Home Blog Pagina 100

Gruppo Masserdotti, stampare fa rima (anche) con ascoltare

Digitale, sostenibile e soprattutto fisica e umana. La stampa del futuro secondo Alberto Masserdotti, senza fare sconti alle frasi fatte che echeggiano sul mercato. L’importanza di sapere ascoltare il cliente ed entrare nel merito di ogni singola applicazione.

Esperienza pluriennale, continui investimenti in ricerca e sviluppo, pioniere della stampa digitale in Europa. Il Gruppo Masserdotti ha maturato nei decenni una lunga e solida esperienza nel mondo della comunicazione, spaziando dalla digital decoration al digital signage, in ambiti pubblici e privati, in ambienti esterni ed interni, forte di un gruppo di professionisti con preparazioni tecniche e ruoli specializzati capaci di coprire qualsiasi esigenza. Caratteristiche che gli consentono di operare sul mercato in qualità di partner tecnologico industriale, per progetti di visual communication con un focus sull’evoluzione del retail da negozio a media. Perciò, temi come digitalizzazione, sostenibilità e competenze per il Gruppo Masserdotti sono di casa da tempi non sospetti, dal momento che hanno rappresentato i motori dell’evoluzione della società bresciana.

Proprio per questo motivo, ci siamo rivolti ad Alberto Masserdotti, ceo del Gruppo Masserdotti, per fare il punto sui luoghi comuni della stampa digitale, tecnologia che ha trasformato in profondità il settore della comunicazione visiva con la sua carica di innovazione, conquistando il mercato a suon di velocità e flessibilità. Ricorderemo tutti sicuramente i vantaggi, fin dal principio segnalati, legati alla possibilità di realizzare tirature limitate per elaborare offerte sempre più personalizzate, oltretutto in tempi più rapidi del solito, migliorando enormemente il time-to-market. Insomma, la stampa digitale fin da subito è apparsa la tecnologia più idonea per i tempi accelerati che si profilavano all’orizzonte, in grado di soddisfare tempestivamente la richiesta più specifica e improvvisa del cliente, anche in nuovi settori merceologici, uno su tutti per esempio la decorazione di interni.

Forse non è esagerato usare il termine di rivoluzione per la stampa digitale. Ciò non toglie, però, che qualche mito da sfatare tuttavia esista in merito a questa tecnologia. Spesso la stampa digitale è descritta come una tecnica semplice da eseguire. Quante volte abbiamo sentito dire che basta schiacciare il “famoso” bottone per ottenere risultati di qualità in grado di rispondere “magicamente” alle aspettative del cliente? Ebbene, una credenza lontana dal vero, secondo Alberto Masserdotti che infatti, interrogato sul punto, spiega come in realtà «ci sono un sacco di insidie dietro la stampa, come le curve colore o le ottimizzazioni». Aspetti che, di conseguenza, meritano la massima considerazione all’interno di qualsiasi azienda che ha scelto di inserire con successo la stampa digitale al proprio interno, soprattutto coltivando con attenzione le competenze dei propri operatori. Anche la stampa digitale, quindi, contempla una serie di sfide tecnologiche tutt’altro che banali e niente affatto scontate, che non possono non essere raccolte e affrontate per ottenere i risultati di business promessi.

Avanti con il green

Vi sono, poi, luoghi comuni che possono essere considerati veri, alla luce dell’esperienza condotta con la stampa digitale da ormai tre decenni. Il Gruppo Masserdotti, infatti, nato come realtà artigianale nel 1967 e negli anni divenuto una vera e propria realtà industriale, ha installato nel 1992 la prima tecnologia di stampa digitale, vestendo allora i panni del pioniere, non solo in riferimento al mercato italiano, ma persino a livello europeo, figurando come prima realtà ad adottare la nuova tecnologia a livello continentale. Ebbene, la digitalizzazione ha sempre richiamato il concetto di sostenibilità, presentandosi come una risposta valida e credibile alle esigenze green che già caratterizzano i mercati globali e le iniziative delle organizzazioni internazionali dagli anni Ottanta almeno. Oggi, a distanza di tre decenni esatti, secondo Alberto Masserdotti la stampa digitale può sfoggiare lo scettro di tecnica più sostenibile. «Gli inchiostri sono certificati e i supporti anche». Parole che confermano come la sostenibilità della stampa digitale sia un dato oggetto, grazie alle certificazioni da essa ottenuta negli elementi fondamentali che la compongono.

Certamente, per lungo tempo l’applicazione green è stata percepita nell’opinione pubblica come più costosa. Alcuni clienti con capacità di spesa hanno cominciata a richiederla soprattutto per motivi di immagine, allo scopo di comunicare al mercato la propria scelta di avere sposato una causa decisiva per le sorti dell’ambiente e dell’umanità. Oggi l’applicazione green è sempre più diffusa e apprezzata da fasce di mercato sempre più ampie, grazie ad una sensibilità verde riconosciuta finalmente come un valore comune del nostro vivere quotidiano. Ciò non toglie, tuttavia, che non ha tutti i torti chi afferma che la stampa green costi di più. Anche in questo caso, come nel precedente, bisogna ammettere che questa opinione non è proprio un luogo comune, secondo Alberto Masserdotti: «È un dato di fatto, le materie prime costano di più».

Luogo comune o verità?

Altri luoghi comuni sono più complessi da giudicare, proprio perché difficilmente la realtà si presenta come una specie di monolite liscio e inscalfibile, capace di mettere tutti d’accordo per la sua evidente solidità. Molto più frequentemente, infatti, la realtà assomiglia a una corrente in continuo divenire, pronta ad accelerare o a rallentare sorprendentemente nelle direzioni più imprevedibili. Di conseguenza, talvolta può capitare di non essere in grado di dare giudizi definitivi sulle tendenze del mercato e sulla validità di uno specifico orientamento. Troppi gli elementi in gioco e i tasselli ancora da incastrare. Un esempio, in questa direzione, arriva dalla considerazione delle materie plastiche che la sensibilità per l’ambiente, divenuta valore comune e fondante, vorrebbe tutte eliminare perché parimenti inquinanti. Secondo Alberto Masserdotti, un giudizio «apparentemente vero, ma nel concreto la filiera 100% green non è ancora a posto del tutto». Ecco perché, su questo tema, i giudizi tranchant possono risultare inappropriati, apparendo più ideologici anziché realistici. Per competere sul mercato, infatti, bisogna entrare nel merito delle opportunità che di volta in volta si presentano, per esempio utilizzando le materie plastiche con contezza e senza facili demonizzazioni. Sapendo, naturalmente, che la tendenza green è sempre più dominante, la strada è indubbiamente tracciata, ma non servono accelerazioni inopportune o addirittura esasperazioni.

Per quanto riguarda sempre la capacità di entrare nel merito delle specifiche situazioni e delle particolari applicazioni, un luogo comune da sfatare è considerare la stampa a 300 dpi come lo standard sempre corretto da seguire e applicare. «Se fai un campo da calcio non serve, dipende dalle dimensioni che devi stampare», avverte Alberto Masserdotti. Per questo motivo è importante porsi sul mercato come un partner e fare cultura tra i clienti sulla qualità effettivamente necessaria alle applicazioni richieste, questione per certi aspetti spinosa, perché va sapientemente calibrata al contesto specifico, anziché darla generalmente per scontata, come non di rado avviene.

