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Oltre lo smart working: la roadmap tecnologica per la ripartenza

Dallo smart working all’IoT: la ripartenza è l’occasione per mettere a frutto quanto si è sperimentato in questi tre mesi di lockdown e anche per adeguare la propria visione del digitale.

Tutto il Sistema Paese, con le Pmi in primo piano, ha di fronte a sé un insieme di scelte da compiere che determineranno il proprio futuro e tutte riconducono a uno scenario tecnologico.

È chiaro a tutti che se il lockdown da un lato ha permesso di contenere il contagio da Covid-19, dall’altro ha comportato per milioni di lavoratori e piccole imprese una interruzione brusca e duratura delle proprie attività lavorative e professionali.

Le conseguenze del lockdown si sono manifestate con la Fase 2 e continuano ad avere effetto anche nella Fase 3: non poche difficoltà stanno accompagnando la faticosa riapertura delle attività sospese per decreto.

Le Pmi italiane si stanno confrontando con una sfida di portata epocale, in cui alla carenza di liquidità si vanno a sommare le non poche regole e misure sanitarie tuttora vigenti, e destinate ad accompagnare la nostra vita per lungo tempo. Non a caso si parla ormai sempre più spesso di “new normal”, la nuova normalità.

Sono molteplici le tematiche con cui i nostri piccoli imprenditori si sono dovuti confrontare in questi mesi, prima fra tutte quella legata allo smart working.
Infatti, fatta eccezione per le attività considerate essenziali dai vari decreti, per moltissime altre realtà solo il lavoro da remoto ha permesso una, seppur parziale, continuità operativa.

Sono emersi problemi di diverso genere: prima di tutto ben poche piccole e medie imprese erano (e sono) strutturate per adottare lo smart working: per lo più si è optato per il lavoro da casa, da svolgere nel modo meno penalizzante possibile, senza tuttavia poter contare sui veri vantaggi dello smart working propriamente detto.

Da questo punto di vista, è fondamentale che le imprese, superata la fase emergenziale, anche grazie all’intervento di system integrator, sviluppino dei veri e definitivi piani di ripartenza basati sulla trasformazione digitale, facendo tesoro dei vantaggi e degli errori notati in questa esperienza. Senza dubbio, un posto di primo piano va quindi dedicato agli strumenti atti ad abilitare collaboration e smart working, pietre angolari della nuova normalità.
Le più importanti società nel mercato telco e software hanno avviato collaborazioni finalizzare ad accompagnare nel percorso di trasformazione digitale tutte le aziende italiane, comprese le Pmi.
Sappiamo bene come dal destino di queste ultime dipenda infatti la capacità di riprendersi del nostro Paese.
Si stanno attivamente sviluppando soluzioni che supportino le imprese nel processo di digitalizzazione delle modalità di lavoro, integrando armoniosamente soluzioni hardware e software per ufficio con servizi innovativi (IoT su tutti), declinati secondo le più moderne offerte commerciali di tipo as-a-service.
Al tempo stesso, si fa sempre più strada il cloud computing nella sua modalità ibrida, basata sulle migliori proposte di cloud pubblico e privato. Tutto questo nell’ottica di garantire alle aziende il massimo di flessibilità e scalabilità, senza mai perdere di vista la sicurezza informatica.
Peraltro nessun progetto di digitalizzazione dei processi di business può prescindere dalla gestione dei clienti e delle risorse con piattaforme CRM ed ERP e da soluzioni complesse di data analytics: anche in questo caso si rivela fondamentale per le imprese italiane affidarsi ad attori di grande spessore e competenza in grado di creare soluzioni specificamente indirizzare a settori verticali, le cui esigenze sono uniche e peculiari.
A monte di ogni soluzione di lavoro agile e della conseguente trasformazione digitale la pandemia ha evidenziato l’importanza strategica delle infrastrutture digitali. Declinata nelle concrete esigenze di una Pmi è importante poter contare su connettività a banda ultralarga, tanto sulla rete fissa quanto su quella mobile.

Solamente così è possibile affrontare il grande problema del digital divide, e le telco ne sono ben consapevoli.
L’evoluzione della rete mobile verso il 5G e della rete fissa con la Fibra garantirà benefici immediati migliorando ulteriormente le prestazioni dei collegamenti.

Approcciare la ripartenza basandosi sulla trasformazione digitale implica, ormai è chiaro, apportare cambiamenti profondi nel modo di lavorare e gestire i processi produttivi e gestionali. Compito complesso in aziende strutturate, quasi arduo per una Pmi.

