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Come ottimizzare la finitura, multifunzione e cucipiega protagonisti

Codici a barre, software Rip, automazioni. Quando si parla di dato variabile, in riferimento al settore della finitura e della nobilitazione, sono molte le tecnologie che salgono sul palco e guadagnano un ruolo di protagonista. Oltretutto semplificando enormemente il lavoro degli operatori e, di conseguenza, consentendo alle aziende di stampa di ottimizzare al massimo l’impiego delle proprie risorse. Nell’insieme, lo scenario migliore per gli stampatori per avere qualità ed efficienza come ali.

Queste riflessioni nascono spontaneamente pensando all’esperienza di Quadient, che è attiva sul mercato come distributore unico delle macchine per finitura e nobilitazione targate Duplo. «Come azienda possiamo parlare di dato variabile sotto due aspetti», spiega Davide Messina, product specialist graphics. «Da un lato, attraverso le attrezzature che chiamiamo multifunzione, ovvero taglio, rifilo, cordonatura e perforazioni in unico passaggio; dall’altro, quando prendiamo in considerazione ciò che le nostre attrezzature possono fare per libretti punto metallico ovvero cucitura».

Nel primo caso – quello dei multifunzione –, Quadient gestisce il dato variabile con un codice a barre che la macchina può leggere e, sulla base delle informazioni così acquisite, può andare a settare i parametri di lavoro. «Le informazioni scritte sul codice a barre non sono altro che un richiamo a un canale della macchina», illustra Messina. «Lo stampatore, perciò, può impostare un lavoro, dando alla macchina caratteristiche e input relativi al formato di lavoro iniziale, al formato di lavoro finito e alle lavorazioni da fare. Queste informazioni sono contenute all’interno di un canale della macchina. Quello che si va a fare in modo automatico con il codice a barre, che in questo caso possiamo definire una sorta di dato variabile, è far sì che su ogni lavoro ci sia un codice a barre diverso: prima di eseguire il lavoro, la macchina legge il codice a barre e va a settare conseguentemente tutti gli utensili».

Domina la stampa commerciale

Di fatto, le informazioni contenute all’interno dei codici a barre sono le informazioni dei canali relativi ai diversi lavori che, nel loro insieme, la macchina esegue in modo automatico. «Lo chiamiamo dato variabile in riferimento alla capacità di effettuare lavori diversi in sequenza», dichiara Messina.

In termini di applicazioni, le macchine multifunzione Duplo oggetto delle riflessioni di Messina, rispetto al tema dei dati variabili, sono indirizzate prevalentemente agli stampatori di stampa commerciale. «L’esempio più classico per fare capire le potenzialità della macchina multifunzione Duplo è il biglietto da visita, considerata la serie di tagli necessari. Possiamo però citare anche prodotti come brochure e coupon, così come cartoline di invito e pieghevoli».

La forza dei multifunzione Duplo proposti da Quadient è di garantire una estrema semplicità. «Una sola risorsa può occuparsi sia della stampa che della finitura, controllando in modo intuitivo ed immediato tutti i parametri della macchina dal pc controller», aggiunge Messina.

La stessa dotazione software offre un contributo fondamentale. «Tutto quello che l’operatore deve fare per produrre e finire un lavoro è dare i parametri alla macchina. Siccome questa può eseguire diverse lavorazioni, è necessaria anche una parte di intervento manuale da parte dell’operatore, precisamente in relazione al cambio fisico degli utensili. Tuttavia, l’utilizzo della macchina Duplo passa al 90 per cento per software e pc».

A ciò si aggiunge un ulteriore aspetto particolarmente interessante, per chi deve fare stampa e finitura: riguarda l’integrazione delle macchine Duplo con il software Rip Fiery di Efi. «In questo modo si può by-passare tutto il lavoro di programmazione, il quale, per quanto semplice e foriero di pochissimi scarti, richiede il suo tempo. Viceversa, utilizzando Fiery di Efi, lo stampatore può inserire direttamente le informazioni necessarie all’interno del software Rip per inviare i file in stampa e le informazioni dei job direttamente alla macchina multifunzione Duplo. Perciò, l’operatore non deve neppure programmare i parametri necessari alla macchina per tagliare. In questo modo chi si occupa della finitura, può essere la stessa persona che ha stampato in precedenza il lavoro o che ha gestito la fase di prestampa».

In qualità di distributore unico delle macchine multifunzione Duplo, Quadient può immaginare ulteriori evoluzioni tecnologiche per queste attrezzature. «Pur garantendo prestazioni davvero importanti, con livelli altissimi di efficienza, precisione e automazione, i multifunzione Duplo possono ancora migliorare. Crediamo che potranno esserci ulteriori incrementi delle velocità e delle precisioni dei tagli, già oggi al decimo di millimetro».

I cucipiega oggi e domani

L’altra tecnologia distribuita in modo esclusivo da Quadient che contempla i dati variabili sono i cucipiega Duplo. «Proponiamo soluzioni di tre diverse fasce a seconda della velocità e dei formati», riprende Messina. «Possiamo fare un discorso sul dato variabile quando parliamo di alimentazione digitale. In questo caso, la cucipiega può gestire, sempre attraverso i codici a barre, una serie di lavori dello stesso formato, ma composti da un diverso numero di quartini, l’uno diverso dall’altro per il contenuto».

Oltre che con il codice a barre, ciò può avvenire anche in un secondo modo. «Se lo stampatore non ha un software Rip che gestisce il codice a barre, può inserire dei segni neri che la macchina va a leggere come segnale per chiudere il libretto».

Anche in questo caso, le applicazioni possibili fanno riferimento essenzialmente al campo commerciale e a ciò che può essere contenuto in un libretto punto metallico, come brochure, white paper e cataloghi.

Come nel caso dei multifunzione, anche per quanto riguarda i cucipiega, la filosofia di Duplo è quella di garantire la massima semplicità di utilizzo. «Tutte le macchine Duplo hanno un pc controller dal quale lo stampatore può gestire tutti i parametri da inserire: formato del libretto, numero di quartini che lo compongono, fino alla copertina. Grazie al pc controller lo stampatore può anche andare a controllare tutti quei parametri che assicurano che il lavoro sarà ultimato a regola d’arte».

Pure per i cucipiega si prospetta l’introduzione di ulteriori migliorie. «Possiamo anche qui immaginare ancora più velocità, così come la gestione di ulteriori formati. Tutto ciò dipenderà», conclude Messina, «da come uno stampatore andrà a concepire un determinato libretto». Qualunque sia lo spunto, la buona notizia è che la tecnologia consentirà agli stampatori di trasformare qualsiasi idea in realtà.

Le emozioni tra tecnologia e marketing

Hermann Hesse diceva che in natura non esiste nulla di così perfido, selvaggio e crudele come la gente normale. A questo aforisma possiamo aggiungere che non esiste niente di più crudele che un oggetto normale. Ecco perché è importante rendere unici gli oggetti. Vediamo come.

Giovanni Re, community manager Roland DG Mid Europe

Oggi l’unica modalità per poter emergere in questo mondo di distrazione è quella di catturare l’attenzione. Bisogna distinguersi per non estinguersi. Quante volte siamo andati in un supermercato alla ricerca di un bene e siamo rimasti attoniti davanti una parete di oggetti estremamente simili tra loro, la scelta diventa estremamente complessa e anche la lettura di un’etichetta non restituisce informazioni utili per soddisfare il nostro bisogno. Serve qualcosa di più.

Se andiamo ad analizzare la progressione del valore economico, possiamo partire dal primo livello, il più basso, quello destinato alle commodity. Per commodity intendiamo i materiali fungibili estratti del mondo naturale. Per esempio, è una commodity il grano o il chicco di caffè, come è una commodity il petrolio o altri materiali estratti dal sottosuolo. In questo ambito il prezzo è il fattore chiave per la scelta. Un kg di caffè in cicchi ha un costo medio di 11,69 €. Ogni espresso realizzato con i chicchi di caffè costerà quindi 0,08 €.

