Il 2026 segna un passaggio fondamentale per l’imballaggio flessibile, con l’entrata in vigore di nuove normative europee su sicurezza alimentare e sostenibilità. Giflex, attraverso i suoi Comitati scientifici, supporta le aziende nello sviluppo di metodi condivisi e nell’adattamento alle regole. Intanto, tra sfide tecniche, incertezze normative e investimenti in innovazione, si rafforza l’importanza della collaborazione lungo tutta la filiera.
«L’approccio scientifico dei Comitati si fonda su metodi di misura, protocolli e strumenti condivisi» Andrea Cassinari, coordinatore dei Comitati scientifici di Giflex
Un comparto complesso ed evoluto
Il 2026 è un anno di scadenze importanti per l’industria e punto di snodo per il settore dell’imballaggio, in particolare per quello flessibile. Le sfide che lo coinvolgono non riguardano più soltanto l’innovazione tecnologica o l’efficienza produttiva, ma si estendono all’adempimento di norme che, nell’arco di pochi mesi, entreranno pienamente in vigore. Normative importanti, decisive a livello europeo e che toccano temi delicati e fondamentali per il settore, ovvero la sicurezza alimentare e la sostenibilità in ogni sua forma, soprattutto ambientale.
Un cammino avvenuto per gradi, segnato dal dialogo con le istituzioni e soprattutto dalla collaborazione interna alla filiera di appartenenza. Ed è proprio questo il percorso che i Comitati scientifici di Giflex – Gruppo Imballaggio Flessibile di Assografici– portano avanti, confermandosi un punto di riferimento per l’intera filiera e contribuendo attivamente alla costruzione di una cultura condivisa.
Abbiamo intervistato i loro massimi rappresentanti, Andrea Cassinari, Rosi Barrale e Laura Maurizio. I tre coordinatori ci hanno aiutato a delineare il quadro articolato e complesso del lungo lavoro che il gruppo di produttori di packaging flessibile sta compiendo da anni e che ora è in una fase delicata.
L’imballaggio flessibile risponde a una logica di prestazione e a esigenze di mercato molto precise: protezione, conservazione, sicurezza e comunicazione. Tutte queste funzioni devono convivere in un unico oggetto, che le deve garantire anche a dispetto di condizioni estreme a cui viene sottoposto lungo la filiera.
La struttura del packaging flessibile risponde proprio alla complessità di queste esigenze che diventano particolarmente delicate quando interessano il settore alimentare. Esiste infatti uno stretto legame tra imballaggio e sicurezza alimentare, e non è un caso che oltre l’80% del packaging flessibile sia destinato proprio al comparto food. Questo determina anche una grande responsabilità che il settore si assume nel garantire la qualità e la sicurezza degli alimenti lungo la catena di distribuzione.
Proprio per governare questa complessità, fin dalla nascita del gruppo specialistico di Assografici, è emersa la necessità di dotarsi di un Comitato tecnico, spiega Andrea Cassinari, coordinatore dei Comitati scientifici di Giflex.
La trasformazione dei materiali destinati al contatto alimentare richiede infatti competenze avanzate e un continuo aggiornamento tecnologico. «La caratteristica di multistrato e multimaterialità dell’imballaggio flessibile è nata per proteggere in maniera molto robusta le diverse tipologie di alimenti» afferma Cassinari, arrivando a «concretizzare una protezione e un allungamento della shelf-life dell’alimento».
Questo consente, dal punto di vista tecnico-scientifico, di affrontare le sfide anche più ambiziose, di proteggere e conservare l’alimento nel tempo, persino in condizioni di trattamenti termici, di sterilizzazione, con soluzioni logistiche molto articolate che, poco alla volta, permettono di addentrarsi anche in uno scenario globale.
In dialogo continuo
Di fronte alla complessità del sistema imballaggio–alimento, l’approccio del settore è una risposta collettiva. Il lavoro dei Comitati di Giflex si sviluppa proprio nella direzione di costruire un dialogo strutturato tra tutti gli attori della filiera, dai produttori di materie prime ai trasformatori, fino ai brand owner e agli operatori del fine vita.
«L’imballaggio flessibile riesce così a espletare, attraverso le varie strutture di packaging, la sua funzione di contenere, preservare, comunicare».
La caratterizzazione delle varie strutture necessita però anche di quello che Cassinari definisce un “approccio di misura”, con la realizzazione da parte di Giflex di «metodi di misura e capitolati di vendita delle varie strutture di packaging, studiate per ogni diverso settore merceologico», così come «la messa a punto di protocolli analitici che sono stati sviluppati dal gruppo per la gestione delle varie sostanze chimiche e sulla spinta di una forte richiesta regolatoria».
Tutto questo, spiega, attraverso i vari gruppi di lavoro che si riconoscono nel Comitato tecnico.
L’attenzione si sposta poi verso la parte di sostenibilità che, cresciuta con il tempo, ha portato alla nascita anche di altri comitati specifici, in particolare il Comitato marketing e il Comitato sostenibilità. Anche queste realtà interne «iniziano sempre di più a interfacciarsi in maniera sinergica con obiettivi diversi».
La forza delle collaborazioni
In questo contesto si inserisce il lavoro di collaborazione con associazioni nazionali ed europee, che consente di condividere esperienze e sviluppare approcci comuni in risposta a norme sempre più complesse.
Il dialogo con i produttori di inchiostri, adesivi e materiali diventa quindi parte integrante di un sistema che punta a uniformare linguaggi e pratiche.
Giflex collabora con diverse associazioni tra cui, a livello nazionale, Avisa e, a livello europeo, EuPIA e Feica. Inoltre, Giflex fa parte anche dell’associazione europea Flexible Packaging Europe (FPE).
«Tutto quello che sviluppiamo e realizziamo a livello nazionale ha quindi un’integrazione e una condivisione anche in chiave europea».
Il riscontro di questa continua crescita porta con sé anche «un innalzamento culturale della filiera intera, del dialogo con i clienti e con i fornitori, soprattutto in un approccio di tipo scientifico che si basa su metodi concordati e sviluppati insieme».