Sicuramente è preferibile scegliere partner commerciali in grado di erogare soluzioni chiavi in mano, che quindi richiedono pochi sforzi per essere implementate e gestite nel tempo. Il supporto di un system integrator è altrettanto importante, perché la regia di una trasformazione digitale va affidata a partner esperti e competenti.

Oltre alla gestione della componente puramente digitale, le aziende italiane devono anche gestire spostamenti e presenze delle persone. In soccorso delle Pmi (ma non solo) viene l’Internet of Things: dispositivi connessi a internet e in grado di gestire una serie di situazioni senza l’intervento umano.

Un esempio calzante per la gestione corrente della ripartenza sono i termo scanner: abilitati da piattaforme dedicate all’ IoT, questi oggetti sono in grado di verificare automaticamente la temperatura corporea di un numero di persone contemporaneo, e di inviare idonei allarmi al personale preposto, evitando così alle aziende di dover avere una risorsa dedicata solamente alla misurazione della temperatura.

Si tratta di una tecnologia immediatamente comprensibile a chiunque: a nessuno, ad esempio, sono sfuggite le interminabili code ai supermercati (e non solo) durante il lockdown. Code che, con soluzioni di questo tipo, probabilmente avrebbero avuto dimensioni ben più contenute.

Sempre sul tema distanziamento sociale, sono reperibili dispositivi personali in grado di avvisare con allarmi sonori quando ci si avvicina troppo a un’altra persona, e lato software ricordiamo le app dedicate al booking di posti lavoro per le aziende in cui lavorare in presenza è talvolta indispensabile. In questo modo, un dipendente saprà subito a che ora recarsi in ufficio, con la consapevolezza di avere uno spazio sanificato in cui lavorare mantenendo il social distancing.

Ovviamente, oltre a questi esempi esistono una quantità di tecnologie che possono fare la differenza in un mercato globale e altamente competitivo: cloud, edge computing, intelligenza artificiale, machine learning sono solo alcuni esempi delle tecnologie che consolideranno la ripartenza. Anche in questo caso, giocherà un ruolo importante il gioco di squadra che verrà messo in atto fra le Pmi e il partner tecnologico scelto.

Laboratorio Com e l’importanza delle prove colore

Un progetto ben strutturato deve prevedere anche diversi test di output, sia per la stampa che per le applicazioni digitali: Laboratorio Com è un’agenzia giovane e dinamica che lavora su progetti con differenti finalità, sia digital sia tradizionali.

Intervistando Silvio Boezio, direttore creativo di Laboratorio Com, ho avuto modo di scoprire lo studio dei colori che è stato fatto per D-Factory, un programma di incubazione per startup digitali.

«Il committente ci ha commissionato lo studio del logo e le sue declinazioni: la nostra risposta è stata quella di proporre un logo e logotipo che utilizzassero dei colori precisi per comunicare i valori e le finalità di D-Factory».

Tutte gli sviluppi grafici sono stati studiati utilizzando tre tinte specifiche: il giallo, a indicare il concetto di luce e idea, che sono il primo passo per qualsiasi startup, l’arancione a indicare lo “sviluppo” e il “lavoro” e, infine, il blu associato al concetto di solidità e concretezza che sono alla base di un progetto di business ben strutturato.

«Il lavoro del nostro team non si è limitato alla scelta dei colori in funzione degli aspetti comunicativi: abbiamo seguito il progetto anche da un punto di vista tecnico, trovando corrispondenze precise per tutte le applicazioni del logo stesso. In questo caso ci siamo serviti anche delle librerie Pantone, che sono un fondamentale riferimento in caso di stampa su supporti e tecnologie differenti. Un processo che ha richiesto diversi passaggi e decine di prove colore certificate che sono state analizzate sia al nostro interno che con il committente».

Parlando di digital le risposte sono state totalmente in linea con lo spirito tecnico con cui è stato pianificato il logo.

«Sappiamo benissimo quanto difficile sia ottenere una coerenza cromatica sui dispositivi mobili. Offriamo sempre una consulenza ai nostri clienti, cercando di formarli su cos’è il color management anche in ambito digitale. Nel caso di D-Factory, le tonalità scelte non avevano evidenti criticità, ma, in alcune circostanze in cui le differenze erano particolarmente evidenti, abbiamo optato per una grafica rivisitata e scalabile, con colori in linea con gli standard dei principali dispositivi mobili in commercio.