Facciamo l’esempio con caffè analizzando la sua evoluzione o meglio l’evoluzione nella progressione del valore economico.

Nel trasformare questa commodity in bene siamo passati dai sacchi di chicchi di caffè a un manufatto tangibile standardizzato e immagazzinabile. Nel nostro caso il sacco si evolve in un pacchetto di caffè che posso comprare al supermercato e contiene anche informazioni sul brand che produce questo bene. L’evoluzione economica è chiara. Dal costo di 0,08 € per caffè passiamo a 0,12 € per la moka o di 0,40 € per le cialde.

Lo step successivo della progressione del valore economico porta il nostro bene a una sua evoluzione ossia in quella dei servizi. riprendendo l’esempio del caffè in questo caso possiamo tranquillamente dire che il suo costo al bar equivale o supera il costo di un pacchetto di caffè comprato al supermercato. Volendo sintetizzare il servizio lo si può declinare come una serie di attività intangibili rivolte a un determinato cliente.

Dalla produzione di massa alla personalizzazione di massa

Abbiamo altre due evoluzioni da analizzare nella progressione del valore economico: subito dopo i servizi tramite la personalizzazione possiamo parlare di esperienze. L’esperienza è un evento memorabile che coinvolge l’individuo sul piano personale. Proseguendo con l’esempio del caffè, sono certo che nessuno si lamenterà nel pagare anche 10 € per un singolo caffè gustato in un tavolo in Piazza San Marco a Venezia servito da un elegante cameriere mentre si ascolta della musica classica dal vivo.

L’ultima evoluzione della progressione del valore economico verte sulle trasformazioni, cioè sui cambiamenti individuali ed efficaci prodotti sull’individuo. In questo caso se vogliamo chiudere il ciclo di esempi con il caffè potremmo parlare di corsi di degustazione del caffè, destinati alla nicchia degli amanti di questa bevanda che sono disposti a spendere centinaia di euro per ampliare culturalmente la loro passione.

Per quello che ci riguarda, nel nostro mondo di stampatori digitali, andremo ad approfondire l’argomento delle esperienze destinate alla personalizzazione di massa.

Ci sono casi in cui l’etichetta di una bottiglia, per esempio quella della Coca-cola o della Nutella, attrae la nostra attenzione in quanto contiene delle informazioni personalizzate, sia essa il nome la qualifica o la foto di una località a noi nota. Chi di voi è stato a Expo di Milano si ricorderà della fila nello stand della Coca-cola dove personalizzavano l’etichetta con il proprio nome. Ci sono centinaia di altri esempi come le minifigure della Lego e tanto altro che man mano discuteremo in questo articolo.

Il punto chiave è il passaggio dalla produzione di massa alla personalizzazione di massa. Nella curva di distribuzione dei beni ci troviamo davanti una forma a campana dove nel punto centrale andiamo a posizionare i beni considerati come normali. Oggi questa curva si è schiacciata e allungata fornendo nei due estremi una quantità enorme di variabili molto più appetibili a nicchie che richiedono personalizzazione dello stesso bene standardizzato.

Il ruolo della stampa digitale

Il momento storico che stiamo vivendo dove l’industria manifatturiera incontra il digitale ci consente di amplificare e allungare a dismisura la creazione di beni personalizzati per qualsiasi categoria merceologica.

Il moderno artigiano tecnologico è in grado di usare tutto il mondo tecnologico per creare manufatti sempre più personalizzati e unici. Per far questo usa delle tecnologie digitali siano essi dei plotter, frese, stampanti 3D o tutto ciò che la tecnologia offre.

Il punto focale è che la personalizzazione di massa realizzata dai nostri nuovi artigiani tecnologici può partire da semilavorati o da oggetti provenienti dalla produzione industriale. L’oggetto proveniente dalla produzione industriale ha un costo basso in quanto destinato a grandi produzioni. Molti elementi della decorazione derivano da una produzione artigianale. Ed ecco che l’anello di congiunzione del nostro artigiano prende mano il prodotto industriale generico e con velocità e flessibilità genera delle micro produzioni personalizzate. Questo è un cambio epocale in quanto la personalizzazione avviene per esigenze individuali a costi accessibilissimi.

I campi di applicazione

Per poter realizzare questo sogno abbiamo bisogno di dati. Dati che possiamo prendere da CRM o da form online o con altri mille stratagemmi che il nostro marketer digitale riesce a elaborare. Il design grafico, realizzato con i tipici tool di lavoro come Illustrator, Indesign, Coreldraw, Inkscape, conterrà degli elementi che verranno interpretati dal software che gestisce il dato variabile. L’apertura del file grafico e l’aggancio con il database genererà le singole varianti altamente personalizzate. Non è una novità. Il dato variabile l’abbiamo conosciuto addirittura con Word sotto il nome “stampa unione” dove potevamo inviare la stessa lettera a più destinatari con elementi personalizzati. L’abbiamo vissuta con la posta con buste personalizzate e il proprio nome a caratteri cubitali con l’annuncio di aver vinto un super premio. Anche il direct mail marketing usa un database per inviare e-mail o newsletter in maniera personalizzata. Il nostro cervello ha iniziato a non poterne più di queste e-mail e abbiamo iniziato a ignorarle.

Quello che è diventato indispensabile è il passaggio dall’ordinario a momento memorabile.

Tante eccitanti variazioni sul tema, ognuna per una nicchia specifica. Analizzando per esempio il settore dello sport con il dato variabile potremmo realizzare delle pettorine per eventi come la maratona o delle magliette da calcio personalizzate col nome e col numero per ogni giocatore e anche i pantaloncini, le scarpe, i borsoni. E perché non a questo punto personalizzare i cuscini dello stadio o creare degli adesivi della squadra?

Possiamo inoltre decorare le bici delle squadre con i dati degli sponsor oltre che l’abbigliamento del ciclista che gli adesivi per le loro ammiraglie. Anche le automobili fanno parte di questo meraviglioso mondo personalizzato dove gli adesivi per le moto o le auto da corsa diventano non solo elementi decorativi, ma anche elementi altamente personalizzati. Un ultimo trend sono le palline da golf personalizzate per ogni evento sportivo. Quella che la fa da padrona nell’ambito sportivo è tutto ciò che riguarda la premiazione quindi coppe medaglie con non solo il logo della società sportiva o dell’evento ma con il nome del vincitore inciso o stampato utilizzando le tecniche del dato variabile.

Nel mondo dell’abbigliamento, quello da lavoro, ottiene un beneficio non indifferente dalla personalizzazione dei capi per operai o impiegati o addetti alla vendita. Che sia il nome decorato con un plotter da taglio su un termotrasferibile o una stoffa stampata con le proprie decorazioni in sublimatico e cucita nel laboratorio di produzione. Come si può ben comprendere il campo lo si può espandere includendo scarpe, cappellini, sciarpe e tutto ciò che è accessorio moda.

Uno dei campi che può beneficiare al massimo della creazione di manufatti con il dato variabile è quello legato agli eventi. In pratica ci ritroviamo già con un database dei partecipanti, ottimo punto di partenza per andare a declinarlo in badge, certificati o attestati, bandane, inviti, sottobicchieri o segnaposto.

Un altro campo che richiede la realizzazione di oggetti con codici numeri progressivi è il comparto industriale. Le etichette con numero seriale per il prodotto, ma anche le etichette sulla scaffalatura nonché la campionatura per i punti di vendita al quale potremmo aggiungere anche la creazione di etichette vino ad hoc per clienti specifici.

La tecnologia che dà valore

Chi utilizza un plotter piano UV come la serie Roland VersaUV è molto incline alla realizzazione di oggetti personalizzati per il mondo del promozionale. In questo caso le penne per un convegno potranno riportare su un lato il nome del partecipante al convegno. Utilizzando lo stesso database possiamo realizzare una cover per lo smartphone, un righello o la personalizzazione di una chiavetta USB con gli atti del convegno.