Approccio di sistema
Il dialogo sia con le istituzioni sia con il mercato diventa quindi una necessità, così come comunicare e trasmettere il reale valore dell’imballaggio flessibile.
Spesso oggetto di semplificazioni o giudizi superficiali, il packaging flessibile oggi deve mostrare un’immagine delle proprie funzioni e prestazioni, soprattutto in termini di sicurezza, che sia più aderente alla realtà.
«Dobbiamo arrivare a costruire l’immagine di un settore fattivo e aperto al dialogo» sottolinea Cassinari.
Dietro al complesso lavoro di definizione di metodi, protocolli e capitolati si cela quindi uno degli elementi distintivi dell’approccio Giflex: la capacità di mettere le conoscenze a sistema.
Questi strumenti diventano fondamentali non solo per le aziende più strutturate, ma anche per le piccole e medie imprese, che possono così accedere a un patrimonio di conoscenze difficilmente raggiungibile altrimenti.
In una fase di transizione tra instabilità geopolitica, aumento dei costi e incertezze normative, le imprese del settore imballaggio flessibile devono adattarsi a nuovi requisiti di riciclabilità e sostenibilità, mantenendo salda la presenza sui mercati e continuando a investire, pur senza un quadro definito. La sfida è coniugare questi fattori attraverso una strategia di sistema basata su innovazione, collaborazione di filiera e dialogo con le istituzioni. Ne abbiamo parlato con il presidente di Giflex 2020-2026, Alberto Palaveri.
Sospeso tra pressioni economiche, instabilità geopolitica e un quadro normativo europeo ancora in definizione, oggi il settore dell’imballaggio flessibile si trova a dover affrontare una fase di forte trasformazione. Si tratta di capire in che modo evolversi, adeguandosi a quanto impongono normative nazionali ed europee che cambiano i paradigmi nei quali sinora si è operato, restando però capaci di rispondere alle esigenze del mercato.
Abbiamo chiesto ad Alberto Palaveri come cambierà il packaging flessibile e come le aziende del settore stanno affrontando tali cambiamenti. Il presidente di Giflex 2020-2026 ha analizzato, quindi, lo stato dell’industria, mettendo in evidenza le principali problematiche, ma anche le basi su cui costruire il futuro del comparto.
Siamo in un periodo storico complicato e in continua evoluzione: ci aiuta a delineare l’andamento economico del settore dell’imballaggio flessibile?
«Se consideriamo i risultati del 2025, possiamo dire che l’anno scorso è stato caratterizzato da una sostanziale stabilità del fatturato. Non c’è stata crescita ma il mercato si è rivelato più competitivo rispetto ai dodici mesi precedenti, comportando una leggera flessione dei margini.
Come noto, lo scenario è poi cambiato in modo significativo a partire dalla fine di febbraio 2026, con l’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele. Le tensioni geopolitiche che ne sono conseguite hanno coinvolto aree strategiche per le materie prime. Una parte importante del nostro lavoro dipende da materiali plastici che hanno origine, come materia prima o per lavorazione, anche in quelle zone. Questo ha determinato un aumento significativo dei prezzi.
A ciò si aggiunge sia il tema energetico, con un incremento rilevante dei costi, sia il rialzo dei prezzi dei prodotti chimici utilizzati nella trasformazione, come additivi, inchiostri e solventi. Ci siamo trovati, quindi, nella necessità di rivedere continuamente le strategie di prezzo verso i nostri clienti.
Oggi operiamo in un contesto in cui i prezzi cambiano di giorno in giorno, spesso con acquisti a prezzo aperto legati alla data di consegna. E per un trasformatore, chiaramente, diventa molto complesso trovare un equilibrio nel trasferire a valle aumenti che non dipendono dai propri processi. Dunque, è questo il tema principale del momento: la gestione di una volatilità estrema che rende difficile anche solo immaginare scenari a medio termine».
Panoramica del settore dell’imballaggio flessibile, dati 2024 – fonte: Flexible Packaging Europe (FPE)
La situazione geopolitica, tra l’altro, crea un forte stato di incertezza per le imprese. Qual è la situazione del vostro settore e quali sono i maggiori impatti che subite sia direttamente sia attraverso la vostra filiera?
«In questo ambito, c’è un macro-tema che riguarda la legislazione europea. Strumenti come il nuovo regolamento UE 2025/40 – PPWR (packaging and packaging waste regulation) o la direttiva UE 2019/904 – SUP (single use plastic) hanno introdotto obiettivi e scadenze, ma mancano ancora molti elementi attuativi. E fintanto che non si saprà, per esempio, cosa si intenda esattamente per “riciclabile”, quali percentuali di materiali diversi dal monomateriale siano tollerate o con quali strumenti verrà certificata la riciclabilità, non potrà che esserci incertezza.
Non solo, questa indeterminatezza normativa si somma a quella economica, legata ai costi e alla reperibilità delle materie prime di cui si è detto. Le aziende si trovano quindi a dover investire senza avere un quadro chiaro delle regole future e questo, inevitabilmente, rallenta le decisioni. Non sappiamo cosa accadrà nei prossimi mesi, ma è probabile che il 2026 sarà un anno di transizione, segnato da due fattori principali: da un lato le tensioni su materie plastiche, chimici ed energia; dall’altro la definizione delle regole che guideranno il settore nei prossimi anni».
A proposito di PPWR: il regolamento, entrato in vigore l’11 febbraio 2025 diventerà giuridicamente vincolante da agosto 2026. Le aziende sono pronte?
«Direi sì e no. Sì perché il nostro settore è abituato a lavorare con materiali diversi e ad adattarsi alle disponibilità del mercato. L’imballaggio flessibile ha una storia fatta di evoluzione continua, dalla carta al cellophane fino ai polimeri più recenti, per cui ci siamo sempre organizzati in funzione delle potenzialità del mercato delle materie prime. Siamo, in un certo senso, dei progettisti del packaging, capaci di utilizzare ciò che il mercato offre.