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Oltre la quadricromia: il caso L’Uovo d’Oro

La scelta del colore può essere in controtendenza rispetto al mercato di riferimento: questa l’idea dietro al progetto curato da Giuseppe (BOB) Liuzzo per l’azienda di prodotti bio “L’Uovo d’Oro”. Quando si parla di biologico, viene naturale fare riferimento ai colori naturali della campagna, con tonalità pastello e con il verde a dominare.

Il lavoro di BOB Liuzzo è frutto di progettazione e test accurati, che hanno permesso all’azienda L’Uovo d’Oro, produttrice di uova da allevamento totalmente biologiche, di posizionarsi sul mercato attraverso una palette che parlasse diversamente.

Grazie ai colori scelti e a soluzioni di packaging originali e fuori dagli schemi, non legati al mondo naturale e agricolo, il risultato percepito “luxury” porta il consumatore finale ad acquistare un prodotto biologico.

«Quando mi è stato commissionato il lavoro (2015), ho pensato a quello che sarebbe diventato il mercato del biologico negli anni a seguire e, di conseguenza, come i competitor del brand avrebbero potuto rispondere in termini di comunicazione. Bisognava allontanarsi da un percepito “agricolo” a favore di qualcosa che spiccasse nel mercato di riferimento e che rendesse unico il prodotto e l’azienda. Da qui la scelta di usare il nero e un oro classico (Pantone 871C ndr) per avvicinare all’idea del lusso e della qualità, permettendo ai soli simboli di certificazione istituzionali di rompere la cromaticità scelta con il colore verde che ci si aspetta da un prodotto bio».

Oltre al nero e oro c’è stata una scelta anche sulle cromie dei materiali. Packaging trasparenti per fare in modo che il prodotto fosse immediatamente visibile con un’identità cromatica ispirata al mondo del gioiello che ne esaltasse il percepito valoriale. In fondo queste uova bio sono piccoli tesori della natura. Si sono progettate confezioni deluxe in cartone che riproducessero una unboxing experience da “scrigno” ispirate al packaging del gioiello, con le uova incastonate su un tappeto dorato che ne comunichi immediatamente l’altissima qualità e cura nella produzione.

«Dal punto di vista tecnico, la vera difficoltà è stata quella di avere fornitori che seguissero le nostre direttive su un prodotto del genere. In fondo, per chi stampa, erano solo uova e non prodotti pregiati quindi molte volte utilizzavano un color oro differente o mettevano poca cura nella realizzazione delle etichette».

Come invece avete lavorato per le declinazioni digitali?

«Per la presenza del marchio sul web le scelte cromatiche sono state ponderate: non avendo a disposizione una rappresentazione fedele dell’oro, si è andati alla ricerca del valore RGB che potesse fare al caso nostro, ma sugli stampati la scelta ci ha dato ragione sia nella comunicazione sia nel riscontro dell’utente».

Un progetto validissimo che ha ricevuto anche una menzione d’onore in occasione della sesta edizione del concorso nazionale OneMorePack come migliore soluzione cartotecnica.


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Il cambiamento è nel colore: Aurea Creations

Se c’è un’agenzia che in questo strano periodo ha catturato la mia attenzione è Aurea Creations. Ho seguito da vicino il percorso che ha portato al nuovo logo e alle nuove coordinate grafiche che, partendo da colori “fuori standard”, ha voluto dare un messaggio chiaro al mercato e ai loro clienti.

«Aurea Creations è un progetto condiviso tra più professionisti, che hanno scelto di unire forze, competenze e spazi per creare una sinergia unica sul territorio, ampliando l’offerta ai propri clienti coprendo diversi servizi strategici».

Ci ha introdotto l’argomento Riccardo Caroprese, co-founder dell’agenzia spiegando come, con l’uso dei colori, il suo team abbia voluto diffondere un messaggio di cambiamento rispetto al passato, anche in termini di organizzazione.

«La nostra struttura è una forma di studio associato dove diversi professionisti collaborano allo stesso progetto dividendo l’impegno e gli introiti economici sulla base dell’effettiva collaborazione. Una forma inusuale per il nostro territorio: il nostro vecchio logo, composto da un pittogramma e scritte in bianco e nero, rispecchiava proprio questi aspetti».

Il nuovo anno ha portato a un totale rebrand dell’agenzia, con l’uso di un blu elettrico a dominare qualsiasi utilizzo del logo.

«Abbiamo eliminato il pittogramma, dato spessore al logo per comunicare la solidità e l’esperienza acquisita con il tempo. I diversi colori, brillanti e forti, rispecchiano le nostre personalità e i nuovi professionisti che firmano i progetti Aurea. Il pay off infine “A new harmony” identifica un’armonia rinnovata tra le parti che si rispecchia nelle varie declinazioni dei progetti per i nostri committenti».