L’uomo fa la differenza

Proprio per questo motivo, è quasi doveroso insistere sul tema delle competenze. Talvolta diventa fin troppo facile credere che la digitalizzazione e l’automazione stiano togliendo valore e importanza al lavoro umano, come se la macchina bastasse a se stessa. Ebbene, coerentemente con le riflessioni sin qui esposte, Alberto Masserdotti fa suo il convincimento secondo il quale l’operatore di stampa in realtà fa la differenza. Per il numero uno del Gruppo Masserdotti, ciò è vero «sempre e per ogni lavoro, non esiste solo la macchina da stampa». Indubbiamente una buona notizia per il mondo della comunicazione, davvero difficile da immaginare senza l’apporto creativo e tecnico dell’uomo.

D’altra parte, quando oggi si disquisisce del rapporto tra uomo e macchine, nell’era del web, della robotica e dell’intelligenza artificiale, anche in questo diventa sin troppo facile abbandonarsi a scenari futuristici che senza accorgersene sforano nella fantascienza, delineando orizzonti di macchine che parlano tra di loro con uomini e donne intrappolati in domini virtuali. Come ha raccontato Masserdotti, stampare significa entrare nel merito, toccare con mano, ricorrere alle competenze, insomma parliamo di un’attività estremamente e inesorabilmente concreta. Anche in futuro continuerà ad esserlo, proprio come in passato. Internet è un canale in più che non deve spaventare e che, soprattutto, non decreterà la fine della stampa, come recita l’ultimo luogo comune di questa carrellata. Come afferma infatti Alberto Masserdotti, alla guida di un Gruppo che ha fatto della lungimiranza un fattore decisivo per la sua competitività sul mercato, «lo spazio fisico servirà sempre».

Acimga, fatturato 2022 atteso in crescita, +11% rispetto al 2021 e previsione di miglioramento per il 2023

Un 2022 segnato dalla crescita per Acimga, l’Associazione confindustriale dei costruttori italiani di macchine per il printing ed il converting che raggruppa circa un’ottantina di aziende su tutto il territorio nazionale. Una “nicchia” di eccellenza del made in Italy che, dopo un inizio di 2022 brusco a causa delle gravi difficoltà che gli effetti della pandemia hanno avuto sulla catena di approvvigionamento, (caratterizzate da una forte carenza di materie prime con impatti negativi su tempi di consegna e aumento dei costi), si attende un aumento del fatturato d’esercizio, arrivando a 3.050 milioni di euro, +11,2% rispetto al 2021.

«I dati ci restituiscono un settore che, nonostante le difficoltà di approvvigionamento avute nell’anno a causa del conflitto in Ucraina e degli attuali andamenti inflattivi, si può dire finora “in tenuta” rispetto alla crisi congiunturale politico- economica ed energetica e con prospettive ottimistiche anche per il 2023» ha dichiarato Enrico Barboglio, direttore di Acimga. «Nel corso dell’anno 2022 abbiamo assistito ad un aumento significativo degli ordini, trainati soprattutto dall’export. Anche il fatturato è cresciuto a due cifre, anche se la carenza e i ritardi di consegna della componentistica hanno in qualche modo reso necessario il posticipo di alcune consegne, sia a livello internazionale, sia a livello nazionale. Proprio per sostenere la nostra filiera in questa particolare situazione ci auguriamo che la proroga del termine di consegna dei macchinari 4.0 ordinati nel 2022 sia portata al 31 dicembre 2023, come proposto da alcuni emendamenti alla Legge di Bilancio in discussione in questi giorni in Parlamento”.

L’anno è stato caratterizzato da molte novità, e sono numerosi i progetti avviati, insieme al consolidamento di eventi e conferenze. Nel mese di maggio Enrico Barboglio è stato nominato nuovo direttore generale di Acimga, succedendo ad Andrea Briganti, per otto anni al servizio dell’associazione.

Print4All, dopo lo slittamento dovuto alla pandemia, è andata in scena dal 3 al 6 maggio, per una quattro giorni che ha mostrato il meglio nel settore del converting, labelling e printing, frutto del costante lavoro di ricerca e sviluppo delle imprese presenti ed espressione di un mercato che guarda con sempre maggiore interesse a modelli di economia circolare e industry 4.0, ma anche alla servitizzazione e alla digitalizzazione. L’evento, svoltosi a Fiera Milano, si è concluso con numeriche importanti: 246 aziende e 20.922 operatori, confermandosi come punto di riferimento in Europa per i professionisti del settore. «Fil-rouge di questa edizione – ha affermato Daniele Barbui, Presidente di Acimga – è stata sicuramente l’innovazione, volano necessario per guidare le scelte verso soluzioni sempre più sostenibili, sia per quanto riguarda i materiali che i processi. Oggi, per essere competitivi, è necessario un approccio che coniughi massimo risparmio energetico e minimo impatto ambientale: mercato e consumatori premiano infatti comportamenti virtuosi e consapevoli e prediligono prodotti sostenibili e riciclabili e aziende che abbiano fatto propria una cultura di economia circolare».

Il 2022 ha visto modificarsi anche la composizione del consiglio direttivo di Acimga, con l’ingresso di Simone Bonaria, chief operation officer di BFT Group che si aggiunge al presidente Daniele Barbui e ai vicepresidenti Giorgio Petratto, Matteo Cardinotti, Emilio Della Torre e Giulia Rossini, oltre ai 3 past president Ugo Barzanò, Marco Calcagni e Aldo Peretti e ai rappresentanti dei gruppi merceologici, Gianmatteo Maggioni per il Gruppo Rotocalco e Alfio Brandi per il Gruppo Cartone Ondulato.

L’anno che va a concludersi è stato inoltre occasione per consolidare i rapporti con gli altri attori del sistema, per implementare le sinergie sui progetti comuni.

È proseguita la partnership con la Gravure AIMCAL Alliance attraverso la sponsorship ai Golden Cylinder Awards, prestigioso riconoscimento internazionale che premia i progetti di stampa rotocalco dalla maggiore qualità e creatività prodotti dai diversi operatori gravure in tutto il mondo.

A luglio è stato annunciato l’accordo tra Acimga e Giflex, Gruppo Imballaggio Flessibile, per la creazione di un tavolo di lavoro dedicato alla sostenibilità della produzione del packaging flessibile che prende in esame l’intero scenario della produzione: dalle tecnologie ai materiali, in relazione all’attuale quadro normativo. La partnership è mirata anche ad analizzare e mappare punti di forza e punti di debolezza della produzione in chiave di sostenibilità al fine di formulare delle soluzioni da condividere con le aziende associate.

Sempre focus sulla sostenibilità dei processi di stampa per il corso di formazione organizzato dal Gruppo Italiano Rotocalco by Acimga, tenutosi a settembre e dedicato all’Eco-design nella stampa rotocalco, per guardare agli strumenti, ai processi, ed ai macro-temi fondamentali come il riciclo e la biocompatibilità, approfondendo come la rotocalco sia in grado di mitigare gli impatti ambientali.