Inoltre, uno degli obiettivi del PPWR è la riduzione dell’immesso al consumo del packaging, per evitare che diventi poi un rifiuto, e su questo il flessibile ha un vantaggio: utilizza poco materiale e, per di più, leggero per confezionare il prodotto e offrire lo stesso servizio, ovvero conservazione, preservazione, aumento della shelf-life, riduzione degli sprechi. Questo è da sempre il nostro valore aggiunto. Credo quindi che per noi quanto richiesto dal regolamento europeo possa essere un’opportunità e, considerando che l’obiettivo di riduzione sarà dei singoli Stati membri, dovremmo trovare un percorso insieme alle istituzioni italiane per trasformare tale occasione in un vantaggio competitivo del sistema Paese.
La parte più complessa, invece, riguarda la capacità di mantenere la leggerezza del nostro packaging introducendo materiali riciclabili e riciclati, che possano avere una seconda vita. È un percorso su cui stiamo lavorando insieme a tutta la filiera.
Va considerato inoltre che, nel momento in cui metteremo sul mercato materiali sempre più orientati al monomateriale e alla riciclabilità, sarà necessario che anche il sistema della raccolta e del riciclo evolva. Non si può pensare che, cambiando le regole, i materiali restino gli stessi: introdurremo soluzioni nuove, in alcuni casi più semplici da gestire, in altri semplicemente diverse e quindi da trattare con modalità specifiche. Per questo è importante che anche chi opera a valle della nostra filiera si metta in discussione e investa in un aggiornamento delle proprie tecnologie. È un lavoro che riguarda tutte le fasi, non solo quella della produzione».
Il tema del riciclo, soprattutto nel contatto con gli alimenti, è complesso e delicato. Come lo affrontate?
«Il primo passo è produrre materiali che possano essere riciclati. Il fatto che possano tornare a essere packaging è un passaggio successivo, che dovrà essere valutato anche in termini di sostenibilità economica. In questo senso, il riciclo chimico potrebbe rappresentare una soluzione importante per le plastiche che non possono essere riciclate meccanicamente, consentendo di ottenere materiali simili a quelli vergini e quindi idonei al contatto con gli alimenti. Il riciclo meccanico, invece, presenta maggiori criticità su questo fronte. Va ricordato, inoltre, che in Italia, negli ultimi decenni, non si sono verificati problemi di contaminazione del cibo legati al packaging flessibile. È un risultato importante, che vogliamo preservare evitando di fare scelte che, a fronte di un’esigua percentuale in più di riciclato, possano mettere a rischio la sicurezza dei consumatori. Sarebbe una scelta priva di senso».
Come Giflex non mancate occasione per sottolineare l’importanza di essere presenti ai tavoli decisionali. Al momento su cosa state lavorando?
«In Italia abbiamo avviato un dialogo strutturato con i ministeri competenti, nello specifico, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il nostro obiettivo è sedersi allo stesso tavolo per portare le istanze del settore e mettere a fattor comune competenze e conoscenze ai fini degli obiettivi legislativi da raggiungere.
Abbiamo lavorato, inoltre, per costruire una sorta di filiera allargata che, oltre alla nostra industria del flessibile, coinvolge anche i produttori di altre tipologie di imballaggi della Federazione carta e grafica, i produttori di macchine e della tecnologia di stampa e di confezionamento, con Ucima e Acimga, e ancora i brand e la distribuzione con l’associazione Centromarca. Insieme abbiamo avuto un primo incontro lo scorso novembre in Senato, durante il quale ci siamo presentati uniti per offrire alla politica una visione più completa di ciò che siamo e di come possiamo contribuire alla definizione delle strategie del Paese in questo periodo di transizione. Del resto, oggi non basta più essere competitivi sul mercato, bisogna esserlo anche rispetto alle regole e all’idea di packaging del futuro che provengono dalle istituzioni. Si deve giocare su due campi: il mercato e le normative. La sfida, quindi, è coniugare sostenibilità e competitività, trovando soluzioni che siano coerenti con le richieste della politica europea e nazionale, ma anche sostenibili economicamente per le imprese».
Come sta cambiando, dunque, il packaging flessibile tra esigenze di mercato, rispondenza a norme stringenti, penetrazione di nuove tecnologie – compresa l’AI – e una comunicazione sempre più evoluta e sfaccettata?
«L’intelligenza artificiale la vediamo, per ora, soprattutto come uno strumento interno per migliorare l’efficienza e supportare le attività più complesse, liberando risorse da attività ripetitive. Sul fronte del mercato, invece, il packaging resta un supporto fisico e continuerà a esserlo. Non può essere sostituito o “digitalizzato”, ma certamente può essere progettato in modo più intelligente.
Un ambito in cui vedo un potenziale concreto per l’introduzione di nuove tecnologie è invece quello della selezione per il riciclo: sistemi avanzati, anche basati su intelligenza artificiale, possono migliorare la capacità di riconoscere e separare i materiali, selezionandoli per quantità omogenee. Questo può contribuire a rendere l’intero processo più efficiente e aumentare così il valore delle materie seconde».
In ultimo, il tema del “noi”, che lei spesso sottolinea e che è inteso come approccio culturale e di sistema, sta prendendo piede nel settore?
«Innanzitutto, ritengo che sia un tema non solo interessante, ma necessario. Oggi il paradigma è cambiato e il mercato non è più definito soltanto dalla domanda e dall’offerta, ma anche dalle scelte delle istituzioni. Questo significa che le aziende non possono più ragionare singolarmente. Essere un sistema permette di dialogare con la politica e questo “noi” significa che possiamo diventare un’alternativa e proporre soluzioni che tengano insieme sostenibilità e competitività. Non si tratta di difendere il mercato, ma di conformarlo agli obiettivi ambientali e alle strategie europee.