Le tecnologie utilizzate per soddisfare questa e le altre sfumature di personalizzazione si possono raggruppare in quattro macroaree. La Stampa e taglio, perfetta per la realizzazione di etichette, adesivi e decorazioni personalizzate su superfici curve. La potenzialità di questa tecnologia è derivata dall’alto grado di resistenza degli inchiostri e dall’altissima varietà dei materiali stampabili; ad oggi parliamo di 4000 tipologie di materiali tra i quali magneti o Floor Graphics e tanto tanto altro.

Un’altra tecnologia utilizzata nell’ambito della personalizzazione è la sublimazione nel mondo tessile. Il capo di abbigliamento sportivo viene disegnato con le misure del cliente nonché con la grafica sfruttando eventuali configuratori che velocizzano il processo di creazione.

Come detto prima, la stampa UV, con le sue altissime possibilità creative di stampa su oggetti fisici è perfetta per dare aumento di valore agli oggetti industriali. Macchine desktop consentono di adottare questa tecnologia anche su piccoli laboratori che stanno producendo categorie di prodotti altamente personalizzati che non necessitano di magazzino in quanto realizzati quasi automaticamente dalla commessa ricevuta in forma digitale.

Un’ultima categoria tecnologica per la personalizzazione con il dato variabile è l’incisoria. In questo caso il laser, una fresa CNC o un incisore consentono di andare a graffiare o scavare materiali anche molto duri come metalli, anche in questo caso per personalizzare sia oggetti industriali già confezionati che semplici fogli sagomati e decorati con la tecnologia stessa.

Un’emozione tutta per me

Come diceva Pirandello: «Un oggetto può piacere anche per se stesso, per la diversità delle sensazioni gradevoli che ci suscita in una percezione armoniosa; ma ben più spesso il piacere che un oggetto ti procura non si trova nell’oggetto per se medesimo. La fantasia lo abbellisce cingendolo e quasi irraggiandolo d’immagini care. Né noi lo percepiamo più qual esso è, ma così, quasi animato dalle immagini che suscita in noi o che le nostre abitudini vi associano. Nell’oggetto, insomma, noi amiamo quel che vi mettiamo di noi, l’accordo, l’armonia che stabiliamo tra esso e noi, l’anima che esso acquista per noi soltanto e che è formata dai nostri ricordi».

Lo scopo finale è sempre quello di emozionare, qualsiasi sia la tecnologia che adotteremo per disegnare la nostra sfumatura di dato variabile. Il risultato che dobbiamo cercare è quello emotivo in quanto la personalizzazione è quanto di più vicino ci sia alla nostra esigenza di unicità, perché la nostra unicità e il dono più prezioso che abbiamo.

di Giovanni Re

Cambio al vertice di Canon Italia

Massimo Macarti, amministratore delegato e presidente di Canon Italia dal 2017, ha deciso di ritirarsi e contestualmente di iniziare un periodo di affiancamento e transizione che si concluderà con la nomina del nuovo amministratore delegato Andrea Di Santo.

Un brillante e solido percorso professionale quello di Macarti, che ha avuto inizio nel 1991 nell’area Service, portandolo a ricoprire ruoli di crescente responsabilità a livello nazionale ed EMEA. Professionalità e competenze di ampio respiro, costruite operando in molteplici funzioni aziendali: dalla direzione Service&Support italiana alla guida del dipartimento Marketing per approdare poi alla responsabilità EMEA nella sede londinese, di tutte le attività HR prima e di comunicazione poi.

Un bagaglio di esperienze inestimabile che gli ha consentito di guidare al meglio Canon Italia in uno dei periodi storici più complessi, tenendo sempre lo sguardo focalizzato sulla salvaguardia delle persone, la soddisfazione di clienti e partners e la profittabilità del business.

L’entrata in Canon Italia a partire dal nuovo anno di Andrea Di Santo, laurea in Ingegneria Meccanica e un master in Healthcare Management, segna l’inizio del percorso di affiancamento che si concluderà con il definitivo cambio al vertice. Di Santo ha maturato importanti esperienze professionali in diverse aziende di primaria importanza, sia B2B sia B2C, ricoprendo ruoli a livello nazionale ed europeo come, Siemens Healthcare e Hitachi Industrials. Inoltre, vanta comprovate doti di leadership strategica unitamente a solide ed estese relazioni industriali acquisite attraverso attività di consulenza e partecipazione a vari consigli di amministrazione

Canon LabelStream 4000, prima installazione in Italia

Canon annuncia oggi che Etica’s, parte del gruppo Samorani, ha installato la prima macchina da stampa digitale di etichette LabelStream 4000 in Italia e la prima nel nostro Paese a presentarsi in configurazione ibrida, rendendo la LabelStream una linea di produzione di etichette a passata singola completamente integrata. L’innovativa e consolidata azienda, con sede a Forlì, ha deciso di investire nella macchina da stampa UV inkjet per le etichette di Canon, per ampliare la sua offerta e soddisfare le sempre nuove esigenze del mercato. La flessibilità della Canon LabelStream 4000 consentirà a Etica’s di rispettare scadenze sempre più strette e di rispondere al continuo aumento della domanda di piccole e medie tirature.

Basata sull’affidabile tecnologia inkjet UV, la serie Canon LabelStream è in grado di raggiungere una velocità di output di 1,845 m²/h con una larghezza di stampa di 410 mm e 75 m/min. In configurazione ibrida, la nuova macchina da stampa include due unità flessografiche aggiuntive, la laminazione a freddo e la fustella semirotativa, oltre all’unità di stampa digitale a 5 colori (CMYK+W). Grazie alle funzionalità di finitura e nobilitazione in linea della configurazione, Etica’s può ridurre ulteriormente i tempi di turnaround, con un output qualitativo eccezionale. Maurizio Resca (terzo da sinistra nella foto), Sales Manager di Etica’s, commenta: “Uno dei punti di forza di Etica’s è da sempre la capacità di rispettare le scadenze a breve richieste dai clienti. Aggiungendo la Canon LabelStream in configurazione ibrida al nostro portafoglio riusciremo a ridurre ulteriormente i tempi di consegna, ampliando al contempo la gamma di applicazioni”.

La capacità della LabelStream di ottenere un’opacità dell’inchiostro bianco fino all’80% è stata un altro fattore decisivo per Etica’s, in quanto offre nuove possibilità di applicazione. La decisione è stata anche sostenuta dal fatto che la serie LabelStream di Canon è la prima macchina inkjet a ottenere la certificazione secondo la specifica Fogra Process Standard Digital (PSD) Print Check basata sulla gamma di riferimento Fogra55 a 7 colori nonché la certificazione “Pantone Capable” di Pantone LLC.

Resca aggiunge: “Tramite gli approfonditi test che abbiamo condotto con gli specialisti di Canon prima di decidere di procedere con l’investimento, abbiamo confermato che la qualità di stampa è perfettamente conforme ai nostri elevati standard. La qualità è un aspetto garantito nelle consegne di Etica’s e questa macchina contribuirà certamente a sostenere la nostra mission”.

La Canon LabelStream 4000 va a completare una gamma in essere di tecnologie analogiche del produttore, tra le quali macchine flessografiche, offset rotativo, stampa in rilievo a caldo, serigrafia, in aggiunta a una completa offerta di processi di finitura.

Il gruppo Samorani è stato fondato all’inizio degli anni ’90 come gruppo tipografico. A seguire è stata creata Etica’s con l’obiettivo di specializzarsi nella produzione di etichette autoadesive. La capacità dell’azienda di fornire qualità eccellente unita all’affidabilità ha condotto Etica’s ad affermarsi come risorsa di fiducia per una vasta gamma di clienti, dalle aziende con reti di grande distribuzione fino ai requisiti specifici dei produttori locali.