Tra le più importanti attività degli ultimi tre mesi del 2022 figurano la prima edizione dell’ACIMGA DAY, una giornata fortemente voluta dal presidente Daniele Barbui come momento aggregativo dedicato a tutti gli associati Acimga e occasione per raccogliere suggerimenti e opinioni utili allo sviluppo del piano strategico dell’associazione per il prossimo biennio, e la costituzione del Gruppo Sviluppo Flexo by Acimga, terzo gruppo di specializzazione all’interno dell’associazione, con un primo nucleo fondatore rappresentato da 20 tra le aziende associate Acimga, che si pone lo scopo promuovere capillarmente la tecnologia flexo e di analizzarne l’implementazione e i trend nei diversi mercati in cui tale tecnologia è utilizzata.

Nell’ambito della Federazione Carta e Grafica non si sono fermate le attività di lobbying presso gli stakeholder istituzionali, soprattutto in merito alle problematiche legate al caro energia, al costo delle materie prime e agli ultimi sviluppi sulle direttive imballaggi. La Federazione, con il suo Progetto Sostenibilità è stata inoltre nominata tra i vincitori della quarta edizione del Concorso “Best performer dell’economia circolare” 2022, promosso da Confindustria per raccogliere le migliori progettualità in tema di economia circolare e sostenibilità.

Tra gli appuntamenti per il nuovo anno da segnare già in agenda si ricorda Roto4All, l’evento annuale organizzato dal Gruppo Italiano Rotocalco che torna per la sua terza edizione il 9 marzo 2023. Una giornata dedicata alla tecnologia rotocalco, per approfondire i temi più rilevanti del mercato in un momento di incontro, scambio e dialogo costruttivo esteso a tutta la community, per diffondere sempre di più il valore di questa tecnologia di stampa su cui l’Italia detiene competenze e know-how di estremo valore.

Il 2023 vedrà anche il ritorno della Print4All Conference, evento ponte per la prossima edizione di Print4All che si terrà dal 27 al 30 maggio 2025, occasione di dialogo e di confronto con il mercato del converting, del package printing, del labelling, della stampa commerciale e industriale.

«Obiettivo principale per il 2023 è il consolidamento dei risultati ottenuti in termini di associazionismo nel corso degli ultimi anni, spingendo ulteriormente sull’ingresso di nuovi soci e aumentando il coinvolgimento di quelli storici. – afferma Daniele Barbui, presidente di Acimga – Proseguirà inoltre il mio personale impegno verso la promozione del dialogo anche con tutte le altre associazioni dei settori della stampa, converting e del packaging in generale. Lo sviluppo della manifestazione fieristica è uno dei progetti cardine su cui Acimga ha già iniziato a lavorare per la prossima edizione: Print4All ha nuovamente rinnovato la sua adesione al format di The Innovation Alliance anche per il 2025, e l’appuntamento si terrà con la stessa composizione, insieme ad Ipack-Ima, Greenplast e Intralogistica Italia».

Stampa e finitura digitale per So.Ve.Mec.

Per rispondere alla produzione di etichette autoadesive in basse tirature con alta qualità e costi competitivi, So.Ve.Mec. ha deciso di installare una linea di stampa e finitura digitale che comprende la stampante per etichette in bobina BIZPRESS 13R e il sistema per il taglio DUOBLADE WXI, fornite da NTG Digital.

Con un business principalmente focalizzato nella produzione dei moduli continui, So.Ve.Mec. nasce nel 1984 in provincia di Napoli da un’idea imprenditoriale di Antonio Coppola. Negli anni l’azienda cresce e, sotto la guida della seconda generazione rappresentata da Mario Coppola, i reparti produttivi vengono trasferiti in un grande stabilimento di 4000 mq nella zona industriale di Nola. Il core business si amplia e la produzione si diversifica con la stampa di etichette autoadesive. Da qui, la necessità di ampliare il parco macchine con tecnologie all’avanguardia di ultima generazione. Per andare incontro alle esigenze del settore wine&spirits, nei primi anni 2000 l’offerta si amplia ulteriormente con le capsule termoretraibili e in alluminio per le bottiglie di vino. Oggi So.Ve.Mec. è una delle aziende di riferimento nel settore etichette grazie alle tecnologie implementate nonché all’elevata competenza del personale, servendo più di 5000 clienti in Italia e all’estero, tra i quali alcuni dei maggiori produttori e distributori di vino e olio a livello mondiale. L’intero iter produttivo si sviluppa completamente all’interno dell’azienda, ciò si traduce in garanzia di affidabilità e rapidità. “Negli ultimi anni, – ci spiega Mario Coppola – l’esigenza di etichette autoadesive stampate in basse tirature senza costi di fustellatura ci ha portato a pensare a un investimento nella stampa digitale. Abbiamo quindi deciso di installare la stampante a LED per etichette in bobina BIZPRESS 13R con sistema di finitura digitale DUOBLADE WXI, entrambe fornite da NTG Digital. I nostri clienti, in particolare le cantine, avevano infatti la necessità di stampare pretirature di circa 1000 copie o meno di etichette autoadesive, ma i costi con la tecnologia tradizionale non erano competitivi. A oggi tutto il processo delle piccole produzioni è diventato più efficiente e flessibile. La nuova tecnologia di stampa e finitura digitale è ideale per poter fornire una produzione di alta qualità con tempi rapidi, bassi costi di produzione su un’ampia gamma di supporti. Proprio su quest’ultimo punto, non c’è necessità di pretrattamento dei substrati, in quanto vengono utilizzati gli stessi materiali impiegati nella stampa convenzionale”.

Con risoluzione di 1200×2400 dpi, la stampante BIZPRESS 13R utilizza una speciale tecnologia di fusione ad alta efficienza che lavora a basse temperature per una maggiore tenuta dei supporti. Un toner speciale consente il trasferimento delle immagini sul supporto, impedendo alle polveri di depositarsi e danneggiare i tamburi. A completamento del ciclo produttivo è stata installata la soluzione di finitura digitale DUOBLADE WXI, che lavora sia in modalità roll to sheet che roll to roll. In un’unica soluzione è possibile realizzare la laminazione, il taglio, la rifilatura, la rimozione della matrice e la laminatura. È dotata di una stazione con 4 teste e può applicare un taglio massimo di etichetta di 350×600 mm.

Mario Coppola aggiunge: “La DUOBLADE WXI ci consente di chiudere il ciclo di produzione digitale con la massima semplicità, in quanto è gestita in maniera completamente automatica dall’intelligenza artificiale. Moltissimi dei nostri clienti richiedono, infatti, etichette complesse con sagome particolari e, grazie a questo sistema, riusciamo ad essere estremamente flessibili nella risposta. Inoltre, la linea di taglio digitale ci permette di risparmiare un passaggio della bobina sul tavolo di controllo, poiché con la DUOBLADE WXI possiamo fornire la bobina personalizzata nelle dimensioni e nel formato richiesto dal cliente. NTG Digital ci ha accompagnato passo dopo passo prima nella dimostrazione e poi nel training di queste due soluzioni. La differenza del fornitore sta proprio nel seguire il cliente in ogni momento, anche attraverso un supporto consulenziale”.

Dalla stampa commerciale al packaging, il passo è breve?

Parlare di stampa offset può sembrare un po’ banale perché si è scritto e si è detto molto di questo processo che è in assoluto il più popolare e diffuso. Però forse vale la pena di cercare di indagare come sta cambiando, non tanto dal punto di vista tecnico, ma piuttosto sotto il profilo del suo campo di impiego, dei mercati che lo sfruttano e soprattutto delle aziende che lo impiegano.