È infatti di armonia che si dovrebbe parlare quando si prova a ottenere lo stesso colore su diversi output, sia digitali che non. Ma è dietro al blu utilizzato nel logo (di quelli che qualsiasi tecnico definirebbe “difficilmente riproducibile”) che si cela il vero messaggio del team.

«Sappiamo bene che il nostro logo non è riproducibile su qualsiasi stampante, ma la scelta non è casuale: stiamo dirottando parte del nostro lavoro sul digitale, sia web sia video e, complice l’inizio anno complicato per la stampa, sembra che la direzione sia quella giusta. Per questo, la scelta di un colore che potesse essere riprodotto al meglio sui dispositivi digitali. Tuttavia non abbiamo abbandonato il settore della stampa, siamo molto legati al mercato dell’intrattenimento e al commerciale. Per soddisfare al meglio le esigenze dei committenti, abbiamo scelto partner di stampa affidabili, con strumenti di misurazione che permettono un prodotto di qualità. Sia per l’offset che per il digitale, per noi è imprescindibile la riproduzione fedele delle nostre armonie e dei colori, la qualità non deve mai essere messa in discussione».


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corGae: quando il colore è passione

Tecnologie, certificazioni, competenze e, soprattutto, passione. Sono questi i punti di forza di corGae, azienda di lunga esperienza nella gestione del colore.

A tu per tu con il Ceo Elia Nardini

corGae è un print service provider, opera nella comunicazione stampata e offre servizi che spaziano dalla forte competenza in prestampa (progettazione tecnica, fotolito e impaginazione) alla gestione del colore, fino alla produzione in stampa digitale e offset. La passione di corGae è proprio il colore: la sfida quotidiana dell’azienda è riprodurlo su carta in modo univoco, attraverso le migliori tecnologie digitali e tradizionali. Il Ceo Elia Nardini ci racconta come riesce a vincerla. «Come per tutte le cose importanti, anche per il colore l’ordine di scuderia è stato: “capire perché”», racconta Nardini. «Siamo nati come azienda di prestampa nel 1993, lo stesso anno del PDF e degli ICC. Facevamo principalmente elaborazione di testi e impaginazione e cominciavamo a sentire l’esigenza di integrare testo e immagini. Acquistammo i primi scanner professionali piani per fare fotolito professionale che integravamo con uscita in pellicola, prima in singola pagina, poi in caduta macchina 70×100».

Nuovo millennio, nuove esperienze

All’inizio del nuovo millennio, risale una tappa importante nello sviluppo dell’azienda. «Nel 2001, dopo qualche anno di rodaggio con stampanti a toner, facemmo il salto di qualità con la prima Indigo E-Print Pro. La fotolito restava nel core-business, ma non ci bastava più il talento e la praticaccia: avevamo bisogno di capire quello che stavamo facendo». Oltre alle tecnologie, meritano una menzione speciale anche gli incontri con altri professionisti. «Nel 2008», racconta infatti Nardini, «venni in contatto con Alessandro Beltrami. Dai suoi corsi, che seguivo in giro per l’Italia, scoprii la passione per il colore “capito”. Così acquistai un sistema di prove colore con plotter a 12 colori e lo spettrofotometro i1Pro col braccio automatico iO. Contemporaneamente studiai la teoria attraverso l’immensa documentazione che Mauro Boscarol rilasciava gratuitamente sul web. Cominciai a diventare un esperto». «Contestualmente», prosegue Nardini, «iniziò la crisi delle aziende di prestampa, figlia della consapevolezza dell’errore fatto dagli stampatori di aver lasciato ad altri la preparazione nel momento in cui PDF e ICC spostavano sui file la qualità finale dello stampato. Al culmine della crisi, Beltrami mi propose di certificarmi cmyQ (sostanzialmente ISO 12647-2). Di questa certificazione ne facemmo il nostro New Deal e da lì partì il percorso che oggi ci vede come azienda di riferimento sul colore».