Le aziende di Giflex hanno compreso questa esigenza, anche se ritengo che ci sia ancora margine di miglioramento, soprattutto in termini di risorse dedicate alle attività associative. Le iniziative di comunicazione e advocacy avviate sul web delle nostre aziende rappresentano l’esempio di un primo passo nella giusta direzione. Siamo all’inizio di un percorso che richiederà però continuità e maggiore coinvolgimento».
Il quadro europeo e la crescita globale
Secondo i dati di Flexible Packaging Europe (FPE) – l’associazione di categoria che rappresenta i fornitori di imballaggi flessibili in Europa – il settore europeo del packaging flessibile è ampio e articolato. I dati del 2024 mostrano 382 stabilimenti attivi, circa 57.900 addetti e un fatturato complessivo di 16,5 miliardi di euro. Oltre la metà delle strutture produttive (198 impianti) e dell’occupazione (29.510 addetti) si concentrano in Europa occidentale, seguita dai Paesi del Sud del continente, che raccolgono 112 stabilimenti e 17.800 dipendenti. Più contenuta, ma comunque significativa, la presenza nell’Europa centrale e orientale (51 stabilimenti, 8.230 addetti) e nel Nord Europa (21 stabilimenti, 2.360 addetti).
FPE evidenzia anche come l’utilizzo dell’imballaggio flessibile sia trainato soprattutto dal comparto alimentare: le principali categorie servite includono formaggi e latticini, alimenti secchi, dolciumi, caffè e tè e prodotti da forno. I risultati confermano, quindi, il ruolo centrale del packaging flessibile nella conservazione e distribuzione dei beni di largo consumo.
Si tratta, dunque, di un settore strutturato e solido che presenta anche prospettive di crescita interessanti, pur restando moderate. Del resto, al momento la situazione geopolitica non consente di dare una lettura chiara della possibile evoluzione dell’andamento del comparto.
Il mercato globale degli imballaggi flessibili: prospettive per il settore retail fino al 2029 – fonte: Euromonitor International – FPE
Se però si guarda al futuro, è ipotizzabile un aumento dei consumi di packaging flessibile. In particolare, Euromonitor International– tra le principali società di ricerche di mercato e business intelligence a livello mondiale – ha elaborato previsioni interessanti. Secondo le sue stime, entro il 2029 il consumo globale di imballaggi flessibili nel retail dovrebbe raggiungere 1.816 miliardi di unità, con un incremento dell’8,8% rispetto al 2024. In Europa occidentale la crescita prevista è del 6,4% (270,9 miliardi di unità) e in quella orientale del 7,9% (135 miliardi di unità). Dinamiche più sostenute si osservano, invece, nelle previsioni che riguardano altre aree: Asia (+8,5%), Sud America (+14,9%) e soprattutto Africa e Medio Oriente (+19,4%). Il Nord America mostra invece una stima di espansione più contenuta (+1,4%).
Nel complesso, quindi, si prevede che il settore continui a svilupparsi anche grazie all’evoluzione dei consumi, con margini di crescita più ampi nei mercati emergenti e un consolidamento progressivo nelle economie europee. Tuttavia, resteranno da valutare gli impatti delle nuove normative e dell’evolversi della situazione geopolitica mondiale.
Sei anni alla guida di Giflex
Alberto Palaveri si laurea in Chimica a Milano e avvia il proprio percorso professionale nel 1996 all’interno del Gruppo Sacchital, azienda specializzata negli imballaggi flessibili, dove nel tempo assume ruoli di crescente responsabilità. Tra il 2005 e il 2007 consegue l’Executive MBA presso l’Università Bocconi di Milano, rafforzando le proprie competenze in ambito manageriale e nella leadership aziendale. Oggi è executive member del board di Sacchital Group e amministratore delegato di Akerlund & Rausing, società del gruppo. Dal 2020 al giugno 2026 ha ricoperto la carica di presidente di Giflex – Gruppo Imballaggio Flessibile per due mandati consecutivi, contribuendo allo sviluppo e alla rappresentanza del settore. Dal giugno 2023 è inoltre vicepresidente di Assografici, con delega al Packaging a partire da maggio 2025.
«La vera sfida è restare competitivi coniugando sostenibilità e capacità di adattarsi a regole e scenari in continuo cambiamento» Alberto Palaveri, presidente di Giflex 2020-2026
La crescita di Unicar accelera nel Nord-Est con la nascita della nuova Filiale Veneto, risultato dell’integrazione tra le sedi di Verona e Vicenza. Il nuovo assetto rafforza il presidio dell’azienda in una delle aree industriali più dinamiche d’Italia, consolidando un modello operativo orientato a servizio, prossimità e assistenza tecnica.
L’operazione rappresenta un passo strategico nel percorso di espansione del gruppo, attivo da oltre trent’anni nella movimentazione industriale e nella logistica per eventi su scala nazionale.
Un hub unico per Verona, Vicenza, Rovigo e Mantova
La nuova Filiale Veneto nasce dall’unione di competenze maturate in anni di attività sul territorio: da un lato l’expertise sul marchio Yale nell’area scaligera, dall’altro la consolidata esperienza con Hyster nel Vicentino.
Il nuovo hub operativo presidia un’area che comprende le province di Verona, Vicenza, Rovigo e Mantova, servendo circa 1.000 aziende clienti e gestendo una flotta di oltre 1.200 mezzi, tra carrelli elevatori, transpallet e macchine da magazzino.
Struttura e numeri: un team raddoppiato in pochi anni
La Filiale Veneto conta oggi 14 professionisti tra tecnici, service e personale commerciale, supportati da officine mobili per interventi rapidi sul territorio.
L’infrastruttura comprende oltre 3.500 mq tra officine e magazzini ricambi, distribuiti tra Dossobuono (Verona) e Montebello Vicentino.
Secondo l’azienda, la struttura del team è più che raddoppiata negli ultimi anni, segno di una crescita costante della domanda industriale nell’area.
Servizi integrati e assistenza multimarca
La nuova filiale offre l’intera gamma di servizi Unicar:
vendita, noleggio, assistenza tecnica, ricambi, consulenza e formazione.