Facendo una piacevolissima chiacchierata con Piero Pozzi, un “ragazzo” che da dieci anni gira il mondo per conto di Colorgraf aiutando gli stampatori offset a utilizzare al meglio gli impianti e gli inchiostri di stampa, sono emerse alcune riflessioni che è utile a mio avviso condividere in queste pagine.

Lo spunto da cui siamo partiti e che era il mio incipit su cui basare questo approfondimento (che in prima battuta ho anche condiviso con Carlo Carnelli titolare di Color Consulting, altro “autorevole conoscitore” del mercato della stampa), è una realtà che tutti possiamo constatare di attualità nel mondo della stampa offset a foglio. La continua erosione che il mondo della comunicazione “digital” sta scavando nei confronti della comunicazione su carta propone una sfida senza precedenti per gli stampatori “commerciali”. Prodotti che tipicamente erano il “core” della stampa offset a foglio, come cataloghi, brochure, editoria in genere e prodotti simili, hanno subito e stanno subendo un notevole riposizionamento in termini numerici e in termini di canali utilizzati per la loro diffusione. Più pubblicità veicolata mediante social e applicazioni web, tirature sempre più ridotte e “just in time” dirottano quantitativi prima appannaggio della offset a foglio, verso il digitale o altri canali di comunicazione. Accade allora che una quantità di macchine offset, che potrebbero stampare molti più fogli, devono inventarsi nuovi mercati e di conseguenza nuovi prodotti da offrire. E quale mercato oggi offre opportunità di crescita meglio del settore del packaging su carta e cartone? Questa riflessione che è anche una constatazione, nasce da esperienza diretta di quesiti di aziende che, intendendo approcciare il mondo della cartotecnica, si domandano quali condizioni debbano essere tenute in assoluta considerazione per evitare di scontrarsi contro un muro. Domanda e approccio correttissimo, non basta pensare di saper stampare con la macchina offset per proporsi su un mercato che ha regole che differiscono dal mondo della stampa commerciale.

Ecco allora qui di seguito alcune peculiarità che assieme a Piero Pozzi riteniamo dovrebbero essere considerate nell’approcciare il mercato del packaging.

Dalla quadricromia ai colori spot

È noto che la stampa dei prodotti commerciale e editoriali è tipicamente quadricromia, talvolta con un colore speciale o una vernice di macchina come nobilitazione o protezione. Il mondo del packaging è invece fortemente connotato dall’utilizzo dei colori speciali a campione. La quadricromia necessita di attenzione ma non è il solo focus per lo stampatore, anzi talvolta è la componente meno impattante sulla grafica complessiva del lavoro. Le grandi campiture di colore, il brand presente sull’artwork, le decorazioni, sono molto frequentemente realizzate con colori speciali per ovvi motivi di garantire la qualità necessaria. Cosa comporta questo? Naturalmente oltre agli aspetti tecnici che la macchina deve garantire per effettuare certi lavori, numero di gruppi stampa, spalmatori, sistemi di asciugatura, vi sono diversi riferimenti che è necessario tenere in considerazione. La stampa di quadricromia, per lo stampatore fondamentalmente significa avere sotto controllo la densitometria. Se il sistema è stato messo a punto in modo coretto, facendo le giuste calibrazioni di prestampa e stampa, ossia sono state identificate le densità che in stampa, da bagnato, garantiscono di rientrare nei valori di norma a stampa asciutta, nella pratica di lavoro lo stampatore deve assicurare che la tiratura rimanga all’interno delle tolleranze di densità prefissate.

La conoscenza della colorimetria e l’interpretazione delle misure può non essere un requisito irrinunciabile per lo stampatore (anche se dovrebbe esserlo sempre). Nella stampa degli imballaggi in cartone teso, per contro, la colorimetria è uno strumento di lavoro indispensabile. Sia nella comunicazione tra cliente e stampatore, sia come parametro di verifica e validazione della produzione.

Competenze tecnico-commerciali

Nei capitolati di fornitura, il riferimento e le tolleranze identificati come requisiti, tipicamente vengono espressi con valori colorimetrici. I delta E, espressi nelle diverse formulazioni, dEab, dE00 non devono presentare dubbi di interpretazione. Chi gestisce il processo commerciale inevitabilmente deve essere anche sufficientemente preparato per negoziare questi aspetti legati ai requisiti di qualità, sia colorimetrici che funzionali. Anche perché dall’altro lato del tavolo, c’è solitamente un referente del brand owner che ha competenze tecniche adeguate per affrontare le tematiche legate alla definizione degli standard qualitativi di produzione. L’azienda che si propone sul mercato come fornitore di servizi di stampa per prodotti di packaging, soprattutto se si parla di brand importanti, non può rischiare di apparire debole agli occhi del cliente, in aspetti tecnici che di per sé dovrebbero essere patrimonio aziendale consolidato.

Nel reparto stampa

La manipolazione degli inchiostri speciali, dalla formulazione alla creazione delle cartelle colore per la campionatura di riferimento con le tolleranze accettate, sono attività in cui lo strumento di base è lo spettrofotometro, normalmente nella geometria 0/45° o 45/0°, ma talvolta anche a sfera, per certe misurazioni su superfici e inchiostri difficili da misurare con lo strumento standard. Lo stampatore non deve essere spaventato da questa tecnologia, deve destreggiarsi in modo spigliato tra densitometria e colorimetria, formule di delta E, sapendo interpretare correttamente i risultati. Conoscere i colori speciali, dignifica anche sapere quali criticità da questi possono nascere, ad esempio problemi con il metamerismo. Conoscere i fenomeni e le possibili conseguenze significa prevenire possibili problemi. O, semplicemente chiedere l’intervento dell’esperto, ad esempio il fornitore di inchiostri, per dirimere situazioni, trovando i correttivi più adeguati. Il fornitore di materie prime diventa un prezioso consulente, nella misura in cui il cliente (stampatore) ha la consapevolezza di quello che deve ottenere, ha la conoscenza dei dati che rileva e comprende i fenomeni. Problemi legati al citato metamerismo possono essere prevenuti nella misura in cui il fenomeno è conosciuto all’interno dell’azienda, se questa ha la strumentazione per analizzare i potenziali rischi e quindi attuare in collaborazione con il fornitore di inchiostri le contromisure necessarie.

L’aspetto funzionale del prodotto

L’imballaggio è innanzitutto un prodotto grafico che riveste la funzione specifica di contenere un prodotto. E il contenuto può influenzare fortemente la scelta dei processi grafici, dei materiali e degli inchiostri da impiegare in produzione. Forse in modo più complicato rispetto al mondo della stampa commerciale, sicuramente diverso. Esistono molte norme e requisiti che i prodotti finiti devono soddisfare. Se non altro perché dopo la stampa e trasformazione, questi prodotti devono subire la fase forse più delicata dell’intero processo, il confezionamento, il riempimento del contenitore con il prodotto. E qui le caratteristiche meccaniche della superficie stampata devono garantire il risultato ottimale; lo scivolamento della superficie stampata, la resistenza agli attriti superficiali che gli inchiostri devono possedere per evitare graffi e strisciamenti sono oggetto di attenzione nella formulazione di questi inchiostri.