Una strategia collaudata

corGae oggi affronta la gestione del colore con un approccio consolidato. «Da sempre onoriamo i profili», spiega Nardini. «Cioè facciamo quello che dal 1993 avrebbero dovuto fare tutti, ma che è stato disatteso dai più, creando i grandi malintesi attorno al
colore, croce per chi non lo conosce, delizia per noi. Suggeriamo l’uso degli RGB nelle immagini per sfruttare al massimo il gamut delle nostre macchine da stampa digitale che è superiore all’offset. Sfruttiamo a dovere l’ampia strumentazione di misura posseduta, compresa quella sulle macchine da stampa». In questo modo, corGae oggi può ritenere di non conoscere alcuna criticità, nella gestione del colore. «Se le macchine sono ben tenute e costantemente calibrate, e questa è la nostra principale attenzione, non ci sono criticità. Anche il colore è molto prevedibile. Sostenere il contrario è spesso un alibi per coprire mancanza di conoscenze e metodo». Un esempio concreto di procedura puntualmente seguita? «Tutti i lunedì mattina, dopo il fermo del week-end che può originare problemi, le macchine vengono controllate con la misurazione e l’osservazione della nostra forma test. In caso di problemi, non si comincia fino a quando non si è ripristinata la normalità».

Tecnologie e competenze

Per ottenere i migliori risultati, Nardini giudica il ruolo dei RIP «fondamentale e, per questo, sono stati controllati con la Output Suite del Ghent Workgroup». Per quanto concerne la misurazione del colore, poi, «abbiamo due spettrofotometri esterni. oltre a quelli interni delle macchine da stampa. Abbiamo anche uno strumento che ci consente di valutare la densità dell’inchiostro nelle vasche quando siamo costretti a rifarli e non vogliamo o non possiamo usare le canne di calibrazione». Lato competenze interne, lo scenario è più sfumato e legato al «ruolo dell’operatore. In fotolito occorrono abilità diverse rispetto alla stampa. Fortunatamente ho persone che hanno talento e passione, e questo aiuta. Come osservatore ho pochissimo talento, ma so misurare bene. Capita spesso, di fronte a difetti poco visibili ma denunciati dai numeri, di controllare chiedendo ai miei collaboratori i difetti cedono in uno stampato: loro li percepiscono e dopo riesco a vederli anch’io».corGae è impegnata ad accrescere continuamente la professionalità delle risorse umane. «Sono competenze molto diffuse, acquisite e aggiornate sia attraverso attività di R&S sia a un piano formativo permanente», sottolinea Nardini. «Se prendiamo la HP 12000 HD, oggi che la conosciamo molto bene, parte un percorso di caratterizzazione che ci porterà ad avere delle nostre Additional Printing Condition così come abbiamo da tempo per la 7600. Sarà un modo per coinvolgere i talenti di tutti coloro che partecipano alla produzione». Capitolo certificazioni, Nardini ricorda che «non sono obbligatorie, ma noi le abbiamo perché aiutano. Per lo specifico siamo certificati ISO 9001:2015, ISO 12647-2:2013 e anche per il brand io Comunico italiano, che ha una sezione tecnica che si occupa di colore».

Il rapporto con il cliente

corGae è molto attenta alla cura del rapporto con i clienti, la cui cultura sulla gestione del colore «è in crescita, seppure con una certa difficoltà», segnala Nardini. Una tendenza positiva che la stessa corGae è impegnata a coltivare e a stimolare. «Dal nostro sito www.corgae.it si possono scaricare Impostazioni colore per la Creative Suite, profili colore per vedere il risultato di stampa con le nostre macchine, ma anche per separare con un robusto GCR, oppure in esacromia ed in eptacromia, joboption per realizzare PDF corretti e che sfruttino al massimo l’ampio gamut delle nostre macchine. Forme test, scale di controllo nonché i fogli di calcolo per le valutazioni del caso. Il tutto con la spiegazione degli obiettivi e le istruzioni d’uso». Non è tutto, prosegue Nardini: «forniamo anche dei “Connector”, cioè delle stampanti virtuali che controllano i PDF, li modificano se è il caso (sono in grado per esempio di cambiare il formato), segnalano errori gravi, il tutto prima di mandare il PDF in produzione».


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La Federazione Carta e Grafica presenta il Progetto Sostenibilità

La Federazione Carta e Grafica ha presentato “Sostenibilità e circolarità nella nuova value chain: come promuoverle e comunicarle?”. Il tema della comunicazione ambientale si inserisce in una più ampia iniziativa della Federazione: il Progetto Sostenibilità coordinato dalla project leader Elisabetta Bottazzoli, che ha l’obiettivo di guidare le aziende della filiera nell’attuazione del nuovo paradigma ambientale, fondamentale per il futuro del comparto manifatturiero. Un obiettivo che l’industria si è data sulla base dei target dall’Agenda 2030 dell’Onu e che Confindustria ha ribadito come fondamentale realizzando il primo Report di sostenibilità diffuso la scorsa primavera.

