non a caso con una grande risposta di pubblico, con oltre cento intervenuti all’Omet Innovation Park di Molteno. Soprattutto però, attratti da uno speaker di eccezione, l’ingegnere Luigi Mazzola, ex manager Ferrari e ora performer coach.

«Nel vortice dell’innovazione di un settore che cambia a grande velocità, una cosa resta uguale: la risorsa umana – sottolinea Annalisa Bellante, HR e vicepresidente di Cama Group -. La responsabilità verso il territorio è la spinta per creare un ponte tra scuole e aziende, per formare la consapevolezza delle professioni per il futuro».

Un impegno non scontato, in rappresentanza di un’azienda capace di allargare lo sguardo al di fuori del proprio perimetro aziendale, considerando il territorio una risorsa. Il tema della giornata però, è la motivazione, quel valore non sempre tangibile, che se ben sfruttato, è capace di segnare i destini di un’impresa.

L’energia delle emozioni

«Nei ventidue anni passati in Ferrari, al fianco di campioni come Alain Prost e Michael Schumacher – ricorda Luigi Mazzola -, ho imparato quanto sia importante per una persona la consapevolezza di elementi come le competenze relazionali, fondamentali nella crescita professionale».

Ambiente estremamente esigente sotto questo punto di vista, la Formula 1 può apparire lontana dalla realtà di una manifattura o un’azienda di servizi. In realtà, i punti in comune, e soprattutto gli insegnamenti utili, non mancano.

«In una scuderia si sa di dover sempre migliorare, vale a dire abbassare il tempo sul giro – prosegue Mazzola -. Spesso l’obiettivo si raggiunge, ma quando poi si va in pista ci si confronta con gli altri, e solo lì si scopre se si è migliorati abbastanza».

Alla base di questi risultati c’è un lungo lavoro di osservazione, analisi, progettazione e test di componenti. Spesso un ciclo dalla durata non più lunga di un paio di settimane, giusto il tempo tra un Gran Premio e l’altro. Anche l’ingegnere più bravo però, non può fare a meno di confrontarsi e relazionarsi con tutti i protagonisti di questo processo. Per ottenere il meglio, i vari elementi devono combinarsi tra loro e operare in armonia.

Dietro a tutto questo, alla fine ci sono comunque persone, con le rispettive competenze e la propria capacità di ascoltare, confrontarsi e imparare. «Dobbiamo sapere, studiare, conoscere. Non è l’unico compito, ma è una condizione dalla quale scaturisce la libertà di lavorare e divertirci. Così si riesce a diventare proattivi, perché il vero cambiamento non è determinato dalla velocità, ma dall’accelerazione».

Dal punto di vista della persona, studente o lavoratore già con esperienza, questo significa capire quale sia il proprio obiettivo professionale. In quale situazione si possa provare una passione. Sicuramente, gli inizi sono e saranno sempre difficili, perchè entrare in un’azienda è un cambiamento e porta difficoltà. Qualcosa però, da mettere in conto, da superare grazie ai propri valori e le proprie condizioni, sviluppate e adattate nel tempo.

Probabilmente, una situazione non alla portata di tutti. A volte, esigenze familiari o contesto sociale guidano tante decisioni in direzioni obbligate. Niente però impedisce almeno di crederci. «Non bisogna avere paura di provare e di cambiare. Prima di tutto però, bisogna capire i propri valori, acquisire consapevolezza per avere un’ambizione, e per questo serve trovare la motivazione».

Se un’azienda contribuisce a questo percorso, il guadagno sarà evidente. Spingendo i dipendenti a prendersi cura non solo di loro ma anche degli altri intorno, si può contare su una squadra in grado di affrontare e superare i problemi, di avere la giusta motivazione per raggiungere insieme gli obiettivi.

«La mancanza di una squadra dipende solo dall’azienda. Deve esserci contaminazione tra tutte le persone con diverse competenze e capacità. Più sono diversi tra loro, più metterli insieme significa creare un team con capacità collettive maggiori di quelle dei singoli».

La prima mossa però, alla fine spetta al singolo. Nella circostanza, rivolta agli studenti, prossimi all’ingresso nel mondo del lavoro. La leva in questo caso è l’intelligenza emotiva, la capacità di sfruttare i cinque sensi per generare emozioni. «Ogni volta che ci svegliamo, in ogni momento della giornata agiamo guidati da pensieri ed emozioni conclude il proprio intervento Luigi Mazzola -. I pensieri sono unioni di informazioni accumulate sin dalla nascita. Quindi, più informazioni abbiamo, più pensieri possiamo sviluppare, più sarà alto il nostro QI e permetteremo al cervello di produrre emozioni da trasformare in energia».

«Per noi aziende, innovare è esattamente questo, capire come fare la differenza – conferma Antonio Bartesaghi, CEO di Omet -. Non è più fare un prodotto diverso, perché sarà presto copiato, ma capire come tirare fuori dalle persone quelle capacità che a volte non immaginiamo neppure di avere. Sempre più, l’innovazione passa dalle risorse umane e il nostro compito, di imprenditori, scuole e istituzioni, è capire questo messaggio e trasmetterlo».