Difetto zero

Sembra quasi paradossale che in una produzione non sia accettato alcun difetto. La stessa norma ISO (serie 12647 ad esempio) definisce delle tolleranze entro le quali la tiratura deve rimanere. Ciò comporta che una difettosità può essere considerata fisiologica con il processo produttivo. Ma non è sempre così. Alcune produzioni, legate a mercati più critici (beauty su tutti con il farmaceutico), richiedono “tolleranza zero”. Capita allora che il controllo qualità, (reparto assolutamente imprescindibile in aziende di packaging), debba fare una cernita foglio per foglio alla ricerca del difetto. Non è ammissibile che una confezione di lusso, abbia il più piccolo difetto e arrivi infine sullo scaffale del punto vendita.

Mercati critici

Non tutti i mercati del packaging hanno le stesse esigenze in termini di cura del risultato finale, di tolleranze accettate, di proprietà funzionali. Prodotti farmaceutici, del beauty o personal care, del food, il mondo dei giocattoli (toys), hanno requisiti molto stringenti e spesso richiedono che l’azienda produttrice dello stampato sia all’interno di una filiera certificata, come sistema qualità aziendale (serie ISO 9000) e come tutela ambientale (serie ISO 14000). È un aspetto da non sottovalutare da chi intende approcciare questi mercati; può significare apportare notevoli cambiamenti all’organizzazione interna, inserire figure professionali (interne o esterne) non presenti nello stato di fatto, investire un tempo adeguato per raggiungere l’obiettivo.

Gli alimenti vengono a contatto con molti materiali e oggetti durante le rispettive fasi di produzione, trasformazione, conservazione, preparazione e somministrazione, prima del loro consumo finale. Tali materiali e oggetti sono denominati materiali ed oggetti a contatto con gli alimenti (MOCA) – ad esempio contenitori per il trasporto degli alimenti, macchinari per la trasformazione dei prodotti alimentari, materiali da imballaggio, utensili da cucina e posate e stoviglie – e dovrebbero essere sufficientemente inerti da evitare che i loro componenti incidano negativamente sulla salute del consumatore o influenzino la qualità degli alimenti. Per garantire la sicurezza dei MOCA e per favorire la libera circolazione delle merci, nell’Unione europea (UE) vige una serie di requisiti legali e forme di controllo.

Quanto citato sopra nella definizione di MOCA fa capire come la stampa di questi oggetti porti con sé una serie di vincoli che impattano molto pesantemente sull’organizzazione dell’azienda: i materiali impiegati devono essere certificati per il contatto alimentare, inchiostri in primis. Quindi i componenti utilizzati nella formulazione, non possono contenere elementi ritenuti potenzialmente rischiosi per la salute.

Rispetto agli inchiostri in generale è utile ricordare che gli inchiostri da stampa hanno caratteristiche molto differenti a seconda della destinazione d’uso, dei materiali e delle condizioni di impiego. Quando si parla di inchiostri da imballaggio inoltre va considerato quale tipologia di imballaggio, la tecnologia di stampa, le shelflife dell’imballo e molte altre variabili.

Infine, la definizione di “inchiostri per alimenti” spesso è impropriamente utilizzata nel settore e oggetto di richieste a volte bizzarre come la “dichiarazione di conformità alimentare per gli inchiostri”.

Al massimo potremmo parlare di inchiostri da stampa destinati all’utilizzo verso materiali a contatto con alimenti. Il packaging va considerato come una sorta di barriera tra l’alimento e il mondo esterno, tale considerazione è utile per capire anche le caratteristiche che l’inchiostro da stampa deve avere, dato che, al pari del materiale dell’imballaggio, può essere trasferito all’alimento contenuto. In che modo gli aspetti funzionali possono determinare le scelte tecniche negl’imballaggi per alimenti? Ad esempio prodotti destinati al surgelamento, quindi soggetti a produrre condensa nel loro ciclo di utilizzo, devono essere stampati con inchiostri, ma soprattutto con vernici che non vengano aggredite da questo agente, per evitare che solubilizzandosi vengano in contatto con l’alimento. Il mondo delle vernici e degli additivi è un’altra tipica area dove che lo stampatore offset tradizionale dovrebbe esplorare e sperimentare prima di cimentarsi nella stampa di queste tipologie di prodotti, soprattutto se alimentari. Non tutte le vernici sono ovviamente impiegabili, ma esiste una gamma veramente ampia, a base acqua o UV, a basso contenuto di molecole pericolose (tipo Benzofenone), additivi certificati ISEGA per ridurre l’uso dell’alcol isopropilico e molto altro ancora. Ancora una volta il fornitore delle materie prime, va considerato il consulente privilegiato per pianificare una produzione, è l’attore della filiera che detiene il know-how delle opzioni percorribili che tengano in considerazione i requisiti del prodotto e ha l’esperienza che deriva dall’essersi “scontrato” con decine e decine di “casi”.

Last but not least la nostra riflessione termina con uno sguardo alla formazione degli stampatori: è un lato dolente, aggravato dal fatto che assistiamo a un forte ricambio generazionale e a una carenza di operatori che dovrebbero subentrare alla vecchia guardia; le aziende di stampa devono considerare questo e correre ai ripari, il rischio è che la cultura aziendale pian piano si depauperi e con essa la competitività.

La Nuova Poligrafica installa una Heidelberg Versafire EV

Nella foto da sinistra Matteo Dago (product support digital Heidelberg Italia) Simone Milani (titolare) Alessandro Milani (titolare), Luca Ceriani (responsabile vendite di zona Heidelberg Italia)

Una Heidelberg Versafire EV da 95 ppm a 5 colori: così La Nuova Poligrafica, storica azienda lecchese, ha recentemente ampliato il proprio reparto di stampa digitale. Una scelta che punta fortemente sulle nobilitazioni, con la quinta stazione colore che può essere utilizzata per la stampa del bianco, dell’argento, dell’oro o della vernice trasparente. Un’ampia gamma di possibilità applicative che La Nuova Poligrafica declinerà in molteplici prodotti, fra cui cataloghi, lavori di editoria, stampati commerciali nonché, sommando la versatilità del dato variabile, blocchi numerati, etichette con codici a barre, biglietti della lotteria e molto altro.

Con oltre 35 anni di storia alle spalle, La Nuova Poligrafica ha sede a Calolziocorte, a poca distanza da Lecco, Milano e Bergamo. Nata come azienda familiare, ha saputo nel corso degli anni evolversi fino a diventare, oggi, una delle poche tipografie lombarde capaci di offrire servizi a 360° – editoria, grafica, stampa, cartotecnica, gadget, web. Un obiettivo raggiunto e mantenuto grazie a una continua ricerca stilistica, artigianale e tecnologica per offrire al cliente prodotti unici, sofisticati, duraturi, di qualità, capaci di trasmettere emozioni e di contraddistinguersi in un mercato sempre più esigente e selettivo.

Una mission nella quale si inserisce perfettamente l’installazione di una macchina altamente performante e versatile quale Heidelberg Versafire EV.

Quadient lancia in Italia il nuovo sistema formato B2 DC-20K Duplo

Il sistema di cordonatura e taglio, DC-20K B2 di Duplo, estende l’esperienza nella finitura e nel taglio multipli al formato B2. Una nuova soluzione proposta da Quadient che debutta ufficialmente sul mercato italiano, dopo la presentazione al Celebration of Print di Londra lo scorso maggio.