“Siamo molto soddisfatti come organizzatori della sensibilità dimostrata dai tre segmenti della nostra filiera alla presentazione di questo progetto, che è sicuramente di medio termine: parte dal presupposto che le aziende oggi non siano solo parte della catena del valore, ma rivestano il ruolo di attori ambientali, sociali ed economici. Ciò rientra anche nella tassonomia della UE: il legislatore europeo sta orientandosi sempre di più verso un postulato di azienda aperta all’ambiente, agli stakeholder interni ed esterni, non limitata alla catena del valore” ha affermato Andrea Briganti direttore generale della Federazione Carta Grafica all’apertura del webinar.

L’approccio sostenibile è una tendenza ormai irreversibile che abbina vantaggi per l’impresa, per l’ambiente e per l’intera catena di creazione del valore. Si fonda sulla circolarità, su un ciclo produttivo virtuoso e senza materiali destinati a smaltimento, da reimpiegare a fine linea come materie prime. Ma è già presente a valle della produzione, fra i valori fondanti delle strategie aziendali, declinato nei tre filoni ambientalesociale ed economico/finanziario. “Un approccio peraltro premiante in un’ottica di Recovery Fund – attraverso il quale la Commissione UE ha previsto complessivamente circa 750 miliardi di euro di investimenti per il rilancio economico europeo – del quale parte consistente è vincolato all’economia circolare, alla transizione energetica, alla digitalizzazione e quindi a Industry 4.0, temi sui quali la Federazione sta lavorando.

Nel corso del webinar Valeria Fazio, Senior manager di BDO Italia – Divisione Sustainable Innovation ha presentato “La sostenibilità come chiave evolutiva per le aziende”, con i relativi vantaggi che apporta al modello di business aziendale. Francesco Bicciato e Arianna Lovera, segretario generale e senior programme officer del Forum Finanza Sostenibile, hanno invece affrontato “L’importanza della sostenibilità nelle scelte di investimento”.

L’attenzione alle dinamiche aziendali di sostenibilità oggi è imprescindibile, non solo per creare valore finanziario e per l’accesso al credito, ma per dare vita a filiere virtuose: le uniche oggi proiettate alla compatibilità e ad essere competitive in un futuro che presenterà vincoli sempre più stringenti, anche a livello legislativo.

Un esempio di buona pratica: bilancio consolidato e report ambiente e sicurezza è stato presentato da Paolo Azzolini, QEH&S del Gruppo Fedrigoni azienda da anni proiettata alla valorizzazione ambientale del proprio business in termini di supply chain virtuosa e sostenibile.

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Un esempio? L’imperdibile speciale colore sul numero di settembre.

La gestione del colore nel processo di produzione di qualsiasi stampato è un tema centrale nel lavoro quotidiano di ogni grafico e di ogni stampatore.

In questo numero di Italia Grafica abbiamo realizzato un progetto ambizioso: abbiamo sviscerato l’argomento Colore, sviluppandolo in tutte le sue “sfumature”.
Siamo partiti dall’acquisizione delle immagini passando per la calibrazione dei monitor, dalla stampa con le diverse tecnologie (parliamo di offset, digtale, rotocalco, flexo) all’analisi dei supporti e degli inchiostri.
Informazioni tecniche esaustive, di grande utilità e interesse.

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Viscom Italia, la comunicazione visiva si trasforma da reale a virtuale

Viscom Italia ha annunciato il rinvio dell’appuntamento in presenza: la 32a edizione della manifestazione di riferimento per il mercato della comunicazione visiva si svolgerà dal 14 al 16 ottobre 2021 fieramilano pad. 8/12.

“La diffusione continua del virus Covid-19 in tutto il mondo ci impone di posticipare l’appuntamento fisico con Viscom Italia al prossimo anno – dichiara Massimiliano Pierini – managing director Reed Exhibitions Italia. Abbiamo valutato attentamente le difficoltà legate a questa decisione ma il nostro primo obiettivo in questo momento è tutelare il benessere degli espositori, visitatori e staff. Abbiamo consultato i nostri stakeholder e abbiamo deciso di rinviare, a malincuore, la manifestazione per garantire agli operatori del settore l’opportunità di tornare presto a incontrarsi, confrontarsi fisicamente e creare le condizioni affinché tutta la filiera della comunicazione visiva possa ripartire più forte di prima”.

ln questi mesi di lockdown e di distanziamento sociale, Viscom Italia ha continuato a essere sempre unito alla sua community per rispondere alle esigenze del settore.