Per riuscire a fornire ai clienti un servizio d’eccellenza, chi vuole emergere deve assolutamente investire in tecnologie vincenti; è l’opinione di Daniele Samorani (secondo da sinistra nella foto), direttore generale e fondatore del gruppo, che afferma: “Offriamo etichette su misura e personalizzate ai nostri clienti. Il know-how del nostro team di esperti dedicati ci consente di soddisfare anche la richiesta più complicata. Allo stesso modo, Canon ha dimostrato conoscenza e competenza supportandoci lungo il percorso che ci ha condotti fino qui”. Samorani conclude: “L’innovazione è uno dei valori fondamentali del nostro gruppo. Con l’installazione della LabelStream, compiamo fiduciosi un altro passo verso un futuro di successo per i nostri clienti e per noi stessi”.

Walter Vogelsberger, VP e responsabile di Digital Packaging Print, Canon Production Printing, commenta: “Siamo entusiasti di questa collaborazione con Etica’s e di contribuire all’espansione della loro attività grazie alla LabelStream 4000 appena installata. Siamo davvero orgogliosi di questa prima installazione nel mercato italiano e per Canon è un passo importante del nostro cammino e del nostro obiettivo a contribuire alla crescita del segmento delle etichette e del packaging. Ci aspettano tempi stimolanti e siamo lieti di lavorare insieme a un’azienda così innovativa e visionaria”.

Bestinflexo e FlexoDay 2021: finalmente di nuovo in presenza

Si è tenuta a Bologna la due giorni dedicata all’industria flessografica con la straordinaria partecipazione di più di 370 addetti ai lavori che hanno condiviso un importante momento di incontro dopo il lungo periodo di lontananza.

Fermento, entusiasmo, voglia di incontrarsi, condividere, raccontare, emozionarsi. La comunità flessografica si è riunita a Bologna per celebrare il proprio settore industriale di riferimento, festeggiando i vincitori di ben due edizioni del premio alla qualità di stampa flessografica Bestinflexo (2020 e 2021) e partecipando al FlexoDay, convegno dedicato alla flessografia che ha portato sul palco anche il risultato del lavoro realizzato dall’Associazione che non si è mai fermata.
Due eventi che hanno consentito ai presenti di ritrovarsi e di condividere nuovamente di persona ciò che fino a ieri era stato lasciato solo all’online. E il grande afflusso ha confermato l’importanza di queste due manifestazioni targate Atif, quale momento non solo di aggiornamento, ma altresì di incontro e confronto tra gli addetti ai lavori della filiera dell’industria flessografica. Rappresentanti di brand owner, aziende di prestampa, stampa, fornitori e costruttori di tecnologie flexo hanno assistito a interventi che hanno toccato, in chiave tecnica, temi diversi, dalla sostenibilità e convenienza di questo processo di stampa, all’importanza della comunicazione tra gli attori della filiera per rendere più efficiente la produzione. Condividere successi, conoscenze, esperienze: Bestinflexo e FlexoDay sono anche questo.
La cerimonia di premiazione ha finalmente potuto consacrare i vincitori dei due ultimi concorsi, 2020 e 2021. “Non abbiamo volutamente scelto di premiare le aziende concorrenti all’edizione 2020 in modalità online, come hanno fatto altre associazioni consorelle di Fta Europe, perché partecipare e vivere l’emozione delle nomination è qualcosa che non si può trasmettere digitalmente. E ci siamo resi conto di quanto l’appuntamento sia mancato agli addetti ai lavori”, dichiara Monica Scorzino direttore ATIF.

“Quest’anno è stato particolarmente complesso organizzare la premiazione di due concorsi: ben 28 categorie da premiare con l’aggiunta delle procedure di sicurezza anti covid, ma siamo stati supportati dall’entusiasmo con cui i partecipanti hanno aderito alla manifestazione. Ora l’appuntamento è con la Champions League della flexo, ovvero gli Fta Europe Diamond Awards che vedranno la premiazione dei migliori in Europa il 5 maggio a Milano. Giochiamo in casa, speriamo di conseguire altri importanti successi”, conclude Scorzino.
“Oltre al supporto del mercato, il successo di queste manifestazioni è soprattutto il risultato del lavoro di una grande squadra”, aggiunge Marco Gambardella, presidente di ATIF, “una squadra che vede tutti impegnati in prima linea, dalla struttura, ai componenti il Consiglio direttivo, ai Soci che volontariamente dedicano tempo e impegno al lavoro dei comitati che alimentano il motore associativo.
“Non ci siamo mai fermati e proprio al FlexoDay 2021 abbiamo portato il risultato tangibile del nostro lavoro, dal Doc 16 sui retini, distribuito all’evento, al Doc 17 “Dalla offset alla flexo su cartone ondulato”, egregiamente illustrato da Gerardo Budetti coordinatore del Comitato tecnico, al Doc 15 “Pronti per la stampa?”, che, Caterina De Gaetano, componente il gruppo di lavoro sul documento, ha presentato in tandem con il vice presidente Massimo Radice. E voglio ricordare anche i soci Atif che con il loro supporto agli eventi ci consentono di mettere in campo importanti risorse per rendere le nostre manifestazioni sempre più speciali e partecipate. Un lavoro di squadra, appunto, ma una squadra sempre aperta a tutti i nuovi giocatori che volessero scendere in campo con noi”, conclude Gambardella.

Il FlexoDay non ha potuto quest’anno accogliere tutti gli interessati per le limitazioni alla capienza imposte dalle procedure anti covid. Un centinaio di utenti ha però potuto assistere al convegno tramite la diretta streaming che Atif ha messo a disposizione. La registrazione dell’evento è ora disponibile sul canale YouTube di Atif cui si può accedere direttamente da questo link.

I dati, il petrolio del futuro

Quando si parla di comunicazione moderna, ci si riferisce a concetti come omnicanalità e gestione dei dati, aspetti variabili per loro stessa natura, ma di fondamentale importanza.

Siamo nell’era nell’omnicanalità, della gestione organizzata e sincronizzata di differenti dati che accompagnano gli utenti dal momento in cui si entra in contatto con un brand fino alla fidelizzazione. I touchpoint (punti di contatto tra utente e azienda) possono essere diversi e offrono una chiara e immediata visione della relazione tra le parti, in modo che le risposte siano sempre personalizzate e in linea con le richieste ricevute.

Un modo di comunicare per sua natura variabile e che è costantemente catalizzato dalle abitudini dei consumatori, sempre più abituati a messaggi diretti e personalizzati. È di maggio 2021 uno studio, utilizzato poi da HP per promuovere le sue attrezzature di stampa, in cui si dichiara che oltre il 63% dei consumatori si aspetta una comunicazione mirata e personalizzata come “standard” del servizio. Secondo Accenture, c’è addirittura il 91% di possibilità in più che un utente finalizzi un acquisto, se opportunamente sollecitato con contenuti e offerte pertinenti e in linea con i loro gusti. Non parliamo solo di coupon o bigliettini con il nome dell’acquirente, ma di una serie di declinazioni che devono dar la sensazione che il messaggio sia unico e riservato per il destinatario, che ha modo di sentirsi “coccolato” e valorizzato dalla massa. Un atteggiamento influenzato dall’advertising, soprattutto quello digitale, in cui i dati gestiti sono di varia natura (per buona pace del GDPR e i regolamenti sulla privacy che stentano ad avere un’applicazione uniforme). Non è più un miraggio ricevere per posta una cartolina personalizzata con il prodotto precedentemente visualizzato online, accompagnato da una lettera dedicata e uno sconto riservato. Un’integrazione che, seppure di facile intuizione, cambia l’approccio alla pubblicità e conferisce valore anche a quei canali che sembravano dovessero scomparire in pochi anni.