L’offerta si estende ai brand del gruppo:
Yale
Hyster
Carer
Carer, azienda italiana attiva in oltre 60 Paesi, rappresenta il segmento dei carrelli elettrici ad alta capacità.
Clienti industriali e presenza nel tessuto produttivo
La Filiale Veneto opera su un portafoglio clienti trasversale che include PMI e grandi gruppi industriali nei settori edilizia, logistica, intermodale, metallurgia e industria manifatturiera.
Tra i clienti figurano realtà come: Interporto Verona, Fonderia Zanardi, Prefabbricati Scaligera, Saica, Abafood e Fedrigoni.
Le dichiarazioni del management
“La nuova Filiale Veneto ci consente di offrire un servizio più strutturato, rapido e vicino ai clienti, rafforzando la nostra presenza come hub logistico per la movimentazione industriale”, ha dichiarato Davide Bertoletti, Direttore della Filiale Veneto.
Per Luca Spreafico, Vicepresidente di Unicar, il progetto rappresenta “un investimento strategico che consolida la presenza nei principali distretti industriali e valorizza il ruolo della logistica nei processi produttivi”.
Strategia nazionale e rete del gruppo
Il rafforzamento nel Nord-Est si inserisce nella strategia nazionale di Unicar, che opera attraverso:
8 filiali in Italia (tra cui Torino, Bologna, Genova, Roma e Veneto)
40 concessionari e partner
distribuzione di Yale dal 1992
distribuzione di Hyster dal 2024
Il gruppo detiene inoltre una gamma completa di soluzioni per la movimentazione industriale, dai transpallet compatti fino ai carrelli elettrici heavy-duty.
All in Print China 2026, in programma dal 12 al 16 ottobre 2026 presso lo Shanghai New International Expo Centre, si prepara a essere non solo una fiera, ma un vero osservatorio internazionale sull’innovazione nella stampa e nel packaging, in un momento di profonda trasformazione tecnologica per l’intero comparto.
L’evento si conferma come una piattaforma di riferimento per l’intera filiera del printing, dal prepress al packaging, fino alle tecnologie digitali e ai materiali innovativi.
Una fiera di riferimento per tutta la filiera della stampa
Con una superficie espositiva prevista di oltre 120.000 m², più di 1.200 espositori e circa 120.000 visitatori attesi, AIP 2026 rappresenta uno dei più importanti appuntamenti globali per il settore.
La manifestazione si distingue per il suo approccio “end-to-end”, coprendo l’intera catena produttiva della stampa e del packaging e offrendo una panoramica completa sulle innovazioni tecnologiche del comparto.
Focus su digitalizzazione, sostenibilità e automazione
Il cuore dell’edizione 2026 sarà rappresentato da tre grandi aree tematiche:
Future Technology Zone, dedicata alle innovazioni di frontiera nel printing
Digital Intelligence Zone, focalizzata su automazione e smart manufacturing
Industry Convergence Zone, che esplora l’integrazione tra stampa e supply chain
Accanto a queste aree, la fiera proporrà anche 7 segmenti espositivi principali, tra cui stampa digitale, packaging, etichette e materiali, inchiostri e tecnologie intelligenti.
Oltre 60 eventi e forum di settore
Il programma prevede più di 60 eventi collaterali, tra cui forum internazionali, conferenze tecnologiche e incontri business-to-business.
Tra i principali appuntamenti figurano il Printing Innovation and Development Forum e le sessioni dedicate alla trasformazione digitale delle aziende di stampa, con focus su efficienza produttiva, sostenibilità e nuovi modelli industriali.
Innovazione tecnologica e soluzioni industriali
AIP 2026 offrirà una panoramica su alcune delle più recenti soluzioni sviluppate dai principali player internazionali del settore.
Tra le tecnologie presentate:
sistemi inkjet ad alta velocità per stampa editoriale e commerciale
linee di finitura digitali per libri e produzione on-demand
macchine multifunzione per packaging e post-stampa
soluzioni integrate per etichette e imballaggi flessibili
L’attenzione sarà rivolta in particolare alla produzione digitale, all’automazione dei processi e alla riduzione degli sprechi, temi sempre più centrali per l’evoluzione del settore.
Un settore in forte crescita
Secondo gli organizzatori, il settore della stampa in Cina continua a crescere verso un modello sempre più orientato a digitalizzazione, green manufacturing e integrazione industriale, con un valore complessivo che supera 1,5 trilioni di RMB.
In questo contesto, All in Print China si conferma come una piattaforma strategica per osservare da vicino le tendenze globali del settore e le sue future evoluzioni.
Italia Grafica presente all’incontro con la stampa a Milano, in occasione del bilancio di fine mandato di Alberto Palaveri alla guida di Giflex. Si chiude, infatti, il mandato di Alberto Palaveri: un percorso iniziato nel 2020 e segnato da una fase di forte complessità economica e industriale globale, tra pandemia, tensioni geopolitiche e instabilità dei mercati energetici e delle materie prime.
Nel corso dell’incontro Palaveri ha ripercorso le principali direttrici del suo mandato, evidenziando il rafforzamento della rappresentanza istituzionale in Italia e in Europa, con un presidio sempre più strutturato sui dossier normativi a Bruxelles e nei tavoli di confronto strategici del settore.
Tra i temi centrali, il confronto sul PPWR e la definizione di un approccio alla sostenibilità industriale capace di integrare obiettivi ambientali e competitività delle imprese. In questa direzione, Giflex ha sviluppato linee guida LCA (Life Cycle Assessment) dedicate all’imballaggio flessibile, con l’obiettivo di fornire basi metodologiche condivise e un confronto scientifico sulla sostenibilità del comparto.
Palaveri ha sottolineato anche il ruolo della comunicazione nel posizionamento del settore, con l’obiettivo di rafforzare la consapevolezza sul contributo del packaging flessibile in termini di innovazione, sicurezza alimentare e circolarità.