Facile da usare e completamente automatizzata, la DC-20K è un mettifoglio con taglierina integrata che permette di lavorare con la multifunzione DC-746 fogli di formato B2 effettuandone il taglio preliminare. DC-20K mantiene l’approccio di automazione caratteristico della gamma Duplo, eliminando i colli di bottiglia della produzione e le lavorazioni manuali richieste quando ci si affida a una taglierina per finire i fogli stampati.

Automatizzata e intelligente questa attrezzatura per il taglio e la cordonatura è stata sviluppata per consentire alle aziende di stampa di gestire con profitto lavori di piccola tiratura che richiedono tagli multipli e progetti grafici con finiture complesse come la cordonatura e la perforazione.

Peter Dyson, product marketing manager di Duplo International, aggiunge: “Il sistema DC-20K consente a Duplo di portare la propria esperienza di taglierina e cordonatrice automatizzata nella finitura B2+. Ponendo l’efficienza operativa al centro della soluzione, è stato progettato per indirizzare un maggior numero di lavori attraverso una macchina da stampa B2, risparmiando tempo e lavoro manuale grazie all’eliminazione della taglierina lineare, riducendo così i costi di produzione e aumentando la produttività”.

Quadient, tra i principali player per la fornitura di soluzioni complete per la gestione della finitura e nobilitazione di stampati digitali, supporterà il mercato delle arti grafiche in Italia con questa nuova tecnologia.

Durst P5 Tex iSUB certificato con Eco Passport da Oeko Tex

Durst ha ricevuto una nuova certificazione per gli inchiostri che completa il pacchetto P5 Tex iSUB: gli inchiostri sublimatici P5 Sublifix hanno ora il marchio Eco Passport by Oeko-Tex.

Vincitrice di un premio EDP (European Digital Press Association) nel 2022, la tecnologia P5 Tex iSUB con la sua tecnologia di fissaggio in linea stabilisce una pietra miliare per la stampa a sublimazione e consente l’eliminazione di una fase del processo produttivo. La stampa diretta su tessuti in poliestere fa sì che non sia necessario investire in dispositivi esterni come presse termiche o calandre. La riduzione dei tempi e dei costi di produzione, nonché il risparmio energetico fino al 50% rispetto a un processo tradizionale con una pressa termica esterna, consentono un significativo aumento dell’efficienza e una riduzione dei costi totali per l’utente.

La tecnologia contactless iSUB garantisce uniformità del colore lungo l’intera larghezza di stampa e un’estrema nitidezza dei dettagli delle immagini e dei testi, eliminando virtualmente anche le sfocature o le sbavature del colore. Inoltre, la funzione multiroll offre un grande vantaggio nella gestione dei supporti, consentendo un cambio rapido dei supporti da perte di un solo operatore.

Gli inchiostri sublimatici P5 Sublifix hanno anche la certificazione Eco Passport di Oeko-Tex.
Oeko-Tex Eco Passport è un sistema di certificazione indipendente per prodotti chimici, coloranti e ausiliari utilizzati nell’industria tessile. I prodotti certificati sono sicuri per la salute umana e dell’ambiente, possono essere utilizzati per una produzione tessile ecologicamente responsabile.

La conformità all’Oeko-Tex Standard 100 degli inchiostri a sublimazione è sempre stata molto importante per Durst; questa conferma indipendente da parte di Eco Passport, degli inchiostri P5 Sublifix, conferma ulteriormente gli sforzi e l’attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale.

Guandong, allestimenti in-store per le promozioni di gennaio

I saldi invernali sono un appuntamento imperdibile che richiede allestimenti speciali per negozi e punti vendita. Una corsa contro il tempo per la quale allestitori, stampatori e retailer non possono certo farsi trovare impreparati.

Per rispondere con efficacia ai ritmi serrati di campagne e promozioni temporanee è importante avere sempre a disposizione i supporti giusti, sicuri e certificati per le singole applicazioni. Da tempo Guandong ha intercettato un interesse crescente nella tendenza del “metti e togli”, focalizzando l’attività del proprio reparto R&D sulla progettazione di soluzioni basate sulla nanotecnologia, in grado di coniugare semplicità, rapidità di applicazione e rimozione, sicurezza ma anche un’anima green friendly, in linea con le sempre più diffuse esigenze in ambito di ecosostenibilità.

In occasione dei saldi invernali, Guandong ha messo a punto un pacchetto di supporti studiati appositamente per le comunicazioni temporanee, ideali per la decorazione di tutte le superfici del punto vendita quali pareti, vetrine e pavimenti. Wally, Dotty e ReVita Tack Puro sono stati scelti da Guandong per un perfetto allestimento in-store dedicato alle promozioni di gennaio, tutti applicabili con facilità direttamente dagli addetti alle vendite, posizionabili e riposizionabili infinite volte senza lasciare tracce o residui. Tre soluzioni estremamente versatili, veloci e competitive, compatibili con tutte le principali tecnologie di stampa (laser, indigo, inkjet, offset e digital offset).

Wally è il materiale attacca-stacca senza colla della linea Nano-Tack Technology, perfetto perdecorare con piccole grafiche vetri e superfici verticali come pareti e mobili. 100% PVC FREE, questo film adesivo con nanodots a Scarico d’aria in poliestere riciclato e riciclabile, permette di realizzare messaggi promozionali istantanei e decorazioni temporanee lavabili che possono essere facilmente installate senza il rischio di antiestetiche bolle.

Per la decorazione di vetrine dove si intende utilizzare grafiche di grandi dimensioni, Guandong propone la pellicola Dotty Satin, ultima nata dell’omonima gamma, realizzata con il 74% di PVC rigenerato, autoestinguente classe B1, con colla a punti e Scarico d’aria. Una tecnologia che le rende facilmente applicabile su porte e vetrate evitando antiestetiche bolle. Garantita per 6 mesi, anche la rimozione è facile, veloce, senza residui di colla. Dotty Satin è perfetta per la stampa Eco-Solvent, UV e Latex con una resa cromatica e una qualità senza compromessi.

ReVita Tack Puro è la soluzione firmata Guandong con certificazione antiscivolo R13 per la realizzazione di grafiche calpestabili, stampabili con tecnologie Latex, UV e Eco-solvent. Grazie allo speciale adesivo nanodots, ReVita Tack Puro può essere applicato con sicurezza anche sui pavimenti più delicati come marmo, parquet e resinati. Riutilizzabile e riposizionabile infinite volte, questo supporto è realizzato in poliestere 100% riciclato da materiali grezzi naturali e bottiglie in PET, e per questo anche 100% riciclabile. Inoltre, ReVita Tack sostiene importanti progetti per la conservazione e la pulizia di oceani e mari di tutto il mondo.

I segreti di un PDF a norma

L’analisi del PDF è un’attività che spesso riserva delle sorprese che fanno sorridere e disperare. Proviamo a fare una panoramica sui luoghi comuni e i falsi miti che circolano tra i professionisti anche più esperti, prendendo in esame le ultime news su applicazioni con AI e librerie Pantone.

In oltre vent’anni di prestampa ho visto circolare PDF di qualsiasi natura. I primi a dare noie erano quelli generati con Publisher o Word. Poi è arrivato il turno dei tool online, delle stampanti virtuali e dei workaround validati dall’esperienza del grafico di turno. Infine i servizi come Canva e co. che, se da un lato semplificano la vita di chi progetta, a volte rende impossibile quella di chi stampa. Come se non bastasse, le immagini generate con intelligenza artificiale e la recente mossa di Pantone nei confronti di Adobe (o viceversa?) ha reso il settore instabile e preoccupato sulla resa dei PDF mandati in stampa. Quello che si dimentica è che gli errori più comuni partono spesso dalla progettazione e dalla scelta degli elementi da utilizzare: in un misto di “temi evergreen” e criticità più verticali, proviamo a fare il punto su quello che potrebbe nascondersi all’interno di un PDF “non a norma”, una sintesi utile per grafici e creativi ma anche per qualche neofita della prestampa.