Lo scenario attuale

Per provare a dare una lettura concreta della situazione ci riferiremo ai dati raccolti da alcuni recenti studi in fatto di comunicazione e omnicanalità. Da Osservatori.net, la “costola” che si occupa di ricerca e comunicazione del Politecnico di Milano, scopriamo ad esempio che sono ancora poche le aziende in Italia che usano i dati aggregati per dare concretezza alla propria vision. Delle 133 aziende medio-grandi intervistate, solo il 10% riesce a integrare più di cinque tipologie di dati, percentuale che scende al 4% se ci riferiamo a più di sei voci. La maggior parte di queste aziende si limita all’integrazione dei dati anagrafici con quelli degli acquisti, in alcuni casi si dispone anche dello storico di acquisizione dei contatti, la cui gestione è sicuramente facilitata dai moderni CRM in circolazione.

A tal proposito, la metà dichiara di disporre di software dedicati alla raccolta, gestione e analisi dati, il 42% ha difficoltà a valorizzare i dati in suo possesso.

È facile intuire che questo approccio non favorisce alcuna azione di marketing one-to-one, geolocalizzata o targettizzata in modo da rendere la distribuzione degli stampati più efficace ed efficiente possibile. Un’opportunità che, se colta, può fare la fortuna di chi sceglie di investirci.

La stampa digitale, protagonista delle applicazioni

Sembra scontato, ma in questi contesti la stampa digitale è la soluzione alle esigenze di elevata personalizzazione possibile con l’utilizzo dei big data. Ma non dobbiamo sottovalutare l’importanza di tutto il processo di produzione: acquisizione dei dati (o ricezione da committenti nei diversi formati di interscambio), analisi delle variabili, creazione di uno schema logico per le applicazioni, integrazioni con software grafici, elaborazione di file per la stampa, post stampa avanzata che faciliti l’ultimo passaggio di questo workflow, la spedizione (anch’essa variabile e personalizzata). Non un mero servizio ad hoc, ma una vera e propria gestione intelligente dei dati che consentano, finalmente, di misurare l’efficacia anche dei prodotti stampati e replicare schematicamente tutte quelle azioni in cui si misurano ROI rilevanti. Chi ha detto che la stampa è morta?

CHE COSA SONO I BIG DATA?

È stato lo studioso Doug Laney a formalizzare più di 20 anni fa, il concetto di Big Data, riprendendo le caratteristiche comuni e il concetto poi esploso nella teoria delle tre “V”.

●     Varietà: i dati arrivano in modo disomogeneo, in diversi formati anche multimediali (foto, testi, video, dati anagrafici ecc.);

●     Volume: i dati arrivano in grande quantità e da molteplici sorgenti (advertising, database connessi, social media ecc.);

●     Velocità: i dati arrivano in tempo reale e con la stessa velocità è richiesta l’analisi, l’elaborazione e la risposta.

Oggi gli esperti in Big Data possono essere determinanti anche nel mondo della comunicazione con applicazioni concrete nella stampa. Software e integrazioni sono all’ordine del giorno, perché non provare?

Heidelberg Versafire potenzia il reparto digitale di Tipografia ALA

Da destra Marco Bellini, titolare Tipografia ALA, l’operatore macchina Giovanni de Martini

Tipografia ALA, storica azienda a conduzione familiare di Arona (NO), investe in una Heidelberg Versafire EV. Una scelta che si iscrive nel continuo rinnovamento tecnologico di una delle aziende più attive nel settore della stampa nel territorio di Novara e del Verbano.

Heidelberg Versafire EV va a potenziare il reparto digitale per la produzione di ogni genere di stampato commerciale, dalle brochure alle locandine, dai calendari alle buste.

«L’acquisto di una Heidelberg Versafire è un investimento fortemente voluto che integra altri investimenti tecnologici di ultima generazione per permetterci di proporre alla nostra clientela una altissima qualità di stampa per le medio-piccole tirature», affermano Ilaria e Marco Bellini, titolari dell’azienda. Tipografia ALA è sempre alla ricerca di nuove soluzioni e nuovi materiali, dalle carte speciali ai supporti sintetici. Inoltre, vanta una lunga esperienza anche nel reparto prestampa così da aiutare i suoi clienti nella realizzazione dei loghi aziendali, nella pubblicità e nella comunicazione. «La nostra mission è quella di aiutare i nostri clienti a crescere, comunicando per loro in modo originale, emozionante, accattivante e sempre in maniera molto professionale», aggiungono i fratelli Bellini. «In quest’ottica la flessibilità della digitale Versafire EV di Heidelberg rende la produzione molto veloce senza perdere in qualità su una varietà molto ampia di supporti stampabili: buste, martellati, metallici, magnetici, sintetici, copiativi, idrorepellenti», commenta Massimo Nicolini di Heidelberg Italia.

Dal Col Print&Laser, un salto di qualità grazie alla Trojanlabel T3-OPX acquistata da Erre.Gi.Elle.

Fedele alla propria dimensione di realtà locale, Dal Col Print&Laser riesce a garantire ai clienti qualità e innovazione con un’attenta ricerca di nuove opportunità grazie anche a una collaudata organizzazione interna.

Dal Col Print&Laser è un ottimo esempio di come un’organizzazione di modello familiare o poco più, possa conservare quella flessibilità e visione del mercato fondamentali per non smettere mai di adeguare il proprio modello a uno scenario in cambiamento, pur restando fedeli a sé stessi.

Una missione oggi nelle mani della responsabile comunicazione Lisa Dal Col, per un’attività ormai storica a Costabissara, in provincia di Vicenza.

Nella ragione sociale ufficiale compare la dicitura tipografia, indice di una realtà con una lunga storia alle spalle, quanto lunga?

Anche se tutt’oggi ci presentiamo come tipografia, in effetti non ha più molto senso definirla tale. Lo eravamo certamente agli inizi, nel 1987 grazie all’iniziativa di mio papà, quando si usavano ancora i caratteri in piombo. Lui ha praticamente convissuto con questo lavoro, anche durante il servizio militare, ma negli ultimi dieci anni la situazione è profondamente cambiata.

Fino a che punto?

Passando per le lastre e l’offset, siamo approdati al digitale sempre più protagonista. Ormai la maggior parte del lavoro segue questa strada, nel quale abbiamo investito molto e continuiamo a investire, perché ci piace restare sempre aggiornati ed è importante per rimanere competitivi.

Cosa è rimasto delle attività originarie?

L’offset rimane una parte importante. Tuttavia, le quantità negli ordini tendono a diminuire e crescono le variabili, per cui contare su entrambe le opzioni è fondamentale. Certamente, la crescita è più dalla parte del digitale.

Cosa significa per voi stampa digitale?

È un concetto a tutto campo. Dalla stampa a colori, in piano e su bobina, a quella in bianco e nero, anche con sistemi per la finitura in linea. Tutto quanto possa aiutarci ad assecondare le richieste dei clienti restando competitivi sui prezzi e soprattutto sui tempi di consegna. Inoltre, contiamo anche sul taglio laser, utile in particolare per la lavorazione delle brochure e materiali alternativi alla carta, come legno o metallo.

Oltre alla carta e al forex, quali materiali trattate?

Proprio grazie alla taglierina CO2 possiamo lavorare anche etichette metalliche o perfino pietra, ceramica e tessuti. Inoltre, il recente acquisto di una fresa ci permette di ottenere dalla stampa in piano forme particolari e insolite in fase di finitura. Possiamo realizzare box e piccoli imballaggi personalizzati senza dover ricorrere ai tempi della fustellatura. Anche in caso di modifiche, con il digitale è una procedura molto più veloce.

È completo il corredo?

Manca l’ultimo acquisto, di pochi mesi fa. Da Erre.Gi.Elle abbiamo acquistato una stampante. Avevamo bisogno di allargare il nostro raggio d’azione al di là della lavorazione della carta. La stampa UV non era sufficiente per ridurre i costi e accelerare la produzione. La Trojanlabel T3-OPX ci e permette di stampare immagini e testi in quadricromia direttamente su piccoli oggetti in carta anche già montati. Ci aiuta nelle lavorazioni dove altrimenti servirebbe la serigrafia o la tampografia, anche solo per le fasi di campionatura.