“Fuori dalla bolla” è stato il messaggio chiave del mandato, con l’invito a rafforzare il dialogo tra industria, istituzioni, media e consumatori per valorizzare il ruolo economico e sociale del comparto.
L’elezione del nuovo Presidente è prevista per il 26 maggio a Roma, in occasione dell’assemblea privata che precederà il congresso annuale.
Congresso Giflex 2026 a Roma: il packaging flessibile tra industria, normativa e scenari globali
Il Congresso Giflex 2026 ‘Flessibile, un packaging essenziale’ si terrà il 26 e 27 maggio presso Hotel Villa Pamphili a Roma, riunendo aziende, istituzioni, designer ed esperti della filiera del packaging.
L’evento si aprirà con la sessione inaugurale “Packaging is Theatre”, che vedrà la partecipazione di Corrado D’Elia, Chiara Salvucci e Flavio Innocenti, insieme a Giada Messetti e ai designer Roger Botti e Valerio Cometti, in un format che unisce linguaggio culturale e visione industriale. A seguire, Alberto Palaveri presenterà il bilancio di fine mandato.
La seconda giornata sarà dedicata agli scenari geopolitici e ai trend settoriali, con l’intervento di Brunello Rosa e il contributo di Anna Marigo sui temi della sostenibilità e delle tecnologie per la riduzione delle emissioni nei processi produttivi.
Ampio spazio sarà dedicato anche al ruolo delle fiere e della filiera industriale, con interventi di Paola Sarco e Annarita Rondelli, in vista di IPACK-IMA Srl e delle future edizioni del settore.
La terza sessione affronterà il quadro normativo e industriale del packaging flessibile, con focus su MOCA e regolamento PPWR. Tra i relatori, Andrea Cassinari, Rosi Barrale e Roberta Colotta, insieme a Flexible Packaging Europe.
La tavola rotonda conclusiva vedrà il confronto tra industria, istituzioni e mondo accademico con Marco Taisch, Politecnico di Milano, insieme a rappresentanti di Giflex e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Al Salone Internazionale del Libro di Torino, Italia Grafica ha seguito l’incontro “Il diavolo in tasca, il libro fra le mani. Tra iperconnessione e crisi della lettura”, organizzato da Federazione Carta e Graficain collaborazione con Unione Industriali Torino.
L’appuntamento, svoltosi il 14 maggio 2026 al Caffè Letterario del Padiglione Oval del Lingotto Fiere, ha rappresentato uno dei momenti di riflessione centrali della giornata inaugurale della manifestazione, ponendo al centro il tema del digitale responsabile e il futuro dei modelli di apprendimento e lettura.
Smartphone e iperconnessione: una trasformazione radicale
Il confronto è partito da una constatazione condivisa: gli smartphone hanno modificato in profondità il rapporto tra individui, informazione e conoscenza.
Durante il dibattito, Carlo Verdelli, autore del libro Il diavolo in tasca, ha evidenziato la portata del cambiamento:
“Gli smartphone hanno segnato la rivoluzione probabilmente più impetuosa e dirompente della storia: mai un oggetto ha condizionato l’umanità in maniera così universale e pervasiva”.
Il volume è stato il punto di partenza per un’analisi sugli effetti dell’iperconnessione, tra dipendenza digitale, perdita di attenzione e trasformazioni culturali.
Federazione Carta e Grafica: verso un equilibrio tra carta e digitale
Ad aprire i lavori è stato Emanuele Bona, consigliere della Federazione Carta e Grafica, che ha richiamato la necessità di una riflessione non ideologica sul rapporto tra strumenti analogici e digitali.
Nel suo intervento ha sottolineato come innovazione tecnologica e carta possano coesistere, soprattutto nei percorsi educativi, dove la lettura su carta e la scrittura a mano continuano a svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo cognitivo e nella concentrazione.
Il ruolo dei media digitali e la trasformazione della lettura
Nel corso del confronto è intervenuto anche Giuseppe Iannaccone, presidente del Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura, che ha evidenziato il cambiamento dei linguaggi contemporanei.
Secondo Iannaccone, la diffusione dei contenuti brevi e video ha ridotto lo spazio dell’argomentazione complessa e della lettura approfondita, incidendo sull’attenzione e sulle abitudini cognitive, soprattutto nelle nuove generazioni.
Paolo Verri: “Un nuovo equilibrio, non un ritorno al passato”
Moderato da Paolo Verri, il dibattito ha ribadito la necessità di costruire un nuovo equilibrio tra innovazione digitale e pratiche analogiche.
L’obiettivo non è tornare indietro, ma sviluppare una maggiore consapevolezza nell’uso delle tecnologie, valorizzando al tempo stesso strumenti come il libro cartaceo e la scrittura manuale.
Il digitale responsabile come sfida culturale
L’incontro al Salone del Libro di Torino ha confermato la centralità del tema del rapporto tra tecnologia e cultura nel dibattito contemporaneo.
La riflessione promossa dalla Federazione Carta e Grafica si inserisce in un percorso più ampio volto a promuovere un digitale responsabile, in cui carta e innovazione non sono in contrapposizione, ma parte di un unico ecosistema culturale in evoluzione.
Creare un ponte stabile tra scuola e mondo produttivo è oggi una delle sfide centrali per il sistema formativo italiano. In questa direzione si muove il progetto “Scuole in azienda, aziende in aula: talenti al top!”, promosso da Unione GCT Milano, realtà storica dell’associazionismo imprenditoriale attiva nel comparto grafico, cartotecnico e della trasformazione di carta e cartone.
L’iniziativa punta a favorire l’incontro diretto tra studenti, istituti e imprese della filiera, con l’obiettivo di ridurre il mismatch tra competenze richieste dal mercato e formazione scolastica, valorizzando al tempo stesso esperienze pratiche come stage, workshop e visite aziendali.
Il primo incontro a Saronno: ascolto, confronto e competenze
Il percorso è iniziato il 24 marzo a Saronno (VA) presso la Fondazione Daimon, con una partecipazione significativa: oltre 150 studenti e più di 20 aziende del settore.