Evergreen ma senza “soluzione”

In questa prima parte dell’approfondimento ho raccolto tutti quei temi che, nonostante siano affrontati con cadenza periodica sin dalle scuole secondarie, sono argomenti che suscitano tanta confusione. L’obiettivo è quello di sintetizzare le criticità e offrire spunti di miglioramento, in modo da generare PDF privi da qualsiasi errore elementare.

Crocini, utili ma non indispensabili

Avete presente la schermata di Adobe in cui è possibile selezionare i crocini da inserire nel PDF? Bene, di base questi sono solo segni visivi che non influiscono le geometrie memorizzate all’interno del file. Potreste non metterne alcuno senza pregiudicare il lavoro di prestampa. Di quella sezione è bene sempre inserire le impostazioni di pagina al vivo e, semmai, i soli segni di taglio. I crocini che andranno in stampa molto spesso sono inseriti da software di impositioning, per cui meglio lasciare solo gli essenziali.

Sovrastampa

Croce e delizia degli operatori. Per chi è nel settore da qualche anno, ricorderà il trick da fine anni ‘90 di inserire, per esempio nel nero, 1% di qualsiasi altro colore di quadricromia per forzare la bucatura dei testi. Oggi Adobe ha un pannello dedicato (Attributi) che rende le operazioni elementari, avvertendo anche nel caso in cui la sovrastampa venga applicata a elementi in bianco. Il problema però è avere sempre cognizione di causa è sapere cosa succede quando il file finisce in lavorazione. A salvare il lavoro c’è sempre l’anteprima di output di Acrobat, mai considerata nel suo insieme e che invece è il software “salva grafico” per eccellenza.

Colore: ancora su RGB vs CMYK?

Un evergreen che mai passerà di moda. Potremmo discutere all’infinito sulle altrettante infinite possibilità della gestione colore ma per farla breve sintetizzo con un “parlate sempre con lo stampatore”. I motivi sono semplici: ogni azienda ha un flusso di gestione più o meno allineato agli standard. Fogra39 non è la panacea contro tutti i mali e RGB non è una bestia solo per i dispositivi digitali. A tal proposito, è bene ricordare che la conversione può avvenire a monte, in fase di esportazione PDF oppure prima della stampa. Se poi qualcuno vuole approfondire sul serio, può iniziare su uno speciale di Italia Grafica dedicato al tema.

Colori speciali e livelli

Fustelle, cordoni, stampa a caldo, punzonature. Come fare per indicarle correttamente? In questo caso si può partire da un documento del Ghent Workgroup sul packaging (Processing Steps ndr) che spiega come sarebbe opportuno costruire un PDF ottimizzato. Purtroppo il mondo Adobe non supporta questo genere di esportazioni per cui il consiglio è di affidarsi al buon senso: usiamo i livelli a cui daremo un nome specifico per ogni elemento oltre la stampa. Necessario l’uso di tinte piatte, anche queste con la giusta nomenclatura e con le giuste opzioni di sovrastampa. E se proprio vogliamo evitare incomprensioni, ricordiamoci di specificare le lavorazioni da eseguire in un file di testo oppure seguire i suggerimenti dello stampatore abituale.

Testi: tutto in tracciati ma scordiamoci le modifiche

In molti web to print alla voce Testo risulta l’indicazione della conversione in tracciati o contorni. Questo di sicuro salva le apparenze, soprattutto su qualche RIP che male digerisce alcuni font obsoleti o quelli variabili. Tuttavia gli inconvenienti sono almeno due: il primo, la generazione di migliaia di punti, specie quando il testo è quasi la totalità della copertura grafica. Il secondo è che, almeno con i sistemi più diffusi, è praticamente impossibile procedere ad una correzione, soprattutto in caso di font inusuali o con impostazioni personalizzate di stile. Se possibile, meglio i testi editabili, assicurandosi di includere il font al 100%.

Nuovi sviluppi per nuovi “finti” problemi

In questa sezione vorrei parlare di due aspetti che sono sicuramente sulla cresta dell’onda e che stanno mettendo in crisi grafici e tecnici senza alcuna distinzione. Da un lato il mondo della generazione delle immagini attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, dall’altro il mondo Pantone e l’ingresso del servizio a pagamento per l’utilizzo delle tinte nella CC. Entrambi i temi hanno suscitato diverse preoccupazioni negli utenti, proviamo a tranquillizzare gli animi.

AI e Digital Arts: la fine degli artisti?

Sono diverse le piattaforme che riescono a generare immagini inedite attraverso il semplice uso di un prompt di comandi e la campionatura di immagini prese dalla rete. Dall-E, Midjourney e simili stanno riscuotendo molto successo destabilizzando il mondo dei creativi, che vede in questi sistemi una sorta di concorrenza sleale.

«Questione spinosa. L’avvento delle AI Arts di massa segna l’avvio di una stagione critica per la proprietà intellettuale, fagocitando violentemente ruolo e produzione di Artisti e Creators, al limite del plagio e del deepfake. Conflitto di interessi da risolversi con “automatismi” che limitino l’origine dei contenuti ed escludano soprattutto i riferimenti ad autori contemporanei, le fonti marketplace, community portfolio e social portfolio e tutti i soggetti dotati di filigrana». Questo il parere di Massimo Nava, creative strategist, social media expert, digital artist e docente a cui fa eco Marco Lombardo, community manager di Roba da Grafici. «Le immagini prodotte da questi sistemi sembrano avere delle similitudini, soprattutto sui colori molto vividi e saturi. Quale motivo?  I sistemi di immagini generative si sono evoluti seguendo e imparando dalle scelte degli utenti che, statisticamente, sono più propensi nella scelta di immagini con colorazioni sature e vivide. C’è inoltre da specificare che le teorie dei colori che vengono inizialmente insegnate al AI incidono notevolmente sui risultati: ad esempio nella prima versione di Midjourney la contrapposizione di verde e rosso era onnipresente, nella versione 3 il viola è il colore più usato».

Ma quali implicazioni per la stampa? In attesa di capire se queste immagini possono o meno essere utilizzate con finalità commerciali, c’è da dire che spesso contengono tinte fuori dai comuni gamut di stampa (molto oltre se consideriamo lo standard de facto Fogra39), con nessuna specifica colorimetrica e un livello di dettagli che tanto ricorda manipolazioni di ricampionamento eccessive. Ma se le prendiamo per quello che sono, ovvero opere digitali, le criticità si riducono notevolmente: come per un quadro, parliamo di arte che necessita un compromesso tra desiderata e potenzialità della stampa.