Dove rimangono spazi per le tecnologie di stampa tradizionali?

A parte il discorso legato ai volumi, diventa interessante quando si parla di campionatura. La combinazione di software e macchinari digitali permette di migliorare il servizio di messa a punto di un prodotto. È il mercato interessante della prototipazione, dove invece di ragionare di fronte a disegni o schermate, si può toccare con mano un oggetto dal vivo, avviare eventualmente una piccola tiratura sperimentale e poi eventualmente valutare se valga la pena di procedere in offset o altro.

Chi sono i vostri clienti?

Soprattutto industrie, e realtà fidelizzate con le quali lavoriamo da anni. Spesso, la spinta per la nostra evoluzione arriva proprio da loro. Manteniamo uno scambio costante di idee e impressioni, dal quale scaturiscono nuovi prodotti per loro e l’esigenza di nuovi macchinari per noi.

Come reagiscono di fronte a una nuova prospettiva o a una nuova tecnologia?

Quelli con cui lavoriamo da tempo, sono abituati a trovare da noi nuove idee. Quelli invece nuovi, in genere arrivati grazie al passaparola, non sempre conoscono le potenzialità del digitale sui tempi di produzione. Una risposta importante, proprio perché sempre più spesso sono alla ricerca di velocità e attenti al prezzo.

Riescono anche a trovare ispirazione per nuove opportunità?

In genere spetta a noi mostrare le produzioni. L’abitudine a creare o immaginare non è scontata, soprattutto in un’industria. Oggi è una tendenza diffusa lavorare con gli occhi e meno con la creatività. Il digitale aiuta anche in questo, a farlo con minore preoccupazione sui costi e su quanto grande debba essere una produzione per renderla anche conveniente.

Quanto incide alla fine il prezzo?

Sempre tanto e le richieste sono continue. Se si scende al di sotto di certi livelli, non ci confrontiamo eppure. Sulla maggiore parte delle produzioni però, alla fine possiamo essere anche più competitivi di chi tiene come riferimento solo la stampa Web. Possiamo offrire una scelta più ampia sui materiali e sulle finiture. Se analizzato nel dettaglio, la differenza è molto meno di quanto si possa credere. Inoltre, da noi non si paga in anticipo e il lavoro si vede dal vivo prima di saldare il conto. Infine, aspetto al quale ci tengo molto, il cliente da noi trova attenzione, può essere seguito e ottenere tutta la consulenza necessaria di persona.

Qual è il vostro raggio d’azione?

Prevalentemente locale. Certamente, non siamo molto conosciuti, anche perché abbiamo scelto di restare una realtà piccola. Da sempre lavoriamo tanto con clienti storici, altri nuovi, alcuni persi per strada, ma quasi sempre in zona. E mi piace così, restare nella nostra dimensione. Diventare più grandi comporterebbe anche nuovi metodi di gestione e il rischio è diventare troppo macchinosi. Metterebbe a rischio una delle nostre caratteristiche di leggerezza. Siano un gruppo ormai affiatato, ci intendiamo a perfezione, al punto che a volte non serve neppure parlarci per capire cosa serva. Curiamo di persona anche le consegne, proprio per essere sicuri dei tempi e di come arrivino le merci a destinazione.

Per quanto riguarda i clienti invece, dove ne cercate di nuovi?

Cerchiamo soprattutto lavori regolari, chi possa vedere in noi un risolutore di problemi invece di una fonte. Non  è necessariamente uno dei nostri compiti, ma contribuisce a creare fiducia e aumentare la stima nei nostri confronti. Può solo farmi piacere.

Come avete affrontato gli ultimi due anni?

Lavoriamo anche con il settore alimentare, con etichette e talloncini. Quindi, abbiamo potuto restare sempre aperti. Il problema semmai sono stati diversi grossi clienti, che invece erano chiusi. Il tempo libero è aumentato, così ci siamo messi a sperimentare. Tra l’altro, mascherine adesive, apprezzate per esempio dai parrucchieri perché non usano elastici sulla testa. Oppure, visiere progettate da noi. Eravamo mossi anche dal desiderio di contribuire, essere in qualche modo d’aiuto al territorio in un momento difficile.

Ora invece, come si sta evolvendo la situazione?

Il problema maggiore dal quale non possiamo chiamarci fuori è la carenza di materiali. Spesso, i nostri stessi clienti hanno difficoltà nel mantenere attive le produzioni e di conseguenza c’è meno lavoro anche per noi. D’altra parte, al momento possiamo contare ancora su una buona scorta, ma non potrà durare all’infinito.

Come gestite i rincari legati all’energia?

Inevitabilmente, i prezzi salgono anche per noi. Come d’altra parte le materie prime, a partire dalla normale carta, il rialzo è continuo. Anche se fino a dove possiamo cerchiamo di assorbire noi l’impatto, degli aumenti sul costo finale sono da mettere in preventivo.

Cosa avete in cantiere per i prossimi mesi?

Abbiamo sempre dei piani e guardiamo sempre a nuove tecnologie. Da quando abbiamo deciso di prenderci una pausa, abbiamo comprato sette macchinari nuovi. D’altra parte, cercare novità e aggiornarsi fa parte di noi e per le piccole realtà è anche una strada obbligata. Più in generale però, mi piacerebbe lanciare una linea di prodotti nostra. Qualcosa nato, sviluppato e prodotto internamente. Penso soprattutto al mondo dell’oggettistica, sfruttando e valorizzando risorse locali, come pietra e legno. Dovrà però essere qualcosa di caratteristico, difficile da reperire altrove. Mi piace l’idea di mettere in mostra la nostra terra e mostrare la nostra inventiva.

La carta che manca, tra aumento dei costi delle materie prime e loro scarsità

La situazione dei mercati preoccupa le produzioni e determina rallentamenti lungo le filiere. Le cause sono diverse e contingenti, ma l’influenza maggiore arriva, ancora una volta, dal costo dell’energia. Mitigare la situazione sarebbe possibile con soluzioni a portata di… norma

C’è pressione sui mercati. La ripartenza dell’economia, dopo mesi di forzato stop delle attività imposto dalla pandemia da Covid-19, sta determinando una serie di problemi legati all’approvvigionamento di materie prime. Una situazione che pone in difficoltà diverse filiere e quella di carta e stampa non ne è esente. L’aumento della domanda e la scarsità di materia prima determinano una diminuzione delle produzioni delle cartiere e un innalzamento dei prezzi con gli inevitabili contraccolpi a scendere lungo la filiera.

La tempesta perfetta con al centro l’energia

Secondo i dati Assocarta, i prezzi delle materie prime sono lievitati, con rincari da fine 2020 sulle cellulose pari al 60% (fibra lunga) e 70% (fibra corta), e un aumento del 15% nel consumo di carta da riciclare nella prima metà del 2021. A influire sulla rarefazione delle materie prime sono diversi fattori contingenti, spiega Massimo Medugno, direttore generale di Assocarta, compresi i problemi di logistica legati ai trasporti sia su gomma – con costi in aumento a fronte di una capacità diminuita – sia via mare con le compagnie marittime che non riescono a soddisfare le pressanti richieste del mercato. Mentre si fa sempre più insistente l’idea che ricompattare le filiere logistiche potrebbe garantire le forniture.

«In questo momento però ciò che sta condizionando in maniera rilevante la situazione è il costo energetico» dichiara Medugno. «I prezzi dell’energia sono decuplicati in maniera molto repentina, senza che i produttori potessero avere il tempo o la capacità di assorbirli» con il rischio di non riuscire più a produrre o di farlo in perdita.