Ed è proprio sul valore delle connessioni offerte dalle diverse piattaforme digitali che Viscom Italia ha saputo cogliere nuove opportunità ed offrirà un nuovo appuntamento virtuale per tutti gli operatori del settore. Nasce infatti “Viscom Italia – Hyper Reality”, che si terrà nelle nuove date dal 17 al 18 novembre 2020, per creare una nuova esperienza di networking, presentare in anteprima le innovazioni tecnologiche, le applicazioni più creative e, ciascuno per il proprio campo di specializzazione, tornerà a fare affari connessi digitalmente.

L’evento virtuale sarà uno strumento che consentirà di ampliare la conoscenza del mercato della comunicazione visiva, valorizzando attraverso un marketplace le collezioni dei prodotti delle aziende, dando la possibilità ai visitatori, da tutto il mondo, di connettersi per tessere relazioni commerciali, con incontri virtuali con gli espositori, aggiornarsi in diretta, grazie ad un ricco programma di talks ed eventi, sulle nuove opportunità di sviluppo e gli scenari futuri del mercato.

“La manifestazione è da oltre 30 anni una vetrina di eccellenza internazionale, un facilitatore di business per il mercato, che ha basato la propria unicità sull’importanza del networking tra domanda ed offerta – afferma Cecilia Montalbetti exhibition manager Viscom Italia –. In uno scenario che impone limiti agli spostamenti, il nostro ruolo di innovatori ci ha portato a offrire anche un’opportunità alternativa digitale per facilitare il business ai nostri espositori e la visita ai nostri operatori esteri, che rappresentano per la nostra manifestazione un target strategico e un grande punto di forza”.

 

Federazione Carta e Grafica, nuove nomine

L’assemblea della Federazione Carta e Grafica, riunitasi il 15 settembre, a Milano, ha integrato i propri organi di gestione con nuove designazioni. Nel Consiglio generale sono stati eletti Giovanni Battista Colombo e Lorenzo Poli (Presidente Assocarta), che vanno ad affiancare nell’organismo presieduto da Girolamo Marchi, con i vice Emilio Albertini (presidente Assografici) e Aldo Peretti (presidente Acimga) e Pietro Lironi come past president, i consiglieri Emanuele Bona, Marco Calcagni e Michele Bianchi.

Giuliana Besozzi e Giuliana Merli entrano nel Collegio dei Revisori dei conti, di cui faceva già parte Giuseppe Dell’Aquila. L’ingresso di Mario Maggioni va a completare il Collegio dei Probiviri, in cui già siedono Domenico Di Marsico, Giorgio Zangarelli, Franco Eller Vainecher, Ernesto Gazza e Flavio D’Andria.

Elevate tirature e qualità costante nella stampa rotocalco

Rotocalco

Le esigenze di qualità del colore coinvolgono tutto il flusso di lavoro, che deve essere impostato sin dall’inizio: nel progetto grafico, nella prestampa e, infine, in stampa. Infatti, chi commissiona uno stampato per il packaging e per l’imballaggio flessibile pretende lavorazioni esclusive per presentare al meglio la confezione sul mercato e distinguersi dalla concorrenza

La rotocalco, per molti anni è stata un riferimento per la stampa di prodotti editoriali di massa, quando le tirature erano elevate essendo i lettori amanti del “gossip” non avendo a quei tempi a disposizione tablet e smartphone. L’evoluzione della roto offset e la diminuzione dei lettori hanno fatto perdere quote di mercato alla rotocalco, riposizionandola principalmente sulla stampa di cataloghi commerciali di medie e grandi tirature.

Oggi i mercati di riferimento della stampa rotocalco sono il packaging e l’imballaggio flessibile. Mercati dove non sempre sono indispensabili le elevate tirature, ma è richiesta un’ottima e costante qualità della stampa e molta flessibilità nell’utilizzo di una numerosa varietà di substrati, richiesti per le differenti tipologie di imballaggio: carte e cartone di tutti i tipi e grammature, foil di alluminio, film, tessuti, ecc.

Chi commissiona uno stampato per il packaging e per l’imballaggio flessibile è sempre più attento alla qualità, pretende lavorazioni esclusive non solo per presentare la confezione del suo prodotto sul mercato (cibo, bevande, moda, ecc.), ma anche per distinguersi dalla concorrenza. Richieste di qualità del colore che coinvolgono tutto il flusso impostando sin dall’inizio la gestione del colore che inizia dal progetto grafico, prosegue con la prestampa e si conclude in stampa. Chi vuole o deve garantire i risultati sul colore scelto sulle color guide (mazzetta Pantone), visto sul monitor, confermato osservando la prova colore, pretende di vederlo sullo stampato.