Il confronto, moderato da Elisabetta Brambilla (Eurolabel e vicepresidente di Assografici con delega alla formazione), ha evidenziato alcuni temi chiave:
importanza del clima aziendale e delle soft skills
valore di curiosità, affidabilità e proattività
centralità delle esperienze sul campo per orientare i giovani
L’incontro ha confermato la necessità di rafforzare il collegamento tra scuola e impresa, rendendo il dialogo strutturale e continuativo.
Arese: il ruolo decisivo del tirocinio e dell’apprendimento attivo
Il secondo appuntamento si è svolto il 10 aprile presso il Centro Salesiano San Domenico Savio, consolidando i temi emersi nel primo incontro.
Al centro del confronto:
il valore delle esperienze di tirocinio
l’importanza dell’atteggiamento oltre alle competenze tecniche
il ruolo dell’apprendimento attivo nel percorso formativo
Studenti e aziende si sono confrontati in modo diretto, evidenziando aspettative reciproche e necessità reali del mercato del lavoro.
Milano: innovazione, sostenibilità e competenze del futuro
Il ciclo di incontri si è concluso l’8 maggio a Milano presso l’Istituto Salesiano S. Ambrogio Opera Don Bosco.
Durante l’evento si è sviluppato un dialogo articolato tra imprese e studenti su temi strategici per il settore:
innovazione tecnologica e intelligenza artificiale
sostenibilità nei processi produttivi
orientamento e competenze trasversali
Le aziende hanno sottolineato la natura dinamica del comparto grafico-cartotecnico, mentre gli studenti hanno condiviso esperienze di stage spesso decisive per le scelte professionali.
“La tecnica si può insegnare, la passione no”, ha ricordato Lara Botta, presidente di Unione GCT Milano, evidenziando come entusiasmo e motivazione restino elementi centrali per il futuro del settore.
Un modello di collaborazione scuola-impresa che guarda avanti
Il progetto si configura come un modello replicabile di integrazione tra formazione e sistema produttivo. L’obiettivo è trasformare incontri puntuali in relazioni strutturate e continuative, capaci di generare opportunità concrete per i giovani e per le imprese.
Come sottolineato anche da Fabio Testa, vicepresidente di Unione GCT Milano, l’associazione si propone come “un vero spazio di incontro tra bisogni reali e talenti di domani”.
Il percorso proseguirà dopo l’estate con nuovi appuntamenti negli istituti:
Istituto Galileo Galilei Luxemburg
Istituto Pavoniano Artigianelli
Istituto Rizzoli per l’Insegnamento delle Arti Grafiche.
L’iniziativa “Scuole in azienda, aziende in aula: talenti al top!” conferma il ruolo strategico del dialogo tra formazione e impresa come leva per lo sviluppo del settore grafico-cartotecnico.
Un modello che punta a ridurre il divario tra competenze richieste e offerte, valorizzando i giovani come risorsa centrale per la crescita del sistema produttivo italiano.
Italia Grafica presente al convegno annuale Gifco del 14 e 15 maggio a Baveno, sul Lago Maggiore, appuntamento che ha confermato il buon momento attraversato dal comparto del cartone ondulato in Italia, pur in un contesto ancora caratterizzato da alcune criticità legate ai costi energetici e alla competitività industriale.
Secondo i dati presentati in apertura dei lavori, il settore ha chiuso il 2025 con una produzione superiore agli otto miliardi di metri quadrati, in lieve crescita rispetto all’anno precedente. Un risultato che consolida la ripresa avviata nel 2024 dopo la fase di rallentamento seguita al rimbalzo post-pandemia.
«Nel complesso possiamo considerare la prestazione positiva», ha sottolineato Fausto Ferretti, presidente di Gifco, evidenziando però come il mercato italiano presenti ancora margini di miglioramento, soprattutto sul fronte dell’efficienza dei materiali utilizzati.
Prosegue infatti il trend di riduzione della grammatura media della carta impiegata, una scelta dettata sia dalla necessità di contenere i costi logistici sia dagli obiettivi di sostenibilità ambientale. Una trasformazione resa possibile dall’evoluzione dei supporti ad alte prestazioni, oggi sempre più diffusi anche grazie alla nascita di nuove realtà produttive sul territorio nazionale.
Dal punto di vista geografico, Lombardia ed Emilia-Romagna continuano a rappresentare il cuore della produzione italiana, mentre il Triveneto si distingue come l’area più dinamica in termini di crescita.
Al centro del dibattito anche il processo di consolidamento industriale in corso nel settore, ritenuto necessario per affrontare investimenti, normative e costi sempre più impegnativi. «Per le aziende più piccole diventa sempre più difficile restare competitive», ha osservato Alexander Kubo, managing partner di MP Corporate Finance.
Resta infine il nodo dell’energia, considerato da tutti gli operatori il principale elemento di criticità per l’industria italiana. Il comparto continua infatti a soffrire costi sensibilmente superiori rispetto ad altri Paesi europei, penalizzando la competitività delle imprese nazionali.
Nonostante le difficoltà, il clima emerso dal convegno è apparso improntato a un cauto ottimismo, sostenuto dalla capacità del settore di innovare, investire in sostenibilità e mantenere un ruolo centrale nella filiera del packaging europeo.
È in pieno svolgimento a Barcellona Fespa Global Print Expo 2026, il principale appuntamento internazionale dedicato alla stampa, al wide format, al signage e alla comunicazione visiva. Italia Grafica è presente in fiera per seguire da vicino le novità tecnologiche, i trend emergenti e le trasformazioni che stanno ridefinendo il settore della stampa professionale a livello globale.
La manifestazione conferma il proprio ruolo strategico per il settore della stampa digitale, mettendo al centro automazione, personalizzazione, sostenibilità e nuove applicazioni industriali. Accanto alla Global Print Expo si svolgono contemporaneamente altri eventi verticali: European Sign Expo, Personalisation Experience, WrapFest, Corrugated e Textile 2026, dando vita a una piattaforma integrata che racconta l’evoluzione dell’intera filiera grafica e visual.