In Europa il solo prezzo del gas sta crescendo costantemente dalla metà del 2020, a causa sia dell’impennata delle richieste a livello mondiale, seguita alla ripresa delle attività, sia di questioni geopolitiche. Secondo i dati Assocarta nei primi otto mesi del 2021 il prezzo medio mensile del gas è aumentato di quasi il 200%.

Non solo, il costo del gas è influenzato dalla stessa transizione ecologica che «passa per alcune strettoie: gli investimenti sulle fonti fossili sono stati ridotti, mentre nel contempo la crescita delle energie rinnovabili non è adeguata alle necessità dell’industria» e aumenta così la domanda del “combustibile di transizione” ovvero il gas.

«A tutto questo va aggiunto il costo della CO2 che, in pochi mesi, è triplicato» raggiungendo il record assoluto di 64,31 euro/ton CO2 eq. a fine settembre 2021 rispetto a una media per gli anni 2019 e 2020 che si aggira sui 25 euro.

Dunque, risveglio della domanda, difficoltà logistiche, aumento dei costi di materie prime e di energia, diminuzione delle produzioni. Come a dire la tempesta perfetta.

L’impatto sull’editoria

Una tempesta che colpisce tutti i settori, compresa l’editoria che deve fare fronte ad aumenti del costo della carta: secondo AIE (Associazione italiana editori) si parla di un incremento su base annua superiore al 20% per la carta non patinata e fino al 50% per le carte più pregiate, patinate e cartoncini.

A tale proposito «il Governo nel disegno di legge di bilancio 2022 ha inserito il credito d’imposta per l’acquisto della carta dei giornali (art. 114). Una misura tradizionale che era stata adottata negli anni passati per ragioni di promozione della filiera e che adesso può diventare un aiuto a reggere l’impatto di questa situazione difficile, almeno in termini economici». Il testo dell’articolo 114 cita che “il credito d’imposta in favore delle imprese editrici di quotidiani e di periodici […] è riconosciuto anche per gli anni 2022 e 2023 nella misura del 30% delle spese sostenute, rispettivamente negli anni 2021 e 2022, entro il limite di 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023”; la misura era stata attivata già per il 2020 e 2021 con il “Decreto Rilancio”.

Certamente, sottolinea Medugno, questo non risolve il problema della scarsità di materia, che permane, mentre le produzioni faticano a tenere il passo delle richieste.

Per quanto riguarda l’Italia, c’è da considerare anche un altro fattore contingente, «molte capacità produttive di carte grafiche sono state dismesse e riconvertite all’imballaggio»; riconversioni iniziate negli ultimi anni e che ora stanno avendo effetto.

Le azioni già possibili

Per mitigare la situazione «gli interventi che si potrebbero introdurre riguardano alcune norme che già esistono, ma che devono essere ancora attuate. A partire dalla riduzione degli oneri parafiscali della bolletta del gas per i grandi consumatori industriali, che permetterebbe di diminuire, almeno in parte, questa voce di costo». Si tratta, spiega il direttore, del cosiddetto “Articolo 39 gas”, previsto dalla Legge europea n. 167 del 2017 e DM Mise del 2 marzo 2018, «una misura che avrebbe dovuto essere attuata già da qualche anno e che potrebbe dare una prima forma di sollievo».

Altro intervento che potrebbe essere di aiuto riguarda le compensazioni sui costi della CO2 previsti dall’Emission Trading per i settori industriali «anche queste sono attese da anni e non sono mai state attuate».

Inoltre, vi sarebbe la possibilità, avanzata – ricorda Medugno – dallo stesso ministro Roberto Cingolani (Mite), «di utilizzare il gas che abbiamo in Italia, sostituendo quello di importazione con il nostro ed eventualmente aumentare le capacità di import da altre aree, in particolare da sud. Dunque, acquistando gas non solo dalla Russia, ma, per esempio, dall’Algeria o tramite il Tap», il gasdotto Trans-adriatico che dal confine greco-turco giunge in Puglia.

«L’Italia ha anche uno stoccaggio strategico importante realizzato nel corso dell’ultimo ventennio per affrontare eventuali emergenze. Si potrebbe prevedere quindi di sfruttare questa riserva per alleviare un po’ la tensione sui mercati, per poi restituire il gas in un secondo momento, in modo che le scorte non vengano definitivamente compromesse».

Le soluzioni possibili dunque sono diverse, ma vi è la necessità di intervenire prontamente.

Verosimilmente alcuni aumenti dovranno ancora arrivare e forse non sarà una questione tanto di rientro dei costi quanto di nuovo equilibrio che si dovrà trovare. Tuttavia, chiosa Medugno, «è probabile che il gas non tornerà ai costi minimi di un anno fa».

LA VOCE DI CHI PRODUCE

«La situazione è certamente delicata, ma la stiamo gestendo bene, l’emergenza non ci ha colti impreparati» dichiara Marco Nespolo, amministratore delegato di Fedrigoni, quando gli chiediamo un’opinione in merito a quanto sta accadendo. «Negli ultimi mesi siamo intervenuti, in maniera preventiva, su tutta la supply chain proprio per evitare interruzioni nella fornitura di materie prime e questo ci sta permettendo di lavorare in tutti gli stabilimenti a pieno regime, evadendo tutti gli ordini che ora, dopo il pesante impatto del Covid-19 sul settore della carta, sono in forte ripresa. In un’ottica di più lungo termine, abbiamo anche lavorato a un piano di espansione della capacità produttiva che garantisca stabilità negli approvvigionamenti per i prossimi due anni. Quanto alla scarsità di energia elettrica, da tempo siamo impegnati in progetti di efficientamento e di riduzione dell’uso dell’energia nei nostri processi di produzione: nel 2020, per esempio, abbiamo installato un nuovo impianto di cogenerazione nello stabilimento di Arco (TN) che si aggiunge alle tre turbine di cogenerazione già attive a Verona e a Fabriano (AN). Infine, per quanto riguarda la distribuzione e il trasporto della merce, è certamente un rilevante punto di forza per noi avere una nostra rete distributiva a livello globale, in modo da non dover dipendere da grossisti: i nostri magazzini dislocati in tutto il mondo ci consentono di avere stock adeguati nei diversi mercati geografici e di garantire ai clienti la stessa eccellenza e qualità ovunque nel mondo. Inoltre, ci siamo organizzati con le società di trasporti – via terra, via mare e via aria – per assicurare le consegne anche laddove vi siano criticità locali».

LA VOCE DI CHI TRASFORMA

«La situazione di difficile reperibilità di carte, sia “fibra vergine” che “base macero”, ha messo a dura prova tutto il comparto delle aziende produttrici di imballaggi in cartone ondulato». A parlare è l’ing. Giuseppe Meneghini di Ghelfi Ondulati, che spiega come l’azienda abbia «cercato di fronteggiare il difficile momento facendo leva sostanzialmente sui buoni rapporti di partnership con i propri fornitori, oltre che sull’implementazione di numerose iniziative di ottimizzazione, efficienza e flessibilità». Tuttavia, precisa, «la domanda di carte sembra si manterrà estremamente elevata anche nella prima parte del prossimo anno. La pesante riduzione delle esportazioni americane di carta kraft verso l’Europa, il grande incremento dell’e-commerce e l’utilizzo di materiali a base cellulosica in alternativa alla plastica contribuiranno a mantenere una situazione di grandissima pressione sui produttori di carte nazionali ed europei, e favoriranno l’innestarsi di fenomeni e azioni speculative. Questa difficile situazione continuerà inevitabilmente a mantenere anche una costante spinta al rialzo dei prezzi di acquisto delle carte, che recentemente hanno visto un pesantissimo aggravio dovuto all’improvvisa e imprevedibile “crisi energetica”».