Per fare questo esiste solo un modo, sincronizzare tra loro le competenze delle persone e di conseguenza tutte le fasi produttive (tecnologie), in modo che non si inceppi il flusso. Un metodo che se impostato correttamente e gestito dal personale, facilita il raggiungimento dell’obiettivo primario: la qualità. Qualità che non dev’essere solo garantita su singolo stampato o per un determinato cliente, se diventa una prassi aziendale facile da gestire e mantenere nel tempo. La qualità è indipendente dalle tirature che oggi sono più contenute, a causa anche dei cambiamenti di leggi e decreti che fanno invecchiare lo stampato, preferendo di conseguenza ristamparlo invece di “fare magazzino” e poi buttarlo.

Chi opera nei mercati del packaging e dell’imballaggio flessibile, non può pensare che sia sufficiente stampare bene una quadricromia o una moltitudine di colori spot (Pantoni), deve conoscere e anche prevedere eventuali viraggi del colore dopo la laminazione di film trasparenti, alluminio, ecc., considerando anche le fasi di lavorazioni successive se i substrati saranno metallizzati, verniciati, sigillati, ecc. Per essere certi di raggiungere questi risultati oltre all’esperienza, serve un controllo del colore in tutto il flusso. In molti casi non si è attenti alla prestampa, concentrandosi sulla stampa dove le perdite o i guadagni sono più palpabili, in quanto basta solo osservare i tempi di avviamento e gli sprechi di inchiostri e substrati.

Partendo dalla stampa, valutiamo a ritroso i vantaggi della gestione del colore nei vari reparti. Da subito è bene precisare che la gestione del colore non è solo di competenza dei software, non basta decidere quale profilo colore è migliore, decidere di utilizzare differenti tecnologie di incisione del cilindro senza avere certezze. Anche solo cambiare frequentemente la tipologia di inchiostri se pur acquistati dallo stesso fornitore genera problemi sul risultato del colore in stampa.

Meglio un solo set di inchiostri di base, già questa scelta permette un risparmio evitando di immagazzinare una grande quantità di colori. Pensiamo a un sistema di formulazione degli inchiostri che comporta un investimento iniziale in denaro che dà ottimi risultati se si abbina anche il cambiamento delle differenti metodologie che devono essere acquisite dallo stampatore, quasi sempre abituato a miscelare e correggere i colori anche quando è iniziata la stampa.

Nonostante il processo di stampa rotocalco abbia una lunga storia alle spalle, dove la professionalità e l’esperienza degli operatori era e in alcuni casi è anche oggi indispensabile, è bene ricordare che le tecnologie per la gestione del colore, alcuni anni fa non esistevano o se esistevano non sempre garantivano risultati certi. Oggi le cose sono cambiate, spettrofotometri, cucine colore, stampanti digitali e analogiche per realizzare le prove colore, l’utilizzo di “fingerprint”, permettono di stabilire i profili stampa per ogni tipologia di substrato, inchiostro, ecc. su ogni singola macchina da stampa.

Il processo che permette rapidità e garanzie nella gestione del colore inizia dall’individuare le specifiche del colore che il cliente richiede. Se non trasferisce informazioni digitali, ma fornisce un campione stampato, si misura con uno spettrofotometro rilevando i parametri e valutando i valori in ΔE di scostamento tra l’originale e la formulazione prevista per quella specifica tinta. Individuato il colore, si trasferiscono i dati digitali al software che gestisce la “cucina colore” che procede alla formulazione usando degli inchiostri e delle vernici di base. Per evitare di ripetere l’operazione se serve lo stesso inchiostro in tempi successivi, la ricetta può essere archiviata in un database che permette di catalogare una grande quantità di formulazioni, utili anche per dei confronti tra i vari colori attuando correzioni, in questo modo si è anche più rapidi non solo nel ripetere le misurazioni manuali sui campioni del cliente, ma sulla certezza dei risultati.

Il controllo dello stampato su una macchina rotativa non può esser effettuato visivamente, servono tecnologie in linea che rilevino alla massima velocità di stampa, l’aumento del punto, i valori Lab, il ΔE, la densità, ecc., impostando dei parametri specifici in base ai differenti substrati, colori, ecc., indipendentemente che siano opachi, trasparenti o traslucidi. Una gestione colore che coinvolge tutto il flusso garantisce qualità e riduce tempi e sprechi di tempo e di materiale.


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