Via Pantone dalle librerie Adobe: finalmente

La news del momento è la possibile esclusione delle librerie Pantone da Adobe CC, che permetterà l’integrazione solo attraverso un plugin a pagamento. Partendo dalla personale sensazione che questa sia l’ennesima mossa di Adobe per allontanarsi dal mondo della stampa, a favore di un ecosistema sempre più centrato alla creatività digitale, se si potesse fare il conto di quante incomprensioni ha generato l’utilizzo delle tinte Pantoni, credo che si potrebbe quasi affermare che il fatto che la libreria possa essere epurata da Adobe sia quasi un sollievo. Senza entrare nel merito di chi il colore lo sceglie a video (pretendendo una riproduzione fedele in stampa) le librerie Pantone all’interno della CC sono per lo più utilizzate come riferimenti cromatici. Tuttavia, per mancanza di aggiornamenti puntuali e costanti, spesso sono oggetto di diverse incongruenze sia nella loro selezione sia nell’eventuale conversione in quadricromia.

Alzi la mano, infatti, chi almeno una volta nella sua vita non ha trovato un Pantone di una libreria differente rispetto all’output richiesto o, peggio, diverse percentuali dei quattro colori nella fase di matching con i RIP. Una tendenza che potrà solo peggiorare, visto i tools messi a disposizione da Pantone.

Per questo, da operatore di prestampa, non sono affatto dispiaciuto che l’utilizzo delle tinte possa diventare un’esclusiva in abbonamento, per buona pace dei creativi che dovranno usare sistemi aggiornati e imparare a comunicare anche nella lingua di chi il prodotto deve stamparlo. Le conversioni poi, lasciamole fare a chi ha cognizione di causa, dando fiducia al proprio stampatore ed evitare di girovagare per la sala stampa con uno smartphone come riferimento cromatico universale.

C’è tanto altro ma…

Dalle innovazioni tecnologiche c’è sempre da aspettarsi di tutto e se parliamo di AI e Pantone, posso solo immaginare quale sarà il trend dei prossimi file inviati in stampa. Si aggiungeranno alle tematiche di sempre, aumentando complessità e commistione di errori che renderanno difficile anche solo definire l’ambito preciso su cui intervenire. Gli automatismi aiutano, certo, ma ho imparato ad aspettarmi tutto dai grafici: sono una razza creativa e, a volte, la creatività riesce a dare nuove prospettive anche quando si tratta di esportare un file per la stampa. Per me, una palestra continua dove allenarmi.

Grafox e HP, binomio vincente all’insegna della sostenibilità

Grazie alla tecnologia Latex di HP l’azienda, protagonista nel campo della stampa digitale e degli allestimenti, potrà rispondere alle richieste in termini di sostenibilità, qualità e diversificazione dell’offerta.

Oggi HP è arrivata alla quarta generazione della tecnologia Latex, che consente di perfezionare sempre di più gli aspetti legati alla sostenibilità, oltre a migliorare gli elementi di qualità dei processi e dei prodotti. HP sta inoltre lavorando con il massimo impegno sui processi di produzione, nell’ottica di una piena sostenibilità perché ecologico non significa solo avere una stampa che non rilascia odore ed emissioni nocive, ma riguarda l’intero processo, che parte dalla produzione della stampante, della cartuccia, dell’inchiostro, della stampa e arriva, infine, al prodotto finito.

Grafox nasce nel 1993 con il nome di Graphos, agenzia di prestampa che nel tempo si afferma sul territorio per l’affidabilità e la qualità dei prodotti offerti. Nel 2006, in seguito a un ampliamento della società, diventa Grafox proseguendo nel percorso di specializzazione e promuovendo investimenti nella tecnologia, introducendo la stampa digitale su supporti rigidi e flessibili, realizzando profilati in alluminio per strutture pubblicitarie, soluzioni innovative per la promozione aziendale in ambito fieristico e personalizzando gli spazi di vendita e arredo d’interni. Dal 2018 realizza un coworking che unisce le competenze e le esperienze lavorative di diverse aziende qualificate e specializzate in progettazione, stampa 3D e design. La ricerca, gli investimenti e la lungimiranza fanno oggi di Grafox una delle realtà più solide del suo settore, con oltre quaranta dipendenti, una sede di cinquemila metri quadrati dotata di moderni macchinari e un ampio portfolio clienti.

Alla base degli obiettivi di Grafox risiedono oggi importanti principi e criteri di sostenibilità che guidano le scelte dell’azienda.

«Forse non ne eravamo così consapevoli come lo siamo oggi, ma la nostra scelta sostenibile di avvalerci della tecnologia HP Latex, affonda le sue radici nel 2015 quando il tema del rispetto dell’ambiente non era salito alla ribalta come oggi. Una tecnologia che prende il nome dalla sua componente principale ovvero l’ecologico lattice, inchiostro latex composto da acqua, pigmenti e polimeri di lattice» ha affermato il co-fondatore Grafox, Andrea Lupatelli.

La corporate social sustainability è parte dei temi corporate HP già a partire dal 1957 ed è nel 2008 che l’azienda introduce sul mercato la prima generazione della tecnologia Latex, oggi alla quarta generazione, con un vantaggio competitivo che nel 2020 ha portato HP ad essere riconosciuta tra le aziende più sostenibili al mondo.

Grafox ha deciso di rilanciare la propria “attitudine” green avvalendosi della stampante HP Latex R2000 PLUS, che consente di stampare su una vastissima gamma di supporti, rigidi e flessibili, con una tecnologia ecosostenibile grazie all’inchiostro ad acqua, ad una cartuccia realizzata in cartone anziché in plastica e con un ciclo produttivo – dalla stampa fino al prodotto finito – che non rilascia odore ed emissioni VOC, ovvero composti organici volatili, responsabili di molta parte dell’inquinamento ambientale e dannosi per l’ozono e per l’aria che tutti respiriamo. Senza dimenticare il conseguente riciclo del prodotto stampato che la tecnologia HP Latex assicura poiché non impatta e non modifica le caratteristiche originarie del prodotto.

HP Latex non è solo sinonimo di sostenibilità, ma anche di qualità e varietà di soluzioni, e offre importanti vantaggi come ad esempio la resistenza del bianco lucido, che non ingiallisce nel tempo. Colori brillanti, bianco più lucido ad alta opacità, inchiostri inodore, anima green e flusso di lavoro efficiente sono le caratteristiche che HP Latex R2000 assicura e che stanno ottenendo un forte consenso anche nei settori del fashion, luxury e retail.

Grafox, grazie a questa scelta, potrà così progettare insieme ai clienti più sensibili all’argomento un prodotto considerandone l’impatto ambientale dal momento della sua creazione, valutando ex ante la sua riciclabilità e il suo riutilizzo.  Amplierà inoltre la propria offerta di applicazioni, potendo rafforzare sia le precedenti soluzioni con una connotazione green (banner, vinili, poster) sia utilizzare nuovi materiali di stampa (tessuti, vetro, legno, giocattoli, pelli, cuoio) che potranno incontrare le esigenze più creative e diversificate del cliente che desidera puntare alla qualità senza rinunciare alla sostenibilità e all’attenzione per l’ambiente.

Sempre in ambito sostenibilità, Grafox è impegnata nella realizzazione del progetto Grafox Xchange dedicato alla creazione di una nuova divisione aziendale attenta all’impatto ambientale, attraverso investimenti in macchine per la stampa con inchiostri a base d’acqua HP Latex e l’introduzione nel proprio catalogo prodotti di una serie di supporti, rigidi e flessibili che sono interamente riciclabili o che provengono da prodotti riciclati così da ridurre il proprio impatto ambientale rispetto alla catena di produzione.