È difficile intanto fare previsioni per i mesi a venire, ma di una cosa si dice certo Meneghini, «nonostante gli incredibili prezzi che saranno raggiunti dalle carte, la sfida vera del 2022 continuerà a essere quella di garantire il reperimento delle quantità di materie prime sufficienti per gestire il proprio mercato e soddisfare i propri clienti».

LA VOCE DI CHI STAMPA

La reperibilità di materia prima sta generando una condizione inaspettata. «Ci troviamo di fronte a una situazione senza precedenti che riguarda due aspetti dello stesso problema» racconta Emanuele Bandecchi, sales&marketing director di Rotolito. «Da un lato gli approvvigionamenti di carta e cartone, che sono molto più lunghi, e sui quali fatichiamo ad avere risposte dalle cartiere in merito a disponibilità, quantità e date di consegna. Dall’altro i prezzi della stessa materia prima, che sono letteralmente esplosi. E purtroppo questo fenomeno non accenna a fermarsi, anzi, ci aspettiamo un ulteriore inasprimento da qui alla fine dell’anno».

Una situazione che sta impattando negativamente sulla gestione del lavoro, tanto più se si considera l’aumento della domanda sul mercato finale. «A partire dai mesi estivi stiamo assistendo a una generale ripresa delle richieste di prodotti cartacei editoriali e commerciali, alle quali cerchiamo di far fronte. Per rendere meno impattante il sovrapprezzo, consigliamo ottimizzazioni e soluzioni alternative più economiche, mentre di contro chiediamo un po’ più di flessibilità e di spirito di adattamento ai nostri clienti, con i quali lavoriamo per pianificare con maggiore anticipo le loro campagne, soprattutto se legate a limiti temporali, quali lanci o manifestazioni, che necessitano di una data imperativa».

Una situazione tutt’altro che semplice, sottolinea Bandecchi, «anche in funzione delle numerose iniziative destinate al Natale, che rischiano però di essere compromesse proprio dalla mancanza di carta».

Alcune delle cause, dice, sono relativamente facili da individuare: «da un lato “l’effetto rimbalzo” dei consumi post-pandemia ha causato un’inaspettata crescita della domanda di prodotti cartacei, anche in seguito all’incremento continuo del suo utilizzo per il packaging primario e secondario, mentre la forte incidenza dei rincari subiti da cellulosa ed energia – gas naturale – contribuisce ad aumentarne il valore di mercato. D’altra parte, però, non possiamo permettere che questa difficoltà di reperimento presti il fianco a facili speculazioni di prezzo, analogamente a quanto sta avvenendo in altri settori. Per quanto ci riguarda, ce la metteremo tutta per supportare il business dei nostri clienti in questa sfidante e incerta fase di ripartenza».

All’interno di Certosa District un grande murale preannuncia il Milano Graphic Festival

Colori vivaci, forme geometriche che si susseguono, citazioni di elementi architettonici industriali simbolo di un’area in piena evoluzione: è una narrazione per immagini, del quartiere e della sua identità, quella che appare nel nuovo grande murale, lungo oltre 57 metri, appena realizzato su progetto dello studio grafico CamuffoLab in via Varesina 162, sul muro esterno del corporate campus La Forgiatura. Un intervento fortemente voluto da SIGNS, l’osservatorio permanente sul visual design che coinvolge oltre 100 progettisti e studi grafici italiani, per trasmettere un messaggio di rinascita e rigenerazione urbana, nel segno del visual design, in un quartiere, Certosa District, che da polo di produzione si sta via via trasformando in distretto dell’innovazione.

Non a caso, l’inaugurazione del murale è anche l’occasione per annunciare la prima edizione del Milano Graphic Festival (MGF), il nuovo festival diffuso dedicato al graphic design, all’illustrazione e alle culture visive – progetto di SIGNS e h+, a cura di Francesco Dondina, – che dall’11 al 13 febbraio 2022 porterà un ampio calendario di appuntamenti – fra mostre, workshop, talk, lecture, studio visit e installazioni – in tutta la città, a partire dai due hub principali – Certosa District e BASE Milano – e nelle principali istituzioni culturali milanesi.

Il murale di Via Varesina rappresenta l’avvio di una più ampia collaborazione e sinergia scaturita dall’incontro fra SIGNS e Certosa District, il quartiere nella zona nord-ovest di Milano attualmente al centro di una vivace rinascita che, dopo anni di abbandono, sta ora riemergendo come polo commerciale, popolato da industrie creative e aziende innovative in rapida crescita.

Punto d’incontro fra queste due realtà è proprio il graphic design quale strumento di cambiamento e di rappresentazione della città in trasformazione.

Per la realizzazione del murale dal titolo Quando la città cambia tu guarda i suoi colori è stato selezionato il progetto dello studio veneziano CamuffoLab che ha scelto di rappresentare graficamente alcuni elementi architettonici del quartiere e immagini della città in movimento. Forme diverse e colori decisi compongono una narrazione “a tessere” accostate l’una all’altra, per portare la città dentro a questi spazi e riflettere sul significato di quartiere, per una Milano sempre più inclusiva e vicina ai suoi abitanti.

In un momento di profonda trasformazione sociale e urbana come quello attuale, dove grande attenzione è rivolta al concetto di branding di quartiere, il design interviene per ridefinire l’identità di un’area che si candida a divenire punto di riferimento per la grafica e il visual design emergente, grazie al coinvolgimento dei giovani talenti.

Va in questa direzione la scelta di portare uno dei due hub principali di Milano Graphic Festival proprio in questo distretto con la nascita del Certosa Graphic Village, uno spazio performativo e creativo temporaneo di 3.000 mq dedicato alla creatività contemporanea, dove i designer under-30 potranno progettare e creare durante il Festival, lavorando a un progetto speciale di grafica urbana. Certosa Graphic Village sarà inoltre il luogo dedicato agli incontri, alle esperienze e alla ricerca: talk con designer italiani e internazionali, project room, lecture tematiche, performance e workshop animeranno il Village in un ricchissimo programma di tre giorni dedicato ai professionisti, agli studenti e a tutte le persone di tutte le età che amano il Visual Design.

BASE Milano sarà il secondo hub del Festival. Qui 25 studi grafici italiani saranno protagonisti della mostra SIGNS II. Grafica Italiana Contemporanea, secondo capitolo dell’omonima esposizione tenutasi sempre all’ex Ansaldo a fine 2016. Affiancando nomi autorevoli a giovani promettenti, SIGNS II intende offrire uno spaccato sullo stato della grafica e del design della comunicazione italiana, per mostrare come questo goda di ottima salute, sulla scia della sua grande tradizione storica ma sempre capace di rinnovarsi e confrontarsi con il panorama internazionale.

Diffuso in tutta la città, il Festival attiverà inoltre mostre ed eventi presso le più importanti Istituzioni milanesi dedicate ai linguaggi della comunicazione visiva, dell’arte e del design: fra queste La Triennale, ADI Design Museum Compasso d’Oro, Castello Sforzesco, Società Umanitaria, Mudec – Museo delle Culture, MUBA – Museo dei Bambini Milano, Casa degli Artisti. Il Festival vedrà il coinvolgimento di scuole e università, associazioni, gallerie d’arte, studi privati, librerie e case editrici che promuoveranno progetti speciali e in alcuni casi apriranno per la prima volta al pubblico, per guidarlo alla scoperta del complesso mondo del visual design della città attraverso il dialogo con graphic designer, art director, illustratori, editori e professori che racconteranno i loro progetti e il ruolo del visual design oggi.

Progetto di sistema, inclusivo e collaborativo, il Milano Graphic Festival si propone come un catalizzatore di idee e relazioni sul tema della comunicazione visiva, per generare conoscenza e contaminazione e mettere in contatto il mondo delle imprese con il migliore design della comunicazione italiano, puntando non solo sulla valorizzazione di un’arte che interseca tutte le discipline, ma sull’importanza del design della comunicazione che, nelle parole del curatore Francesco Dondina, “contribuisce a costruire la cultura e l’identità di un paese”.