Innovazione tecnologica e stampa industriale protagoniste a
Tra i grandi temi di questa edizione emerge la trasformazione tecnologica della stampa professionale, sempre più orientata verso produttività, qualità e sostenibilità. I principali player internazionali stanno presentando nuove soluzioni inkjet, sistemi ibridi, piattaforme di automazione e tecnologie per stampa tessile e industriale.
Tra le aziende protagoniste HP, Canon, Durst, Epson, Lyiu, Bobst, Mimaki, Roland, EFI, Agfa, Zund, Fotoba, Guandong, con dimostrazioni live dedicate alla stampa grande formato, al textile printing e alle applicazioni ad alto valore aggiunto.
Fespa 2026 evidenzia come la personalizzazione sia ormai uno dei principali driver del mercato grafico internazionale. L’area “Personalisation Experience” esplora infatti nuove opportunità per il custom printing, il packaging personalizzato e la produzione on-demand, mentre Textile 2026 – novità assoluta di quest’anno – approfondisce le tecnologie dedicate alla decorazione tessile, al garment printing e alla stampa per fashion e interior design.
Grande affluenza anche per WrapFest e per le competizioni World Wrap Masters, che trasformano il wrapping professionale in spettacolo tecnico e creativo, valorizzando competenze applicative sempre più richieste dal mercato automotive e retail.
Sostenibilità e materiali eco-friendly
La sostenibilità si conferma uno dei pilastri strategici dell’evento. Materiali PVC-free, inchiostri eco-compatibili, riduzione degli sprechi e processi produttivi efficienti sono temi trasversali presenti in tutta la manifestazione.
Italia Grafica è presente a Milano per seguire da vicino Packaging Première 2026, il principale appuntamento italiano dedicato al packaging di lusso e alle nuove frontiere del design, della sostenibilità e dell’innovazione. Dal 19 al 21 maggio 2026, il capoluogo lombardo torna infatti al centro della scena internazionale del luxury packaging, accogliendo professionisti, brand e aziende provenienti da tutto il mondo.
Oltre 310 espositori provenienti da 21 Paesi animano una nuova edizione che mette al centro innovazione, design, sostenibilità e trasformazione della supply chain, confermando la crescita strategica del comparto per i settori beauty, fashion, wine & spirits, gioielleria e food premium.
L’edizione 2026 si sviluppa attorno al concept “Paper Tracks”, ideato da Elisabetta Bonuccelli, fondatrice di Unokostudio. Un progetto che trasforma la carta in linguaggio narrativo attraverso pieghe, texture, cromie e lavorazioni speciali, valorizzando il dialogo tra manifattura artigianale e industria.
Il packaging diventa esperienza emozionale
Secondo Lara Castagna, il settore sta vivendo una profonda evoluzione culturale: il packaging non è più soltanto contenitore, ma esperienza, storytelling e leva emozionale per i brand.
“Il packaging si sta evolvendo verso la creazione di esperienze e verso la narrazione. Non è più solo un contenitore, ma uno strumento che racconta storie e crea connessioni emotive”, spiega Castagna, sottolineando come materiali bio-based, superfici sensoriali e finiture tattili siano oggi elementi chiave dell’innovazione nel luxury packaging.
“Paper Tracks – The Gift”: il vinile d’autore simbolo dell’edizione 2026
Cuore creativo dell’evento è “Paper Tracks – The Gift”, un oggetto da collezione che interpreta il tema dell’anno attraverso un’esperienza multisensoriale. Si tratta di un 45 giri realizzato da Europress Vinyl in collaborazione con Eurographic, Fedrigoni, Furlanis e Luxoro.
L’oggetto è custodito in un origami ispirato all’obi giapponese e contiene due tracce musicali firmate da Ocrasunset, alla sua terza collaborazione consecutiva con la manifestazione.
Discovery Zone, The Factory e Beauty Hub: le novità dell’edizione
Tra le principali novità di Packaging Première 2026 spicca la Discovery Zone – Powered by Oropress, spazio dedicato a startup, materiali innovativi e tecnologie emergenti.
Grande attenzione anche per “The Factory”, area esperienziale dove macchinari di ultima generazione mostrano dal vivo tecniche di stampa serigrafica, digitale, incisione e ricamo su carta, pelle, tessuto e metallo. Qui il valore dell’artigianalità viene esaltato attraverso personalizzazioni realizzate manualmente da maestri artigiani.
Debutta inoltre “The Beauty Hub – Powered by PCD”, focus verticale dedicato al packaging primario per profumeria, skincare, make-up e personal care, segmento sempre più centrale nell’evoluzione del packaging premium.
I protagonisti dei talk: da Dolce&Gabbana Beauty a Barilla
Il programma conferenze affronta i temi più attuali del settore attraverso due aree principali: la Trend Hall e il Future Stage, dedicate rispettivamente ai trend internazionali e agli approfondimenti su materiali, design e sostenibilità.
Avant-Garde premia design, materiali innovativi e sostenibilità
L’area Avant-Garde conferma il focus dell’evento su innovazione e ricerca, premiando i progetti più avanzati del settore.
Tra i vincitori dell’edizione 2026:
Tubettificio Robbiese con “Coffee Hub” per la categoria design
MICRORELLEUS con “Microauthenfy”
Ma Balise con “Ephém™”
Seaman Paper Italia con “Vela Renew” per la sostenibilità
Folded Realities: l’Art Gallery 2026 trasforma la piega in linguaggio artistico
L’Art Gallery 2026, intitolata “Folded Realities”, propone un percorso immersivo articolato in tre stanze monocromatiche – bianca, rossa e nera – dove la piega diventa segno grafico, tensione visiva e linguaggio concettuale.
Nove artisti internazionali interpretano il tema attraverso installazioni originali accompagnate dalle tracce sonore di Anna Ox, creando un’esperienza multisensoriale che rafforza il dialogo tra arte contemporanea e packaging design.